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Una scandalosa estate a Bath

di Sarah Mathilde Callaway

Inghilterra, Bath, 1815.

Appena Ashley Sullivan riceve la lettera con l'invito a trascorrere l'estate a Bath, ospite della sua più cara amica Emily Anson, inizia a sognare ad occhi aperti. La lussuosa dimora di Anson House, tra balli, ricevimenti e passeggiate in carrozza potrebbe essere l'occasione per conoscere un pretendente.

Sembra però che il marchese di Stafford, fratello maggiore di Emily, abbia tutte le intenzioni di impedire a Victor Collins di concederle un ballo ufficiale. Ha scoperto infatti che Emily è innamorata dello stesso gentleman ed è disposto a qualsiasi cosa pur di alleviare il cuore tormentato della sorella. Può davvero uno scandalo, raggirare il destino?

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lettura da 33 minuti

CAPITOLO 5

Un sottile raggio di luce penetrò dalla finestra, si posò sulle pietre preziose accanto ad Ashley che scintillarono come una corona di prismi colorati, ma lei non si svegliò. Era così stanca che il sonno l’aveva rapita per lunghe ore e dormiva profondamente, inconsapevole che al piano sotto Emily chiedeva impaziente di lei alle domestiche.
Seduta al tavolo della colazione, miss Anson sobbalzò in quello stesso istante rischiando di rovesciarsi addosso la tazza di tè; ogni qualvolta vedeva qualcuno entrare nella sala della colazione confidava che fosse la sua cara amica ed era pronta ad accoglierla calorosamente, se solo non avesse incontrato gli occhi di suo fratello James a spegnerle l’entusiasmo.
«È stato un viaggio faticoso Emily, miss Sullivan riposerà fino al tramonto» decretò lui, intuendo i suoi pensieri. Trovava detestabile l’attaccamento tra le due ed era oltremodo sconveniente dimostrare così l’affetto in pubblico.
Il volto della sorella si incupì; nulla avrebbe frenato la voglia di rivedere Ashley, neppure il pessimo umore di milord.
«Non riuscirò a trattenere ancora per molto il desiderio di bussare alla sua porta! Ve ne sarete accorto durante il viaggio, Ashley è una così dolce creatura.»
«Il vostro entusiasmo mi porta a credere che semplicemente l’adoriate. È così Emily Anson?»
«È così» ammise sincera.
Nonostante la formalità del titolo, da quando suo fratello era divenuto l’ottavo marchese di Stafford, esisteva un filo di complicità che li legava ed entrambi erano propensi ad andare d’accordo su tutto. O almeno, quasi su tutto. A differenza di sua sorella, lord Anson non provava per la signorina Sullivan la stessa simpatia. Possibile che Emily non capisse quanto si approfittava di lei e delle loro conoscenze per mostrarsi in società?
«Concedetevi una passeggiata in giardino» disse James, «è il modo migliore per trascorrere il tempo.»
Emily era impaziente di chiedergli qualcosa e quello le sembrò il momento opportuno, i domestici giravano nella stanza e non l’avrebbe zittita con una predica. «Se Ashley dovesse svegliarsi prima del tramonto, ci concederete un’uscita alla Pump Room all’ora del tè?
James annuì, pensieroso. Doveva sistemare la sorella prima della partenza per le Colonie e l’ultimo desiderio era che si mettesse nei guai insieme all’amica. «Confido che miss Sullivan sia all’altezza della vostra educazione, Emily. Se la sua compagnia non dovesse portarvi beneficio, tornerà a Southampton con la prima carrozza!»
Le parole sortirono l’effetto desiderato, Emily non si era mai sentita così umiliata, suo fratello sminuiva il carattere della sua più cara amica; non aveva apprezzato l’indole dolce e romantica di miss Sullivan, durante il viaggio? Si congedò con un inchino e finse di nulla, la rabbia le brillava negli occhi però non lasciò però tempo alle lacrime di scendere.
Accolse il consiglio di James e si rifugiò in giardino, passeggiando sotto la finestra di Ashley per scorgere qualcosa oltre le tende, era tutto così silenzioso e immobile che dubitò l’avessero alloggiata nella sua vecchia camera. La voglia di chiacchierare con lei la illuminò, Ashley non poteva neppure immaginare quanto il cuore di Emily palpitasse per trovarsi alla Pump Room prima del tramonto, in quel locale avrebbe rivisto l’uomo dai lineamenti affascinanti che le aveva rubato il sonno da settimane, sebbene i suoi sentimenti fossero così timorosi nei confronti del bel lord che temeva di apparire sciocca. Colpì dei sassolini ai margini dello stagno con la punta della scarpetta e subito le si increspò un sorriso sulle labbra: poteva raccoglierne qualcuno e lanciarlo contro i vetri, per svegliarla.
Prima che il giardiniere potesse scorgerla, ne prese tra le mani alcuni e li scagliò contro la finestra dell’amica, poi restò a guardare.
Ashley in quel momento stava dormendo, la testa appoggiata sul morbido cuscino e gli occhi chiusi. Sognava ancora il dondolio della carrozza dopo avere trascorso lunghe ore in viaggio verso Bath; la destò il rumore di una pioggia battente sui vetri e si preoccupò. Era appena arrivata e già fuori si scatenava un temporale estivo?
Scese dal letto stropicciandosi gli occhi e andò alla finestra. Il cielo era limpido e azzurro, simile al colore delle ortensie, il sole radioso incorniciava il magnifico giardino e una figuretta in abito lilla che cercava di attirare la sua attenzione, agitando le mani.
«Emily!» esclamò, felice. L’istinto le suggerì di raggiungerla subito in giardino, ma qualcosa la fermò; quando si vide riflessa nella specchiera non poté fare altro che sedersi al bordo del letto, sconsolata. Era semplicemente inguardabile ed ospite del marchese di Stafford. Si prese la testa tra le mani e aspettò lunghi minuti, fino a quando qualcuno bussò alla porta.
La speranza non tardò a riaccendersi, doveva essere Mrs. Foster o qualche altra domestica al servizio degli Anson. Ashley andò ad aprire e lasciò che una graziosa cameriera dai modi gentili mettesse piede dentro la stanza.
«Sono a vostra disposizione» le disse, osservando i lunghi capelli dorati di Ashley. «Mrs. Foster ha chiesto di occuparmi di voi qui a Bath e ha ordinato di portare dell’acqua tiepida, vi concederete un bagno profumato prima di raggiungere miss Anson.»
«Sia fatto il volere di Mrs. Foster» commentò Ashley irritata, era così impaziente di rivedere Emily che le sembrò un dispetto posticipare l’incontro per un bagno.
La cameriera tirò la tenda all’angolo della stanza e dietro scoprì una tinozza di legno larga abbastanza da ospitarla comodamente. «Scegliete un abito per il tè alla Pump Room, miss Sullivan» suggerì, prendendo dei teli da un mobiletto.
Gli occhi di Ashley si illuminarono. La mia prima uscita a Bath vaneggiò tra sé e sé, cercando di calmare i battiti. «Sono rimasti chiusi nei bauli da giorni, indosserò quello meno stropicciato!» risolse poi, pensando alle pieghe sulle gonne.
«Non dovete preoccuparvene, li sistemerò nell’armadio e porterò alle lavandaie quelli da stirare con le piastre calde.»
Ashley si avvicinò al baule che conteneva un vestito di seta verde e lo aprì. Per tutto il viaggio aveva custodito le chiavi dentro il corsetto, perché oltre al valore degli abiti era rimasta lì dentro anche la scatolina di gioielli che aveva poi nascosto sotto il cuscino.
«Quest’abito può stare bene soltanto ad una fanciulla esile» commentò la domestica, presentandosi con il nome di Britney. «La vostra fortuna è quella di possedere un corpo minuto che bene si addice a questi colori, miss Sullivan.»
«Pensate che sia adatto al pomeriggio?» Ashley era insicura, non voleva che la sua prima uscita pubblica passasse inosservata.
«È abbastanza coperto» notò, «come predilige l’educazione rigida degli Anson.» L’educazione rigida degli Anson, ripeté lei sconsolata. Se solo la cameriera l’avesse vista indossare il vestito di Winchester, si vergognò di averlo rubato a sua madre eppure doveva mostrarsi audace per attrarre un pretendente.
I domestici entrarono poco dopo portando brocche colme d’acqua tiepida, riempirono la tinozza e uscirono con un inchino.
«Il vostro bagno, miss Sullivan.» Britney la aiutò a togliere la camiciola e il resto degli indumenti ed Ashley mise un piedino dentro la tinozza.
Tirò la tenda dietro di sé e si immerse fino al collo. Nonostante la sensazione benefica non riusciva a rilassarsi, sentiva la cameriera muoversi dentro la stanza, apriva e richiudeva i bauli per riporre gli abiti nell’armadio e poi lei voleva affrettarsi per vedere Emily.
Poco dopo Britney portò con sé un vasetto di pasta cremosa profumata, gliela cosparse sui capelli e la sciacquò, versandole una brocca d’acqua sulla testa.
«È fredda!» si lamentò lei, sentendola scorrere sul corpo, grata però alle premure di Mrs. Foster. Aveva capito quante speranze riponeva in quell’estate a Bath?
Ashley uscì dalla tinozza infreddolita e si avvolse in un telo, la biancheria era distesa sul letto accanto all’abito verde, mancavano solo le scarpe e un cappellino da abbinare; lasciò scivolare il telo e indossò i mutandoni, poi la camiciola e le calze. La cameriera aveva spostato una sedia sotto la finestra e lei si accomodò controvoglia, il calore del sole le avrebbe asciugato i capelli lentamente e in quel tempo interminabile lasciò che Britney le districasse le ciocche con il pettine mentre ammirava il giardino interno di Anson House e sognava di rivedere Emily; aveva molte cose da raccontarle, si chiese se l’amica si fosse davvero innamorata come aveva intuito lord Anson e i suoi sentimenti fossero corrisposti.
«Siete pensierosa, miss Sullivan.»
«I capelli sono ancora bagnati, non farò in tempo ad uscire per il tè» recitò sconsolata.
«È l’ora più calda per asciugarli, quando quell’orologio avrà fatto un altro giro sarete già in carrozza con miss Anson» la rassicurò Britney.
Ashley era così impaziente che le sembrò un’eternità, cercò di trattenere l’istinto di uscire in giardino in camiciola e mutandoni pur di incontrare Emily e restò immobile sulla sedia, finché la cameriera passava il pettine d’argento tra la chioma.
«Sta arrivando qualcuno.» Si alzò all’improvviso, osservando annoiata il paesaggio dalla finestra per passare il tempo; le tende la nascondevano abbastanza da permetterle una vista spettacolare nel giardino interno ad Anson House.
«A quest’ora può essere soltanto lord Anson, di ritorno dalla cavalcata» rispose Britney, intenta a raccoglierle le ciocche in una morbida acconciatura.
Il volto diventò roseo appena lo riconobbe, era proprio James Anson a cavalcioni di un imponente cavallo bianco; lo stava conducendo a passo lento fino al portone delle scuderie, poi lo arrestò tirando le briglie. Ashley lo fissò intensamente, scendeva dalla groppa del destriero e le mancò un battito; i pantaloni aderenti di colore chiaro non tradivano l’immaginazione, il fondo schiena del marchese di Stafford era come scolpito in quel corpo imponente e avrebbe distratto una qualsiasi fanciulla ai primi sospiri.
«Trovate che sia un bell’uomo?»
Miss Sullivan restò a bocca aperta. Le cameriere degli Anson erano impertinenti.
«Se avesse un carattere migliore, potrebbe suscitarmi un sentimento diverso dall’indifferenza» commentò fredda, tradendo le proprie sensazioni.
«È un uomo ragionevole, molto altezzoso e di lunga istruzione. Sapete che è uno dei pochi nobili impegnati a servizio della legge?»
Era il momento opportuno per carpire i segreti di James Anson ed Ashley approfittò della disposizione di Britney per scioglierle la lingua.
«Se è un uomo tanto interessante, dovrebbe avere già contratto un buon matrimonio» commentò indispettita.
«Non vi sbagliate miss Sullivan, il fidanzamento ufficiale sarà tra poche settimane; è da poco giunta a Bath anche la sua dea, avete mai sentito parlare di miss Caroline Louise Ridley, figlia di Sir Alexander Ridley?»
Ashley scosse il capo. «Non ho avuto l’onore di fare la sua conoscenza, in passato.»
«È una vera bellezza e sembra che nonostante la giovane età, suo padre sia lieto di acconsentire ad un matrimonio.»
«Quale gentiluomo non sarebbe felice di unirsi al patrimonio degli Anson?» la sfidò lei, punta nell’orgoglio.
«Ne convengo» ridacchiò la cameriera e la guardò, dopo averle sistemato l’ultima ciocca ribelle. «È ora di indossare l’abito, sta iniziando il vostro soggiorno a Bath.»
Al suono di quelle parole Ashley sgranò gli occhi e si lasciò andare ad un’esclamazione gioiosa, era al colmo della felicità. Pochi minuti e avrebbe rivisto Emily; in realtà il tempo che passò fu quasi un’ora, il corsetto faticava a stringersi come voleva Britney e l’abito aveva una serie di bottoncini dietro che impegnarono tutta l’abilità delle sue mani. «Se continuate a muovervi come farò a chiuderli?» lamentò infatti la cameriera.
«Sono così impaziente di incontrare miss Anson» confidò Ashley.
«Dovrete prima incontrare lord Anson» la zittì Britney. «Dovrà dettarvi le regole di Anson House, oltre a darvi il benvenuto.»
Ashley si irritò fino alla superficie della pelle. «Ho viaggiato per lunghi giorni nella sua carrozza e non mi ha rivolto affatto la parola; avrebbe potuto impartirmi lezioni di comportamento invece di dedicare tanto tempo ai suoi libri!»
«Siete nervosa, e non riesco a chiudere il vestito» si indispettì Britney, chiedendosi la ragione di tanta acredine tra miss Sullivan e milord.
«Perdonatemi, resterò ferma.» Non parlò né si mosse per gli ultimi interminabili minuti, fino al momento in cui la cameriera le passò uno specchio.
«Ammiratevi, siete uno splendore» disse infine. «In quel tavolino troverete ciprie e profumi, provengono dalle migliori botteghe di Londra.»
«Posso muovermi adesso?» supplicò Ashley.
«Il mio lavoro è finito, miss Sullivan. Vi aspettano nella sala degli argenti.» Si congedò con un inchino e uscì dalla stanza.
Rimasta sola Ashley si avvicinò alla grande specchiera accanto al guardaroba. Nella modesta dimora di Southampton le domestiche non sapevano pettinarla come le donne a servizio degli Anson, sembrava diversa con i capelli raccolti e le ciocche inanellate. Andò al cassettino dei profumi e aprì il tappo di ognuno, deliziandosi delle essenze. Scelse una fragranza delicata, la cosparse dietro le orecchie e restò in ascolto dei battiti del cuore. Avrebbe rivisto James Anson e al solo pensiero dei pantaloni aderenti, arrossì.
Il viaggio a Bath era stato una scoperta, erano fiorite sensazioni e tormenti mai provati che le avevano sconvolto i sensi femminili. Sarebbe stato così fino alla fine dell’estate, vaneggiò la sua mente, uomini affascinanti e balli, ricevimenti, passeggiate.
Qualcuno batté un colpetto alla porta e lei tornò alla realtà.
«Siete pronta, miss Sullivan?» chiese un domestico dal corridoio fuori. Ashley smise di sognare e si guardò un’ultima volta alla specchiera; lasciò la camera con un sorriso malizioso, Britney l’aveva resa graziosa, non assomigliava affatto alla fanciulla scompigliata arrivata a Bath nel cuore della notte. «Lord Anson vi aspetta nella sala degli argenti» le ricordò l’uomo in livrea, aveva un’espressione impassibile e si inchinò guardando gli stivaletti che le spuntavano da sotto il vestito.
Lei lo seguì, il cuore le rimbalzava nel petto e si guardava attorno per ammirare lo splendore della dimora; scese la sfarzosa scalinata di pietra bianca e restò ammutolita, alla luce del giorno ogni dettaglio nel salone d’ingresso era incastonato nell’oro, le cornici dei ritratti, i candelabri delle lampade e gli scintillanti bordi delle porcellane. Il domestico non le lasciò il tempo di ammirarli, aveva un passo veloce che Ashley faticava a mantenere.
Attraversarono l’ala principale del palazzo, ampi saloni e una magnifica stanza arredata con divani in velluto rosa e verde, dove imperava un maestoso pianoforte; doveva essere il luogo che le aveva descritto Emily nelle sue lettere, pensò tra sé e sé, ricordando i dettagli. Il domestico si fermò un istante e la avvertì che stavano per raggiungere l’appartamento privato di lord Anson; da quel momento il sangue le si cristallizzò, la distanziavano pochi passi da quello che doveva essere l’ingresso, in legno scuro con i pomelli dorati, sembrava la porta dell’inferno.
«Aspetteremo milord qui fuori?» domandò lei, per spezzare quel silenzio opprimente.
«Verrà ad aprirvi una cameriera, nelle stanze private del marchese possono accedere soltanto le donne» spiegò l’altro, la consueta espressione indefinita. Suonò un campanello appoggiato ad un vassoio e si congedò con un inchino.
Pochi istanti dopo si sentì il clangore di una chiave e la porta si aprì. Apparve una donna di media età, il volto austero e una cuffietta ricamata sopra la testa. «Milord vi attende» le si rivolse, facendola entrare.
La prima sensazione che la colpì nell’appartamento di James Anson fu la quiete, nonostante le finestre guardassero sulla strada e a quell’ora del pomeriggio le numerose carrozze battessero il terreno; si respirava un’atmosfera ovattata, complice il colore tenue delle tappezzerie e la quantità di libri ordinati tra gli scaffali, dietro lo scrittoio. Si avvertiva anche qualcosa di indefinito, che le toccava la pelle fino a farla rabbrividire; era il profumo della sua colonia maschile che alleggiava ovunque, conducendola in sensazioni sconsiderate che le sfioravano le cosce. Dannazione al marchese di Stafford e ai suoi modi sensuali.
Nello stesso gelido preludio raggiunsero un salotto privato, doveva essere il cuore del regno di James e se gli uomini non erano ammessi, si convinse che fosse più dissoluto di quello che immaginasse sua sorella, poi lo vide; era seduto sopra un divano, un bicchierino di sherry tra le mani.
Lui la fissò, posando lo sguardo sull’abito e sul tessuto morbido del petto così da provocarle un casto rossore.
«Mi avete cercato, milord.» Ashley si profuse in un inchino.
«Siate la benvenuta ad Anson House e accomodatevi dove preferite.»
C’erano momenti di silenzio in cui si sentiva soltanto il ticchettio dell’orologio. La stanza era abbellita con raffinate argenterie che scintillavano un po' ovunque, cercò però di mantenere lo sguardo rivolto a lui, per non apparire curiosa.
«Il vostro viso è più rilassato, devo dedurne che avete dormito profondamente.»
Gli occhi di James le provocavano calori imbarazzanti. Si chiese se fosse per la giacca colore zaffiro che risaltava la tonalità del suo sguardo, oppure per l’intensità della voce che le toccava i sensi. «Mia sorella è impaziente di incontrarvi, miss Sullivan» disse poi, cercando di trovare le parole più adatte. «Credo che lo stesso valga per voi, prima che inizi la vostra estate qui a Bath desidero però ricordarvi perché siete ospite degli Anson.»
Le mani di Ashley divennero fredde e se le strinse sopra le gonne, nonostante il calore dentro la stanza.
Il silenzio lo convinse a proseguire il suo monologo, così si alzò dal divano e percorse qualche passo, pensieroso. «Il patrimonio degli Anson è minore soltanto alle immense ricchezze della Corona Inglese. Il Principe Reggente del Galles è legato alla nostra discendenza da generazioni e come avrete saputo da Emily, ho deciso di servire Sua Maestà, seguendo lo sviluppo degli affari diplomatici nelle più prestigiose colonie dell’Impero britannico.» Si voltò per essere certo che lei lo ascoltasse. «Mia madre ha avuto soltanto due figli, ed Emily è la mia unica sorella. Ho ragione di credere che ci sia un uomo nel suo cuore e poiché non fa altro che parlare di voi, nessuno come miss Sullivan di Southampton potrà accedere ai segreti dei suoi sentimenti, per capire se l’uomo che ama è degno del suo amore.»
A quel punto dei brividi le percorsero la schiena.
«Converrete con me» andò avanti lord Anson, «che qualsiasi nobile di rango inferiore al nostro può essere interessato alla dote più che alla fanciulla, Emily sarà una cara ragazza ma non è particolarmente bella.»
«Come potete insinuare una simile menzogna?» Ashley si indignò, alzandosi lei stessa sulle punte. «Non conosco amica più dolce di miss Anson, siete ingiusto con lei.»
«Comprendo i nobili, più di quanto ambite a frequentarli, miss Sullivan. Il denaro per gli uomini è più attraente di quanto possiate immaginare, ed Emily è ingenua. Il suo cuore è limpido, non possiede capelli d’oro e un seno prominente per attrarre un uomo.» Lo sguardo si fermò con disprezzo sulla sua ospite e lei non poté che stringere ancora più forte le dita sulle gonne. «Se davvero tenete alla sua felicità, vi confiderete con me e questo è l’unico motivo per cui ho accordato la vostra ospitalità a Bath. Il vostro rango non vi permetterebbe altrimenti di essere qui.»
Ashley non aveva scelta. La speranza di trovare un pretendente contro l’obbedienza al marchese di Stafford. Combatté però decisa, prima di arrendersi. «Non sarò all’altezza di questo compito milord, provo troppo affetto per Emily e rinnegherei la sua amicizia; eppure siete convinto che nessuno possa provare dei sentimenti per lei, in nome del vostro patrimonio.»
«Le fanciulle in età da marito sono più pericolose delle amanti, miss Sullivan. L’una per ingenuità, l’altra per interesse, possono rovinare sé stesse e un uomo al primo sguardo.»
«Preferirei andarmene piuttosto che tradirla» commentò a fil di voce.
«Preferireste andarvene e lasciarla soffrire tra le braccia di un uomo senza cuore?»
«Qualsiasi uomo potrebbe innamorarsi di Emily.»
«Qualsiasi uomo potrebbe innamorarsi di voi, miss Sullivan. Nessuno di lei.» Le parole di James Anson erano colme di disprezzo, fredde e innaturali. Non era un apprezzamento, tutt’altro. Il tono con cui le aveva pronunciate mirava a ferirla e a farla sentire una donna disposta a qualsiasi vanità, per indurre un uomo a dichiararsi.
«Se fosse come dite, avrei già un marito, lord Anson.» Lacrime amare baluginavano agli angoli degli occhi, le trattenne per senso di orgoglio e restò in silenzio a fissare il bel volto.
James sembrò sul punto di riconsiderare le parole, l’aveva umiliata eppure non disse nulla per lunghi istanti. Si voltò verso la finestra osservando il passaggio delle carrozze, come non volesse più vederla. «Adesso potete andare» disse, mentre Ashley lasciava l’appartamento con una profonda ferita nel cuore.
Che senso aveva essere stata invitata a Bath, per tradire un’amica? Erano trascorse settimane colme di entusiasmo per la stagione, molte sostanze di suo padre dissipate per acquistare abiti all’altezza e lord Anson aveva un’opinione così bassa di lei da umiliarla senza pietà.
Fuori dalle stanze di lord Anson si imbatté in una cameriera dall’espressione austera, l’accompagnò alla sala del pianoforte da dove proveniva una musica allegra. L’ultima cosa di cui aveva bisogno Ashley era il malumore della donna, così si fermò ad ascoltare le note e lentamente si lenì il suo tormento; l’istinto la portò ad avvicinarsi allo strumento, era carezzevole e ammaliante, le ricordò le lettere di Emily e subito guardò la figuretta dai capelli scuri seduta davanti allo spartito. A distanza non la riconobbe subito, i saloni di Anson House erano tanto maestosi da perdersi dentro, poi divenne gioiosa, all’improvviso. Emily! Era la sua più cara amica al piano!
Lasciò che terminasse la musica, le note avevano coperto il rumore dei suoi passi e non si era accorta di lei.
Appena però l’altra smise di suonare e richiuse il piano, le andò vicino.
«Ashley! Mia cara Ashley! Ero così impaziente di rivedervi!» Emily era al colmo della felicità. «Mi siete mancata così tanto» confidò, inchinandosi. «Voglio presentarvi a lady Berry nel pomeriggio. Le ho parlato di voi negli ultimi giorni e aspetta di fare la vostra conoscenza alla Pump Room.»
«Oh Emily, è finalmente arrivata l’estate! È stata una così triste primavera senza mio padre, che sognavo ad occhi aperti di raggiungervi qui!»
«Il marchese di Stafford vi ha portato le nostre condoglianze, cara Ashley. Ed è stato così cortese da tenervi compagnia durante il viaggio, mi premeva così tanto il pensiero che foste triste da indurlo a condurvi in questa città per distrarvi.» Emily si trattenne all’improvviso, ricordando il titolo di appartenenza. O meglio, dietro a miss Sullivan era appena comparso James e glielo ricordò con uno sguardo di pietra.
«Non sono stato di compagnia a miss Sullivan» intervenne James, da dietro le spalle. «E forse non avrà una lusinghevole opinione del marchese di Stafford. Questa sera invitate miss Sullivan alla nostra tavola» disse, rivolto soltanto alla sorella. «Sarà un piacere apprendere del suo primo giorno a Bath.»
Lord Anson non si scompose, e neppure sfiorò Ashley con lo sguardo. Si congedò in fretta, come per lasciarle alle loro chiacchiere inutili e lei si indispettì.
«Perdonate i modi poco convenevoli di milord. È così nervoso da quanto è tornato» lo giustificò Emily, «deve essere la lontananza da miss Ridley a renderlo inquieto. Si amano con tanto ardore che sono certa riceveremo presto l’annuncio ufficiale.»
Ashley non ne era affatto convinta, si sentiva lei stessa in colpa per avere provocato il nervosismo di lord Anson; durante il viaggio le aveva ricordato quanto fosse inferiore agli Anson, eppure la lezione di ballo era stata una profonda umiliazione. «È un vero gentiluomo» mentì suo malgrado, «la fortuna di Miss Ridley sarà coronare presto un matrimonio con milord.»
«Ed è anche molto bella» aggiunse Emily, «da Bloody’s affermano per certo che sia la più bella ragazza di Londra.»
«Come lo sapete, se il club è riservato agli uomini?» si scandalizzò, Ashley.
Emily arrossì. «Sono solo le chiacchiere di James. Prendete il cappellino, la carrozza ci sta aspettando» tagliò corto l’amica, poi le offrì il braccio per scortarla in cortile. Conversavano della vita a Londra con grande confidenza, come si fossero viste pochi giorni prima ed Ashley era così emozionata da sorridere a lord Anson appena lo rivide passare a cavallo. Non le aveva appena detto che non era all’altezza degli Anson?
Ricambiò infatti il suo entusiasmo con un freddo cenno del capo, poi incitò il destriero e lasciò la dimora.
«Sta andando da miss Ridley» azzardò Emily.
«E sembra che abbia fretta di arrivare» concluse l’altra, abbassando lo sguardo.
«L’amore conquista anche i cuori più gelidi» sospirò l’amica, immaginandosi chissà quale idillio tra due innamorati.
«Peccato che non li sciolga» la interruppe Ashley, era convinta del contrario per assecondarla.
Il landò era fermo dinanzi al viale, il cocchiere già in cassetta e le redini tra le mani. Arrivò anche Mrs. Foster, portava con sé un delizioso ombrellino parasole di pizzo e una borsetta scura in mise con l’abito austero. Salì dietro di loro, appena in tempo per partire; l’ordine di milord era arrivato poco prima e lei si era vestita di fretta, il marchese era stato piuttosto diretto e il suo ordine perentorio: le ragazze dovevano essere accompagnate. Si accomodò all’interno allisciando le ampie gonne e ignorando gli sguardi indispettiti delle fanciulle; se credevano di andare sole, la speranza svanì appena Arlette prese posto nell’ampio sedile imbottito e diede il segnale.
Il cocchiere lanciò un fischiò ai cavalli e la carrozza si mosse diretta verso la Pump Room, il primo evento della stagione a Bath. Ashley non stava nella pelle dall’emozione, Emily era così entusiasta che scordò la presenza di Mrs. Foster in veste di dama di compagnia. Le ragazze fissarono Arlette in silenzio, erano complici nella ricerca di un pretendente e questo Mrs. Foster, l’aveva già intuito dallo sfarzo dei loro abiti.
«Domani ci sarà il ballo dai Berry» le disse Emily, «quando hanno saputo che sarebbe stata ospite a Bath una parente dei Beauchamp, è arrivato l’invito alle danze. Sarà l’occasione per conoscere miss Ridley, accompagnerà James e vedrai con i tuoi occhi quanto siano una bella coppia!»
Ashley si immaginava già con l’abito colore ardesia, i gioielli di sua madre e un velo malinconico le passò il volto. Se la ricordò sola a Southampton a confidare nella sua stagione e decise che le avrebbe presto scritto.
«Siete così pensierosa, miss Sullivan che vorrei alleviare la vostra tristezza.»
«Oh Emily, non sono affatto triste! Sono soltanto intimidita da questi inviti, temo di avere il cuore troppo debole per reggere alle emozioni di un’intera estate a Bath!» Ashley si lasciò andare ad una risatina, mentre Mrs. Foster emise un colpetto di tosse.
Se non fosse stato per la presenza di lord Anson sarebbe stata libera di divertirsi e conoscere qualche affascinante ammiratore. Avvertiva un forte desiderio di rivalsa nei confronti del marchese per orgoglio alle umiliazioni subìte risolse Ashley tra sé e sé, non certo per risvegliare l’interesse del freddo lord Anson…No, non certo per questa sciocca ragione. Guardò fuori dal finestrino e arricciò il naso. Perché doveva presentarsi al ballo proprio con miss Ridley?
«Devo ricordarvi che non potremmo trattenerci a lungo per il tè, il marchese ha ordinato di riportarvi a casa prima del tramonto» le redarguì Mrs. Foster.
«Arlette!» ribatté Emily, «dovrete raccontarmi del viaggio da Southampton a Bath, è proprio in questi giorni che il marchese mio fratello è divenuto tanto dispotico. Le è mancata la compagnia di miss Ridley, secondo voi?»
Mrs. Foster fissò lo sguardo su Ashley, che arrossì all’istante. «Credo piuttosto che l’abbia innervosito il colloquio a Londra, da vostra zia; è divenuto taciturno da allora.»
«Non le avrà negato il consenso alle nozze con miss Ridley?» si adombrò Emily.
«Il marchese di Stafford può fare quello che vuole miss Anson, dovreste saperlo. Non ha bisogno dell’approvazione di un membro della famiglia, avendo ereditato il titolo più importante.»
«È quello che temo Arlette, di innamorarmi di un pretendente che non incontri il consenso di milord.» Emily si stropicciò le mani sulle gonne, innervosita.
«Se conosco il vostro gusto, vi innamorerete di un gentiluomo» intervenne Ashley, con un peso nel cuore. Come avrebbe potuto tradire i segreti dell’amica, per confessarli a suo fratello?
Il cocchiere fermò la carrozza in quel momento, raffreddando i pensieri di Ashley. Scese da cassetta e aprì il portello del landò, permettendole di ammirare le vie del centro. C’erano signore in abiti eleganti a braccetto di gentlemen, splendide botteghe e qualche rinomato caffè, eppure fu il sontuoso ingresso della Pump Room a renderla euforica.
«Aspettavo questo momento da settimane!» disse Emily, slegando i nastri del cappello.
«È un sogno…» mormorò Ashley tra sé e sé, facendo poco dopo il suo ingresso accanto all’amica. Il salone era altrettanto magnifico, si sentì come una dea uscita dal grigiore di Southampton e l’estate a Bath sarebbe stato il diamante della sua vita, l’avrebbe illuminata tra le tante fanciulle in età da marito.
«Oh ecco Mrs. Berry, con la figlia e le nipoti! Venite con me!» Emily la trascinò fino al tavolo della donna e la presentò: «Ashley Sullivan, parente dei baroni Beauchamp di Worcester, milady.»
«È una fanciulla deliziosa» commentò lady Berry, invitandole al tavolo. «Gradite assaggiare l’acqua delle terme, miss Sullivan?» le propose, fissando i suoi capelli dorati.
«Prendiamo una tazza di tè» intervenne Emily per lei, «se solo dovesse assaggiarla se ne andrebbe subito da Bath, tanto ha un sapore disgustoso!»
Lady Berry sorrise a miss Anson e passò alle presentazioni. «Mia figlia, miss Elisabeth Berry e le mie nipoti miss Isabel e miss Eleonor Collins, figlie di Sir Nicholas Collins, mio fratello.» Ashley si inchinò, le cugine erano pressoché identiche; capelli castani ed occhi colore nocciola, piuttosto belle se non fosse stato per l’imperfezione del naso che doveva essere un tratto di famiglia.
«Miss Anson ha raccontato che vi fermerete a Bath, per tutta l’estate» proseguì lady Berry, richiamando l’attenzione di un cameriere.
«È stato un invito molto gradito, milady. Sarà molto più divertente che trascorrere la stagione a Southampton» sussurrò Ashley, timidamente.
«Non vi trasferite a Londra, nella residenza dei Beauchamp?»
«Sarebbe inopportuno, considerato che mia madre è vedova da poche settimane» mentì poi, mentre le veniva servito il tè. Era una mezza verità, d’altra parte non potevano permettersi il lusso dei baroni di Beauchamp e neppure poteva ammetterlo apertamente. Sorseggiò la bevanda tiepida dentro una tazza di porcellana a decori blu e si guardò attorno; scorse un gruppetto di uomini poco distante, sembravano appena usciti da un bagno termale, le guance arrossite e i capelli leggermente umidi. Abiti eleganti e modi raffinati, l’ideale per una proposta di matrimonio, sua madre sarebbe svenuta se qualcuno di loro le avesse chiesto la mano.
Ashley si sentì una donna acerba di sentimenti, eppure si divertì: li guardò uno ad uno sfrontatamente, mentre lady Berry conversava con Emily. Poteva definirli tutti abbastanza bellocci, tra loro però un volto in particolare la colpì. Ricambiò il suo sguardo ed Ashley arrossì, ripromettendosi nello stesso istante di abbassare la vista per evitare altri simili imbarazzi.
Si distrasse conversando in compagnia delle nuove conoscenze, le signore della Pump Room la osservavano incuriosite, pensò che fosse per il colore dei suoi capelli, una rara tonalità platino piuttosto odiata dal marchese ma attraente per il resto della società, come poté constatare lei stessa.
«È ora che torniamo ad Anson House» disse più tardi Emily, preoccupata. «Lord Anson sarà molto arrabbiato, è già tramontato il sole.»
«Il pensiero di miss Ridley gli farà passare la rabbia» notò la signora Berry, «sono così invaghiti l’uno dell’altra che aspettiamo la notizia entro l’estate» commentò infine. «Non è così, miss Anson?»
«Oh sì, sono davvero una bella coppia! La bellezza di mio fratello è compensata da un pessimo carattere, eppure miss Ridley possiede un temperamento mansueto, se ne potrebbe innamorare qualsiasi uomo!»
«Se abbia davvero questo carattere docile, non è risaputo tra le mie conoscenze» obiettò milady, con la precisa intenzione di mettere in ombra l’amata di lord Anson. «I domestici della famiglia lamentano di essere trattati male dalla figlia viziata dei Ridley.»
«Le lingue delle cameriere valgono però un misero soldo!» azzardò Elizabeth, per chiudere la bocca a sua madre.
«Saranno gelose della bellezza della loro padrona» intervenne Isabel, si era accorta che la zia non metteva freno alle chiacchiere su Caroline Louise Ridley e quanto Emily si fosse impensierita.
«Lo dicevo poco fa, sono solo chiacchiere» concluse lady Berry, considerando soltanto le virtù delle sue pupille.
«Tornerete presto alla Pump Room, in compagnia di miss Sullivan?» chiese Eleonor, rivolta ad Emily.
«Se il marchese lo concede, ci rivedremo presto per un altro tè» rispose miss Anson. Si alzarono da tavola e salutarono con un inchino. Ashley si incamminò dietro l’amica, c’era più di un passo che le distanziava dall’ingresso e lo percorse a testa alta, senza accorgersi di avere diversi sguardi maschili su di sé.
Appena uscirono dal locale per raggiungere il landò si presero sottobraccio, Emily le chiese la prima impressione su Bath, mentre Mrs. Foster le aspettava in carrozza da tempo.
«È un posto magnifico!» commentò Ashley, notando l’umore spensierato della sua compagna. Si chiese se l’avesse colpita qualcuno in particolare alla Pump Room e sarebbe stata curiosa di esplorare l’argomento, se solo non avesse poi dovuto riferire le confidenze al marchese.
Il cocchiere si accomodò in cassetta, gli occhi di Emily scintillavano per la felicità ed Ashley si accorse dell’ultimo sguardo che dedicò all’ingresso del locale prima di rilassarsi nel sedile, poi prese a conversare con Mrs. Foster e nascose ogni emozione.
«È stato un pomeriggio piacevole?» pronunciò Arlette indispettita, le aspettava in carrozza da tempo e non le sembrò vero che stessero partendo.
«Piuttosto noioso» rispose Emily, accendendo la curiosità di Ashley.
«Non avete dunque trovato compagnia?» si stupì Mrs. Foster.
«Niente è più divertente di un ballo, Arlette.»
«Un ballo dove troverete un cavaliere» precisò la cameriera, ridacchiando.
«Se solo incontrassi un pretendente, bello e ricco e…Ashley?» la richiamò battendo delicatamente le mani, miss Sullivan stava ammirando qualcosa fuori dal finestrino e non le prestava interesse.
«Emily!» scattò all’improvviso, distraendosi dal ricordo dello sconosciuto alla Pump Room.
«Se non dovessi trovarne uno entro l’estate, promettete che lo troverete al posto mio. E voi cosa ne pensate, Mrs. Foster?»
«Penso che milord non permetterà un matrimonio qualsiasi, siete sorella di un marchese.»
L’animo di Emily si spense, all’improvviso mentre il cuore di Ashley si cristallizzò. Arlette era stata sincera, le attenzioni di miss Anson non potevano rivolgersi ad un uomo qualsiasi.
«Non basterà un titolo, Emily» la freddò infine Mrs. Foster.
«Il marchese è innamorato di miss Ridley» obiettò lei, l’espressione imbronciata. «Perché non dovrei sposarmi per amore?»
«Chiedetelo a milord» Arlette fece spallucce, cercando di condurla alla ragione.
Il tragitto fino al palazzo fu silenzioso, Emily aveva perso l’entusiasmo ed Ashley si sentiva in pena per lei. Come poteva confidare a James Anson i segreti della sua più cara amica?
La carrozza entrò dentro il cortile che era quasi sera, Arlette scese per ultima e si raccomandò che fossero pronte in tempo per la serata; pranzo nel salone degli arazzi ospiti del marchese, più tardi si sarebbero intrattenute nella stanza del pianoforte per raccontare a milord il primo giorno insieme a Bath.
Ashley salì in camera e vi trovò Britney, la stava aspettando per il cambio d’abito e sembrava piuttosto indaffarata. «Avrete poco tempo per riposarvi» osservò la cameriera, «l’ozio è l’ultimo degli ospiti ad Anson House, ve ne siete accorta? Il marchese dispone ogni ora della giornata, fino a quando la sorella deve andare a dormire.»
«È priva della libertà» fu l’unico commento, mentre l’altra le sfilava l’abito.
«Le ricchezze non le serviranno a nulla, lord Anson è deciso a prometterla al migliore partito prima di partire per le Colonie.»
«È senza cuore!» proruppe Ashley, arrabbiata.
«Ne converrete che è in gioco il prestigio di una delle famiglie più vicine alla Corona» motivò Britney. «Il marchese è spesso ospite nelle tenute del Principe.»
«La prometterà ad un parente di Sua Maestà, il futuro re d’Inghilterra» predisse la ragazza, ostentando del rancore. Nello stesso momento sentì dei colpetti alla porta e si coprì dietro un paravento; Britney andò ad aprire e parlò sottovoce con un domestico, rientrò poi con un vassoio e l’aria stranamente imbarazzata.
«C’è un biglietto per voi da parte di lord Anson» mormorò, appena l’ospite uscì in camiciola e mutandoni. Ashley si affrettò a leggerlo, l’espressione degli occhi mutava ad ogni riga che leggeva.
«È un rimprovero» annunciò infine, al culmine della rabbia. «Mi accusa di essere in ritardo alla tavola degli Anson.» Era a Bath da poche ore e le sembrava di impazzire, sotto la tutela di quel falso gentleman.
«Allora dovrete presentarvi con l’abito migliore, solo la bellezza perdona la mancanza delle regole.»
Britney aveva ragione, conosceva le usanze degli Anson meglio di lei e poteva giustificare il ritardo con il tempo dedicato alla specchiera.
«Prendete il vestito di seta lilla» sospirò Ashley, «e mandate a chiamare quel domestico. Vorrei scrivere qualcosa a milord.»
La cameriera ridacchiò, cominciava ad apprezzare il carattere di miss Sullivan e i suoi modi. La vide poco dopo allo scrittoio, la penna tra le mani. «Attenta a non sporcarvi le dita con quella boccetta d’inchiostro» la redarguì, era intenta a vergare il retro del biglietto di lord Anson e sembrava non accorgersi di nulla, tanto era rabbiosa.
«Questa è la mia risposta» disse a Britney, consegnandole poco dopo il vassoio con il biglietto.
«La farò portare a milord» rassicurò la donna, «voi intanto entrate in quello splendido abito.»
Il vestito era appeso nel guardaroba simile ad una nuvola di seta, era rifinito con delle roselline di velluto ricamate sulle maniche e sotto il petto. La tenue tonalità violetta risaltava i capelli dorati e gli occhi chiari di Ashley; si riflesse alla specchiera e indossò la collana di perle di sua madre, peccato non avere il tempo per inanellare i capelli, vaneggiò tra sé e sé, così li lasciò sciolti da un lato per risaltare tutta la lucentezza. Se il marchese soffriva alla vista della sua chioma scintillante, poteva fare a meno di guardarla!
Britney le venne in aiuto, le infilò l’abito e cambiò le scarpette con un modello più adatto alla mise. Prima di lasciarla andare le cosparse una colonia profumata sui capelli, poi sorrise guardandola allo specchio.
«Siete splendida, miss Sullivan.»
Ashley si inchinò e poi lasciò la camera, dimenticando i buoni propositi su milord.

© 2018 Sarah Mathilde Callaway
© 2018 HarperCollins Italia S.p.A., Milano

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