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Quando arriva Natale

di AMY VASTINE

Mancano pochi giorni a Natale ma, invece di pensare ai dolcetti delle feste, nella mente di Josie Peters aleggiano visioni apocalittiche.
Proprietaria di un bar ristorante, il Sundown, sa che deluderà tutta la città se non terminerà i lavori di ristrutturazione in tempo per riaprire per il concerto di Natale di Boone Williams, famosissimo cantante country.
Deve concentrarsi.
E non dovrebbe essere difficile, con un tuttofare taciturno come Clint. Però per ogni minuto che trascorre ad appendere festoni, ne passa un altro a guardare lui. Il misterioso, ombroso Clint che pensa solo al lavoro, e a nient’altro.
Josie sa che scapperebbe a gambe levate se lei tentasse di approfondire la conoscenza.
E’ iniziato il conto alla rovescia per il Natale, e Josie non può permettersi di perdere l’uomo che deve costruirle il palco… e ha anche conquistato il suo cuore.
 
OGNI MERCOLEDì UN NUOVO CAPITOLO!
 

 

 

14

Clint decise che avrebbe dato a Nate la possibilità di spiegarsi prima di strangolarlo. Entrò in casa come una furia e trovò il fratello stravaccato sul divano con i piedi poggiati sul tavolino basso.

«Hai un minuto di tempo per dirmi perché ieri sera hai parlato di me con Josie» lo apostrofò, incombendo su Nate.

«Ehi, calma, bello. Non agitarti.»

«Calma?» Clint fece una risata sarcastica. «Quando ti ho avvertito di non parlare di te, non ti davo automaticamente il permesso di parlare di me, invece.»

Nate posò i piedi a terra ma rimase seduto. «Okay, tanto per cominciare è stata lei a voler sapere tutto di te.»

Ma non aveva senso! «Perché?»

«Non fare finta di non averlo capito. Josie è molto più interessata a te che a me.»

Suo fratello era impazzito, pensò Clint. Nate si alzò e fronteggiò il gemello. Non era mai stato muscoloso e imponente quanto lui, ma anche lui era alto.

«E scommetto che a te Josie piace un sacco» continuò. «Allora perché non glielo dici?»

Clint fece un passo indietro scuotendo lentamente la testa.

«Perché no?» lo incalzò Nate. «Sei lo stesso che eri prima dell’incidente, Clint, con la stessa testa e lo stesso cuore. L’unica cosa che è cambiata è la tua faccia, che non è ciò che ti identifica come persona.»

Ma era proprio quello l’errore del suo ragionamento. «Non capisci che cosa significa portarsi addosso questo corpo e questa faccia, vedere i bambini che ti additano quando passi. Tu non hai attacchi di panico ogni volta che entri in una stanza affollata.»

«Sono passati vent’anni. È ora di metabolizzare la cosa. Fatti aiutare invece di nasconderti e mettere un muro tra te e chi ti vuole bene.»

«Io ho metabolizzato.»

«Allora come mai un rumore forte basta a scatenarti un attacco di panico? Hai letteralmente placcato Josie buttandola a terra davanti alle famigliole che volevano vedere Babbo Natale. Hai mai consultato uno psicologo?»

Nessuno psicologo avrebbe potuto guarirlo. L’episodio avvenuto al cinema era l’esempio perfetto del motivo per cui Josie avrebbe dovuto tenersi lontana da lui.

«Io e Josie abbiamo parlato di un assistente sociale che lavora in un centro d’ippoterapia, Helping Hooves. Forse dovresti vederlo. Ha esperienza nella cura di veterani affetti da sindrome da stress post-traumatico. Magari potrebbe aiutarti.»

«Ieri sera avete parlato delle mie condizioni psicologiche? Ma che razza di serata romantica è stata?»

Nate gli mise una mano sulla spalla. «So che ho fatto la mia vita e probabilmente ti sei sentito trascurato, ma sei mio fratello e ti voglio bene. Mi dispiace vedere che t’isoli.»

Clint si scrollò di dosso la sua mano. «Non parlare di me con Josie» gli ordinò. «Se tenta di portare il discorso su di me, ti autorizzo a parlare di te stesso finché vuoi.» Si girò e fece per uscire, ma all’ultimo momento si fermò e lo guardò. «Anzi no, c’è una cosa che puoi dirle su di me la prossima volta che vi vedrete. Mi licenzio.»

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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