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Fantasie senza volto

di TAWNY WEBER

Durante una festa in costume, la timida Zoe Gaston scopre un lato di se stessa che non credeva di possedere. Con il volto celato da una maschera, è più facile realizzare le proprie fantasie, così tra le braccia di uno sconosciuto si regala inconfessabili quanto superbi momenti di passione. Come dice il proverbio, però, il bel gioco dura poco: quando ogni inganno viene a cadere, scopre che quell'uomo irresistibile è proprio "lui", il suo...

8

Zoe.
    Tutti sobbalzarono, l'adrenalina che scorreva a mille. Con un sorriso smagliante e alcune confezioni di patatine in mano, Zoe non si mosse dalla soglia della saletta, con-scia della tensione che aleggiava nell'aria. Spostò lo sguardo rapidamente da Dex a Brad e viceversa, alzando un sopracciglio.
    «Ho sentito che eravate riuniti qui e ho pensato di portare qualcosa da sgranocchiare insieme alla birra» esordì, sventolando in aria i sacchetti.
    «Ehi, che tempismo» l'accolse Brad con tono festoso. «Io e Dex stavamo giusto parlando di te.»
    «Davvero?» chiese Zoe, sospettosa, scoccando un'oc-chiata interrogativa all'amico di sempre.
    «Già. Stavamo sostenendo che tu saresti la perfetta reginetta di questa rimpatriata.»
    «Immagino» replicò Zoe, con una smorfia sarcastica.
    Intanto che l'ex giocatore di football si lanciava, non considerato, in una melensa sequela di complimenti verso di lei, Dex le si avvicinò con aria inquieta.
    «Cosa diavolo sei venuta a fare qui?» le sibilò.
    Zoe strinse gli occhi e indicò le patatine. «Ho incontrato tua nonna che mi ha chiesto di portarvi queste.»
    Dex assunse un'espressione corrucciata. Strappò i sacchetti dalle mani di Zoe e li gettò in malo modo ai ragazzi, dietro di lui.
    «Divertitevi. La sala è a vostra disposizione per la prossima ora, con i complimenti del Drake Inn» sbottò. Quindi, appoggiando una mano sulla schiena di Zoe, la sospinse fuori.
    Dopo una prima occhiata sprezzante e seccata, lei si rilassò e non disse nulla, godendo il contatto delle sue lunghe dita che, piano piano, scivolarono sulla morbida curva dell'anca. Dex percepì il suo stato d'animo e ne fu compiaciuto. Non solo per il tacito apprezzamento, ma anche per aver fatto giungere, forte e chiaro, il suo messaggio a Brad.     Zoe era sua.
    Lasciandosi trasportare dall'autoritario gesto di Dex, Zoe si domandò il motivo della tensione che aveva avvertito scorrere fra lui e Brad. Un sovraccarico di testosterone? Qualunque fosse la ragione, si era sentita come una succulenta bistecca contesa fra due mastini inferociti.
    «Cosa diavolo c'entra mia nonna in tutto questo?» chiese lui.
    «Sta cercando delle perline per ornare il mio diadema.» Prima ancora che Dex potesse chiederle qualcosa a riguardo, lei continuò: «È stato fantastico rivederla. L'ho trovata in gran forma».     Forse Dex replicò qualcosa a proposito di un suo e-ventuale matrimonio, ma Zoe non udì nulla, tanto era assorbita nella contemplazione delle sue labbra piene e invitanti. Con gli ormoni in subbuglio, si domandò sconcertata cosa le stesse capitando. Ogni uomo su cui metteva gli occhi le faceva ribollire il sangue. Prima il sensuale sconosciuto mascherato, poi Dex, dolce e solido.
    Combattuta e frastornata, Zoe si ripeté il suo solito mantra. Niente dura per sempre. Mai dipendere da qualcuno. Mai fare promesse. Sarebbe rimasta lì solo il tempo necessario per aiutare suo fratello e magari se la sarebbe spassata con l'uomo misterioso. Non poteva il-ludere Dex, e prendere un impegno che non sarebbe stata in grado di mantenere.
    «Zoe?» La voce di Dex la riportò alla realtà. «Ti ho chiesto chi hai intenzione di sposare.»
    «Te, a quanto pare.»     Se gli fosse caduta una tegola sulla testa, l'espressione di Dex non sarebbe stata tanto scioccata. Zoe continuò a camminare attraverso l'atrio e lui, dopo qualche istante di paralisi, la inseguì.     «Saresti così gentile da spiegarmi cos'è questa storia?» le domandò, tenendole aperta la porta. «Non ricordo di averti mai fatto una tale proposta.»
    Zoe rabbrividì, colpita da una ventata d'aria gelida. Qualcosa dentro di lei gemette di amarezza. Sapeva bene che era inutile fantasticare su qualcosa d'impossibile. Coraggio, falla finita, e togliti il pensiero una volta per tutte, intimò a se stessa.
    Tentò di assumere un atteggiamento casuale, e scrollò le spalle. «Il nostro matrimonio dovrebbe aver luogo fra qualche mese. Noi vivremo per sempre felici e contenti, ricchi da fare schifo, con quattro marmocchi e con una sfrenata attività sessuale.» Le sfuggì una risatina. «A dire il vero, i dettagli riguardanti quest'ultima parte non sarebbero stati così divertenti se non fossero usciti dalla bocca di tua nonna.»
    Le guance di Dex si colorirono e non per il vento glaciale. «Di nuovo i tarocchi, non è vero?»
    «Già. E dovevi vedere l'espressione ispirata sul suo viso!»
    Non si era ancora ripresa dall'incontro con Nana, che l'aveva trascinata in un angolo della hall, fino a un tavolino ricoperto da una suggestiva tovaglia damascata. Una volta estratto il mazzo di carte dalle affascinanti immagini dorate e rappresentanti figure di nudo, aveva iniziato a descrivere i più sfrenati amplessi fra lei e il nipote.     «Ti ha messo a disagio?» indagò Dex, scrutandola.
    «Non direi» mentì Zoe, infilando le mani nelle tasche dei jeans. In realtà, avrebbe voluto chiedere alla signora Drake se avesse sentito parlare di Gandalf. Ma, non ap-pena ci aveva provato, lei aveva sentenziato, con aria profetica, che tutte le risposte erano nelle carte e aveva troncato il discorso.
    «Bugiarda. Quando sei imbarazzata, corrughi la fronte proprio qui, fra gli occhi.» Dex si chinò verso di lei. «Infatti. Eccola qui. La tua deliziosa rughetta.»     «Non mi sentivo a disagio, davvero» tergiversò Zoe, scombussolata dal suo atteggiamento tenero e amorevole. «Ammetto, però, che ascoltare tua nonna disquisire sulle tue preferenze sessuali è stato sconcertante.»
    Dex scoppiò in una sonora risata. «Voglio sapere tutto. Se conosco bene mia nonna, ha una fantasia sfrenata. E io potrei cogliere qualche suggerimento.»
    Zoe alzò un sopracciglio ripensando alle scabrose predizioni che Nana le aveva detto. Giochetti da fare nel bosco, nel letto, in ascensore. Lei con i tacchi a spillo, sopra di lui, pronta a cavalcarlo come uno stallone sel-vaggio. Il respirò le si strozzò in gola per l'impetuoso desiderio che l'assalì, e fu scossa da un brivido prepotente.
    «Stai tremando. Meglio rientrare» suggerì Dex, pren-dendola sottobraccio.
    «In effetti, non ricordavo che l'autunno in Idaho fosse così rigido» convenne lei, sfregandosi le mani.
    Lui le indicò un cancello poco oltre il pergolato di rose. «Fermiamoci in casa. Così potrai riscaldarti.»
    Dietro i rami spogli, si scorgeva una linda costruzione in stile Tudor. Zoe ci era stata rare volte. I genitori di Dex non l'avevano mai vista di buon occhio, perciò si incontravano nella casetta sull'albero.
    «Mi sembra un'idea fantastica. Sto morendo di freddo» ammise Zoe, incuriosita. Voleva proprio vedere cosa sarebbe successo una volta che lei e Dex si fossero trovati da soli.
    Dex le regalò un sorriso che le fece girare la testa. La sospinse verso il vialetto e aprì la porta che, come spesso succede nelle piccole città, non era chiusa a chiave.
    «Vuoi qualcosa da bere?»
    «No, grazie. Sto bene così.»
    D'improvviso, una palpabile tensione aleggiò intorno a loro mentre, in silenzio, abbandonavano l'ingresso per dirigersi verso il soggiorno, arredato con tinte smorzate, tessuti e tendaggi morbidi, dalle linee semplici. La sobrietà tipica dei genitori di Dex.     «Difficile pensare che tu sia cresciuto qui» commentò Zoe con leggerezza, intanto che lui alimentava il fuoco nel camino con un grosso ceppo. «È tutto così serio e pacato. Non è il tuo stile.»
    Dopo aver sistemato altri rametti secchi, lui andò a sedersi sul divano, appoggiando il braccio sullo schienale. «Perché, quale sarebbe il mio stile?»
    «Be', sei un tipo determinato e irrequieto» attaccò Zoe con aria meditativa, accomodandosi accanto a lui. «Sei intelligente e padrone di te stesso. Ricordo come intimidivi i nostri compagni. Ti comportavi come ti pareva, infischiandotene dei giudizi degli altri.»
    Dex scrollò le spalle. «Probabile, ma anche tu eri così.»
    «Purtroppo no» replicò lei, con amarezza. «Per quanto apparissi sprezzante, io soffrivo per i giudizi della gente, per ciò che dicevano di me.»
    «Questo, però, non ti ha ostacolato Niente ti ha im-pedito di continuare per la tua strada.» Il suo tono era carico di ammirazione. «Sei venuta alla riunione di una classe che detestavi, indossando abiti in pelle e frustino da dominatrice.»
    Grata per la sua stima, Zoe preferì cambiare discorso. «Hai scoperto chi aveva organizzato il limbo con spogliarello?»
    Dex annuì con fare melodrammatico. «Ebbene sì. Mia nonna.»
    «Stai scherzando?» Zoe scoppiò in una risata argentina che risuonò in tutta la stanza.
    «Sta anche offrendo consulenze a coppie con problemi relazionali, analizzando e sbloccando i loro chakra e stu-diando i colori della loro aura.»     «Tutto in linea con i suoi tarocchi che oserei definire... particolari.» Quindi, colpendolo con un leggero pugno sul braccio, cambiò di nuovo argomento. «Dimmi, cosa hai combinato in tutti questi anni?»
    «Niente di che» tagliò corto Dex, abbassando gli occhi. «Dopo l'università, ho trovato un impiego nel campo tecnologico. Mi sono specializzato in attività e applicazioni strategiche. Ho fatto un bel po' di soldi, che ho mandato a casa per sostenere i miei, poi mi sono licenziato ed eccomi qui.»
    Niente di creativo. Il sospetto che lui potesse essere Gandalf venne liquidato all'istante.
    «Immagino che i tuoi genitori abbiano apprezzato il tuo sostegno. Tuo padre si lamentava sempre delle spese che doveva sostenere per la gestione dell'hotel.»
    Dex sollevò lo spigolo delle labbra in un mezzo sorriso. «È stato un modo per sentirmi meno in colpa per non aver voluto subentrare a lui nella gestione e permettergli di andare in pensione. Non oso pensare a quanto saranno preoccupati sapendomi a spasso.»
    «Posso darti una mano se vuoi. Conosco molta gente e potrei fare un paio di telefonate» gli propose Zoe, esitante. Voleva fare qualcosa per lui e, allo stesso tempo, ricostruire il loro legame.
    Il cuore di Dex si sciolse a quelle parole, alla sincera e profonda preoccupazione che avvertì nel tono della sua voce. La dura e granitica Zoe, che aveva costruito attorno a sé una vera e propria fortificazione per difendersi dalle cattiverie del mondo, gli aveva teso una mano.
    Non riuscendo a trattenersi, lui fece scivolare un braccio attorno alle sue spalle e, con un sorriso, la strinse in un caldo abbraccio. Il contatto con il suo corpo gli procurò mille violente sensazioni e un'imponente erezione difficile da celare.
    «Sei un tesoro» la ringraziò allontanandosi, tentando di focalizzare l'attenzione sulla questione e non sulle sue curve o sulle labbra a così pochi centimetri dalle proprie. «Ho qualche proposta che bolle in pentola, ma preferirei non parlarne.»
    «Sei superstizioso?»
    «Già... E tu che mi dici? Mi sembra di capire che hai una carriera di successo.»
    «Devo ammettere che lavorare come libera profes-sionista mi sta dando molte soddisfazioni» affermò Zoe, agitando la massa dei suoi riccioli. «Lavoro da sola, decido i miei orari e non devo rispondere a nessuno. Perfetto per me!»
    Parole solide, convincenti. Tuttavia, i suoi intensi occhi verdi, velati di inquietudine, non mostravano la stessa si-curezza.
    «Immagino che bazzicare luoghi sconosciuti, incontrare continuamente persone nuove e metterti sempre alla prova siano aspetti duri da affrontare.»
    Zoe arricciò le labbra e la punta del naso. «Ammetto di non essere un tipo socievole, che ama stare in mezzo alla gente, ma la continua competizione che questa attività mi offre esercita un fascino indiscutibile. Io arrivo, esamino, risolvo e me ne vado felice e soddisfatta. Fine dei giochi.»
    Piegando la testa di lato, Dex la studiò. «Il futuro non ti preoccupa? Intendo la sicurezza di un impiego, la pensio-ne, robe del genere.»
    Zoe alzò una mano con noncuranza. «Solo qualche volta. In linea di massima, non ci penso.» Si alzò e fece qualche passo nella stanza, come se parlare di stabilità la rendesse inquieta e nervosa. «Ho ricevuto un'offerta di recente. Una grande compagnia mi offre una possibilità di carriera.»
    «Ma?»
    «Ma è un impiego a tempo indeterminato. Dovrei an-dare a lavorare ogni giorno, sempre agli stessi orari, e io mi sentirei intrappolata.» Troncò il discorso e gettò un'occhiata sul tavolino, dove la madre di lui teneva in bell'ordine le riviste. Ne prese una e la sventolò. «E questa? Da quando tua madre è diventata una patita di videogiochi?»
    Per qualche istante Dex non seppe cosa dire. Maledi-zione! Cosa ci faceva lì quella vecchia pubblicazione? Deglutì a fatica, fissando la copertina che presentava il debutto di una delle sue più fortunate produzioni. Orgoglio, confusione e il timore che Zoe facesse un semplice due più due lo fecero balzare in piedi per strapparle il periodico dalle mani.
    «Meglio questa che le riviste porno» tentò di distrarla lui, conscio di aver compiuto una mossa stupida.
    Grazie al cielo, Zoe scoppiò a ridere e guardò di nuovo sul tavolino. «Ovvio! Infatti qui non ne vedo.»
    «E di certo io non ne posseggo. Ho già una fantasia piuttosto estrosa e brillante di mio» l'assicurò Dex, la-sciando che il suo sguardo scivolasse sul corpo di lei. Conosceva molto bene ciò che l'ampio maglione e i jeans nascondevano. Respirò a fondo e strinse gli occhi in due sottili fessure. La desiderava da morire.
    Zoe percepì la sua eccitazione. I suoi seni s'inturgidirono e il fiato si fece ansimante. Non sapeva né cosa dire, né cosa fare. Si inumidì le labbra e risolse di tornare a sedersi sul divano. Questa volta senza lasciare alcuno spazio tra loro.
    «Parlami delle tue fantasie» lo invitò, la voce bassa e roca. «Visto che non ami i banali suggerimenti di massa, come le riviste porno, cosa eccita la tua immaginazione?»
    «Quando una persona mi seduce e mi intriga nel modo giusto...»
    «Io lo faccio sempre nel modo giusto» lo interruppe lei, regalandogli un impercettibile sorriso malizioso.
    Dex non riusciva a staccare gli occhi dalle sue labbra. Il cuore gli martellava nel petto. Doveva assaggiarla di nuovo. Si chinò, e le loro bocche quasi si sfiorarono.
    «Non è una buona idea» lo interruppe Zoe con lo sguardo smarrito, tirandosi indietro.
    Dex rimase impietrito. Lo stupore fu presto seguito da un'ondata di rabbia che gli annodò lo stomaco. Lui la attraeva solo se indossava una maschera? Era così fru-strato che avrebbe preso a pugni i cuscini del divano.
    Zoe era più avvilita di lui. «Non possiamo. Siamo amici. Non voglio rischiare di rovinare tutto.»
    Amici. Dex si sentiva svuotato. «Mi stai dicendo che non ti senti attratta da me?»
    Le sfuggì una risatina nervosa e scosse il capo. «Mentirei se affermassi una cosa del genere. Ma... siamo amici.»
    Dex corrugò la fronte, percependo in lei confusione mescolata a desiderio. «Essere amici non pregiudica il fatto che potremmo essere qualcosa di più.»
    «Tu sei la persona più dolce che io conosca» affermò lei, posandogli le labbra su una guancia per un leggerissimo bacio. Poi si alzò e si diresse verso la porta. «C'è molto poco del mio passato che valga quanto la nostra amicizia. Non voglio sciuparla.»
    Quelle parole gli legarono le mani. Non poteva più fare niente, né dire niente. Si alzò lentamente.
    «Perché sei venuta alla riunione degli studenti?»
    «Non per rovinare il nostro legame.» Zoe alzò le mani, in segno di difesa. «Sono venuta perché devo trovare un tizio che si fa chiamare Gandalf. Se, per caso, tu avessi qualche indizio da darmi, te ne sarei grata. Quando scoprirò chi è, me ne andrò.»
    Di nuovo Gandalf. Che lei volesse il suo alter ego e non lui era allucinante. Decise di tacere.
    Zoe roteò gli occhi e alzò le braccia. «Dexter, un giorno mi ringrazierai. Il sesso sarebbe meraviglioso con te. Non ho dubbi. Ma esistono cose più importanti di questo, non credi?» Visto che non ottenne altra risposta se non un grugnito indispettito, lei continuò: «Ora me ne vado. Ma se tu venissi a sapere qualcosa riguardo Gandalf, ti prego, fammelo sapere. Non mi dispiacerebbe nemmeno sapere chi diavolo è il suo amico Aragorn».
    Una volta chiusa la porta dietro di sé, Dex tornò a se-dersi sul divano. Non poteva crederci. Lei era alla ricerca di Gandalf per questioni di lavoro. Voleva il suo personaggio mascherato per sessioni di sesso selvaggio. E il vero lui?
    Non poteva darsi per vinto a quel modo. Era un uomo brillante, dall'intelligenza vivace e superiore. Avrebbe escogitato qualche strategia per sbaragliare gli avversari. Quindi doveva scoprire il reale motivo della sua ricerca di Gandalf.     Carico di rinnovata energia, si diresse nella sua camera da letto e accese il computer. Contrasse e riscaldò le dita. Tanto per cominciare, era necessaria qualche ricerca tra i clienti di Zoe. Poi avrebbe progettato ed elaborato una tat-tica d'azione.
    In fin dei conti, era il mago dei videogiochi.

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