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Una scandalosa estate a Bath

di Sarah Mathilde Callaway

Inghilterra, Bath, 1815.

Appena Ashley Sullivan riceve la lettera con l'invito a trascorrere l'estate a Bath, ospite della sua più cara amica Emily Anson, inizia a sognare ad occhi aperti. La lussuosa dimora di Anson House, tra balli, ricevimenti e passeggiate in carrozza potrebbe essere l'occasione per conoscere un pretendente.

Sembra però che il marchese di Stafford, fratello maggiore di Emily, abbia tutte le intenzioni di impedire a Victor Collins di concederle un ballo ufficiale. Ha scoperto infatti che Emily è innamorata dello stesso gentleman ed è disposto a qualsiasi cosa pur di alleviare il cuore tormentato della sorella. Può davvero uno scandalo, raggirare il destino?

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lettura da 30 minuti

CAPITOLO 7

«Quest’abito vi sta un incanto, miss Sullivan.» Emily cercò di distrarre l’amica il cui sguardo era orientato verso le scuderie, da dove era appena uscito suo fratello.
Presa com’era dalla visione, Ashley non fece caso al commento e fu grata che sotto il vestito non si percepissero i battiti accelerati del suo cuore. Riportò l’interesse alle porcellane e alla teiera d’argento che scintillavano sotto il sole, mentre gli zoccoli del cavallo di James battevano sul viale del giardino alle sue spalle; l’orgoglio le impose di dimenticarsene, cominciò così a vaneggiare su lord Collins che avrebbe presto rivisto. «Conoscete gli invitati alla serata di lady Berry, oltre i lords?» chiese a miss Anson, per frenare i pensieri su milord.
«Sarei lieta se venissero anche i Ridley; il fratello di Caroline Louise non ha nulla da invidiarle in bellezza e potreste innamorarvene!»
Ashely prese la tazza di tè e se la portò alle labbra. Supplicò il destino di non conoscere la fidanzata di lord Anson quella sera, era già tedioso sapere della sua partenza per Malta e l’annuncio del suo fidanzamento. Inutile negarlo, il pensiero che quei momenti così sensuali tra lei e il marchese di Stafford non potessero più avvenire alla presenza di miss Ridley le provocò una stretta al petto. Anche perché Ashley Sullivan aveva ben poche virtù, oltre la femminilità inusuale alla quale forse James non era del tutto indifferente.
«Questo sole è così caldo che potreste gradire una passeggiata in carrozza» propose Emily, sempre propensa a divertirsi.
«È una splendida idea, potremmo visitare Pulteney Street e i negozi!» L’entusiasmo di Ashley era vivace e l’amica ne restò compiaciuta, in quei momenti l’amicizia tra le due ragazze sembrava più forte di un legame tra sorelle, provavano gli stessi sentimenti per la vita a Bath con gli affascinanti lords a rubare loro il sonno.
«Allora venite con me!» la invitò Emily, alzandosi da tavola e prendendola sotto un braccio purché la seguisse. «Ordinerò ai domestici di preparare il landò» decise in tutta fretta, «se solo potessi rivedere Eduard…»
«E i suoi occhi verdi che ricordano il Somerset» la prese in giro l’altra; avrebbe speso qualsiasi fortuna pur di incontrare un pretendente dal cognome altezzoso e l’estate a Bath si stava rivelando un cofanetto di emozioni palpitanti.
Cercarono un domestico nei dintorni, l’intenzione era quella di partire subito e nessuno le avrebbe fermate. Appena videro apparire in giardino il maggiordomo miss Anson ordinò di allestire una vettura per la gita all’aria aperta mentre Ashley salì in camera a prendere qualche accessorio. Bastavano un cappellino e l’ombrellino per ripararsi dal sole e non voleva sprecare altro tempo. Scese la scalinata di fretta e tornò in cortile dove il landò attendeva, fu l’ultima a salire sul predellino e quasi nello stesso istante la vettura partì per Pulteney Street.
«Che abito indosserete questa sera? Ne avete di bellissimi tra quelli che ho potuto ammirare.» Emily era letteralmente affascinata dal contenuto dei bauli provenienti da Southampton.
«Lady Sullivan li ha fatti realizzare per distrarmi dalla perdita di mio padre, a casa non ne indosso di tanto preziosi.»
«Vi sta bene qualsiasi modello, Ashley. La vostra corporatura esile vi permette ogni tessuto.»
«I vostri invece sono ancora più graziosi, miss Anson. Li adoro e se vorrete impressionare lord Eliot, un colore intenso è quello che più si addice alla vostra carnagione.»
«Dovrei chiedere consiglio ad Arlette, è così emozionante pensare alla serata da lady Berry che non sto più nella pelle!»
Durante il breve tragitto in carrozza Ashley si convinse che Emily fosse innamorata di lord Eliot e non poté che convenirne, aveva dei modi gentili e un carattere pacato che si addiceva al temperamento dell’amica. Il cocchiere fermò il landò a Pulteny Street e le aiutò a scendere, mentre Emily si guardò attorno. C’erano molte persone a passeggio nella via, e diverse carrozze che transitavano sollevando polvere. Riconobbe a distanza una vettura con gli stemmi dei Ridley ed esultò. «Deve essere venuta a passeggio anche Caroline, con il fratello! Venite con me, vi presento la prossima marchesa di Stafford, resterete incantata dalla sua grazia!»
Nello stesso momento si fermò un respiro nel petto dell’amica. Seguì Emily, fino a quando si avvide che la carrozza proseguiva senza fermarsi. «Miss Ridley non mi ha riconosciuta, sarebbe altrimenti scesa a salutarmi. È sempre così gentile, quando mi incontra con James!»
L’opinione dell’altra era diversa, le sembrò che il profilo di una ragazza si fosse affacciato dalla carrozza e avesse guardato nella direzione di miss Anson, senza chiedere al cocchiere di fermarsi. Si chiese se non fosse per la sua presenza, Bath era abbastanza accogliente per le chiacchiere e il suo nome come ospite ad Anson House forse si era già diffuso tra le conoscenze di milord.
«Sì, deve essersi distratta» commentò Ashley, pensierosa. «Vorreste concedermi una passeggiata tra le botteghe, miss Anson?»
Emily accordò compiacente, e non smise di cercare lords interessanti durante il passeggio, ogni gentleman che incontravano i suoi occhi le destava interesse ed era così emozionata da contagiare anche l’amica.
«Oh Emily, come desidero tornare alla Pump Room» sospirò Ashley, confidava di rivedere lord Collins e di approfondire la conoscenza con sua sorella, ma preferì coltivare in silenzio quel sentimento così labile. Era un uomo affascinante, eppure non avevano scambiato che poche parole per potersi dichiarare innamorata; la tormentava il ricordo del giorno prima, quando aveva incontrato il suo sguardo per la prima volta e si erano rivisti poi proprio ad Anson House, sotto la rigida presenza di James Anson.
Quest’ultimo se lo immaginò nella dimora dei Ridley a conversare con il padre della ragazza e stabilire il fidanzamento, durante il prossimo ballo. E questo forse era il motivo per cui Caroline Louise Ridley era uscita per una passeggiata, invece che restare in compagnia del suo amato. Un nodo allo stomaco le tolse l’appetito, per quanto cercasse di distrarsi con i conoscenti del marchese di Stafford, James Anson era stato fino a quel momento l’unico uomo che le avesse davvero destato i sensi.
«Siete silenziosa Ashley» le disse più tardi Emily, durante il viaggio di ritorno. «Non gradite forse l’invito di lady Berry?»
«Sono solo un po' affaticata, non preoccupatevene. A volte penso a mia madre, sola a Southampton e vorrei avere sue notizie, sebbene mi trovi a Bath soltanto da pochi giorni. Mi rincresce avervi destato un simile sospetto, sono onorata di accompagnarvi da lady Berry e la compagnia sarà deliziosa.»
«Chiederò a mio fratello di unirsi alla nostra carrozza» stabilì Emily, provocando un casto rossore sul volto dell’amica.
«Il marchese verrà con noi?»
«A volte cerco di evitarlo quando avverto la sua inquietudine, sembra però che sia tornato di ottimo umore da quando è qui a Bath. Il sentimento per miss Ridley l’ha reso un uomo migliore e Caroline sarà la moglie ideale. Ha un carattere così amabile e cortese che sarà un piacere per voi conoscerla, potreste un giorno diventare amiche.»
Impossibile. Ashley non avrebbe cercato l’amicizia di miss Ridley, se era prossima al fidanzamento con milord. «Sarà un onore conoscerla» mentì invece, con un filo di voce. Le venne all’improvviso voglia di andarsene da Bath, non avrebbe sopportato la tristezza di trovarsi in una casa grande come Anson House senza la presenza di James che partiva per l’isola di Malta e di sentire l’atmosfera gioiosa del suo imminente matrimonio. Guardò fuori dal finestrino e tornò silenziosa, le spalle appoggiate al sedile della vettura.
Emily non disse nulla, pensò che Ashley fosse incupita pensando alla vedovanza di sua madre, lei invece aveva un sorriso accennato sulle labbra che la rendeva più graziosa. C’era un invito molto allettante che le attendeva a casa di lady Berry e stava finalmente arrivando il momento di pensare all’abito per la serata.
Il landò rientrò in quel momento nel cortile di Anson House e il cocchiere si fermò davanti al giardino. Trovarono ad accoglierle Arlette che gli corse incontro indaffarata. «È molto tardi, miss Anson! Dovete prepararvi, milord è molto arrabbiato!»
«Di cosa si preoccupa, milord?» si indispettì Emily, scendendo dalla carrozza. «Teme forse che non arriveremo in tempo in Westgate Street?»
«Vi sbagliate, miss Anson.» Intervenne suo fratello apparso in quel momento, ed il tono era piuttosto serio. Emily si voltò e abbassò la testa per scusarsi.
«Perdonate la supponenza.»
«Non mi avete chiesto il permesso di uscire, Emily» la rimproverò James, senza degnare Ashley di un solo sguardo. Le aveva raggiunte dalle scuderie, ed era così alto con gli stivali da coprire il sole davanti a loro.
«Me l’avreste accordato, milord» rispose la sorella, confusa. Da quando il marchese le impediva di passeggiare a Bath?
«Non è opportuno che ve ne andiate in giro per la città senza qualcuno che vi accompagni.»
«Non sono sola» ribatté Emily, poi notò l’espressione del marchese e si morse la lingua.
Ashley cercò di capire se non avesse suscitato la rabbia di milord per un’altra ragione. Era tentata di difendere l’amica, lui però si comportava come se non fosse neppure tra loro.
«E voi, miss Sullivan?» la attaccò, un istante più tardi. «Siete abituata ad andarvene a passeggio ogni giorno a Southampton, senza una dama di compagnia?»
Ashley sollevò uno sguardo, indispettita. «Io non possiedo un titolo da proteggere, lord Anson.»
«Significa dunque che siete libera di fare qualsiasi cosa.»
«James!» lo redarguì la sorella, ma lui non le diede ascolto.
«È un’offesa ai Sullivan» lo sfidò Ashley, gli occhi scintillanti per la rabbia. «Mio padre mi ha insegnato che una fanciulla può sentirsi libera, anche senza essere sconveniente.»
Lord Anson restò immobile, misurando le parole. «Non però se la fanciulla è l’erede dei marchesi di Stafford.» Girò sui tacchi e se ne andò, lasciandola ammutolita.
Emily era così umiliata per l’amica da sentirsi sull’orlo di un pianto. «Mi dispiace, Ashley» disse, chiedendosi cosa avesse provocato in James il risentimento verso miss Sullivan. Si ritirò in camera a scegliere il vestito, con l’umore più cupo di quando era arrivata con la carrozza.
Ashley restò invece in giardino, a pensare. Lo zampillo della fontana la attirò, i getti d’acqua scintillavano contro il sole. Si sedette sul bordo della scultura, una vasca sormontata da una dea e guardò dentro. Tra il liquido trasparente si disperse anche una lacrima di rabbia; non immaginò neppure per un momento che la mano appoggiata alle sue spalle appartenesse a lord Anson.
Si voltò senza dire nulla, perdendosi nello stesso istante in un profondo oceano blu, come preludio di una tempesta. Era stanca di combatterlo, l’avesse anche obbligata ad andarsene non avrebbe desistito, era pronta a tornare a Southampton.
«La cameriera vi sta cercando, miss Sullivan.» James aveva un tono basso e il profilo serio, ed Ashley cercò di imprimerselo nella mente. Soprattutto il colore degli occhi, le penetravano l’anima.
«Portate un messaggio a vostra sorella, milord. Riferitele che questa sera non potrò accogliere l’invito di lady Berry. Sono ancora in lutto per mio padre, e non è opportuno che il cognome dei Sullivan si confonda oltremodo con il titolo degli Anson.»
Ashley aveva preso la sua decisione, avrebbe trascorso la serata in camera, pur di non creare imbarazzo alla sua più cara amica. La battaglia tra lei e lord Anson si stava combattendo in quella dimora sfarzosa, privandola di qualsiasi desiderio. Se avesse conosciuto un gentleman, James non le avrebbe permesso di frequentarlo. E chissà per quale ragione. Inutile innamorarsi di qualcuno, se ne sarebbe tornata da Bath con il cuore in frantumi.
«Dimenticate quanto vi ho detto, miss Sullivan. Mia sorella sta soffrendo per la nostra amicizia difficile e non posso che biasimare me stesso. Vi ho trattato come un’ospite senza riguardo quando siete la sua più cara amica.»
James le allungò una mano ed Ashley gliela guardò. Indossava dei guanti bianchi e prima di porgergliela se li tolse; in quel modo il contatto con la pelle di milord sarebbe stato ancora più sconvolgente, pensò tra sé e sé, stringendo delicatamente le dita dell’uomo tra le proprie.
La sensazione di calore le accese il sangue, facendole tremare le labbra. James se ne accorse, si portò la mano di Ashley alle labbra, incendiandole il basso ventre e le impresse un bacio, leggero come le ali di una farfalla. Le labbra di milord erano così morbide sulle sue dita, da infiammarle anche le guance. «Promettete che diventeremo amici, miss Sullivan.»
Sembrava la fine della battaglia silente che si erano combattuti fino a quel momento. Ashley però non se ne compiacque affatto. Era come rinunciare a guardare lord Anson con gli occhi di una donna, e cominciare a considerarlo un conoscente qualsiasi. C’erano poche settimane da trascorrere a Bath, forse in quel tempo non avrebbe trovato nessuno e neppure il ricordo dei pochi momenti in cui aveva sentito il calore di lord Anson le avrebbe dato conforto. Le stava chiedendo amicizia. Si era illusa che seppure non potessero coltivare un sentimento diverso, almeno non fosse quello del disinteresse.
«Ve lo prometto, milord.» Si inchinò, assuefatta dalla tristezza.
Lo vide allontanarsi e il cuore le si spezzò. Era durato pochi giorni, qualche accenno di attrazione tra loro e poi appena svanito tra le sue mani, il vento gliel’aveva portato via. Emise un sospiro, più profondo della malinconica sensazione che le pervase l’animo, e tornò in camera. L’aspettava la serata dai Berry, confidò di potersi almeno concedere una conversazione con lord Collins, se il marchese di Stafford era diventato un uomo da cui restare distante.
Percorse il corridoio, smarrita. Guardandosi attorno come non avesse mai visto quella parte della dimora e trovò la porta della sua stanza socchiusa. Entrò piano, temendo di spaventarsi. «Dov’eravate, miss Sullivan?»
Britney la fece sussultare, all’improvviso; era dietro l’uscio ed Ashley sentì il cuore batterle nel petto.
«Ero in giardino, milord voleva parlarmi.»
«Vi ha detto qualcosa da rendervi pensierosa» notò la cameriera, appena l’ospite si voltò. «Non fate caso agli umori del padrone, a volte diventa cupo ed ostile da rovinare le giornate. Emily conosce questa sua disposizione del carattere e se ne allontana.»
«Lord Anson è meno dispotico di quanto pensassi, Britney.»
«Significa che cominciate ad apprezzarlo?»
«È un uomo impegnato, diventeremo buoni amici.»
La fissò pensierosa e poco convinta. «Finché coltiverete l’amicizia lasciate che vi consigli qualche abito. Ho appena terminato di riporre gli indumenti dei vostri bauli, dentro c’era il vestito più adatto alla sfarzosa dimora di lady Berry.»
La portò verso il guardaroba, dove aveva appeso un abito di seta rosso amaranto con i bottoni dorati.
Ashley obiettò, era in contrasto alla carnagione pallida e ai capelli biondi. «Sembrerà che voglia rubare l’attenzione dei lords, Britney.»
«Ascoltatemi bene, miss Sullivan.» La fece accomodare sul letto, e prese posto accanto a lei. «Io in questa dimora sono soltanto una cameriera, ma voi avete la bellezza e vostra madre è una lontana parente dei baroni di Worcester. Finché uno di quei lords non avrà organizzato un fidanzamento ufficiale, siete libera di attrarre la loro attenzione e di conquistarvi il più affascinante per il vostro cuore.»
La stava incoraggiando e lei gliene fu grata, anche in silenzio. Annuì, consapevole che doveva indossare l’abito rosso e rendersi più graziosa delle altre fanciulle. Loro avevano anche un titolo ed una dote, lei soltanto dei lunghi capelli biondi e una bellezza accennata, da risaltare.
«Sono nelle vostre mani, Britney. Acconciate i capelli, in modo che possano abbagliare la vista di lord Anson e degli altri invitati.»
«Con molto piacere, miss Sullivan.» La condusse alla petineuse e iniziò a lavorare sui capelli dorati della ragazza.
Al calare del sole, l’aspetto di Ashley cambiò. Si riflesse nella specchiera e quasi non si riconobbe. Più che una fanciulla di Southampton, era diventata una donna sensuale e attraente, la chioma le cadeva sul seno come una cascata di oro, intrecciata a nastri di seta della stessa tonalità. La pelle era stata incipriata e l’abito le stava d’incanto; indossò infine la collana di rubini di sua madre e si cosparse di profumo.
«Siete molto diversa da quando la vostra carrozza è arriva ad Anson House» commentò Britney, «e in quei bauli c’è tutto il necessario per conquistarsi un pretendente, degno del vostro valore.»
Ashley la guardò, gli occhi luccicanti per l’emozione. «Vi ringrazio, non mi sono mai sentita così graziosa.»
«Divertitevi, miss Sullivan. Fino all’alba.»
L’altra sorrise e lasciò la camera per raggiungere Emily. Era già dentro la carrozza ferma in cortile e si chiese se vi fosse anche il suo affascinante fratello.
Salì sul predellino ed entrò. In un istante lo riconobbe, prima con il cuore che con gli occhi e restò come incatenata a James Anson: con il frammento di uno sguardo.
Lui la fissò come non l’avesse mai vista e restò senza parole. Doveva averlo colpito, perché per una volta abbassò la vista per non sostenere quella visione incantevole. La cascata di riccioli dorati e l’abito di una regina, così attraente da confonderlo.
«Possiamo partire Carly» ordinò lord Anson al cocchiere, mentre Ashley prese posto di fronte a lui, intenzionata a portare a termine la sua ambizione. Poteva contare solo sulla bellezza, e non le importava di sembrare sconveniente, nessuno la conosceva a Bath. Restavano poche settimane prima che si annunciasse un fidanzamento ufficiale tra il marchese di Stafford e miss Ridley, e lei avrebbe giocato tutte le sue carte.
Il tragitto fu breve e intenso. Sorrise a James, fingendo l’amicizia, e si intrattenne con Emily senza smettere di toccarsi i capelli dorati. Le vennero in mente le parole di Britney, a proposito dell’indole maschile e non poté che convenirne. Si sentiva lo sguardo sensuale dell’uomo sulla pelle del seno, come se l’avesse spogliata con i suoi occhi blu.
La carrozza si fermò in Westgate Street, dinanzi ad un elegante palazzo in tufo e pietra; l’ingresso era presidiato da una coppia di domestici in livrea che si affrettarono ad avvicinarsi, mentre Ashley scese dalla vettura seguita da un lord Anson ammutolito. L’abito della ragazza dietro aveva una serie di bottoni dorati che lo rendevano eccitante. Era indubbio, Ashley Sullivan aveva deciso di conquistarsi un marito tra la cerchia ambiziosa degli Anson. James sorrise, non poteva immaginarsi un divertimento più stimolante di studiare le mosse della più cara amica di Emily e di capire fino a cosa fosse disposta pur di risvegliare l’interesse su di sé.
«È semplicemente meraviglioso» commentò la ragazza entrando a braccetto di Emily in un atrio innalzato da colonne svettanti, tra candelabri di cristallo e argenti scintillanti.
«La dimora di lady Berry è tra le più invidiate a Bath» sussurrò miss Anson, altrettanto affascinata. «Guardate, sono arrivati anche lord Eliot e Victor Collins!» L’entusiasmo di Ashley le salì fino al petto, notò che gli occhi di lord Collins si erano posati su di sé e ringraziò Britney per averla resa così attraente.
«Passiamo davanti a loro» propose Emily, conducendola più in là.
«Aspettiamo che sia vostro fratello ad introdurci» sussurrò invece l’altra, sentendosi all’improvviso osservata sotto la tutela del marchese.
«È così lento» si spazientì Emily, «si sta intrattenendo con alcuni conoscenti, avete sentito parlare del barone Arthur di Aylmer? È quel signore che vi sta guardando, insieme a lord Anson. Da poco è rimasto vedovo ed è alla ricerca di una donna graziosa, disposta a crescere i suoi eredi.»
Ashley si voltò, incuriosita. I suoi occhi si incontrarono con lo sguardo intenso di James, poi si posarono su quelli del barone. «È un bell’uomo» commentò, «troverà presto una donna disposta a fare da madre ai suoi figli.»
«Le voci qui a Bath raccontano che la moglie abbia sopportato i suoi tradimenti in silenzio, ed è uno dei più fedeli conoscenti di James. Penso che mio fratello non abbia disdegnato la compagnia di qualche donna quando trascorre le serate con il barone di Aylmer.»
«Emily!» la riprese Ashley, al colmo dell’imbarazzo. «Se milord potesse ascoltare i tuoi pensieri, si arrabbierebbe molto! È un uomo rispettabile e di legge, a servizio di Sua Maestà.»
«Ashley, io penso che il marchese di Stafford sia molto affascinante e che se finora abbia scelto di condurre una vita libera, sia per non infrangere la fedeltà nel matrimonio. Ho ragione di credere che abbia diverse donne ad aspettarlo, quando si trova a Londra.»
L’ammissione di Emily, glielo rese ancora più irraggiungibile, alimentando il desiderio di attrarre l’interesse di James Anson. Sembrava però che a parte lunghi sguardi profondi, si fosse dimenticato di lei. Non le rivolse infatti la parola fino a quando la ritrovò in compagnia di lord Collins e di lord Eliot, terminate le prime danze.
«Vi state divertendo, miss Sullivan?» Aveva una voce simile alla neve. Fredda e ovattata. Ad Ashley sembrò che la stanza attorno fosse vuota, vedeva soltanto il marchese nella sua giacca scura, la camicia bianca con un colletto rigido e i pantaloni aderenti che lo risaltavano come una statua greca. E gli sfavillanti occhi blu, lucenti come gli zaffiri contro il sole.
«È una serata magnifica, lord Anson.» Si inchinò, fingendo amicizia.
«Vorreste assaggiare una coppa di punch?» si offrì lui, rivolgendole un sorriso.
Emily lo fissò stupita, come non lo riconoscesse.
«Naturalmente anche per voi, miss Anson» aggiunse poi, verso la sorella.
«Non credo che miss Sullivan gradisca il punch, non è così Ashley?» si intromise l’amica, chiedendosi perché suo fratello le proponesse una bevanda alcolica.
«Sì, è così. Non lo assaggio da diverso tempo, milord. Potrei cominciare a ridere e mettervi in imbarazzo, in mezzo a queste persone raffinate.»
James sorrise, ed era così tentato di farglielo bere che non desistette. «Allora divertiamoci, miss Sullivan. Non siete qui a Bath per trascorrere un’estate indimenticabile?»
Senza aspettare la risposta, la prese sottobraccio e la accompagnò davanti ad una imperiale coppa d’argento decorata, dentro vi erano litri di punch e un domestico che li serviva in calici di cristallo. Sollevò il volto di Ashley e le sussurrò poche parole, così sensuali da inondarle i sensi. «Se questa notte dovessi confondermi tra le stanze di Anson House, e ritrovarmi nel vostro letto ubriaco, non me ne andrei come ho fatto a Winchester.» Era dannatamente serio e le gambe di Ashley tremarono per l’emozione.
Le passò un bicchiere di punch e le sorrise. «E voi, cosa ne pensate Ashley Sullivan?»
Le mancò il respiro.
«Dovrei andarmene o restare?» incalzò l’uomo.
«Siete un gentleman, milord. Converrete con me che ve ne dovreste andare.» Glielo disse con un filo di voce, mentre i brividi dell’alcol mescolati alle sensazioni audaci della conversazione, le accelerarono i battiti del cuore.
James stava aggiungendo qualcosa e il suo sguardo profondo era ancora dedicato a miss Sullivan, quando un uomo lo chiamò. «Lord Anson, sarete lieto di sapere che miss Ridley ha appena fatto il suo ingresso in questa splendida dimora.»
Il marchese si voltò e accolse il conoscente con un contegno diverso da quello che le stava riservando. «È un piacere apprendere questa notizia, lord Ridley. Raggiungerò vostra sorella per un ballo, appena terminerò di intrattenere la nostra ospite. Conoscete miss Ashley Sullivan, dall’Hampshire?»
«Sono molti anni che non passo da quelle parti, preferisco restarmene tra le comode dimore di Londra» sorrise e si inchinò, accorgendosi in quel momento del fascino di Ashley, con l’abito rosso scuro e una scintillante collana di rubini che brillava sulla pelle opalescente. Percepiva una intima confidenza tra i due, come se si fossero appena scambiati dei segreti. La ragazza aveva ancora le guance arrossate, e James Anson la osservava ammaliato.
«Vi presento Henry Ridley, lord del Devonshire.»
«È un onore» cinguettò Ashley, cercando di dimostrarsi all’altezza. Le sembrò di trovarsi sopra un palcoscenico a recitare, i modi di Ridley erano così affettati da renderlo ridicolo. Era un trentenne dai capelli rossi, abbastanza alto da competere con milord, sebbene più robusto e con dei lineamenti meno attraenti. I pantaloni, indumento che ultimamente attirava molto lo sguardo di Ashley, non gli stavano perfetti, come modellavano invece il corpo statuario del suo illustre ospite.
«Dovreste fare la conoscenza di miss Ridley, mia sorella. Era così impaziente di presentarsi alla migliore amica di miss Anson, dal vostro arrivo a Bath. Ha sentito parole lusinghevoli su di voi, anche se i baroni di Worcester non frequentano abbastanza Londra da poterli annoverare tra le nostre conoscenze. E voi ne siete una lontana parente, non è così?»
Ad Ashley non sfuggì il tono superbo con cui le parlò. «Sono legati a mia madre, milord, e non li frequento da alcune stagioni. C’è stato un tempo in cui venivo spesso a Londra, prima che si ammalasse mio padre.»
«Lord Ridley, vostra sorella aspetta il marchese di Stafford, per una danza.» Parlò un valletto di lady Berry, apparso all’improvviso. Ashley gliene fu grata, aveva tutte le intenzioni di fuggire da quella morsa, le domande di Henry Ridley per umiliarla e il silenzio gelido di James.
«Riferite a miss Ridley che sto per raggiungerla.» James Anson si inchinò, e se ne andò, seguito dal lord del Devonshire.
Ashley finì il suo punch, l’alcol le aveva stuzzicato le membra e si sentiva così leggera da sorridere a qualsiasi uomo le riservasse uno sguardo ammirato. Decise di tornare da Emily, stava piacevolmente conversando con i suoi lords preferiti, Eduard Eliot e Victor Collins, mentre una graziosa voce femminile la trattenne.
«Miss Sullivan, è un piacere incontrarvi ospite di lady Berry.»
Ashley si inchinò davanti ad una delle sorelle di lord Collins. «Sono onorata di rivedervi, miss Collins. Vostro fratello si sta intrattenendo con miss Anson e lord Eliot, e a quanto pare si stanno divertendo molto. Ho intenzione di raggiungerli, mi accompagnerete?»
Fino a quel momento il punch era stato un prezioso alleato, in condizioni diverse la timidezza le avrebbe impedito di sciogliersi, doveva invece ringraziare milord e la sua proposta di iniziare la serata con una bevanda alcolica.
«Oh certamente, miss Sullivan. Lord Collins ha la virtù di conversare come nessuno, e i suoi argomenti sono così interessanti che a volte mi siedo accanto a lui per apprendere di qualsiasi materia. Siete a conoscenza dei suoi studi in medicina?»
Ashley la guardò, Isabel era così simile al fratello da risultare graziosa. «È una scienza molto attraente» disse, consapevole di avere gli occhi di Victor Collins posati sul petto, appena sotto la collana di rubini.
«Dovreste venire a prendere un tè dai Collins nei prossimi giorni, miss Sullivan. Accompagnata da miss Anson, si intende. Credo che potreste trascorrere un pomeriggio piacevole in compagnia dei miei fratelli. Ed è così divertente, fare nuove amicizie. Qui a Bath conosciamo ormai ogni famiglia e diventa noiosa un’intera estate, senza la vita di Londra. E poi a Londra abita un lord molto interessante, si chiama...» Isabel Collins iniziò a raccontarle i suoi tormenti del cuore e rubò Ashley all’amica quella sera; Emily non se ne dispiacque affatto, era così presa dalla conversazione con Eduard Eliot da concedersi che pochi balli e diverse coppe di punch.
Alla fine della serata Ashley si staccò da Isabel per concedere una danza ad Arthur, barone di Aylmen, nel momento in cui James Anson ballava con una splendida ragazza dai capelli rossi, Caroline Louise Ridley, come le disse il suo istinto. Una fitta di gelosia la pervase, era davvero troppo bella per competere con lei nel cuore di milord, abbassò lo sguardo per non ferirsi e si concentrò sui passi, avrebbe avuto tutta la notte per pensarci.
Appena terminato di danzare con lord Aylmen, Ashley restò sola e si riposò su una poltroncina.
«Siete ospite degli Anson per tutta l’estate?» La voce maschile apparteneva ad un soggetto molto interessante e lei si alzò in uno scatto.
«È così, lord Collins. Sono ospite del marchese di Stafford, per trascorrere l’estate.»
«Mia sorella, vi ha esteso un invito per un tè nei prossimi giorni?»
Il volto le si illuminò e in quel momento scintillarono anche i rubini, alla luce tremula del candelabro. «Ne sarei onorata, milord.»
L’uomo si portò alle labbra le dita fredde di Ashley e si inchinò per congedarsi; James Anson in quel momento accompagnò Caroline a conversare con sua sorella, e cercò miss Sullivan con lo sguardo. La vide sola, ai margini della sala da ballo. Prese un sigaro da un vassoio, e se lo posò tra le labbra, ammirandola in silenzio.
Ashley inconsapevole, sollevò gli occhi su di lui e si sentì sciogliere il cuore nel petto. La notte era ancora lunga e se la sarebbe giocata allo sguardo più seducente. Era lì per trovarsi un pretendente, chiunque poteva interessarle.

«È stata una serata magnifica» commentò Emily qualche ora più tardi, all’alba. Erano in carrozza, di ritorno verso Anson House quando i primi bagliori nel cielo si stavano accennando; Ashley era persa con lo sguardo fuori dal finestrino, per non dovere osservare milord, che con la camicia allentata e la giacca aperta le infondeva sensazioni ardenti.
Nessuno dei due parlò, tanto miss Anson sembrava non essersi accorta della tensione tra loro; era così entusiasta del ballo da ricordare soltanto la conversazione con i suoi lords.
Il cocchiere fermò la carrozza davanti all’ingresso del palazzo, restò immobile finché le guardie aprirono il portone e la condusse nel cortile interno. James prese l’orologio dal taschino e divenne pensieroso. Aprì il portellino e si rivolse a Carly. «Fate scendere miss Anson e miss Sullivan, poi lasciatemi alle scuderie. Vado a cavalcare sulle rive dell’Avon.»
«James!» si preoccupò Emily, «a quest’ora potrebbero uccidervi i malviventi!»
«Siate tranquilla, miss Anson. Non provenite da una dinastia di idioti.»
La sorella non parve affatto distesa al pensiero che uscisse a cavallo alle prime luci dell’alba, ma non poté che restarsene in silenzio mentre il marchese aspettò che i domestici venissero ad accoglierle, poi si abbandonò sul sedile della vettura, il volto di Ashley impressionato nella mente. Aveva bevuto diversi punch, l’aveva sorvegliata tutta la sera senza che lei se ne accorgesse e queste erano state le sue mosse. Una lunga conversazione con Isabel Collins, un ballo con Arthur Aylmen, e poche parole scambiate con lord Collins. Doveva stare in guardia, miss Sullivan aveva fascino e semplicità, doti che qualsiasi uomo trovava apprezzabili, e aveva scelto Bath con l’unica ambizione di conquistarsi un marito.
Carly fermò la vettura alle scuderie, e la lasciò agli stallieri per ripulirla dalla polvere. James si inorgogliva quando gli stemmi degli Anson rilucevano sui fianchi della carrozza sotto il sole. Andò a prendersi un cavallo dal manto scuro, e la criniera folta mentre un garzone sistemò la sella sul destriero e portò i suoi stivali, erano sporchi di terra e James se ne compiacque. Indossava ancora gli abiti della serata e desiderava soltanto liberarsi dei ricordi, dell’abito rosso di Ashley Sullivan e dei capelli rossi di Caroline Louise Ridley. Prese le redini, si issò sulle staffe e lo cavalcò, inconsapevole che gli occhi di Ashley lo stavano osservando dalla finestra, un sentimento contrastante. La ragazza richiuse le tende e si spogliò con l’aiuto di Britney, poi presa dalla stanchezza sprofondò tra i guanciali.

L’indomani la svegliò la cameriera, quando il sole del pomeriggio era già basso. A Southampton non era abituata a rientrare così tardi, dopo avere trascorso una serata danzante, neppure quando era stata a Londra dai parenti di Worcester. Si alzò indolenzita, aveva bevuto troppo punch e avvertiva una forte emicrania. «Scusatevi con il marchese e con miss Anson, sono impresentabile.»
«Il vostro abito profuma di bevanda alcolica, miss Sullivan. Non avrete esagerato, con le coppe?» Britney era di buonumore, al contrario di Ashley che desiderava soltanto liberarsi lo stomaco dai miscugli alcolici della notte. L’assalì una nausea improvvisa, e si piegò sul catino. Era alla prima esperienza con le dosi di punch, e pensò che non avrebbe più esagerato.
Britney restò distante, miss Sullivan stava vomitando e lei trovò la scena quasi divertente, non fosse stato che in quel momento bussò Emily alla porta.
«Ashley…state bene?» Vide l’amica china, con il volto pallido ed entrò senza attendere il consenso. Lord Anson restò fuori dalla porta, aveva chiesto alla sorella notizie sulla loro ospite, essendo trascorse troppe ore dal rientro ad Anson House.
Emily si prese la testa tra le mani. «Deve avere bevuto troppo» sussurrò, confidava che James non se ne fosse accorto, invece lo vide entrare, e si sentì sprofondare dalla vergogna.
«Miss Sullivan non si sente bene» disse miss Anson, difendendo l’amica, era ancora piegata sul catino e il colorito delle guance ancora pallido.
«Me ne sono accorto, Emily. Uscite dalla stanza, finché non si sarà ripresa. Resterà Britney con lei.» James aveva un tono serio e si allontanò subito dalla stanza, mentre Ashley desiderava tornarsene a letto, e non vedere più nessuno. La scena doveva essere stata imbarazzante anche per milord, considerò tra sé e sé, appena si sentì meglio; James Anson aveva assistito ai conati di vomito della sua ospite ed era stato oltremodo umiliante. Tornò tra le lenzuola, con gli occhi lucidi e Britney restò in silenzio, accanto a lei.
«Mi dispiace per la vostra salute» commentò, sollevandole i cuscini perché fosse più comoda.
«Sono stata una sconsiderata» ammise, «milord avrebbe il diritto di farmi tornare da mia madre, a Southampton.»
«Non dite sciocchezze» cercò di consolarla la cameriera, «avete solo esagerato un po' con il punch. Ieri sera eravate un incanto, e sono certa che abbiate danzato fino all’alba.» Ashley ripensò all’invito dei Collins e sorrise.
«Ho ricevuto soltanto un invito al ballo, un vedovo conoscente di lord Anson. E un invito per un tè nei prossimi giorni, ospite dei Collins.»
«È una splendida notizia!» si rallegrò Britney, «il padrone è rimasto freddo per tutto il tempo?»
«Ha trascorso la serata con miss Ridley» tagliò corto Ashley. Preferì tacere gli sguardi profondi di James e la disdicevole conversazione al primo punch.
«Avete scoperto qualcosa sul ballo degli Anson? Tra i domestici non si parla d’altro, del prossimo fidanzamento del marchese di Stafford, prima della sua partenza per l’isola di Malta.»
Ashley si irrigidì nel letto, non aveva in realtà una risposta da darle e temeva con tutto il cuore che il ballo fosse l’evento tanto atteso dell’annuncio del fidanzamento tra i due. Chiese a Britney di lasciarla sola, invocando la scusa del mal di testa e finse di chiudere gli occhi, poi si lasciò andare alle lacrime. Si sentiva immatura, inadeguata alla profonda serietà di James; lei era a Bath per cercare un matrimonio, lord Anson era in partenza per una colonia inglese, dove avrebbe reso onore come diplomatico a servizio della corona.
Guardò oltre le finestre, il sole stava tramontando e il suo ospite doveva ancora trovarsi ad Anson House. Si asciugò i segni del pianto e si alzò anche se controvoglia, intenzionata ad incontrare milord, per porgergli le scuse. Era la seconda volta in pochi giorni che doveva abbassarsi davanti a milord e confidò nella buona riuscita del suo proposito. Se fosse stato benevolo non l’avrebbe costretta a lasciare la dimora. E se invece l’avesse cacciata da Bath?

© 2018 Sarah Mathilde Callaway
© 2018 HarperCollins Italia S.p.A., Milano

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