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Viaggio di un guerriero irlandese

di MICHELLE WILLINGHAM

Da tre anni Quin MacEgan è il più caro amico e protettore di Brenna Ó Neill. Quin è tutto per Brenda, ma lei prova emozioni e desideri che la spaventano.
La paura di diventare la donna che non è - una donna come sua madre - la porta a rifiutare Quin e a unirsi in matrimonio con un altro uomo.
Ma quando il fidanzato di Brenna non sopravvive a uno sfortunato viaggio di lavoro, Quin è ancora più determinato ad averla. Anche se questo significa mettere da parte la sua passione e accettare di non toccarla mai...

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lettura da 5 minuti

I primi raggi del sole filtravano attraverso la fessura sotto la porta e, a poco a poco, il bagliore dell’alba rischiarò la casupola. Brenna si alzò a sedere, portando le ginocchia al petto. Non sapeva ancora come rispondere alla proposta, pur avendo avuto a diposizione parecchie ore per riflettere.

Quin le aveva dimostrato di essere capace di mantenere la parola data. Lei, però, non si era lasciata sfuggire la sua espressione tormentata e provava rimorso per averlo fatto soffrire.

Nel nome di Danu, che fare? Brenna si era trasferita da Aimon dopo avergli promesso di sposarlo. Ormai, però, i muri stessi parevano rimproverarla della scarsa lealtà nei suoi confronti.

Non poteva più rimanere in quella casa; serbava troppi ricordi dell’uomo tranquillo e taciturno che un tempo considerava amico. Con un profondo sospiro, iniziò a preparare i bagagli, pur non avendo idea di dove andare.

Un colpetto leggero risuonò alla porta. Brenna respirò a fatica, lentamente. Non aveva idea di cosa dire a Quin, che aveva trascorso la notte all’aperto e, di sicuro, si aspettava una risposta. Come reagire alla sua offerta?

 

Infine, con riluttanza, dischiuse il battente. Sorpresa, trovò di fronte a sé Lughan Ó Neill, il capoclan, scuro in volto. Di Quin, invece, non scorse tracce.

«Posso entrare, Brenna?»

Lei annuì, aprendo meglio. Lughan adocchiò il fagotto aperto sul pavimento e, intanto, prese posto su una panca. «Mi dispiace molto per Aimon.»

Una nuova ondata di dolore travolse Brenna. Si abbracciò la vita, tenendo i sentimenti sepolti nel cuore.

«Anche a me.»

«Suo fratello Pól mi ha chiesto di parlare con voi.»

«Immagino cosa mi vogliate dire.» Pur capendo di mostrarsi scortese, tornò a preparare i bagagli. «Me ne devo andare di qui.»

«Pól vi accorda parecchi giorni» le spiegò il capo-clan. «Comunque, sì: è così. In quanto secondogenito, ha diritto alla casa. Vi invita a risiedere presso la sua famiglia, se lo desiderate.»

La semplice idea di essere circondata dai congiunti di Aimon generava in lei un senso di soffocamento. Tuttavia Brenna sapeva di non poter rimanere dov'era, non essendosi sposata. «D'accordo. Assicurategli che non gli sarò di peso e che me ne andrò subito. Immagino vi si voglia stabilire con la moglie e i figli.»

«Vi troverò un alloggio presso un'altra famiglia» le offrì con delicatezza Lughan. «Non è necessario che torniate alla dimora di vostra madre.»

Lei si sfregò le braccia, scuotendo il capo. «Non vi disturbate.»

«Fate parte di questo clan» le rammentò lui in tono severo. Brenna arrossì, rendendosi conto di averlo offeso. «Dunque è mia precisa responsabilità provvedere a voi. Non permetterò che qualcuno resti senza tetto o senza cibo.»

«Quin vi ha parlato?» lo interruppe. Gli aveva espresso il desiderio di unirsi in matrimonio con lei?

 

Il capoclan si rilassò. «Sì. Questa mattina mi ha chiesto uomini e cavalli. Mi rappresenterà presso Re Patrick di Laochre. Riporteremo a casa i prigionieri, a Dio piacendo.»

Brenna fu colta dallo sconforto. Si era aspettata che Quin riferisse a Lughan l'intenzione di portarla via con sé. Ma perché dovrebbe?, la interrogò la coscienza. Non gli hai dato alcun motivo per prevedere una risposta affermativa.

Era piuttosto restia a viaggiare insieme a un gruppo di uomini. Di sicuro, Quin non aveva nemmeno preso in considerazione il problema né si era domandato come l'avrebbe giudicata la gente.

Proprio in quel momento la porta si spalancò. Quin aveva i capelli umidi e la pelle lustra, come se si fosse appena lavato. Puntò su di lei gli occhi verdi e l'ammirò apertamente, quasi avessero trascorso la notte insieme. Brenna provò un improvviso senso di calore.

«Dia dhuit ar maidin.»

Il capoclan ricambiò il saluto mattutino.

«Avete scelto gli uomini che vi accompagneranno a Laochre?»

«Sì. Tuttavia anche le mogli desiderano venire. Mi ero dimenticato che la regina ospiterà un aenach, prima della festa di Imbolc.»

Lughan rise. «Non si fidano dei mariti, giusto?» Quin catturò lo sguardo di Brenna. Le nozze e le unioni temporanee erano pratica comune durante le festività, e quell'aenach non avrebbe fatto eccezione. Imbolc preannunciava l'inizio della primavera e l'arrivo della stagione fertile. Senza dubbio, le spose intendevano impedire ai mariti di cercare avventure.

Brenna studiò per qualche istante l'attraente figura di Quin. Senza dubbio avrebbe catturato l'attenzione di ogni fanciulla presente. Lo immaginò mentre abbracciava un'altra e, tra baci ardenti, la sospingeva su un giaciglio. Un'acuta fitta di gelosia la indusse a serrare tra le dita i panni che stava piegando.

Rivolto al capoclan, Quin aggiunse: «Ho invitato Brenna a venire con me per fare conoscenza con mio cugino. Col vostro permesso, penso che abbia bisogno di cambiare aria, dopo quanto è accaduto».

Lughan si girò a guardarla. «Ebbene?»

Lei sentì la lingua come paralizzata. L'espressione di Quin era neutra. Non esigeva niente da lei, ma la lasciava libera di restare o di seguirlo. Stava a lei scegliere.

Atteggiò le labbra per rispondere no, ma poi, con sorpresa, dichiarò: «Sì. Se anche le donne faranno parte del gruppo, verrò».

Sperava tanto di non doversene pentire in seguito.

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