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Viaggio di un guerriero irlandese

di MICHELLE WILLINGHAM

Da tre anni Quin MacEgan è il più caro amico e protettore di Brenna Ó Neill. Quin è tutto per Brenda, ma lei prova emozioni e desideri che la spaventano.
La paura di diventare la donna che non è - una donna come sua madre - la porta a rifiutare Quin e a unirsi in matrimonio con un altro uomo.
Ma quando il fidanzato di Brenna non sopravvive a uno sfortunato viaggio di lavoro, Quin è ancora più determinato ad averla. Anche se questo significa mettere da parte la sua passione e accettare di non toccarla mai...

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La luna rischiarava il relitto della nave. Camminando sul fondo sabbioso, Quin avanzava con lentezza tra i flutti. Il suo umore era nero come il legno carbonizzato. Si arrampicò a bordo, senza preoccuparsi se era grondante; lo scafo, infatti, era già inondato da almeno quattro pollici d'acqua. I danni erano gravi: forse non sarebbe stato possibile ripararli.

Nel corso dell’ora successiva, esaminò i resti in lungo e in largo, cercando di distogliere il pensiero da Brenna. Il bacio che si erano scambiati l'aveva lasciato in preda alla frustrazione e a una brama ancora più intensa. Aveva sentito il dolce sapore delle labbra e la deliziosa morbidezza dei seni, mentre la premeva contro il petto, palpandole la schiena.

Per quanto Brenna lo negasse, era chiaro che frenava a stento un desiderio altrettanto bruciante. Tuttavia, non aveva mai ammesso di provare sentimenti per lui, cosa che lo feriva nell’orgoglio. Quin aveva tentato di trasformare l'amicizia in amore, ma lei era scappata appena aveva sentito sorgere l'attrazione fisica.

E a lui non era rimasto altro che un bacio rubato. Ignorava se fosse sufficiente per ricostruire qualcosa tra loro.

Toccò una trave bruciata e distinse tracce di sangue sul legno scuro. Era il sangue dei suoi congiunti, degli amici più cari. Alcuni erano morti e altri erano stati fatti prigionieri. Non sapeva ancora se i Mori intendessero venderli come schiavi, oppure richiedere un riscatto. In ogni caso, li doveva liberare per ricondurli al forte. In un modo o nell’altro, avrebbe ricostruito il vascello e radunato un equipaggio per rintracciare i sopravvissuti.

Fu allertato da un rumore improvviso, poi vide avvicinarsi Dermot. Quin lo aiutò a salire a bordo e, in cambio, ricevette un fagotto di vivande. «Non ti ho visto al banchetto di benvenuto» notò l'amico.

«Non c'ero, infatti.» Aprì l'involto di tela e trovò una porzione di pane e selvaggina, insieme a un corno di birra. Divorò il cibo, il primo vero pasto da quasi quattro mesi. «Volevo verificare i danni della nave.»

«Al buio?» Dermot scosse il capo. «Lascia perdere, Quin. Ci ha riportati a casa, ed è più che sufficiente.»

«Non siamo tornati tutti quanti. Ti dimentichi forse dei prigionieri?»

«Non li ho affatto scordati» gli rispose con calma.

«Ma innanzi tutto dovremmo discuterne con il re. Probabilmente vorrà inviare uomini suoi. E ci occorrerà una nuova nave.»

Quin non si lasciò sfuggire il tono di rimprovero. Tuttavia aveva costruito quell'imbarcazione con le sue mani, incurvando le assi con il vapore per fissarle all’ossatura. Rinunciarvi sarebbe stato come tagliare via una parte di se stesso. Sapeva che Dermot aveva ragione riguardo alla necessità di rivolgersi a Re Patrick, suo cugino. Senza alcun dubbio, avrebbe offerto aiuto.

Dermot appoggiò le mani a una fiancata, cupo in volto. «Non avremmo dovuto abbandonarli.»

«Non avevamo altra scelta» ribatté Quin, restituendogli il fagotto vuoto. «Era scoppiato un incendio.»

Notando l'espressione di Dermot, si domandò se lui e gli altri lo criticassero per avere tagliato le cime che legavano la loro nave a quella dei pirati. Quin aveva deciso di allontanarsi dai compagni catturati, pur di salvare quelli rimasti a bordo.

Non aveva idea di quanti predoni avesse ammazzato quella notte. L'orrendo ricordo del sangue, del fuoco e della morte non cessava di ossessionarlo. In ogni caso, erano riusciti a scappare, virando verso il mare aperto.

«Andremo a liberarli» dichiarò con fermezza. «Non li lascerò morire.»

«Nessuno di noi li abbandonerà» lo rassicurò l'amico. «Una volta ottenuto l'appoggio del re, torneremo laggiù.». Cambiando argomento, accennò un sorriso.

«Ti ho visto insieme a Brenna. Ti ha offerto un'accoglienza adeguata?»

Il commento gli fece perdere le staffe. «Non parlare male di lei» lo ammonì.

Dermot alzò le mani in segno di resa.

«Calmati, Quin. Stavo solo scherzando.»

«La sposerò e basta. Ti conviene tenere per te le battute idiote.»

«Ma... è una...»

«Ti consiglio di non terminare la frase.» Sapeva bene cosa si diceva di Brenna, ma erano tutte menzogne.

«Voglio dire, si isola sempre dagli altri. Ed era promessa ad Aimon» azzardò Dermot.

Lui incrociò le braccia al petto. «Non più.» Aveva già commesso una volta l'errore di rinunciare a Brenna. Non l'avrebbe ripetuto.

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