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La notte dei misteri

di CHRISTINE MERRILL

Cornovaglia, ottobre 1814. Con una tempesta in arrivo dalla costa e le tenebre che stanno calando, Jack Kendall si sente fortunato quando scorge una locanda in lontananza. Man mano che si avvicina, però, comincia a ricredersi e avvertendo qualcosa che non va in quel luogo. Qualcosa che potrebbe mettere in pericolo la sua stessa vita. Per un attimo valuta l’opportunità di rimontare in sella al suo fedele Ajax e galoppare fino alla prossima locanda, ma scorge una pallida e splendida donna, affacciata alla finestra. Decide così di sfidare il fato, entrando nel locale.

9

Joy raccolse le gonne e corse ancora più in fretta, stringendo i denti e combattendo contro il lancinante dolore alla milza. Pensò a Jack e fu colta dal panico. Se la sarebbe cavata?

Conoscerlo era stato più di quanto avesse mai sognato. I suoi baci l’avevano resa felice.

Sebbene avesse imparato fin troppo bene quanto squallido potesse essere il sesso, lì alla taverna An Lusow, i baci di Jack l’avevano riconciliata con il mondo e con se stessa. L’avevano fatta sentire viva, leggera e forte. Si era sentita al sicuro ma allo stesso tempo aveva avuto paura dei suoi stessi sentimenti. Si domandò se quel turbinio di sensazioni fossero tutte merito di Jack Kendall… avrebbe voluto rivederlo, per capire se era lui la risposta alle sue preghiere.

Non lo avrebbe mai saputo. Era tuttavia felice di aver assaporato l’amore anche se solo per qualche istante, dopo le brutalità alle quali era stata costretta alla locanda. Forse il suo passato felice non era stato che un sogno, falciato via dalla dura e cruda realtà. Ora però sapeva che non era così.

Joy inciampò in una radice che fuoriusciva dal terreno. Cercò di non cadere ma fu colta da una forte fitta alla caviglia.

Tallack ne approfittò all’istante, afferrandola dalla gonna per trascinarla a terra. Disperata, Joy alzò lo sguardo e vide che la collina non era lontana. Ancora un paio di filari di alberi e l’avrebbe raggiunta. Mancava così poco…

“Pensavi di potermi sfuggire così facilmente?” le urlò contro Tallack, tirandola per i capelli.

Joy stava quasi per ribattere secca che scavalcare una finestra, evitare per un soffio i proiettili e inoltrarsi nel bosco non era propriamente ciò che si poteva definire un debole tentativo di fuga. Tuttavia non gli diede la soddisfazione di rispondergli, ma piuttosto risparmiò le forze per cercare di liberarsi dalla sua stretta.

“A causa tua, Bines è morto e Pascoe è in fin di vita. Qualcuno deve pagare per questo, lo sai, vero?” le disse. Il volto contratto in una smorfia sardonica. “Ho lascito Dungey a occuparsi del tuo amichetto. E ora sarai tu a pagarne le conseguenze, ragazza mia. E quando avrò finito con te, non avremo più problemi con i forestieri un po’ troppo curiosi e abbagliati dal tuo bel faccino!” le diede uno strattone che la fece finire a terra.

Voleva picchiarla ancora? E riportarla di nuovo in quella putrida taverna? Per un attimo Joy fu presa dal panico e sbiancò in viso. Ma fu solo questione di qualche istante. La rabbia arrossì le sue gote e le accese gli occhi di fiamme ardenti. Tallack le aveva preso tutto ciò che aveva di buono e l’aveva insozzata in tutti i modi, distruggendo la sua dignità. Se però aveva intenzione di prendere anche Jack e di farla vivere il tempo necessario per vederlo torturare e uccidere… cos’aveva da perdere?

“No!” urlò.

L’espressione incredula di Tallack a quel rifiuto fu come ricevere uno schiaffo in pieno viso. “Come osi dirmi di no, ragazza?” le gridò contro.

“Da ora in poi, faccio quello che mi pare!” Joy estrasse il coltello dalla tasca e, nel vedere che Tallack le si avvicinava, lo ferì senza pietà a una mano.

L’uomo levò un urlo disumano e Joy ne approfittò per fuggire via, verso la collina.

***

“Joy!” la voce di Jack si incrinò mentre gridava il suo nome, non riuscendo a nascondere l’angoscia che gli attanagliava la gola.

Le urla della ragazza si avvicinavano sempre di più. Jack provò a gridare il suo nome ancora una volta, sperando che le grida di lei lo avrebbero guidato nell’oscurità. Doveva ragionare: se lei si lamentava voleva dire che era ancora viva e finché era viva c’era da sperare in meglio. Non aveva senso che si mettesse in salvo solo lui. Ormai gli era chiaro che non poteva più vivere senza di lei e non l’avrebbe persa una seconda volta.

All’improvviso gli alberi si aprirono su una radura che dava direttamente su una collina a picco sul mare. Jack scorse Joy e Tallack lottare sulla sommità del dirupo. Tallack incombeva minacciosamente su di lei ma Joy gli impediva di avvicinarsi brandendo un coltello. Si era ferita alla guancia. Una ferita non profonda che sarebbe diventata un ematoma, nulla di più, se fosse sopravvissuta.

Anche lui era ferito: la sua mano grondava sangue. Jack vide Joy avventarsi sull’uomo per affondare la lama nelle sue carni. Ma il farabutto le aveva afferrato il polso e aveva incominciato a ridere.

Accecato dall’ira, Jack lanciò il suo cavallo al galoppo e si diresse verso Tallack. Avrebbe desiderato avere ancora una delle scimitarre che aveva usato durante la guerra in Portogallo.

Ma la morte che quella spada avrebbe inflitto a Tallack era troppo clemente e quel balordo non la meritava affatto. Jack voleva far fuori con le proprie mani l’uomo che aveva brutalizzato Joy. Per la prima volta, Ajax si ribellò ai suoi ordini. Si fermò all’improvviso, come se Jack gli avesse chiesto di buttarsi dal dirupo e il cavallo non avesse voluto obbedire. Lo stallone scosse il capo, roteò gli occhi terrorizzato e dal muso cominciarono a fuoriuscire rivoli di bava schiumosa. Si issò sulle zampe posteriori, scaraventando Jack al suolo per poi fuggire via verso il bosco.

Jack rimase senza fiato ma cercò di rimanere calmo per capire in che modo potesse aiutare Joy, ora che anche il suo destriero lo aveva abbandonato. Era a pochi passi da lei, ma Joy non poteva vederlo né sentirlo. Non doveva farsi prendere dal panico: ogni secondo era prezioso per riuscire a salvarla.

Cominciò a respirare a pieni polmoni e si rimise faticosamente in piedi.

Si fermò per un attimo, così come aveva fatto Ajax.

Joy intanto si era rannicchiata a terra e non si muoveva. Tallack però cominciò ad arretrare lentamente, con movimenti appena percettibili.

Jack si stava avvicinando pian piano a lui, dando le spalle al precipizio. L’espressione sul viso dell’uomo era di puro terrore, gli occhi appannati dal panico e la testa che ciondolava a destra e a sinistra.

Sul suo collo ora Jack vedeva chiaramente le mani di una donna che stringevano sempre più la presa. Erano dita sottili, affusolate e umide per via della pioggia. Dita graziose e candide ma abbastanza forti da stringere nella morsa il collo taurino di un uomo rozzo. Mani, quelle, che appartenevano a una signora.

Tallack cercò di liberarsi da quella morsa d’acciaio ma si avvicinava inesorabilmente al bordo del precipizio. Fece un ultimo, vano tentativo di liberarsi di lei e si mosse lasciando intravedere a Jack la donna che era dietro di lui e che lo stava strangolando.

I capelli neri della donna si alzarono con una folata di vento, come serpenti marini, attorno al suo viso pallido dall’ovale perfetto. L’abito verde scuro era zuppo di pioggia e ricoperto di alghe e melma. In vita doveva essere stata bellissima… quando rivolse il suo terribile sguardo verso di lui, Jack capì che stava guardando la morte negli occhi.

D’improvviso, la donna inclinò la testa all’indietro e schiuse le sue labbra bluastre. L’urlo sovrumano che cacciò divenne man mano una risata sinistra. Afferrò Tallack per la cintola e si buttò dal precipizio.

Tallack si mosse appena: era sull’orlo del burrone e cerva disperatamente di aggrapparsi alla donna che ora era svanita nel nulla.

Non trovando alcun appiglio, inciampò e precipitò giù dal dirupo.

Le urla, che accompagnavano la sua inesorabile caduta, si spensero ben presto, confondendosi con il fragore dei tuoni e l’ululare del vento. Poi il silenzio. Un silenzio sinistro e carico di orrore per ciò che era appena accaduto.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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