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Viaggio di un guerriero irlandese

di MICHELLE WILLINGHAM

Da tre anni Quin MacEgan è il più caro amico e protettore di Brenna Ó Neill. Quin è tutto per Brenda, ma lei prova emozioni e desideri che la spaventano.
La paura di diventare la donna che non è - una donna come sua madre - la porta a rifiutare Quin e a unirsi in matrimonio con un altro uomo.
Ma quando il fidanzato di Brenna non sopravvive a uno sfortunato viaggio di lavoro, Quin è ancora più determinato ad averla. Anche se questo significa mettere da parte la sua passione e accettare di non toccarla mai...

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lettura da 4 minuti

Quin continuò ad accarezzarla con delicatezza, sfiorando appena la pelle delicata del viso, attorno alla maledetta cicatrice. Quel giorno Brenna aveva rischia- to di essere uccisa: il ricordo lo mandava ancora su tutte le furie.
I giovani idioti avevano tentato di lapidarla. Era avvenuto tre anni prima, ma Quin rammentava ogni particolare con dolorosa chiarezza.
Era andato a caccia nella foresta, sulle tracce di un cervo. A pochi passi dal suo nascondiglio, aveva scorto Brenna, intenta a raccogliere more. Era sola, come sempre. Quin non la vedeva, né le parlava da quando era tornato dall'affido, poiché lei usciva raramente di casa.
Simile a un angelo, aveva alzato il viso verso il sole, come per assorbirne il calore nel corpo e nell’anima. Alla luce, la pelle candida era liscia e splendente, mentre gli occhi grigi esprimevano un'inguaribile malinconia. I folti capelli castani, dalle accese sfumature rosse, erano sciolti sulle spalle.
Quando era diventata così bella? Affascinato come non gli era mai accaduto, Quin era rimasto nascosto a contemplarla.
Per un tempo indefinito, l'aveva guardata raccogliere more dai rovi, poi aveva sentito passi felpati avvicinarsi in fretta. Con la coda dell’occhio, aveva notato un movimento improvviso e subito dopo aveva riconosciuto Owen e Ulat, due ragazzi del clan. Entrambi portavano a tracolla sacche di pelle.
Erano due piantagrane, sebbene avessero solo quattordici anni. Il capoclan li aveva già ammoniti più volte di non combinare guai. Proprio quando Quin stava per farsi avanti, Owen aveva lanciato la prima pietra.
Aveva colpito Brenna alla tempia. Ulat aveva scagliato un altro sasso, scalfendole una guancia. Lei aveva gridato e si era coperta la testa con le mani, mentre il sangue colava copioso sul viso. Quin era saltato fuori dal nascondiglio, animato dall’istinto di proteggere lei più che se stesso. Ignorando le pietre che continuavano a volare, le aveva fatto scudo con il corpo.
«Figlia di una donnaccia!» l'aveva insultata Ulat, gettando un altro sasso ancora. Quin lo aveva afferrato al volo e glielo aveva rilanciato.
Poi, senza esitare, aveva brandito l'arco e puntato una freccia. «Andatevene» aveva intimato, tendendo la corda. «Altrimenti sarà l'ultima pietra che scaglierete in vita vostra.»
Ulat lo aveva scrutato in viso, come per capire se parlasse sul serio. In segno di avvertimento, Quin aveva scoccato la freccia, facendola conficcare a terra. Subito ne aveva scoccata un'altra e aveva atteso che i due si allontanassero.
Mai aveva provato una simile collera nei confronti di semplici ragazzini. Comunque la minaccia aveva funzionato. I giovani aggressori, infatti, avevano lasciato cadere le pietre ed erano fuggiti. Quin aveva tenuto l'arco puntato finché non erano scomparsi tra gli alberi.
Brenna era rimasta accovacciata a terra, a capo chino. Piangeva, mentre il sangue colava a fiotti dalla
tempia. Quin l'aveva presa in braccio, ignorando le sue proteste. «Vi accompagno a casa.»
Brenna era leggera come una piuma. Notando la sua fragilità, si era infuriato ancora di più con i due ragazzi. Imprecando, malediceva se stesso per non avere prevenuto l'attacco.
Quando era arrivato a casa di Brenna, non aveva trovato nessuno. Quindi l'aveva distesa delicatamente su un giaciglio di pelliccia e aveva riempito una ciotola di acqua fresca.
«No» aveva sussurrato lei reggendosi la testa. «Andatevene, vi prego. Mia madre non vi deve vedere qui!.»
Mentre un gonfiore bluastro si andava formando sulla fronte, Quin aveva tamponato con un panno umi- do la ferita alla tempia. «Vi hanno fatto male.»
Lei gli aveva preso di mano la pezza e, fissandolo negli occhi, aveva dichiarato: «Mi riprenderò. Ma voi vi dovete allontanare».
«Riferirò tutto al capoclan. Farà sicuramente castigare quei due.»
Brenna aveva scosso la testa. «Non è la prima volta che succede. E non sarà nemmeno l'ultima.»
«Vi sbagliate» aveva affermato Quin con rabbia e determinazione. «Ve lo prometto, Brenna: nessuno tenterà più di nuocervi.»
Ad attirarlo tanto era forse stata la sua bellezza innocente, oppure la mancanza di difese. In ogni caso, non avrebbe più permesso ad anima viva di schernirla o attaccarla a causa del comportamento della madre.
«Manderò la guaritrice» si era offerto.
«Non vi preoccupate. Non è nulla.» Brenna aveva tentato di sorridere, ma gli occhi erano rimasti tristi.
Lui le aveva preso la mano. Le dita erano callose per il duro lavoro di filatura e tessitura.
«Mi prenderò cura di voi.»
E aveva mantenuto la promessa. Per tre anni, si era impegnato a proteggerla, lasciando intendere a tutti gli uomini del clan che l'avrebbe difesa da ogni minaccia. Poi, una mattina, aveva trovato uno strano fagotto.
In un primo momento aveva pensato che fosse una coperta, ma poi, svolgendo il telo triangolare, aveva capito che si trattava di una vela per la nave. Era leggera e resistente, perfetta per sostenere i venti più implacabili e condurre il vascello fin dove Quin avrebbe osato spingersi.
Brenna lo aveva tessuto per lui, sapendo che, tra tutti i doni, sarebbe stato il più prezioso e gradito.
E quel giorno, Quin aveva deciso che Brenna Ó Neill sarebbe diventata sua moglie.

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