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Il ritratto del duca

di ANNA SCHMIDT

Dopo la perdita del patrimonio di famiglia e la rottura del fidanzamento senza amore con un magnate di affari di Boston, Jeanne Witherspoon è fuggita a Parigi per dipingere e frequentare solo anime a lei affini. Quando fa la conoscenza di un duca inglese che condivide il suo amore per l’arte le basta avere la sua amicizia, nonostante sia sempre più attratta da lui.

Ma un tragico segreto ha seguito il duca August Groton-Hames fino a Parigi, e i pettegolezzi si diffondono a macchia d’olio quando commissiona il proprio ritratto a Jeanne. E’ possibile che le sue intenzioni nei confronti di Jeanne non siano del tutto onorevoli?

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Il pomeriggio passò rapidamente in un vortice di facce, alcune sorprese e altre decisamente sbalordite.

«Ma guarda, Jeanne Witherspoon, non sapevo che conosceste il duca.» Una vedova che Jeanne aveva incontrato in diverse occasioni, quando aveva viaggiato in Europa con i genitori, si era seduta accanto a lei mentre i musicisti accordavano gli strumenti. Jeanne notò che la donna scrutava il suo abbigliamento e fu contenta di avere indossato l’abito di organza gialla.

«E’ un po’ troppo vecchio per voi, mia cara» aggiunse.

Era un avvertimento o una semplice affermazione? E in tal caso che cosa doveva pensare? Va bene, il duca era più vecchio di lei. Una donna non poteva essere amica di uomini maturi? Però Jeanne conosceva già la risposta. Sì, purché quegli uomini avessero mogli che erano anche loro sue amiche.

Rispose con un sorrisetto e rivolse l’attenzione al programma mentre diverse persone, tra domestici e invitati, interpellavano il duca. Jeanne non poté fare a meno di notare che trattava tutti allo stesso modo, dal direttore di scena che aveva un problema a un uomo che le aveva presentato come suo cugino, l’arciduca qualcosa di Austria-Ungheria.

Il concerto fu interessante e anche intenso. Jeanne lo seguì con grande attenzione, rallegrata e immalinconita secondo le variazioni di ritmo. Verso la fine un assolo di violino la commosse fino alle lacrime e il duca le porse il fazzoletto in silenzio. Imbarazzata, Jeanne si tamponò gli occhi poi infilò nella borsetta il fazzolettino di lino con il monogramma, con l’intenzione di farlo lavare e poi restituirglielo.

«Vi è piaciuto il concerto?» le chiese il duca mentre lei si dirigeva verso il salone dopo i due bis.

«Moltissimo» esclamò lei con calore. «Non vi ringrazierò mai abbastanza per l’invito. Io…»

Lui le sorrideva, scrutandola in viso. Jeanne si sentì improvvisamente senza fiato e s’interruppe, ma il duca non parve accorgersene. Le prese il gomito e la guidò verso un’uscita. «Venite a vedere la collezione.»

Jeanne si accorse degli occhi che li seguivano mentre lui la conduceva verso un’ampia sala illuminata da lucernai di vetro colorato. Nella galleria c’erano altri invitati che passeggiavano, fermandosi ad ammirare i dipinti che riempivano le due pareti fino al soffitto.

«Lascia smarriti» mormorò lei.

«Vero. Ci sono troppi quadri. Pensavo di abbattere quella parete ed allargare la galleria nel salone, così almeno ogni opera può avere un posto adeguato.»

« È un’ottima idea. È così difficile vedere bene ogni quadro così com’è ora. Perdonatemi, Vostra Grazia. Non posso permettermi di darvi consigli o fare critiche.»

«Invece sì. Siete un’artista. Se questo quadro fosse un ritratto dipinto da voi e lo vedeste a spalla a spalla con gli altri?»

Indicò un quadro e Jeanne trasalì. «Ma è un Renoir!»

«Esatto.»

«E laggiù, quello è un…? Mio Dio, sì! È vero?» Si avvicinò a un altro dipinto come se fosse alla presenza di un re.

«Se mi state chiedendo se è autentico, sì, è vero.» Il duca attese mentre lei lo esaminava più da vicino, poi aggiunse: «Vorrei farvi una proposta, Miss Witherspoon».

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