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Una scandalosa estate a Bath

di Sarah Mathilde Callaway

Inghilterra, Bath, 1815.

Appena Ashley Sullivan riceve la lettera con l'invito a trascorrere l'estate a Bath, ospite della sua più cara amica Emily Anson, inizia a sognare ad occhi aperti. La lussuosa dimora di Anson House, tra balli, ricevimenti e passeggiate in carrozza potrebbe essere l'occasione per conoscere un pretendente.

Sembra però che il marchese di Stafford, fratello maggiore di Emily, abbia tutte le intenzioni di impedire a Victor Collins di concederle un ballo ufficiale. Ha scoperto infatti che Emily è innamorata dello stesso gentleman ed è disposto a qualsiasi cosa pur di alleviare il cuore tormentato della sorella. Può davvero uno scandalo, raggirare il destino?

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lettura da 26 minuti

CAPITOLO 6

Il domestico l’accompagnò fino alla sala da pranzo e se ne andò, lasciandola sola con il marchese. Ashley lo vide allontanarsi e gli rivolse uno sguardo preoccupato; avrebbe supplicato il maggiordomo di restare, per non condividere il silenzio gelido di milord.
James era appoggiato al camino, un bicchierino di sherry tra le mani. Doveva essere il suo liquore preferito, meditò lei fissando le mani venose e ricordando il resto del corpo. Appena l’uomo le parlò abbassò subito la vista, per non arrossire. Possibile che una sola occhiata fosse sufficiente a insinuarle nella testa pensieri voluttuosi?
«Ho chiesto a miss Anson di raggiungerci più tardi al pianoforte. Vorrei parlare un po' con voi, se lo permettete.» La voce di milord le accarezzava i sensi, seppure freddo nelle parole, l’intonazione ammaliava, come un incanto.
«Vi devo le mie scuse, non avrei dovuto scrivere quella risposta» confidò Ashley, le sue intenzioni vacillavano da quando aveva consegnato il messaggio, non poteva permettersi simili provocazioni con lord Anson.
«Mi avete incuriosito, lo ammetto» dichiarò invece lui, senza calore. «Solo che non potete evitare di essere puntuale e assurgere la scusa di volervi presentare a tavola più bella. La vanità è meno importante della puntualità, miss Sullivan.»
«Come avrete inteso» disse Ashley, con un filo di voce, «a Southampton ho ricevuto un’educazione meno rigida di quanto possiate sperare. Se non mi ritenete all’altezza di vostra sorella posso anche andarmene, solo che ne soffrirei molto per l’amicizia che mi unisce a Emily.»
«Eravate piuttosto sicura di voi quando avete scritto quel biglietto e adesso sembrate intimorita, per quale ragione?»
Rigirava il bicchierino tra le mani, mescolando il liquore rossastro e creandole disagio.
«Per la vostra presenza milord.»
James la fissò e trangugiò il liquido in un sorso. «Vi intimoriscono i miei modi?»
«È per il vostro titolo, troppo distante dalle origini dei Sullivan» ammise lei, un po' turbata.
«Temete di perdere la stagione a Bath?» la provocò milord, gli occhi simili alla tempesta.
Ashley si ritrasse come indifesa, il marchese di Stafford era l’ultima persona che aveva la forza di combattere. «Sento che provate fastidio, soltanto a guardarmi.» Sollevò uno sguardo verso di lui, stropicciando le mani sull’abito. «Per i miei capelli, per il mio cognome, per l’amicizia con vostra sorella che non si addice al vostro rango.»
Lord Anson restò in silenzio, Ashley Sullivan aveva centrato il bersaglio; la detestava da tempo, pur cercando di comportarsi educatamente. Aveva l’istinto di insultarla per quei capelli dorati che gli provocavano una fastidiosa lacrimazione alla vista oltre che renderla vanitosa. Non aveva davanti una sprovveduta, e le notizie che aveva appreso sui Sullivan non mentivano la realtà; era a Bath solo per conquistarsi un uomo, con titolo e ricchezze.
«Come vi ho già detto, mi aspetto che siate docile e rendiate onore alla mia ospitalità. Diversamente ve ne tornerete a Southampton, prima che sia finita la stagione.» Le si avvicinò, ed Ashley avvertì un brivido percorrerle le membra. C’era poco da stare tranquilla con un ospite simile, si sentiva imprigionata ad Anson House, quando voleva la libertà di conquistarsi un pretendente.
«Adesso potete accomodarvi a tavola» ordinò James, lo sguardo penetrante.
Ashley si inchinò e andò a sedersi di fronte al marchese, il tempo delle portate diveniva un supplizio senza la presenza di Emily a spezzare il silenzio. Lasciò a lord Anson il compito di rivolgerle la parola, doveva ritenerla una fanciulla sprovveduta e priva delle virtù necessarie all’ingresso in società.
«Avete conosciuto lady Berry?» si interessò James, mentre il cameriere gli versava del vino rosso tra una portata e l’altra.
«È una donna piacevole» commentò Ashley, sollevando uno sguardo da sopra il bicchiere.
«Ed ha una singolare predilezione per le chiacchiere» sentenziò lui, ricambiando l’opinione. «Se cerca l’amicizia per carpirvi notizie sulla famiglia Anson, dimenticavi di quanto succede tra le mura di questo palazzo. È una donna perfida miss Sullivan, proteggetevi dalle sue menzogne.»
Ashley annuì silenziosa, a lei non sembrava poi così male lady Berry, preferì però non aggiungere altro; restò nell’attesa trepidante che terminasse il pranzo della sera, desiderava soltanto raggiungere Emily nella sala del pianoforte e mettersi a suonare per distrarsi dalle insidie di Bath.
«Quali arti vi sono state insegnate, miss Sullivan? Avete imparato la musica oltre…la danza?»
James Anson sembrava interessarsi alla sua educazione più di quanto sperasse.
«Il pianoforte, milord. Le lezioni di ballo e poi la poesia.»
«La poesia?» l’attaccò, stupito. «Quale insegnante ritiene opportuno approfondire questo genere di letteratura?»
«Mio padre» ammise lei candidamente, ricordando le lunghe ore passate a conversare di poeti inglesi e stranieri. «Era un commerciante di stoffe, come sapete. Dei paesi che visitava mi raccontava ogni usanza, era così appassionato alla cultura da insegnarmi la libertà di pensiero.»
«Libertà di pensiero» echeggiò la voce inorridita di lord Anson. «Sono parole forti per una fanciulla che frequenta mia sorella.»
«Non fraintendetemi milord» si affrettò a giustificare lei, «non condividerò i miei pensieri con miss Anson. Emily è troppo dolce e legata al vostro cognome per parlarle di simili sciocchezze. Perché riterrete così anche voi, che la libertà in una società dove esistono soltanto regole e pregiudizi sia soltanto una sciocca illusione.»
«Quello che penso a proposito dell’argomento non deve interessarvi» tagliò corto lui. «Come sapete sono un uomo di legge, consapevole più di ogni altro che il comportamento ha una regola da rispettare, se vivessimo liberi da ogni costrizione non esisterebbe la società.»
Sembrava irritato ed Ashley si sentì ancora una volta sull’orlo della sconvenienza. Non toccò neppure il resto del pranzo e attese impaziente che il marchese si alzasse da tavola, disquisendo su notizie più leggere; non passò troppo tempo che lord Anson esaudì il suo desiderio, chiamò un domestico e la fece accompagnare da Emily.
Ashley raggiunse l’amica nella sala del pianoforte e sorrise, il suono dello strumento le rallegrò l’animo, si avvertivano le note echeggiare già dal lungo corridoio del palazzo e si deliziò di quel momento; poteva trascorrere del tempo con miss Anson, senza la presenza ingombrante di milord a renderla inquieta. Che pessimo carattere! Pensò tra sé e sé entrando nell’ampio stanzone affrescato, dove alleggiava un profumo di rose appena raccolte. Emily smise di suonare e le andò incontro.
«Oh Ashley, ero così preoccupata per quello che doveva dirvi mio fratello, da non riuscire a concentrarmi. Si è arrabbiato per il nostro pomeriggio alla Pump Room?»
«Tutt’altro» la rassicurò l’altra, «voleva sincerarsi che sappia suonare il pianoforte.»
«Crede forse che non apprezziate la musica?» si adombrò Emily. «Quando parte per i suoi lunghi viaggi nelle Colonie mi sento perduta senza di lui, eppure ad Anson House diviene insopportabile! Ha dei modi scortesi, non trovate?»
«È un uomo intelligente e rende le sue conoscenze a servizio della Corona.» Ashley scese a compromessi con sé stessa, non volle ammettere quanto lo trovava detestabile. «Potrebbe trascorrere la vita ad oziare invece che andarsene in giro per il mondo a risolvere questioni diplomatiche» mentì stringendo i denti, «ha modi raffinati ed è un ospite premuroso.»
«Ne parlate come nessuna donna in questa casa» si stupì l’amica. «Mi rende felice il pensiero che possa nascere un’amicizia tra voi, sarebbe un peccato che non andaste tanto d’accordo.»
Ashley si sentì intrappolata tra l’entusiasmo di Emily e la realtà, si distrasse così dal dilemma, chiedendole il permesso di suonare qualcosa. «Che brano volete sentire?» Si accomodò al piano, allisciando le gonne gonfie.
«James mi ha procurato lo spartito di un compositore polacco molto apprezzato in Europa. Lo conoscete Karol Kurpiński?»
«Adoro Kurpiński» intervenne lord Anson, raggiungendole alle spalle.
Ashley si alzò all’improvviso, voleva lasciargli il posto ma lui la trattenne. «Vi prego di suonare, miss Sullivan. Stanno arrivando degli ospiti, saranno lieti di intrattenersi con la vostra musica.»
Il volto di Emily si imporporò all’improvviso. «È qualcuna delle vostre amicizie, qui a Bath?»
«Avrete l’onore di conoscere lord Collins e lord Eliot, accompagnati dal barone di Dudley.»
Ashley notò l’imbarazzo dell’amica e se ne chiese la ragione.
«Se l’avessi saputo, avrei chiesto a Mr.s. Foster di farmi indossare un abito migliore» commentò infatti Emily.
Tra loro doveva esserci l’uomo che le aveva rubato i battiti del cuore, meditò Ashley tra sé, vaneggiando sui nobili cognomi.
«È un invito per soli uomini, miss Anson» le freddò lui, «passeranno però dal salone del pianoforte per raggiungere la sala dei sigari, sarò quindi costretto a presentarvi.»
Ashley sentiva gli occhi del marchese su di sé e confidava che la luce fioca delle candele le rendesse i capelli meno luminosi, per non infastidire la vista di milord. Respirò a fondo e cercò di concentrarsi sulla composizione, le mani le tremavano sulla tastiera d’avorio e il petto le si stringeva.
Le prime note risuonarono timidamente tra le pareti, poi le dita si scaldarono e dimenticò di trovarsi lì; interpretò lo sparito con passione, inconsapevole di avere sollevato l’interesse di un uomo in particolare che era giunto da poco nella sala e che la elogiò appena terminata l’esecuzione.
«Siete una musicista eccellente» disse la voce sconosciuta alle sue spalle.
Ashley si voltò e perse un respiro. Si ritrovò davanti l’affascinante gentiluomo che aveva ammirato quel pomeriggio alla Pump Room, indossava abiti diversi ma era così attraente da incatenarle lo sguardo.
«Vi presento mia sorella, miss Anson» intervenne subito James, riportando l’interesse verso Emily. «E la nostra ospite qui a Bath, miss Ashley Sullivan.»
Ashley si inchinò ai tre uomini che baciarono la mano di Emily e poi la sua.
«Lord Victor Collins, lord Eduard Eliot e il barone di Dudley» li introdusse il padrone di casa, mentre lei non perse un istante per osservarli. I due lord erano diversamente attraenti, l’uno con capelli scuri e occhi castani, l’altro con una capigliatura così rossiccia che poteva essere l’erede di uno scozzese; il barone era il meno interessante, aveva dei lineamenti marcati che nascondeva dietro una folta barba e uno sguardo freddo.
«Siete parente dei baroni Beauchamp di Worcester» azzardò lord Collins. «Le mie sorelle hanno avuto il privilegio di fare la vostra conoscenza nel pomeriggio.»
«Sì, sono i cugini di mia madre» rispose Ashley, inconsapevole fino a quel momento del legame di sangue tra Isabel ed Eleonor e lord Collins.
«Il rum migliore d’America ci attende, signori.» James spezzò l’intesa tra i due e invitò gli ospiti a spostarsi nella sala dei sigari, era annoiato dalle conversazioni inutili, pensava che esistesse soltanto un interesse comune tra individui di sesso diverso, ovvero un letto. Il resto del corteggiamento, se non era qualcosa di ufficiale, rappresentava una perdita di tempo senza un’alcova.
«Avremo l’onore di rivederci» si congedò lord Collins, mentre Emily era così rossa da imbarazzare perfino l’amica.
«Che vi dicevo, non è splendido restare a Bath?» le disse, appena restarono sole.
«E questo è solo il mio primo giorno!» commentò l’altra, entusiasta. «Credo che non riuscirò a prendere sonno, Emily!»
«Avete notato gli occhi verdi di lord Eliot, ricordano le praterie del Somerset!»
«È davvero un bell’uomo, come del resto lo è lord Collins.»
«Sono entrambi molto affascinanti. Non trovate che anche il barone di Dudley abbia dei modi raffinati?» Emily la prese sottobraccio e si raccontarono ogni segreto, fino alla porta della camera.
«Ci vediamo domani mattina, Ashley.»
«Cercate di dormire, Emily» le consigliò poi, sapendo che neppure lei avrebbe preso sonno tanto facilmente; il baciamano di un lord provocava la sensazione di una carezza ardente, con un po' di immaginazione in più.
Miss Anson aveva l’espressione radiosa, poche stanze le dividevano ed era così leggera che si congedò senza inchino, dimentica delle buone regole del ton.
Ashley sorrise tra sé e sé e si richiuse a sua volta dentro la stanza, Britney era seduta accanto alla finestra ad aspettarla. «Non preoccupatevi per me, potete andarvene a dormire» le intimò, osservando il volto stanco della cameriera.
«Devo aiutarvi con l’abito. E poi non mi sono annoiata, ho trascorso il tempo a guardare l’arrivo degli ospiti di James Anson.»
La curiosità di Britney la divertì.
«È affascinante, lord Collins? A vederlo da quassù sembra più alto delle statue che si elevano in giardino.»
Ashley arrossì. «Sì, è piuttosto alto con dei lineamenti raffinati…un bell’uomo. Non sapevo fosse parente delle nipoti di lady Berry.»
«I ricchi si imparentano con i ricchi» commentò la cameriera, invitando Ashley alla specchiera per spazzolarle i capelli. «Vedrete più opulenza in questi mesi qui a Bath, che in tutta la vostra vita. Gli Anson frequentano soltanto nobili dai patrimoni immensi, non vi accadrà di porgere la mano ad uno stalliere.»
«Credo che lord Anson sia molto lontano dai modi gentili dei suoi ospiti, ma voi conoscete il padrone di questo palazzo meglio di me e per la verità vi chiedo se è davvero tanto ruvido come appare.»
«Anche peggio» sussurrò Britney, «spero solo che se prenderà moglie diverrà più mansueto, anche se ne dubito. Ha un carattere troppo orgoglioso per ammorbidirsi, in nome dell’amore.»
La risatina di Ashley risuonò da dietro il paravento dove si era nascosta, per togliere l’abito. «Sempre che la futura moglie non sia peggiore del marchese.»
«Se possiede un caratteraccio, il padre riesce a mascherarlo molto bene. Nessuno, a parte i domestici dei Ridley, parla di quanto sia pretenziosa la ragazza.»
«Se la merita» commentò Ashley sprezzante; da quando milord l’aveva informata che l’ospitalità degli Anson le era concessa soltanto per apprendere i segreti amorosi della sorella, detestava il marchese e la sua donna più bella di Londra.
Più tardi terminò il cambio degli indumenti, indossò la camiciola di cotone poi congedò Britney prima di mettersi a letto. C’era un’ultima candela a bruciare sopra il comodino, Ashley la soffiò e restò a guardare il soffitto buio ad occhi aperti, aveva molti pensieri che l’attendevano tra le lenzuola; ricordò il caldo corpo di James con il volto di lord Collins. Le immagini erano così audaci da provocarle sensazioni infuocate tra le cosce, passò una mano sul seno e avvertì il turgore dei capezzoli eretti. E se qualcuno tra quei nobili li avesse tenuti tra le labbra? La castità di Ashley cominciò a vacillare, era tutto troppo eccitante per pensare a qualcosa di razionale. Cercò il bicchiere d’acqua e si bagnò le dita posandosele sulle labbra. L’umidità del liquido era come fuoco sulla cenere, passò sopra la lingua, immaginandosi il bacio di un uomo; nessuno le aveva mai sfiorato le labbra eppure i racconti delle sue cugine sposate erano stati tutt’altro che puritani, quando aveva chiesto loro il segreto per baciare. Le avevano raccontato il modo, ma non la sensazione perché quella, a detta loro, era troppo peccaminosa da descrivere. Bastava socchiudere la bocca, lasciare che la lingua entrasse nella cavità delle labbra e sciogliersi nel bacio…
«Ashley! Ashley!» la voce di Emily la destò dal sogno molte ore dopo. Era un torpore caldo, in cui rivedeva il volto di lord Collins sovrapporsi a quello di James Anson. Per quanto fosse rimasta affascinata dalle nuove conoscenze esisteva quel legame sottile che la conduceva al padrone della dimora, simile ad un segreto inconfessabile: la lezione di ballo, nella dimora degli Anson a Londra.
Si alzò dal letto per andare ad aprire e le apparve l’amica già pronta, uno splendido abito colore ocra e i boccoli perfettamente acconciati.
«Cominciavo a preoccuparmi» le disse a bassa voce, ancora ferma sulla porta. «È molto tardi e abbiamo ricevuto un invito da lady Berry!»
Come si fosse svegliata con dell’acqua gelida, Ashley sentì un brivido che la percorse. «È una splendida notizia, Emily! Cosa aspetti ad entrare?» Si fece da parte, mentre l’amica chiamò un domestico in corridoio.
«Miss Sullivan si è svegliata, avvertite Britney che venga a vestirla.» Entrò in camera e andò verso la finestra, trascinandosela dietro. «Sapevo che avreste gradito l’invito, ed ero così eccitata al pensiero di informarvene che appena la cameriera è arrivata con la posta vi sarei venuta a svegliare subito, ma sono stata fermata da milord; mio fratello mi ha impedito di disturbarvi, ha detto che è stato un viaggio troppo faticoso e ci vorranno giorni per riprendervi dalla stanchezza.»
«Sono così felice Emily, che mi sarei alzata all’alba, se solo avessi conosciuto il contenuto di quella lettera!»
«È meraviglioso, Ashley! Una serata dai Berry, con lord Collins, lord Eliot e…mio fratello.»
Il sorriso dell’amica si irrigidì. Sarebbe stato presente anche James, e non poté che rammaricarsene. L’avrebbe tenuta sotto il suo sguardo attento, come non le procurasse già abbastanza tormento la sola presenza.
«Non siete entusiasta che partecipi anche il marchese?»
«Oh sì!» mentì lei, «sarà una piacevole compagnia, solo che non si sentirà libero di trascorrere una serata piacevole, con miss Sullivan a rubargli la sorella.»
«Non pensatelo neppure!» obiettò Emily, convinta. «Ha voluto che foste ospite a Bath, come potrebbe cambiare opinione su di voi?»
Ashley ritrattò tra sé, James Anson aveva già cambiato opinione su di lei, e non perdeva occasione di ricordarglielo. Per fortuna in quel momento arrivò Britney e fu grata alla presenza della cameriera che le evitò una risposta imbarazzante.
«C’è un sole così caldo che verrà servita la colazione in giardino» disse Emily, «appena siete pronta fatevi accompagnare da un domestico.» Si congedò con un inchino e le lasciò sole.
«Vi hanno lasciato dormire fino a tardi» commentò Britney, aiutandola a togliere la camicia da notte.
«Non è così diverso dalle abitudini a Southampton, nella casa del mio defunto padre.»
«Qui invece è molto rigido, il marchese di Stafford pretende che nessuno si alzi più tardi delle sette, lui dorme poche ore per notte.»
«Per quale ragione è così poco incline al riposo?»
«È convinto che un titolo nobiliare, senza una buona dose di impegno nella conduzione degli affari, possano impoverire il patrimonio. A volte si alza prima dei domestici ed è così imbarazzante per loro trovarsi il padrone già in piedi, quando i camini devono ancora essere accesi.»
«Sembra un assennato» rifletté Ashley ad alta voce, «come potrebbe perdere tutte le sue fortune se dormisse qualche ora in più?»
«Inutile entrare nella testa di un lord» ridacchiò Britney, «sarebbe meglio entrare nei suoi pantaloni per farlo ragionare.»
Ashley la fissò dallo specchio, le guance arrossite. La cameriera era perspicace, intuì che sarebbe stata ben lieta di condividere con un lord qualsiasi una stanza da letto. Non che Ashley fosse a conoscenza fino in fondo di quello che poteva avvenire tra un uomo ed una donna, ma quanto successo nel tragitto per raggiungere la dimora del barone di St. John era stato già bastevole per il tormento dei sensi, senza immaginarsi oltre. Per farle sentire la pistola sotto i pantaloni, lord Anson l’aveva obbligata a toccargli il basso ventre, fino al punto in cui la peluria diveniva più ispida. E lei ora non poteva nulla contro quelle sensazioni audaci che avevano fatto germogliare il fiore della lussuria. Come petali, che si aprivano nel fulcro più segreto dei suoi sensi per aprirla alla misteriosa sensualità.
Inconsapevole dei suoi pensieri Britney scelse un abito sobrio, colore avorio e lo accostò al suo viso. «Questo fa risaltare la vostra carnagione» disse, osservandola assorta.
«Raccoglietemi i capelli» la supplicò l’altra, «sono troppo biondi per la vista di milord.»
La cameriera appoggiò il vestito e le prese la chioma tra le mani. «Sono troppo seducenti per milord» precisò, chiedendosi quanto fosse ingenua miss Sullivan. Ricambiò infatti il suo sguardo come se le avesse rivelato qualcosa di sorprendente.
«Come potete credere che gli disturbino la vista?» la sfidò Britney, a parole.
«Me l’ha confessato lord Anson e a dire il vero è molto tempo che commenta i miei capelli, come se lo infastidissero. È per una malattia agli occhi, che ha passato in tenera età.»
«Se vi ha detto una simile sciocchezza, voleva prendersi gioco di voi. Vi sembra possibile una simile verità? Oh, certo. Avrà avuto una malattia da bambino, ma come può infastidirgli la vista? È guarito da allora!»
Britney era più astuta di una volpe, se milord ingannava Ashley, non avrebbe attecchito con la cameriera.
Ashley si sentì sprofondare dall’imbarazzo. In verità c’è più di una ragione che me li rende disdicevoli, le aveva confidato a Southampton, prima della partenza. Non poté credere che fosse per qualcosa di più…stuzzicante. Sì, forse i capelli biondi risvegliavano il freddo interesse di milord. Se era ragione di tanto fastidio, li avrebbe tenuti sciolti per provocarlo. Non si trovava a Bath per suscitare sguardi ardenti?
Come le avesse letto negli occhi, Britney prese la spazzola d’argento sopra la petineuse e cominciò a passarla sulla chioma, senza raccoglierla. Le sfiorò il naso con un po' di cipria facendola tossire, e la cosparse di profumo. «Adesso potete indossare l’abito, poi ritoccherò i capelli.»
Ashley sollevò le braccia per farlo passare, era un vestito di seta abbastanza scollato sul petto da chiedersi se fosse adatto ad una colazione in giardino. «C’era qualche vestito più severo, nei miei bauli.»
«Questo può fare al caso vostro. Siete in cerca di un marito, inutile nascondere le grazie sotto un tessuto.»
Esisteva qualcosa di attraente nelle parole di Britney. Ashley sorrise tra sé e sé, la cameriera era brillante, intuiva cosa fosse meglio per prepararsi ad una stagione a Bath più di quanto non arrivasse l’ingenuità di miss Sullivan.
«Siete splendida» commentò, guardandola infine alla specchiera.
«Vi ringrazio, Britney.» Si inchinò, in segno di amicizia e uscì alla ricerca di un domestico. Se qualcuno non l’avesse accompagnata in giardino si sarebbe persa dentro il palazzo, ogni porta sembrava uguale a quella accanto e i corridoi così simili tra loro con i candelabri a braccio e i dipinti alle pareti. Ashley percorse un cunicolo sconosciuto e si fermò davanti ad una tela, in una stanza che sembrava abbandonata da tempo. Era entrata pensando che conducesse al cortile interno, la vide invece per la prima volta, insieme al quadro. Ritraeva una veduta di Bath, sotto uno scrosciante temporale, ed era così simile alla realtà da lasciarla ammutolita. Allungò un dito, per toccare il colore e sincerarsi che fosse soltanto un dipinto, seppure realizzato magnificamente.
La crosta dell’azzurro cupo era ruvida, il pittore aveva reso l’effetto pennellando con passione. Era così presa dalla veduta che non si accorse dei passi dietro di lei, o meglio, li avvertì quando ormai era troppo tardi per ritrarsi.
Il respiro dell’uomo era alle sue spalle, appoggiò le dita su quelle di Ashley, confondendola. «Cosa vi attrae, in questo dipinto?»
La voce di James le colmò il sangue, da renderlo denso. Calda e profonda, come una tazza di tè amaro da gustare in silenzio.
«Le tonalità del paesaggio» mormorò lei, incapace di voltarsi. Le stava spostando le mani sulla tela, impartendole una lezione d’arte e sensualità.
«Seguite il movimento del colore in questo senso» le disse, sfiorandole le dita, «capirete l’animo del pittore, accarezzando le pennellate.»
Ashley restò immobile trangugiando a fatica il respiro e lasciò che guidasse le sue mani, procurandole un’onda di piacere, come se le stesse appoggiando sul suo corpo. Continuò quella danza sulla tela per lunghi istanti, finché Ashley si irrigidì.
James la voltò verso di sé, tentato da qualcosa che non riuscì a definire lui stesso. Dovette premere contro l’istinto di accarezzarle i capelli, come aveva fatto con le sue dita. La curiosità per miss Sullivan era simile a un libro, vi trovava dentro una profonda attrattiva, più la leggeva e più cercava di capirne del suo carattere intenso. Non si era stupito di scorgerla intenta ad osservare il dipinto più suggestivo della collezione di vedute di Bath. Era finita inconsapevole dentro quella stanza, James l’aveva riconosciuta da lontano finché percorreva l’atrio con il suo abito chiaro che le risaltava la pelle opalescente, e aveva seguito i suoi passi per chiederle se si fosse persa. Fino a quando l’aveva vista entrare nella sala dei paesaggi, allora la tentazione di fermarsi a guardarla l’aveva sopraffatto. Lo stuzzicò osservare miss Sullivan immobile, rapita dalla bellezza di un quadro.
«Cercate il giardino e la compagnia di Emily» disse, guardandola negli occhi. Erano abbastanza vicini da scaldarsi con il corpo, e il rossore sulle sue guance lo divertì. Meritava qualche imbarazzo una ragazza altezzosa, eppure gli sembrò così insicura di sé in quel momento da suscitare tenerezza.
«È così milord, temo di essermi persa.»
«Non è colpa vostra, questo palazzo è troppo grande e i domestici sono stati convocati per una questione importante.»
Lo guardò preoccupata, chiedendosi cosa fosse successo.
«È una notizia che non potrà che rallegrarvi» la rassicurò invece lui, «ne ho appena parlato con miss Anson mia sorella, ed è piuttosto entusiasta. Si terrà un ballo ad Anson House, tra poche settimane.»
«Una splendida notizia, milord» commentò rigida, cominciando a temere che fosse il suo ballo di addio a Bath. Era convinta di non piacere affatto al padrone di casa e che la rimandassero presto a Southampton con un ricevimento in suo onore.
I suoi timori però, vennero presto spenti.
«Ho ricevuto una lettera alle prime luci dell’alba, un nuovo incarico per la Corona» proseguì milord, mentre Ashley si guardò attorno; non riusciva a sostenere il profondo sguardo di James, screziato di blu, come l’oceano.
«Come sapete, mi occupo delle Colonie Inglesi a servizio di sua Maestà, ed è urgente la mia presenza nell’isola di Malta. Per l’impero britannico è stata una grandiosa conquista, sulla rotta delle Indie Orientali, collocata tra Gibilterra e l’istmo di Suez, in una posizione geografica vantaggiosa. Vi sono però importanti questioni diplomatiche ancora da trattare, dopo la sconfitta della Francia e la cessione dell’isola agli Inglesi.»
«Siete dunque in partenza, milord?» Gli occhi le divennero lucidi, urtando i pensieri di James.
L’uomo assentì, senza smettere di fissarle le labbra. «Prima di andarmene, devo però occuparmi di una faccenda molto importante per l’avvenire di questa famiglia.»
Ashley pensò che fosse il suo fidanzamento con miss Ridley e una fitta di gelosia le chiuse il petto.
Lui non disse nulla, si intensificò l’attrazione tra loro e sussurrò qualche parola per spezzare il silenzio. «Vi accompagno in giardino» disse, «devo prendermi un cavallo dentro le scuderie. Vi piace cavalcare, miss Sullivan?»
«Preferisco una passeggiata in carrozza, lord Anson.»
«Avrei pensato che foste un’amazzone come poche» commentò lui, accennando ad un sorriso.
«No, vi sbagliate» ricambiò Ashley, sorridente. «È molto più rilassante il landò» mentì. La verità era stata sulla lingua di milord, poco prima. Adorava cavalcare, solo che trovò inopportuno ammetterlo davanti a lui, meglio fingere di preferire abitudini femminili.
«Vi avrei invitato ad una cavalcata, se l’aveste gradito.»
Poteva sembrare un gesto gentile, se solo l’avesse pronunciato con un po' di calore. «La colazione vi attende» disse poi, notando il rossore imbarazzato sulle sue guance. Girò sui tacchi e lei lo seguì tra le stanze immense della dimora fino a raggiungere il cortile interno, il gioiello più prezioso di casa Anson, un magnifico giardinetto colore smeraldo che si estendeva di fronte alle scuderie.
C’era una fontana che zampillava acqua, una dea scolpita nella pietra che sembrò prendere vita, appena Ashley la guardò. Attorno vi erano dei fili di rose, si intrecciavano come collane sulle ringhiere decorate e sopra la tavola imbandita con stoffe e porcellane.
Emily si alzò per andarle incontro, ma lo sguardo del fratello le bastò per raffreddarsi.
«Vi ho portato miss Sullivan» le disse James, «avete rischiato che la nostra ospite si perdesse dentro i saloni» la rimproverò apertamente.
«Mi rincresce» si inchinò Emily, deglutendo il nodo amaro dell’orgoglio. «Confido che abbiate trovato il sentiero che conduce ai giardini, prima di incontrare lord Anson» si rivolse all’amica, un tono sommesso.
«Qui fuori è un incanto!» esclamò invece Ashley, dimenticando l’accaduto. Voleva stemperare la tensione tra loro, non trovò giusto che James se la prendesse con la sorella.
«Questo è il luogo più appartato del palazzo» rimarcò lord Anson, «se siete alla ricerca della solitudine, potrete rifugiarvi qui.»
«State andando dai Ridley?» gli chiese Emily, osservando l’abbigliamento elegante di milord.
«Tornerò nel pomeriggio» rispose vago, senza assecondare la sua curiosità; si inchinò davanti a miss Sullivan e se ne andò, lasciandola in preda al tormento.
Seppure non coltivasse alcun interesse su lord Anson, durante il viaggio da Southampton a Bath aveva conosciuto un aspetto dell’uomo di cui ignorava le origini: un fascino, unico e disarmante. Lo guardò finché si allontanava verso le scuderie, soffermandosi a considerare l’altezza rispetto l’ambiente e sentendosi contorcere dal desiderio che le rivolgesse almeno un sorriso. Più era avaro di confidenza, maggiore diveniva la voglia di approfondire la conversazione. E di averlo accanto.
Ashley si riprese però presto da quei pensieri, semplicemente non poteva permetterseli.
«Il marchese di Stafford ha deciso, darà presto un ballo ad Anson House.» Emily glielo confessò cercando di trattenere il sentimento della felicità, come se fosse una consuetudine aprire la dimora ad un evento così importante.
«Vi ha confidato il perché della sua decisione?» Il tono della voce suonò turbato.
«Credo che sia per annunciare il fidanzamento con miss Ridley. Lo conosco bene, prima del viaggio a Malta vorrà prometterle il suo cuore. È una fanciulla così bella, che ogni gentiluomo potrebbe innamorarsene durante la sua assenza.»
Ogni gentiluomo, escluso James Anson, sperò Ashley tra sé e sé. Poteva anche non ammetterlo ma quali immagini audaci rincorreva la sua mente al pensiero di avere toccato il ventre di milord in un punto così vicino alla virilità, era un segreto inconfessabile.
Ignara di tutto Emily la prese per mano e la accompagnò al tavolo della colazione, per raccontarle ogni dettaglio del ballo. «Il marchese inviterà i lords più conosciuti di Londra, un ricevimento ad Anson House sarà l’occasione più ambita dell’estate a Bath. Ashley?»
Lo sguardo di miss Sullivan era puntato alle scuderie, James era appena uscito sopra un cavallo bianco e fermò l’immagine nella mente come fosse un dipinto. Aveva i capelli illuminati dal sole, gli occhi blu leggermente allungati, così diversi da quelli dei Sullivan che erano grandi e di un azzurro pallido, le mani affusolate che trattenevano le redini; c’era anche qualcosa di sensuale che le rapiva lo sguardo osservandolo, la linea arcuata delle gambe aperte sulla groppa del cavallo, una posa così virile da accendere i pensieri di Ashley.
«Sarà un tormento, Emily. L’attesa per questo ballo mi tormenterà le giornate, qui a Bath» sussurrò, quasi parlando a sé stessa. Almeno dopo quella serata, il marchese di Stafford se ne sarebbe andato dalla sua vita.

© 2018 Sarah Mathilde Callaway
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