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Chiudi gli occhi

di JACKIE ASHENDEN

Da tre anni Lincoln e Grace hanno una storia basata unicamente sul piacere.

Concorrenti nel mondo degli affari di giorno, di notte hanno trovato il modo di sfogare lo stress incontrandosi ogni tre mesi nelle salette appartate del Club dei Milionari.

Ma ora Linc vuole qualcosa di più da Grace, e intende rischiare il tutto per tutto per averlo. Sa che lei stenta a fidarsi, perciò per raggiungere il suo scopo dovrà dimostrarle che può fidarsi di lui… e per cominciare dovrà convincerla a mettersi completamente nelle sue mani e ad abbandonarsi al suo seducente dominio.

 

 

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Grace

Nei tre anni in cui ci eravamo frequentati non avevamo mai fatto giochetti di sottomissione a letto. No, era sempre stato sesso puro e semplice. E andava bene così. I giochi di potere li riservavo alla sala riunioni.
«Dici sul serio?» Lo fissai.
Lui ricambiò il mio sguardo, impassibile e deciso, irremovibile. E la sua voce mi riecheggiava in testa in modo inquietante, così autoritaria, imperiosa…
E ora spogliati.
Eh, sì. Faceva sul serio.
Di norma non mi piaceva che mi si dessero ordini, ma quella sera sentirmi comandare da Lincoln era quasi allettante, dopo una giornata intera in cui avevo dovuto prendere una decisione dopo l’altra e preoccuparmi se le mie scelte erano giuste per l’azienda e i miei collaboratori.
Era un sollievo.
Certo, vedermelo davanti, alto, bruno e muscoloso, con il completo blu che faceva risaltare i riflessi ambrati dei suoi occhi scuri, rendeva mille volte più sexy del normale tutto quello che diceva. Per giunta ero sicura di avere già in tasca il contratto successivo da negoziare, perciò ero anche soddisfatta. Il che mi rendeva magnanima, incline a lasciargli prendere in pugno le redini della situazione. Dio solo sapeva quanto avessi bisogno di un paio d’ore senza pensare.Perciò non cercai di riprendermi il bicchiere e sorrisi,  facendo un passo indietro per avere spazio. «Come dici tu, capo» lo punzecchiai. Poi mi sfilai la giacca e feci per togliermi una scarpa con l’altro piede.
«No, lascia addosso le scarpe» mormorò Lincoln.
Feci un sorrisetto malizioso. «Ovvio.» Agli uomini piacevano sempre le scarpe sexy.
Però lui non ricambiò il sorriso. Mi fissava con un’espressione particolarmente intensa che mi provocò un fremito. Però lo ignorai, perché non ne comprendevo la natura e non avevo voglia di stare lì ad analizzare.
Invece sbottonai la camicetta e la lasciai cadere a terra, feci scivolare la gonna lungo i fianchi, fino alle caviglie, e alzai un piede, poi l’altro, per uscirne lasciandola lì sul pavimento. Feci un accenno di spogliarello sensuale togliendomi il reggiseno e le mutandine di pizzo, tanto per provocare una reazione divertita, uno dei suoi sorrisi così naturali. Però non funzionò neppure quello, perché continuò a osservarmi con occhi sempre più scuri man mano che mi spogliavo.
Nella stanza era scesa una tensione pesante, come una cappa di nebbia soffocante che rendeva l’aria irrespirabile. Ma che cosa succedeva? Non era mai stato così tra noi.
Deglutii con forza, cercando di non pensare a quell’atmosfera insolita mentre mi sbarazzavo dell’intimo, sentendo la pelle d’oca su tutto il corpo.
«Ecco fatto.» Raddrizzai la schiena, invasa da un intenso calore mentre Lincoln mi scrutava con uno sguardo tanto penetrante da trapassarmi come una spada.
«Mettiti questa.» Stese la mano.
Guardai che cosa era.
Nel palmo aperto c’era una benda per gli occhi.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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