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Una scandalosa estate a Bath

di Sarah Mathilde Callaway

Inghilterra, Bath, 1815.

Appena Ashley Sullivan riceve la lettera con l'invito a trascorrere l'estate a Bath, ospite della sua più cara amica Emily Anson, inizia a sognare ad occhi aperti. La lussuosa dimora di Anson House, tra balli, ricevimenti e passeggiate in carrozza potrebbe essere l'occasione per conoscere un pretendente.

Sembra però che il marchese di Stafford, fratello maggiore di Emily, abbia tutte le intenzioni di impedire a Victor Collins di concederle un ballo ufficiale. Ha scoperto infatti che Emily è innamorata dello stesso gentleman ed è disposto a qualsiasi cosa pur di alleviare il cuore tormentato della sorella. Può davvero uno scandalo, raggirare il destino?

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lettura da 27 minuti

Scelse dal guardaroba un abito verde pallido, sobrio e austero, in mise con il suo umore. I capelli erano ancora adornati con i nastri di seta, li raccolse in un semplice torchon e si lavò il viso con l’acqua fresca. La colonia della sera prima era sopra il mobile della petineuse, così se ne cosparse un po' sulla pelle e uscì dalla stanza, chiedendo al primo domestico di accompagnarla da lord Anson.

La condussero negli appartamenti privati del marchese, dinanzi alla porta di legno scuro con i pomelli dorati che le incuteva più timore della prima volta. La oltrepassò e la cameriera venne ad accoglierla, facendole avvertire il consueto silenzio dentro le stanze.

«Vorrei parlare con lord Anson.» La voce di Ashley era sottile, come il cristallo.

La donna annuì e andò a cercare James. Tornò poco dopo, invitandola ad accomodarsi nello stesso salottino dai toni chiari dove milord era solito gustare lo sherry.

«Ashley…non credevo di rivedervi» disse, alzandosi dal divanetto. Stava studiando un voluminoso testo di legge e sembrava molto concentrato, oltre che affascinante, con la camicia allentata e i pantaloni stropicciati. 

«Mi sono alzata dal letto per un solo motivo, lord Anson. Per porgervi le mie scuse. Ieri sera il punch mi ha rovinato lo stomaco, ed è stato deplorevole vedermi in quello stato.»

 James la osservò, stavolta il volto divenne serio. «Devo ammettere che pensavo foste all’altezza di Emily per educazione, miss Sullivan. Siete stata invitata a Bath per tenerle compagnia, ed è sorprendente scoprire con quanta libertà siete stata cresciuta a Southampton.» Prese a muoversi nella stanza, come per attenuare l’umore cupo di quella conversazione.

«Perdonatemi, milord. Prometto di non arrecarvi pensiero, più di quanto abbia già provocato dal mio arrivo a Bath.»

«Più di quanto pensiero non mi abbiate provocato, dalla vostra partenza per Bath» la corresse James, avvicinandosi. «Vi avevo chiesto di nascondere questi capelli, e non mi avete ascoltato.» Glieli accarezzò sulle lunghezze, fino a sfiorarle il seno.

«Sono la mia unica virtù, milord» si difese, la voce ridotta ad un sussurro. «Se li copro, non mi resta nulla.»

La mano di James smise di toccarle i capelli e si fermò, all’altezza del suo volto. La avvicinò a sé, facendola aderire al suo corpo e privandola al contempo dei battiti del cuore. Ashley aveva due lacrime, simili ai diamanti sulle guance e lui non resistette ad asciugargliele.

«Perché li odiate tanto?» chiese, sconvolta dalla sensazione peccaminosa che vibrò dentro di lei.

 L’uomo non smise di osservarla, passò le dita sulle gocce di rugiada del pianto e confessò il suo segreto ardente. «Li odio, perché sono stati il mio tormento, quando sognavo di rivedervi.»

Un brivido, le tolse il respiro. L’aria divenne come fuoco e la passione bruciò, all’improvviso. James si abbassò sul suo viso e le schiuse le labbra, per un istante, così vicino alla bocca di Ashley da sentire il suo respiro, lento e profondo. La guardò negli occhi, simili al fiordaliso e innocenti. Troppe diverse le loro strade per congiungersi, anche solo con un bacio. Se fosse rimasta, si sarebbe innamorato di lei. L’averla rivista a Southampton era stato un tormento, risvegliato dal passato.

«Andatevene, miss Sullivan.» Glielo sussurrò con dolcezza, per non spezzare quel sottile filo silente tra loro.

Ashley lo guardò, senza odiarlo. Sapeva che non poteva permettersi nulla, nessuna illusione con il marchese di Stafford. Erano attratti, l’uno dall’altra ed era soltanto un segreto tra loro. Sarebbe rimasto un legame silente. Annuì, rivolgendo lo sguardo oltre la finestra, ma James non si staccò. La passione bruciava troppo intensamente per dividerli. Non ci pensò un istante di più, appoggiò le labbra sulla bocca schiusa di Ashley Sullivan, e la baciò. Con profondo ardore.

Il sapore del bacio le ricordò un nettare afrodisiaco, estatico. Si insinuava nella cavità umida delle sue labbra, lasciandole addosso un gusto sensuale ed eccitante. Il bacio di James Anson era volitivo, provocante ed Ashley rispose timidamente, confusa dal turbinio di sensazioni che le inondavano il basso ventre. Aprì gli occhi, per perdersi nel liquido scintillante dei lapislazzuli blu, troppo intensi per sostenere l’emozione.

Anche James provava lo stesso tedioso desiderio, la abbassò sul divano, distendendola sotto di sé e cercò invano di combatterla per non lasciarsi trascinare, Ashley era una donna che più di ogni altra considerava arrivista e pericolosa. Restò in silenzio ad osservarle le guance arrossite per la passione e le concesse un debole sussurro. «I vostri capelli sono lucenti e preziosi.» Seguì il suo profilo con le dita e glieli spostò dal petto, toccandoli come fossero seta. Appoggiò le labbra, dove era stata la chioma ed Ashley perse ogni forza per resistergli.

James passava la lingua sulle morbide rotondità del seno, l’abito era austero e la scollatura ancora troppo alta per concedere piacere alla sua bocca. Si permise così una mossa audace e scandalosa, ma non lo fermò, era assuefatta dal piacere che provocava l’umida e calda sensazione sul suo petto e dal fascino di milord. L’uomo la guardò e insinuò una mano dentro il corpetto del vestito, sentì la pelle vellutata, i capezzoli inturgiditi e si perse nei suoi occhi così appassionati da fargli dimenticare chi fosse. I Sullivan non erano nulla al confronto degli Anson, eppure qualsiasi origine avesse la famiglia della ragazza, non poté che considerarla il suo tormento. Si chinò, mordicchiò con le labbra il vestito per farlo scendere, fino a quando la visione dei seni nudi, gli provocò un forte dolore ai lombi. Sentì il suo sesso inturgidirsi, ed era il momento di resistere al desiderio di appagare i sensi per non rovinarsi il destino.

Era il marchese di Stafford e un uomo di legge non poteva concedersi scandali. Esisteva nella sua vita qualche donna che si poteva penetrare per il puro piacere carnale, ma Ashley Sullivan era la migliore amica di sua sorella. Si aggrappò a quel pensiero per trattenere l’istinto di proseguire oltre quel lussurioso confine.

«Andatevene, miss Sullivan.» Glielo ordinò con la voce arrocchita, sollevandole i lembi dell’abito sopra il seno. I capelli di Ashley erano sparsi sui cuscini del divano, tirò un nastro di seta che ancora le abbelliva i capelli e se lo legò al polso, con un nodo perfetto.

«Andatevene» la implorò ancora, prendendosi la testa tra le mani.

Era quanto doveva succedere, si convinse Ashley, sollevandosi dal divano per fuggire. Tra lei e James Anson c’era sempre stato qualcosa, e all’inizio non l’aveva capito. Pensava che fosse un uomo aristocratico, viziato e che senza una ragione volesse umiliare i suoi capelli, e lei. La verità si stava invece rivelando diversa, ed era bastato il viaggio fino a Bath per accorgersene.

Dalla lezione di ballo a Londra, tutto era cambiato tra loro. E anche il suo cuore, aveva subìto un inganno. L’odio poteva celare un sentimento assai diverso, sciogliendo il ghiaccio.

Uscì dagli appartamenti di lord Anson, con una consapevolezza. Se voleva resistere alla tristezza e contrastare l’amore impossibile per il marchese di Stafford, doveva fingere. Cercare un valido pretendente, anche solo per nascondere l’orgoglio. James aveva un fidanzamento da ufficializzare, una donna dai capelli rossi e dal cognome altezzoso che lo aspettavano ad Anson House entro poche settimane. Camminava veloce per non pensare e si guardò in uno degli specchi imponenti che allargavano la vista nei saloni della dimora, la chioma scompigliata e le labbra rosse per i baci di James, stentò a crederci, eppure era stata baciata dal marchese di Stafford. Più che una conquista, le sembrò di avere appena aperto le porte dell’inferno, il tormento e l’infelicità l’avrebbero inghiottita tra le mura di quel palazzo imperioso, quando sarebbe andato in scena il ballo più triste della sua esistenza.

 

Nei giorni seguenti l’umore di Ashley restò appeso ad un invito. Il pomeriggio del tè dai Collins non tardò ad arrivare attraverso una lettera, a firma di Isabel Collins. Le parole recitavano entusiasmo e gentilezza, virtù che infusero nuovo entusiasmo alle giornate spente di miss Sullivan. Aveva rivisto James di rado e quando i loro occhi si erano incontrati, il padrone di Anson House aveva abbassato lo sguardo; davanti ad Emily e all’ingenuità dell’amica finsero entrambi di essere buoni conoscenti, sebbene milord evitasse di restare a tavola con loro e declinasse gli inviti ad unirsi alla compagnia.

Emily pensò che il fratello fosse troppo preso dall’imminente fidanzamento, era spesso assente dalla sera del ballo di lady Berry e ogni giorno si concedeva una cavalcata fino ai Ridley, per incontrare Caroline Louise. Durante quei pomeriggi assolati, quando milord usciva a cavallo per incontrare la sua amata, il cuore di Ashley perdeva il senso di battere. Lo guardava dalla finestra della camera e sprofondava nella tristezza; c’erano momenti in cui desiderava fare ritorno a Southampton, ed era così vicina a prendere quella decisione che se lo impedì solo per non arrecare un dispiacere ad Emily. E in quel tormento dei sentimenti, il tè dai Collins fu l’unica fievole speranza di non trovarsi a Bath solo per soffrire, in onore di lord Anson.

«Quale abito indosserete, per il pomeriggio?» La voce sottile di Emily, la distrasse. Erano sedute sul divanetto della biblioteca, intente a leggere alcune poesie per trascorrere il tempo, sebbene nessuna fosse abbastanza concentrata da restare in silenzio, precisamente da quando era pervenuta la lettera di miss Collins.

«Deciderà Britney, Emily. Se la scelta sarà per quello di colore rosa pallido, in mussola leggera, non potrò che convenirne. Fa così caldo oggi, che il ventaglio non basta a respirare.»

«Non trovate che il marchese, sia taciturno in questi giorni? Ha preferito organizzare la partenza per Londra, piuttosto che restarsene qui a divertirsi.» 

Ashley smise di sventolarsi, e distolse lo sguardo. «Quando partirà, lord Anson?»

«Domani sera, dopo il ballo alla Lower Room.»

L’altra si sentì come se l’avesse appena attraversata un vento gelido. «E quando vi farà ritorno?»

«Molto presto, Ashley. Credo che andrà dal gioielliere di Londra a scegliere l’anello per miss Ridley e a parlare con mia madre.»

Se da una parte il cuore di miss Sullivan era radioso per una serata alle Assembly Rooms, c’era l’ombra della partenza di James a toglierle il sorriso. Le sarebbe mancato, ed Anson House non sarebbe stata la stessa dimora senza il suo affascinante proprietario.

Il pomeriggio trascorse lento, così caldo e afoso che Emily si richiuse in camera per riposare e altrettanto fece Ashley, prima che arrivasse l’ora del tè. Guardò il giro delle lancette sull’orologio sopra il camino ed appoggiata sul guanciale ammirò l’abito, il colore rosa pallido era un incanto, avrebbe attratto anche il gelido marchese di Stafford, se solo quel pomeriggio l’avesse vista, ma era assai improbabile. La stava evitando e non sarebbe andato neppure all’invito di Isabel Collins.

Nella testa di Ashley si accesero pensieri nostalgici, sua madre a Southampton, la dote dilapidata per farle un guardaroba e il suo cuore a pezzi; James Anson non le aveva promesso nulla, si erano soltanto scoperti attratti e scambiati un tenero bacio. Un meraviglioso bacio, passionale e avvolgente. Chiuse gli occhi e nello stesso momento sentì gli zoccoli del cavallo di milord che rientrava alle scuderie. Riuscì a trattenere l’istinto di affacciarsi alla finestra, pensando a quanto fosse vicino il giorno del ballo ad Anson House e al suo fidanzamento ufficiale. Fu come se l’avesse già perduto, le scintillò una lacrima sulla guancia e si immaginò qualcosa per restare a Bath. L’unico pretesto che le venne in mente, fu la conquista di un marito, abbastanza affascinante da competere con il sentimento che coltivava per James Anson.

Britney bussò alla porta poco dopo, supplicandola di alzarsi e di mettersi alla petineuse. «Siete ancora a riposare, miss Sullivan? La vostra ospite, miss Anson è quasi pronta e tra poco scenderà in giardino per aspettarvi.»

Ashley rotolò su un fianco e si sollevò, le doleva la testa e aveva i capelli scompigliati. Oltre gli occhi arrossati.

«State piangendo, miss Sullivan?»

«Oh no, Britney! È soltanto la nostalgia per la distanza da Southampton.»

«Siete venuta a Bath per divertirvi, e vi ritrovo qui sola a piangere» commentò la cameriera, cercando il vero motivo negli occhi di Ashley.

«Avete ragione» disse, asciugandosi le lacrime con la manica del vestito, «è tempo di prepararsi. Emily si arrabbierà, se arriveremo tardi dai Collins.»

Si accomodò alla specchiera e lasciò fare a Britney. Prima la aiutò ad indossare l’abito rosa, poi le acconciò i capelli, creando un morbido chignon sulla nuca. Alcune ciocche ricaddero ad incorniciarle il volto, Britney vi passò una sottile polvere di cipria per nascondere i segni del pianto e la fissò attraverso il riflesso. «Siete a Bath per divertirvi» le ricordò, poi scostò la sedia e lasciò che miss Sullivan si ammirasse nell’enorme specchio dorato alla parete.

«Ed ho tutte le intenzioni di concedermi un pomeriggio divertente, Britney.» Si inchinò e lasciò la stanza per raggiungere Emily.

Percorse il lungo corridoio in penombra quasi correndo, si era dedicata troppo tempo davanti alla specchiera e l’amica poteva preoccuparsi per il suo ritardo. Stava guardando fuori, da una di quelle ampie finestre quando Lord Anson le apparve dinanzi, all’improvviso. Ashley non riuscì a fermarsi, e quasi lo travolse.

«Perdonatemi, milord.» Se non l’aveva spinto a terra, lo doveva all’altezza imponente del marchese.

«Siete di fretta, miss Sullivan. C’è qualcosa di importante che vi attende?»

La sua voce era come sempre vellutata e profonda.

«È per l’invito al tè dei Collins, milord» disse lei, il respiro ansimante.

«Prendete fiato e raccontatemi con calma.»

«C’è ben poco da dire, milord. Emily è in giardino che mi aspetta e devo raggiungerla al più presto» si agitò Ashley.

James sorrise e la avvicinò alla finestra, lo fece per ammirarla nel suo delicato abito rosa più che per farle scorgere la sorella adagiata su una poltrona, intenta a sorseggiare dell’acqua fresca. «Manca ancora un po' di tempo, alla partenza della carrozza. E sembrate piuttosto entusiasta di parteciparvi, è così miss Sullivan?»

«Sì milord, è un invito molto gradito quello ricevuto da Isabel Collins.»

«Sarà ancora migliore senza la mia presenza» commentò James, lo sguardo imperturbabile.

«Vi sbagliate, milord.»

Il volto del marchese si incuriosì, all’improvviso.

«La vostra compagnia sarebbe stata apprezzata» finì Ashley, inchinandosi per andarsene. Girò sui tacchi al più presto e raggiunse Emily, il cuore martellante contro il petto, inconsapevole che James era rimasto a guardarle dalla finestra.

Miss Anson aveva uno sguardo trasognante, oltre la carrozza. Guardò il sole che illuminava delle eleganti rose rosse e riconobbe nello splendore del giardino il gusto del marchese di Stafford. Le dispiacque soltanto che il fratello non gradisse affatto avere miss Sullivan tra le mura di Anson House; dopo il ballo da lady Berry avvertiva un sottile silenzio tra Ashley e James, che le rendeva l’animo inquieto. E aveva la sensazione che si evitassero, quando quella stessa sera del ballo si erano bevuti una coppa di punch insieme.

Vide Ashley che si avvicinava e pensò a come suo fratello potesse trattare con gelo una fanciulla tanto docile e sincera. «Bath vi ha ridato il colore miss Sullivan, domani sera sarete la fanciulla più graziosa delle Lower Rooms.» Si alzò in piedi per accoglierla, era splendida con quell’abito rosa che le risaltava le guance.

«Siete gentile, miss Anson» si abbassò in un inchino. «Britney ha voluto terminare di acconciarmi i capelli, prima di raggiungervi.»

«Siamo in perfetto orario, Ashley. Un po' di ritardo, renderà gli invitati più curiosi di conoscervi.» Si avvicinò in quel momento il landò, condotto da Carly. «Possiamo andare» disse Emily, «prendete posto sul lato che preferite.»

Miss Sullivan si accomodò per prima, aprendo il suo ombrellino parasole, seguita dall’amica e appena la carrozza si mosse Ashley smise di respirare: riconobbe da distante il volto di James, era ancora alla finestra, la guardò e rimase immobile finché il landò lasciò Anson House.  

 

La dimora dei Collins era uno splendido palazzo georgiano con la vista su Pulteney Bridge, e l’Avon sotto che scorreva sotto come un nastro d’argento. Ashley si ritrovò dinanzi all’ingresso sontuoso, si stava guardando attorno stupita dalla magnificenza, quando apparve uno stuolo di domestici.

«Miss Collins vi sta aspettando nella sala da tè» disse una cameriera, dall’accento irlandese. Non le lasciò neppure il tempo di ammirare le colonne di marmo rosa che innalzavano l’atrio come un tempio greco, le condusse in una stanza poco distante da dove proveniva il suono di un clavicembalo. Le introdusse e si ritirò, lasciandole con miss Collins e la sua allegra compagnia.

«Miss Anson, miss Sullivan!» Isabel si alzò dal divanetto e le accolse, prodigandosi in una serie di rimostranze che quasi imbarazzò la timidezza di Ashley. La trattava come si conoscessero da tempo, e questo non poté che rallegrarla, avendo deciso di approfondire la conoscenza con Victor Collins, suo fratello. Lo vide appoggiato ad una finestra, molto elegante e forse più riservato di lei, sembrava infatti che non avesse fretta per venirla a salutare, sebbene la guardasse con interesse.

«Il vostro tè, è stato l’invito più gradito dell’estate, miss Collins.» Emily era entusiasta e compiacente, Ashley si chiese se tanta gratitudine non fosse per la presenza di lord Eliot e dei suoi occhi verdi, anche se l’amica non gliene parlava affatto.

L’avrebbe riferito a milord, prima che partisse per Londra gli avrebbe detto che Emily era innamorata di un uomo assai affabile e affascinante che lui conosceva, Eduard Eliot, e non poteva che rallegrarsi di tale sentimento per entrambi.

«Benvenuta, miss Sullivan.» Finalmente lord Collins le si era avvicinato, scorse il bel volto a poca distanza da sé e gli sorrise.

«Avete una splendida dimora, milord.»

«La prossima primavera verranno restaurate alcune stanze, in modo che potremmo ospitare dei balli durante la stagione a Bath. E siate certa che sarete invitata, miss Sullivan, mia sorella è rimasta così piacevolmente attratta dalla vostra compagnia che non smette di parlarmi di voi.»

Ashley pensò che la timidezza di Victor Collins fosse soltanto una patina dettata dall’educazione, le stava infatti elargendo degli eloquenti complimenti che il marchese di Stafford non le avrebbe mai riservato.

«La conoscenza con vostra sorella è stata altrettanto piacevole, lord Collins.»

«Interverrete al ballo delle Lower Rooms domani sera?» Se era un invito celato, Ashley si sentì al colmo della felicità. Victor Collins era attraente abbastanza da farle dimenticare James Anson, e altrettanto nobile.

«Sarà un piacere rivedervi, milord.» Si inchinò leggermente, mentre l’uomo soffermò lo sguardo sull’abito. Il corpo di Ashley risaltava contro il tessuto drappeggiato, delicato e sinuoso da farsi desiderare.

E lei non mancò di accorgersene, lo doveva a sua madre. Sarebbe tornata dall’estate a Bath con una proposta. Raggiunse Emily al clavicembalo e giocò all’arte della seduzione. Victor non smetteva di guardarla, così si mise davanti allo strumento e suonò i tasti per esibirsi.

Il pomeriggio trascorse secondo le sue intenzioni, il fratello di Isabel era ad un passo da invaghirsi di lei e lo capì dalle diverse occhiate che le riservava. Quando lasciarono il palazzo dei Collins stava giungendo la sera, le ragazze salutavano gli ospiti promettendosi di rivedersi l’indomani sera al ballo, mentre il landò partì con un attrito stridente sulle strade polverose di Bath.

«È un’estate indimenticabile, non trovate miss Sullivan?» recitò Emily, appoggiandosi al sedile.

 «Sì, lo è davvero» ricambiò Ashley, con un sorriso. In pochi giorni aveva ricevuto un bacio da lord Anson, e l’invito al ballo di lord Collins. «Eduard Eliot è un uomo interessante» lasciò cadere Ashley, voleva capire quanto i sentimenti dell’amica fossero corrisposti, e aveva tutte le intenzioni di rassicurare lord Anson. Se Emily era innamorata, James poteva andarsene dall’Inghilterra senza più preoccuparsi per la sorella.

  «Molti conoscenti di lady Berry sono interessanti, frequenta i nobili più affascinanti di Londra, e li attrae a Bath durante l’estate. È una splendida ospite per i balli, e sembra che molti fidanzamenti siano nati tra le mura della sua dimora.»

Carly rientrò ad Anson House in quel momento e le fece scendere dal landò, mentre le accolse un domestico, la voce rigida. «Siete in ritardo per il pranzo della sera, miss Anson e il marchese è piuttosto adirato, vi aspetta nei suoi appartamenti.»

Emily si voltò verso l’amica, implorandola. «Vi prego miss Sullivan, non lasciatemi andare sola da lord Anson, se è davvero così arrabbiato potrebbe impedirmi il ballo di domani sera.» Sembrava molto preoccupata, ed Ashley non se la sentì di abbandonarla ai rimproveri del marchese.

«Vi accompagno, miss Anson.» La seguì fino agli appartamenti privati di milord, sospirando. Temeva che James si fosse arrabbiato anche con lei e volesse rimandarla a Southampton. Non prima del ballo di domani sera, scongiurò la sua mente, finché attraversava le sale austere dove lord Anson conduceva la sua vita a Bath.

Gli capitarono dinanzi, una dietro l’altra mentre era intento a leggere il quotidiano. «Che piacere vedervi, insieme» commentò aspro, senza tuttavia sollevare uno sguardo verso di loro. «Avevo chiesto un colloquio con miss Anson» si rivolse ad Ashley, incontrando gli occhi azzurri, scintillanti come due pietre di acquamarina.

«È vero milord, ma la colpa del ritardo, mi appartiene.»

«State conducendo mia sorella verso cattive abitudini, miss Sullivan.»

 Le labbra di Ashley tremarono, la voce di James era così determinata da provocarle brividi lungo la schiena. «Domani sera non avrete il permesso di accompagnare mia sorella al ballo.»

Restò così immobile, a subire il colpo, finché Emily perse la parola. Provò a difendere l’amica, ma il marchese le ordinò di non intromettersi. «È una questione tra me e miss Sullivan» la liquidò, invitandole a lasciare la stanza. Ashley si inchinò senza guardarlo ed Emily la seguì.

«Miss Sullivan» la chiamò Emily dalla scalinata, ma lei aveva l’animo troppo tormentato per darle ascolto. Si affrettò a salire in camera prima che potesse raggiungerla e si chiuse la porta alle spalle. Poi si disperò. Addio Victor Collins, e l’invito al ballo.

L’indomani ordinò a Britney di lasciarla riposare, la cameriera entrò per vestirla e lei preferì restare tra le lenzuola, piuttosto che affrontare l’umore di milord e le lacrime di Emily. Si sentiva un’intrusa ad Anson House, e il sogno di un pretendente sembrava ormai lontano da come se l’era immaginato. La bellezza non le mancava e il buongusto neppure, ma sembrava che a Bath non fosse abbastanza. Restò chiusa in camera per tutto il pomeriggio, a tormentarsi fino all’ennesimo battito sulla porta. «Andatevene! Non ho intenzione di uscire!» disse attraverso l’uscio, e pensando che fosse Britney tornò a sedersi sul bordo del letto, lo sguardo vacuo. Aspettò che se ne andasse con un sospiro, invece entrò lord Anson e la sorprese, vestita appena con una camiciola leggera.

Ashley si rimise in piedi nello stesso istante in cui lo vide, e si indignò. «Non avete chiesto il permesso, milord.»

«Sono venuto per parlarvi, miss Sullivan.»

«Se siete preoccupato per Emily, potete tranquillizzarvi. Vi confido che è innamorata di lord Eliot, uomo affidabile, ricco e affascinante.»

«La vostra confidenza è aspra, miss Sullivan. Non sarete gelosa di miss Anson.» James la osservava, cercando di dimenticare la camicia semi trasparente che aveva addosso.

«È la mia più cara amica, non posso provare gelosia per lei. Quelle che vi ho confidato sono le virtù che cercate in un pretendente per Emily, non negatelo lord Anson.»

«Non lo nego affatto, miss Sullivan. Emily porta un cognome importante, datemi una sola ragione per cui dovrei organizzarle un matrimonio di minore valore.»

«Per il suo cuore, milord.» Ashley glielo sussurrò, in un respiro.

James si sedette sulla poltroncina e soffermò lo sguardo, sfidandola. «Non è una valida ragione, per una discendente degli Anson.»

«Se non amasse lord Eliot, la condannereste all’infelicità.»

«Allora è una fortuna che lo ami» concluse, alzandosi in piedi per sovrastarla. «Fate chiamare la cameriera, è tempo che vi prepariate per il ballo alle Lower rooms.»

«Avete cambiato il vostro castigo, milord?»

«Emily ha preso le vostre difese, confessando che avete ritardato per la sua conversazione con lord Eliot. Vi aspetto alle otto in punto, in carrozza.» Le passò le dita tra i capelli, arricciando una ciocca. «Ricordatevi di raccoglierli questa sera, quando sono sciolti fatico a guardarvi.» Girò sui tacchi e uscì dalla stanza, mentre il desiderio di rendergli l’umiliazione le accrebbe in quel momento nel petto.

 

L’orologio batté otto ritocchi, ed Ashley mise il piede nella berlina rossa con gli stemmi degli Anson. Indossava un abito blu, adorno di perle e fiori di seta, le scarpe in tinta, sui capelli un nastro d’argento che racchiudeva lo chignon. Aveva assecondato il desiderio di milord raccogliendo la chioma dorata, sebbene lui non le rivolgesse comunque interesse.

Durante il tragitto colloquiava con Emily, dei suoi conoscenti e del ballo ad Anson House. Apprese così che gli inviti erano già stati spediti e che al suo ritorno da Londra, i candelabri della dimora del marchese si sarebbero accesi, per accogliere l’evento più mondano dell’estate a Bath.

Da quel momento poi non capì più nulla, la carrozza si fermò, seguì miss Anson e il marchese dentro il sontuoso edificio e si ritrovò in un ampio salone adorno di finestre dalla luce biancastra, il nitido riflesso della luna che rendeva l’atmosfera ancora più intima. La cera delle candele bruciava su ogni braccio d’argento appeso al soffitto, cristallerie baluginavano ovunque, mentre il volto di Ashley venne rapito da una visione affascinante, era lord Victor Collins e la accolse con un sorriso da provocarle brividi ardenti.

«Benvenuta al ballo, miss Sullivan.» Le baciò la mano e il gesto non sfuggì a James, che guardò la scena con interesse.

«Mi concederete una danza, durante la serata?»

Il marchese si irrigidì, le dita richiuse a pugno. Una donna che chiedeva ad un uomo di ballare? Era stata proprio la voce mielosa di Ashley a chiedere a lord Collins di farla danzare, come se fosse una serata tra parenti a Southampton. Se solo l’avesse guardato, si sarebbe accorta di quanto avesse disapprovato James quel comportamento, sembrava però che la fanciulla avesse interesse soltanto per lord Collins. E per provocarlo.

Si unì al gruppo anche miss Anson, era stata intrattenuta da lady Wilkes, curiosa donna di mezza età e conoscente di vecchia data. 

«È un piacere rivedervi al ballo, miss Anson.» Lord Eliot si avvicinò, piuttosto affascinante con una giacca in broccato verde e oro che risaltava il colore degli occhi. James osservò la sorella, notando in lei una freddezza insolita. Se era innamorata di Eduard, come gli aveva confessato Ashley quel pomeriggio, riusciva a nasconderlo perfettamente. Non avrebbe infatti potuto asserire che vi fosse un sentimento diverso dall’amicizia tra i due, essendo Emily smaniosa di raggiungere altri conoscenti. Si voltò verso il fratello, con uno sguardo supplichevole che lui però non capì fino in fondo.

«Sono appena arrivati i Ridley» disse James per spezzare il tormento della sorella, «è il momento di presentare loro miss Sullivan, è ormai ospite a Bath da più di una settimana.»

«Sarà un piacere, milord» intervenne Ashley, staccandosi dalla conversazione con lord Collins. Stava andando a conoscere la fidanzata di James, e il sorriso le si spense sul volto. Doveva subire quell’umiliante presentazione, pur di dimostrarsi accondiscendente.

Li seguì tra la folla danzante, l’orchestra suonava e molte coppie in sala avevano appena iniziato a danzare. Vista da vicino, Caroline Louise Ridley era ancora più bella. I capelli rossi, inanellati e gli occhi colore smeraldo con le lunghe ciglia che risaltavano lo sguardo. Si inchinò, senza dire nulla ed Ashley si sentì sprofondare per l’imbarazzo. Miss Ridley si mise a conversare con lord Anson e con Emily senza rivolgerle interesse, così lei si allontanò con la scusa di andarsi a prendere del punch, l’unica bevanda che poteva lenirle i pensieri e la gelosia.

Alla terza coppa però, le si avvicinò lord Collins. Le chiese di ballare ed Ashley fu grata all’affascinante Victor Collins di tenerle compagnia, quando sembrava che milord fosse dedicato soltanto alla sua miss, dai capelli di fuoco. Si immaginò un momento di passione tra loro, e il respiro le si fermò nel petto. Erano così vicini a danzare che non le fu difficile immaginarseli l’uno tra le braccia dell’altra; se avesse avuto un altro punch forse le avrebbe fatto meno male della fitta di gelosia che provava in quel momento. Ballò distratta, seguendo i passi decisi di lord Collins. C’era una sottile attrazione tra loro, ma nulla paragonato al risveglio dei sensi che aveva avvertito alla lezione di ballo con James Anson. Conclusa la danza si inchinò e si rifugiò a guardare da una delle splendide finestre che avevano la vista sulle rive del fiume Avon. Qualche lord era altrettanto solo, in cerca di una compagnia, si fumavano il sigaro nel silenzio ovattato dello scorrere del fiume. Si voltò per osservare il corso dell’acqua, e vagò con il pensiero a sua madre.

«Sentite la nostalgia di Southampton, miss Sullivan?»

E così James Anson poteva leggerle il pensiero. Si voltò, trascinata dal suono carezzevole della sua voce.

«Sì, milord. Qui a Bath è meraviglioso, ma sono lunghi giorni che non vedo mia madre. Come sapete è da poco rimasta vedova, mentre io mi trovo qui per divertirmi.»

«E per trovare un marito» concluse James, per lei.

«Per trovare l’amore, milord.»

A quelle parole, il volto del marchese si irrigidì. «Amore e titolo, non vanno d’accordo in nobiltà. Lo sapete, miss Sullivan?»

«Non esiste una formula perfetta lord Anson, a volte due elementi così diversi, possono unirsi; mia madre possiede qualche goccia di sangue nobile, mentre mio padre era un semplice commerciante di stoffe. Si sono amati, fino alla fine dei giorni di mio padre e sono certa che si amerebbero ancora, se la morte non li avesse divisi.»

«Vostra madre è stata ripudiata dalla sua famiglia, per avere scelto un uomo qualsiasi.»

«Blanche Sullivan è una donna libera, e mi ha insegnato la libertà.»

James le guardò i capelli, aveva l’istinto di scioglierli e di sentirseli tra le dita. «Mia sorella vi ha detto che sono in partenza per Londra?»

«State organizzando il vostro viaggio a Malta?»

«Sarà un incontro con i funzionari di corte, prima di recarmi nella nuova Colonia Inglese.»

«Siete un uomo importante, milord. Una donna potrebbe sentirsi inferiore per intelletto, oltre che per nascita, conversando con voi.» Ashley si sentì davvero molto al di sotto di James Anson e la vicinanza le provocava tristi tormenti. Sapeva che andava a Londra e che al suo ritorno avrebbe ufficializzato le nozze con miss Ridley. Tanto valeva staccarsi e tornare a ballare con lord Collins.

«Perdonate milord, non sono all’altezza di simili conversazioni. Sono cresciuta in una semplice famiglia delle campagne inglesi, e priva di ogni altro nobile insegnamento che non fosse l’educazione.» Si inchinò e lo lasciò solo, l’orgoglio le impedì di restare. Tanto lord James Anson, ottavo marchese di Stafford, se ne stava andando da Bath. Sarebbe partito l’indomani.

 

© 2018 Sarah Mathilde Callaway
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