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Una scandalosa estate a Bath

di Sarah Mathilde Callaway

Inghilterra, Bath, 1815.

Appena Ashley Sullivan riceve la lettera con l'invito a trascorrere l'estate a Bath, ospite della sua più cara amica Emily Anson, inizia a sognare ad occhi aperti. La lussuosa dimora di Anson House, tra balli, ricevimenti e passeggiate in carrozza potrebbe essere l'occasione per conoscere un pretendente.

Sembra però che il marchese di Stafford, fratello maggiore di Emily, abbia tutte le intenzioni di impedire a Victor Collins di concederle un ballo ufficiale. Ha scoperto infatti che Emily è innamorata dello stesso gentleman ed è disposto a qualsiasi cosa pur di alleviare il cuore tormentato della sorella. Può davvero uno scandalo, raggirare il destino?

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Ashley lasciò il salone ancora stordita, il ballo con James Anson le aveva provocato più di un pensiero immorale e il meno disdicevole era la sensazione licenziosa che si irradiava nel basso ventre, così intensa da farla arrossire fino alla punta dei capelli.
Il fratello di Emily sapeva condurre una fanciulla al limite del proibito soltanto a parole, oltre a giocare con il resto, ed Ashley ricordava bene il tocco sensuale delle mani intrecciate alle proprie, il corpo intrigante che l’aveva tenuta stretta. Per quanto cercasse di allontanare da sé questi turbamenti non vi era scampo, eccetto la fuga.
  Scappò da lord Anson prima di pentirsene, attraversò d’un fiato corridoi semibui e stanze sinistre; la luce tremula e ingannevole delle candele proiettava la sua ombra sulle pareti mentre i passi rimbombavano nel silenzio meglio di un’eco. In quel momento stava percorrendo un’ala abbandonata del palazzo, senza le guardie il luogo non la predisponeva al buonumore e cercò invano di ricordare dove si trovasse la sua camera; non vi era alcun domestico nei dintorni, poté così solo pregare di raggiungerla presto, quella che aveva vissuto era l’esperienza meno casta della sua vita e con un uomo che per di più neppure considerava appartenente alla cerchia della sua simpatia.
Dannato James Anson, imprecò tra sé e sé, ritrovandosi alla fine di una galleria dove erano conservate statue di marmo e opere d’arte coperte da lenzuola. Svolazzò ancora per pochi passi poi si fermò all’improvviso, prima di andare a sbattere contro una figura sinistra. Ashley si immobilizzò nello stesso istante, il sangue divenne gelido per la paura e un grido sordo le morì in gola. L’uomo teneva tra le mani candelabro, le candele gli illuminarono lo sguardo, pallido ed esangue come fosse un fantasma.
«Chi siete?» balbettò invece una voce maschile, più terrorizzata di lei.
«Voi piuttosto, chi siete!» si irrigidì l’altra, «è questo il modo di spaventare una fanciulla?»
«Siete l’ospite del marchese» disse l’uomo, avvicinando il candelabro al volto impallidito. «Perdonatemi, non volevo incutervi timore.»
«Vi aggirate per questi corridoi oscuri tutte le notti?» lo aggredì lei, il cuore batteva violentemente sotto l’abito. Lo osservò meglio, poteva essere un domestico con quel portamento impassibile e l’espressione severa.
Sentì subito dopo alcuni passi alle sue spalle e una risatina che la raggelò. «È stata una scenetta divertente» commentò James Anson. «E così siete anche timorosa oltre che timida, miss Sullivan.»
La rabbia le salì fino alle tempie ma alla fine realizzò quanto fosse inutile prendersela; così cercò di affrontarlo, come una signorina perbene. Voleva difendersi, eppure quando si voltò la visione di lord Anson la colpì dritta nel petto e le parole si spensero sulle labbra; il profilo dell’uomo l’attraeva, ricordò le audaci sensazioni provate nella sala da ballo e si inchinò con delicatezza, desiderava dimostrargli più gentilezza di quanto il suo carattere solitamente concedesse. «La dimora di mio padre è assai modesta rispetto la maestosità di questo palazzo, lord Anson» recitò infatti, orgogliosa.
La falsità della ragazza lo provocò tanto che lo sguardo blu oceano divenne come una fredda tempesta; contò alcuni istanti per trattenere l’istinto di combatterla e si ritrovò suo malgrado ad avere gli occhi scintillanti di Ashley su di sé. Da quella posizione ravvicinata non poté che considerarne la bellezza, se solo non fosse stata così altezzosa.
«Non sono abituata a scontrarmi con domestici silenziosi nel cuore della notte, vostra signoria.» continuò lei, «al cottage dei Sullivan quando si spengono le candele, vanno tutti a dormire.»
L’espressione di milord tradì un tono di sfida, miss Ashley meritava una lezione e l’imbarazzo era il suo peggiore nemico. «Ad Anson House si narra invece che il buio sia il momento prediletto per i piaceri notturni. Si soffia sulle fiammelle dei lumicini per divertirsi. Non è così, Gustav?»
Ancora una provocazione ardita, che le imporporò le guance.
«Milord, lo chiedete al domestico sbagliato» ridacchiò l’altro, complice della sfrontatezza del marchese. «Non so davvero cosa succeda a palazzo, quando cala la notte.»
«Potresti fartelo raccontare dai servitori di Anson House, i Drummond sono spesso ospiti di mia zia e si vocifera che lascino la casa all’alba.»
«Voglio credere di essere ospite in una dimora rispettabile» si intromise Ashley, indispettita.
«Siete anche ingenua ed ostile, miss Sullivan» la riprese lui, con parole taglienti.
«Possiedo davvero ben poche virtù milord, avrò però modo di coltivarle durante la mia estate a Bath.» Fece un inchino e se ne andò di fretta; conoscendo la natura sfrontata del suo ospite, non avrebbe tardato a pronunciare un commento irriverente contro di lei.
  Camminò a testa alta mentre le risate cristalline di lord Anson echeggiavano alle sue spalle; dietro la parvenza del serio avvocato di corte e diplomatico nelle Colonie Inglesi doveva nascondersi un libertino, meditò Ashley tra sé e sé, chiedendosi come Emily potesse adorare così tanto il fratello. Era così indispettita che dimenticò la paura, attraversò i cunicoli oscuri e raggiunse il loggiato, una magnifica architettura di pietra decorata a foglie d’oro. Si trovava nel punto migliore per adocchiare la scalinata, ampia e solenne la riconobbe subito contro l’oscurità e sentì sollevata, c’era sempre il rischio di perdersi in una dimora sconosciuta e non desiderava affatto ritrovarsi ancora davanti ad un fantasma o peggio, al marchese di Stafford in carne ed ossa.
Raggiunse l’altra ala del palazzo con il fiato corto e le guance arrossate, una domestica la attendeva ai piedi dei gradini e si sentì colma di vergogna fino ai capelli.
«Miss Sullivan, la vostra cameriera è molto preoccupata» la rimproverò sottovoce, «è ormai molto tardi.»
Ashley aggiunse un altro desiderio alla lista, chiudersi in camera per non rispondere alle domande impertinenti di Arlette; l’avrebbe ripresa come era solita fare con Emily, il candore della reputazione veniva prima di un qualsiasi invito da parte di un uomo, anche se portava il cognome degli Anson.
«Mi sono persa, ci sono stanze e corridoi ovunque» protestò, considerandola anche più tardi una buona scusa per Arlette.
«Correte in camera prima che provochiate un attacco di cuore a Mrs. Foster! Era così agitata e si è confidata vedendomi di sorveglianza alle camere. Si è perfino offerta di pagare il mio silenzio, come se potessi accettare una simile proposta in casa degli Anson!»
«È davvero così tardi?» si impensierì Ashley, tra le braccia di James aveva perso la cognizione del tempo.
«Non c’è più nessuno alzato tra i padroni» bisbigliò l’altra, notando l’espressione preoccupata di miss Sullivan. «Affrettatevi, correte nella vostra stanza prima che si svegli qualcuno!»
Non se lo fece ripetere, sollevò le gonne e percorse la scalinata come fosse di marmo rovente, più che il risveglio di lady Anson temeva di rivedere il nipote e sopportare le sue prediche irritanti. Raggiunse il piano di sopra e passò davanti alla stanza di Arlette, la porta era socchiusa, forse la cameriera era rimasta sveglia per controllare se fosse tornata e lei si infastidì; se non l’avesse fermata quella notte per tempestarla di domande l’avrebbe fatto il mattino seguente ed Ashley non voleva affrontare quel tedioso tormento, aveva vissuto già troppe emozioni quella notte.
Si affrettò lungo il corridoio, la sua porta era a pochi passi e li percorse attenuando ogni piccolo rumore. Abbassò la maniglia cercando di non provocare cigolii, era così silenzioso attorno che avrebbe sfidato chiunque a non destarsi anche al fruscio di una piuma. Con un colpo deciso aprì e si rifugiò in camera, trattenendo un respiro.
 L’inferno sembrava finito, almeno fino all’alba aveva il tempo per far sbollire tutte le emozioni vissute tra le braccia del marchese di Stafford e di ravvedersi. Invece restò lì immobile, appoggiata contro la porta finché si calmarono i battiti insistenti del cuore.
Le mani carezzevoli, gli occhi blu indaco simili ad un mare in tempesta, i modi raffinati.
Il gelo delle parole, i commenti sprezzanti, l’altezza rassicurante.
L’altezza era un pregio non un difetto e l’aveva elencata tra gli aspetti più detestabili di milord, forse per l’effetto altisonante che provocava in una stanza. Ashley ripassò a mente le sue virtù e la danza era tra le doti più affascinanti che potesse immaginare su milord.
Non si era ancora tolta l’abito che già ricordava la seducente lezione di ballo nel salone della lussuria, non poteva che definirsi così una sala affrescata con scene di nudo e raffigurante l’estasi dei sensi; se solo il pittore avesse dipinto anche l’intimità di quegli scambi amorosi…Era la misteriosa danza cui alludeva lord Anson a procurarle quel pizzico di calore che sentiva sotto le gonne? La stessa audace sensazione che aveva vibrato nel basso ventre al soffio delle parole scandalose del marchese.
Il ballo da sola con James era stato bruciante come il fuoco, si era accesa all’improvviso dentro di lei una fiamma ardente che rischiava di bruciarle i buoni propositi. Percepiva ancora le dita intrecciate a quelle di lui, la mano si strofinava in quella delicata di Ashley in una presa simile al velluto; era rimasta ammaliata da tanto fascino e nervosa al pensiero di rendersi così cedevole al solo fascino di un uomo. 
Poteva aspettarsi un contatto così sensuale se l’emozione più calorosa della serata doveva essere la zuppa fumante alla tavola di lady Anson? Non era colpa sua se aveva il cuore in tempesta, il destino aveva giocato per lei.
Sospirò accomodandosi alla specchiera, lo sguardo riflesso sulla propria immagine. I suoi colori erano troppo chiari, l’aveva intuito fin dal suo primo modesto e anonimo debutto a Southampton, le occhiate insignificanti che le rivolgevano i coetanei durante i ricevimenti non le avrebbe dimenticate, eppure doveva trattarsi anche di una questione di carattere; gliel’aveva fatto notare James Anson, doveva imparare ad affinare il temperamento, sarebbe stata una lunga estate a Bath e per il buon nome del defunto suo padre desiderava dimostrare quando i Sullivan fossero all’altezza dell’aristocrazia inglese.
Siete troppo timida oltre che ingenua ed ostile, ripeté seccata le parole del marchese davanti allo specchio.Come se gli Anson non avessero difetti.Le virtù opposte erano la disinvoltura, la furbizia e la gentilezza, si sarebbe così comportata secondo i suggerimenti dell’ottavo marchese di Stafford, non era sotto la sua tutela per tutta la stagione?
Si acconciò i capelli per la notte, nella semioscurità della stanza brillavano come l’oro, poi tolse l’abito facendolo scivolare sui brividi ardenti sotto la pelle. Maledizione ai ricordi del ballo segreto con James Anson! Come poteva allontanare da sé le peccaminose passioni carnali?
In poche ore lui l’aveva cambiata come nessuno e per il dannato orgoglio dei Sullivan gli avrebbe fatto vedere quanto valeva Ashley, figlia unica di una donna mezza nobile e un commerciante di stoffe.
Si mise ai bordi del letto e prese la sua decisione, si ripromise che entro l’anno avrebbe ricevuto la proposta da un affascinante aristocratico, qualsiasi fosse stato il pegno per la follia. Le bastò quel pensiero per addormentarsi, nel buio notturno il ricordo di milord le sciolse ogni reticenza e lo sognò nella sua stravagante bellezza. E se fosse stato lui a corteggiarla?

 

«Ashley! Ashley»
La voce di Arlette la destò all’improvviso dal torpore.
«Lasciatemi dormire» protestò lei, voltandosi dall’altra parte.
«È molto tardi, miss Sullivan. Lord Anson desidera partire per Bath prima di mezzogiorno.»
Il solo cognome la fece sussultare. «Dei del cielo! Vi sembra l’ora di svegliarmi? Penseranno che sia una fanciulla viziata.»
«È stato desiderio del marchese lasciarvi riposare, ha detto che ieri sera avete attardato per un ballo.»
Il volto di Ashley si imporporò.
«Non era proprio un ballo» precisò, senza aggiungere altro.
«Anson House la scorsa notte era silenziosa, dove avete danzato mia cara?» L’impertinenza cominciava a pungerle l’orgoglio; e così Emily aveva una cameriera più curiosa di sua madre.
«Ho ripassato alcuni passi, così li ricorderò a Bath. Era molto tempo che non mi esercitavo con…qualcuno.»
«Lord Anson vi ha procurato un insegnante di ballo?»
Ashley si alzò dal letto mantenendo il rossore alle guance e cercò di svincolarsi dallo sguardo interessato della donna, era troppo ingenua per raccontare menzogne eppure doveva mettere a tacere qualsiasi voce su quanto accaduto la notte precedente.
«D’accordo miss Sullivan, degnatemi di un’occhiata meno severa. Sono la confidente di Emily e potrei divenire anche la vostra, se vi fiderete di me.»
«Le amicizie di Emily sono anche le mie, Mrs. Foster. Mi affido alla vostra esperienza in fatto di vestiti e acconciature, ma il mio cuore è indenne da qualsiasi emozione. Sono priva di sentimento verso gli uomini, o almeno nessuno finora mi ha fatto perdere un battito.»
Arlette fissò il volto eburneo, interpretando i pensieri nascosti. Se l’esperienza non la ingannava doveva essersi infatuata di un uomo, non le avrebbe altrimenti dato una risposta così secca. Pensò che fosse più conveniente restarsene zitta e aspettare, le fanciulle alle prese con i primi sospiri amorosi solitamente si confidavano all’improvviso dovendo cercare conforto ai propri tormenti, avrebbe così fatto anche miss Sullivan. Restia all’inizio e un fiume in piena entro poche settimane, proprio come la sua cara amica Emily Anson che le aveva da poco confessato di essersi innamorata di un uomo straordinariamente gentile e…ricco, molto ricco. Dettaglio che la minore dei fratelli Anson aveva risparmiato al racconto, ma che la cameriera conosceva molto bene, essendo l’uomo del desiderio un erede della dinastia Collins. Arlette sogghignò, alla fine tutte le ragazze che soggiornavano a Bath durante l’estate sognavano la stessa cosa, contrarre un buon matrimonio entro poche settimane.
«Preparatevi miss Sullivan, sarà una lunga stagione a casa degli Anson; cambierete presto opinione sui battiti del cuore appena conoscerete i più cari amici di milord.»
«Se è davvero come dite, vorrei arrivare a Bath il prima possibile Mrs. Foster» cinguettò Ashley. «Riuscirete a rendermi bella abbastanza da conquistare il più affascinante, tra gli amici di lord Anson?» Sorrise alla cameriera attraverso lo specchio e si sentì scorrere un sangue più caldo tra le vene; iniziava l’eccitante stagione di Bath e la sua vendetta segreta contro il provocante James Anson.
«Sarete la regina dell’estate, miss Sullivan.» Arlette guardò il viso della ragazza e cercò di immaginare la pettinatura più adatta al suo ovale di carnagione chiara e agli occhi colore acquamarina. Capelli sciolti e intrecciati con fiori freschi, risolse poco dopo, si intonavano allo stile dell’abito di seta lilla scelto per il viaggio ed avrebbero messo in risalto i lineamenti della sua pupilla.
 Arlette si mise subito al lavoro davanti alla petineuse, se Ashley doveva fare breccia su un conoscente di milord doveva renderla graziosa anche agli occhi del marchese, non l’avrebbe altrimenti introdotta a qualcuno dei suoi amici altezzosi.
Ashley si rilassò sotto il tocco delicato delle dita di Mrs. Foster che sfioravano i suoi capelli; l’intreccio richiese più tempo del previsto e terminò dopo una lunga attesa, come ultimo dettaglio la cameriera di Emily le appuntò alcune roselline che profumavano la camera e le fece indossare l’abito.
«Potrò mai ringraziarvi del risultato?» commentò lei, desiderando per una volta che James la apprezzasse.
«Vi renderò la fanciulla più invidiata di Bath» pronunciò Arlette, contemplando l’acconciatura. I fiori le stavano bene sul viso, risaltavano il colore perlaceo della sua pelle oltre a farla apparire più giovane. «Scendete da lady Anson, vi aspetta nella sala degli ospiti prima della vostra partenza.»
Ashley annuì e lasciò la camera, c’era un domestico ad attenderla in fondo alla scala per accompagnarla da lady Anson; percorse la scalinata di marmo rosa ricordando quanto la notte prima fosse stata sciocca a spaventarsi per il buio, alla luce del giorno il palazzo sembrava la residenza di un sultano, ricca e sfarzosa con le ampie finestre che offrivano la vista più ambita della città. Se la zia di James avesse accennato alla lezione di ballo, avrebbe dovuto risponderle con una mezza verità, come aveva fatto con Arlette. Poteva essere molto sconveniente concedersi una danza con un uomo, quando non era un ricevimento ufficiale.
Entrò nell’ampio salone meditando simili pensieri e il cuore le si fermò nello stesso istante dentro il petto. Lady Anson era seduta su un divano di velluto verde e stava conversando con il nipote; fu proprio la visione di James a rubarle il respiro e a ricordarle la sconveniente lezione di ballo.
Gli abiti del marchese poi contribuivano a renderlo affascinante, ma Ashley capì in quel momento che attraente lo era davvero, possedeva la bellezza nel senso maschile del termine e alla luce del giorno colui che aveva desiderato in sogno era in carne e ossa nella stanza, superbamente in piedi come un dio greco. James Anson, ottavo marchese di Stafford e fratello maggiore di Emily.
«Benvenuta miss Sullivan» la accolse la donna, appena le si avvicinò. «Accomodatevi su quella poltrona, desidero parlarvi.»
La ragazza si inchinò rispettosa e prese posto sulla sedia imbottita, era consapevole di avere lo sguardo di entrambi su di sé e questo la rendeva insicura.
«Mio nipote ha una buona considerazione della vostra famiglia, miss Sullivan» esordì lady Anson, creandole un vistoso imbarazzo. Nonostante la timidezza di Ashley continuò il suo colloquio, mentre James se ne stava in piedi immobile accanto alla zia. «Mi ha raccontato della vostra amicizia con Emily e dell’ospitalità che vi verrà concessa a Bath nei prossimi mesi.»
«È così milady, ho ricevuto poche settimane fa una lettera da parte di miss Anson con l’invito a trascorrere l’estate in sua compagnia a Bath.»
«Converrete con noi che nonostante vostra madre abbia una lontana parentela con i baroni Beauchamp di Worcester, il vostro legame con Emily non possa considerarsi all’altezza dei marchesi di Anson, anche se vi trovo graziosa e di buona educazione.» Le parole di lady Anson non tradivano una certa supponenza ed Ashley si infastidì.
«Se ritenete che la mia amicizia possa nuocere alla cara Emily, posso tornare a Southampton e scriverle una lettera di addio» sfidò lei apertamente, spostò lo sguardo sul volto indurito di James mentre gli occhi dell’uomo divennero del colore della tempesta.
«Mio nipote vi renderà il soggiorno a Bath ospitale e sarete la benvenuta nella sua dimora, eppure dovrete meritarvi la stima degli Anson.»
«Sembra un ricatto, milady.»
«Sarà come il vero debutto in società che non avete avuto, miss Sullivan» concluse James, per la zia.
«E quale sarebbe la vostra intenzione?» si scaldò Ashley, ricordandosi subito dopo di tenere a freno la lingua.
La donna si rivolse al nipote con uno sguardo eloquente e lasciò che fosse lui a spiegarle cosa si aspettavano da miss Sullivan. «È mia intenzione promettere Emily ad un pretendente, entro la fine della stagione di Bath» rivelò James, senza far trasparire emozione.
La voce del marchese era un ordine più che una conversazione e calò il silenzio alcuni istanti, il tempo di osservare le dita di Ashley che si stropicciavano sulla gonna per la tensione. «Mi aiuterete a capire qual è l’uomo di cui sembra essersi innamorata nelle ultime settimane; se non dovesse essere alla sua altezza, verrà presto allontanato dalle nostre amicizie.»
Le intenzioni degli Anson urtarono la sua sincerità. «Non posso farlo lord Anson» obiettò subito lei, «sarebbe come tradire le confidenze della mia più cara amica e preferirei andarmene piuttosto che confessarvi i suoi segreti.»
«La risposta vi rende onore, eppure pensate a come resterebbe Emily sapendo che avete ricusato la sua amicizia e il suo invito a Bath.» Si avvicinò ad Ashley, aveva uno sguardo acceso per la rabbia. «Lo sto facendo per proteggerla, se non l’avete capito.»
«Non vi preoccupa sapere se Emily provi un sentimento, prima di spegnerle ogni speranza?» Ashley era senza parole, come aveva potuto sognare James Anson la notte prima e ritrovarsi davanti ad un uomo così diverso da come se l’era immaginato?
Le parole del marchese non tardarono a spezzare il sottile filo di amicizia che li legava, soprattutto per il disprezzo con cui le osservava i capelli, adorni di fiori. «Come ogni femmina della sua età si innamorerebbe del primo corteggiatore dovesse lusingarla, e voi sapete bene che mia sorella non possiede bellezza né arte in alcuna disciplina, credo quindi che il suo amato uomo sia semplicemente interessato alla sua preziosa dote.»
«Non lasciate dunque alcun dubbio al sentimento.»
«Dimenticatevi del sentimento miss Sullivan, il marchese di Stafford conosce bene le regole del gioco in società.»
Non le restò che annuire silenziosa, come le avessero appena ordinato di tradire sé stessa. Non c’era modo di condurlo alla ragione e a onore del vero avrebbe aiutato Emily più con la sua presenza a Bath che con una lettera d’addio. Si sarebbe ritrovata tra James e la sorella, certa che durante il suo soggiorno non sarebbero mancati litigi tempestosi tra i due, eppure non aveva intenzione di lasciare l’amica da sola contro le potenti accuse della sua famiglia. Le avrebbe asciugato le lacrime se suo fratello le avesse spezzato il cuore, un uomo di ghiaccio contro una romantica fanciulla al primo amore.
«Mi chiedo se la vostra remissione non sia preludio di guai, miss Sullivan. Fingerò di avervi convinta ad aiutarmi e vi terrò sotto controllo nella mia dimora. Insieme ad Emily rischiate voi stessa di perdere la speranza di conoscere un pretendente tra le nostre amicizie, non vi sareste altrimenti acconciata i capelli in modo tanto ridicolo!»
«James!»
Lady Anson cercò di capire la fonte dell’odio tra loro, le sembrava impossibile un qualsiasi interesse tra il marchese di Stafford e miss Sullivan, il nipote aveva appena iniziato a corteggiare la figlia dei Ridley e le voci a Londra lo vedevano sempre più spesso frequentare la dimora della fanciulla. James non aveva il carattere istintivo degli Anson, misurava ogni parola e la convenienza in ogni situazione, perché ce l’aveva tanto con la migliore amica di Emily?
Forse sapeva qualcosa che aveva omesso di raccontarle pensò lady Anson, guardando il disprezzo negli occhi del nipote; ne restò delusa, senza capire l’astio che provava nei confronti di Ashley Sullivan, era sì un’amicizia distante dalla loro cerchia familiare, eppure la trovava a modo e compiacente.
Il volto della sua ospite non tradiva la delusione, nonostante ostentasse un orgoglio di ferro. «Perdonatemi» si sforzò ad ammettere lui, «detesto questo genere di ornamenti che le fanciulle adorano.» Se fossero stati soli nella stanza le avrebbe gettato i fiori a terra, possibile che una ragazza in età da marito avesse solo quelle armi per conquistare un uomo?
«È stata Arlette a sceglierli» mormorò Ashley, un nodo alla gola. «Posso anche toglierli se offendono la vostra intelligenza, milord.»
Lady Anson si sentì mancare un respiro. Era divenuto tutto molto chiaro, i due si detestavano eppure correva una sottile attrazione tra loro e James aveva appena iniziato a combatterla.
«Non è necessario» risolse lui, secco. «Avrò lo sguardo sui libri fino a Bath, non li vedrò neppure.»
«È stato un piacere conoscervi, miss Sullivan» si intromise all’improvviso lady Anson. Doveva parlare con James prima che fosse troppo tardi e si infatuasse di Ashley, non poteva esistere infatti attrazione più intensa tra due opposti, un nobile uomo di legge sempre in viaggio per le Colonie Inglesi e una docile ragazza di campagna dalla bellezza delicata e inusuale. Indispettita, scosse la campanella sul tavolo per chiamare un domestico. «Scortate miss Sullivan alla carrozza» ordinò e la congedò in tutta fretta.
Ashley si inchinò, nello stesso istante un fiore le scivolò dai capelli e cadde sul pavimento. Non lo raccolse neppure, doveva andarsene prima che lo sguardo di lady Anson le trapassasse il petto, era divenuta all’improvviso così ostile da incuterle timore. Fissò per un istante gli occhi di James, erano scuri e profondi, così simili alla burrasca da provocarle un turbinio di emozioni, il marchese di Stafford poteva vantare un carattere altezzoso e nessuno l’avrebbe mai redarguito, si permetteva di umiliarla insieme alla zia mentre lei non aveva difese, se non il silenzio. Girò sui tacchi trascinando il prezioso abito di seta dietro di sé e uscì dalla stanza con orgoglio, se cercavano di offendere il cognome dei Sullivan e di attaccare i suoi rigidi princìpi pretendendo devozione e i segreti di Emily, avrebbe reso al marchese ciò che meritava: l’inganno.
Raggiunse la carrozza accompagnata dal domestico, c’erano attorno alcuni uomini che caricavano i suoi bagagli, poco distante Arlette si sventolava con un ventaglio, l’espressione insofferente. Era molto caldo e il viaggio fino a Bath sarebbe divenuto un tormento.
«Credevo che lord Anson fosse impegnato in un incontro diplomatico, è stato un congedo così lungo miss Sullivan.»
«La vostra attesa mi rincresce, Mrs. Foster. Milord è in conversazione con lady Anson e temo che dovremmo aspettare ancora per un po' prima di partire.»
«Il caldo potrebbe sciupare i fiori sui vostri capelli» commentò la cameriera portandosi una mano alle labbra, «sarebbe un peccato vederli appassire».
«Non gliene concederemo il tempo di appassire» disse la voce di lord Anson. «Sono così belli che risaltano il volto pallido di miss Sullivan e arriveremo a Bath molto prima del previsto.»
 La presenza di James alle sue spalle era calda e carezzevole come il velluto, tanto da scaldarle i sensi. «Avete già terminato la vostra conversazione, milord? Sembrava che vostra zia avesse molto da discutere con voi.» Ashley incrociò lo sguardo dell’uomo e si sentì gelare all’improvviso.
«Esistono delle regole miss Sullivan e il marchese di Stafford può anche decidere di rimandare un argomento, se lo considera inopportuno.» Gli occhi blu erano come ammaliati, si trovò così vicino allo sguardo ceruleo di lei che gli sembrò di perdersi in un cielo limpido e la sensazione lo lasciò tutt’altro che indifferente.
«La conversazione con lady Anson era dunque da considerarsi tale?»
«Posso ammettere che dopo il vostro congedo, non ho più trovato interesse a restare in questa dimora.»
Che gioco stava conducendo davanti ad Arlette?
«Prendete posto in carrozza Mrs. Foster, stiamo partendo» ordinò alla cameriera, non sopportava vedere gli occhi incuriositi della donna che si posavano su di sé.
«Deve essere per la vostra bellezza» le bisbigliò Arlette ridacchiando, mentre sollevava le gonne per salire in vettura.
Ashley la seguì fino a quando sentì la mano di James trattenerle il polso. Il tocco delle dita le scaldò la pelle, più di quanto non bruciasse il calore del sole. Restò immobile, stregata dalla carezza di James sui suoi capelli, le era dietro e non aveva il coraggio per voltarsi a guardarlo.
«Il vostro fiore» sussurrò l’uomo con dolcezza, sfiorandole il lobo dell’orecchio, «l’ho raccolto per restituirvelo.» Le aveva appena appuntato la rosellina sulle ciocche dorate e lei perse un battito; lord Anson era stato delicato e sensuale come la sera precedente durante il ballo e quel gesto semplice le ricordò i brividi eccitanti della prima volta. Per quanto cercasse di dimenticare, era padrone di quegli spasmi ardenti che aveva provato durante la notte e si voltò di lato, per nascondere le guance arrossite. «Vi ringrazio» sussurrò con un mezzo inchino, mentre cercò sollievo dentro la carrozza.
«Sbrigatevi a salire!» ordinò Arlette, «siete troppo accaldata per restarvene ancora sotto il sole!»
Ashley ringraziò il destino che Mrs. Foster non sospettasse la ragione del suo rossore, le fece credere che fosse colpa del calore fuori. Prese posto accanto a lei e cercò di spegnere l’ardore, pensando a Bath e alla severa conversazione con gli Anson. Se credeva di andare a divertirsi, dovette riconsiderare l’invito di Emily, le sembrò quasi un inganno voluto da James per carpire i segreti della sorella.
A Bath l’aspettava un’estate tormentata, cosa sarebbe successo nella battaglia contro il marchese di Stafford?

 

D’accordo Ashley, fingi che non esista.
La carrozza era in viaggio da ore e James Anson aveva mantenuto la promessa, alzava lo sguardo dai libri soltanto per guardare fuori dal finestrino, oppure per scambiare qualche parola con Arlette, sembrava infatti che neppure la vedesse da quanto la ignorava.
Lei invece si soffermava spesso a considerare il profilo del marchese, labbra piene, zigomi ben delineati e naso adunco, elemento sensuale in quel volto perfetto. Nei momenti in cui era concentrato aveva un’espressione affascinante, la bocca socchiusa a rileggere alcune parole sulle pagine. 
«Milord, è meglio fermarsi alla prossima locanda prima di arrivare a Bath.»
Arlette aveva le guance soffuse, chissà da quanto tempo voleva chiedere a lord Anson di scendere per un po' dalla carrozza.
«Possiamo sostare anche adesso, Mrs. Foster.»
«Oh no milord, riesco a trattenermi!» Arlette era più imbarazzata di una mela rossa e lei la trovò divertente.
«Dovete scusarmi, è trascorso più tempo di quello che pensavo» ammise James, guardando l’orologio sul taschino.
«È colpa di libri» notò Ashley, «vi distraggono dalla realtà che vi circonda.»
Arlette la fissò stupita, si chiese se miss Sullivan fosse abbastanza educata da restare ospite degli Anson, sembrava ostile e non le sfuggì lo sguardo irriverente che riservò al marchese.
«Perdonatemi, se non vi ho rivolto interesse. Mi sto occupando di un affare molto importante per Sua Maestà nelle Colonie Inglesi e questi libri impegnano tutto il mio tempo.»
Ashley non si zittì, coltivava la speranza di trascorrere l’estate a Bath senza la presenza di lord Anson. «Partirete presto per le Colonie?»
James lo intuì fin da subito e scosse il capo con arroganza. «Devo prima concludere una questione in famiglia.»
Era indubbio che si riferisse al matrimonio di Emily, aveva fretta di sistemare la sorella prima della sua partenza. Restarono silenziosi per il resto del viaggio, fino a quando le ruote si fermarono ad una stazione di posta.
«Ci fermeremo qui» decise James, «ho mandato a chiamare un’altra carrozza da Anson House, così ci scorteranno guardie armate durante il viaggio notturno. Io salirò in quella meno comoda, così potrete riposare» concluse poi, sorridendo. Toccò terra in un balzo e allungò la mano per aiutarle a scendere. 
Il tempo dedicato al cambio dei cavalli e dei cocchieri permise ad Ashley di entrare in una stanza d’albergo per rinfrescarsi e cambiarsi la camiciola di cotone. Arlette la seguì portandole una scatola con la spazzola e i profumi, sognava una tinozza con dell’acqua tiepida dove immergersi, ma l’aspettava ancora l’ultima parte del viaggio, prima di dedicarsi una toeletta completa.
Se non vi fossero stati imprevisti sarebbero arrivati a Bath prima dell’alba e lei desiderava quel momento da settimane. Si chiese se Emily l’avesse aspettata sveglia in camera oppure si fosse alzata nel cuore della notte per andarle incontro.
Più tardi ripresero il viaggio e trascorse ancora lunghe ore rinchiusa nella vettura a sognare Bath, quando vide il nastro d’argento del fiume Avon dal finestrino e le prime eleganti dimore a contorno.
Ashley non riuscì a contenere l’emozione, il palazzo degli Anson in centro a Bath era più imponente di quello che poteva immaginare, in pietra bianca e innalzato da un portico di colonne in stile classico. Il fiume scorreva proprio di fronte alla strada, e il lento sciabordio le ricordava una musica rilassante. Chissà se le avessero assegnato una camera con vista sulla città, sarebbe stato meraviglioso pensò tra sé e sé, guardando oltre il finestrino.
La carrozza si fermò poco dopo dinanzi al sontuoso ingresso, una coppia di guardie erano immobili a presidio del palazzo; si aprì il maestoso portone laterale e la vettura ripartì, fino a raggiungere il cortile interno. Dentro c’erano dei magnifici giardini che lei si ripromise di ammirare l’indomani e dove avrebbe trovato requie ai suoi pensieri, da troppe ore infatti il volto del marchese le rubava la mente e il cuore. Diede la colpa alla vicinanza durante il viaggio, si convinse che nei giorni seguenti quella sensazione sarebbe scomparsa e confidò che fosse davvero così, sarebbe altrimenti divenuto un tedioso tormento.
Attese l’arrivo del cocchiere e scese. Appena la scarpetta di raso toccò il terreno di Anson House, l’emozione le sfiorò l’anima; era l’inizio della lunga estate a Bath e si guardò attorno ammaliata dalla straordinaria bellezza del posto, lanterne di fuoco illuminavano il cammino e scintillavano sugli stagni decorati da fiori orientali.
La carrozza di lord Anson giunse dietro di loro, a rompere l’incantesimo del silenzio; si voltò per osservarlo mentre scendeva dalla vettura, nella semioscurità della notte si notava la sua altezza prestante dominare sullo sfondo, mentre ordinava agli uomini di prendere i bagagli e avvisare il maggiordomo del loro arrivo.
Si avvicinò poco dopo a lei, l’espressione colma d’orgoglio. «Benvenuta ad Anson House» sussurrò, con un inchino.
«È un luogo magnifico, lord Anson.»
«Sarete impaziente di incontrare Emily, miss Sullivan» commentò il marchese.
«È così milord, sono impaziente al pensiero di rivederla, vorrei che fosse già spuntato il mattino!»
James le concesse un sorriso. «Converrete che l’orario non si addice ad una conversazione.»
In un istante le spense l’entusiasmo. «Era soltanto un desiderio» si difese, con la stessa innocenza di una fanciulla disillusa.
«Se ho capito qualcosa durante questo viaggio è che non posso fidarmi di voi, qualsiasi pensiero vi passa per la mente può diventare realtà. Salirete in camera e dormirete per tutta la giornata, avrete tutto il tempo di godere la compagnia di mia sorella nel pomeriggio.»
Come poteva rinchiuderla in camera nel suo primo giorno a Bath? Tuttavia si inchinò, e seguì un domestico. Entrò in quella che le sembrò una dimora incastonata tra l’oro e l’avorio, alla luce del giorno avrebbe ammirato ogni dettaglio, già al riflesso delle candele appariva come la residenza di un principe. Se quello era il retro della casa immaginò l’ingresso principale e provò un po' di invidia per le sostanziose risorse degli Anson, che permettevano un simile splendore.
Dietro di lei una serie di domestici ancora assonnati portavano i suoi bauli lungo la scalinata, chiudeva la fila Mrs. Foster che sembrava desiderare soltanto un letto per dormire. Il piano superiore era buio e silenzioso, poco si poteva intravedere dal riflesso delle candele se non un lungo e ampio corridoio dove si affacciavano porte intarsiate. Il domestico si fermò dinanzi ad una di quelle porte e l’aprì, cercando di attenuare il rumore dei cardini arrugginiti. «È la vecchia camera di miss Anson» confidò, lasciandola entrare. Appoggiò il candelabro su un tavolino e uscì dalla stanza, mentre gli uomini depositarono all’interno i bauli di Ashley, colmi di abiti e accessori.
«Vi hanno assegnato la prima camera appartenuta ad Emily» osservò stupita Mrs. Foster, «dovete esserne orgogliosa!»
«Oh Arlette, vorrei andare a salutarla in questo momento, se solo il marchese non me l’avesse impedito!»
«Vi sembra l’ora per un incontro?»
«Emily ne sarebbe entusiasta, ne sono certa!»
Mrs. Foster le si avvicinò e la trattenne delicatamente per le spalle. «Ricordate bene questa regola, miss Sullivan. Il marchese di Stafford è padrone in questa dimora e siete sotto la sua tutela. Obbedienza e riverenza sono parole che devono ammorbidire il vostro temperamento.»
Ashley la fissò, lo sguardo remissivo. «Cercherò di ricordarlo, Arlette.»
«Indossate una camiciola per la notte, se conosco Emily verrà a svegliarvi tra poche ore.»
Nonostante la stanchezza Ashley riconobbe che la cameriera le dedicava tutto il suo tempo e che teneva a lei come ad Emily. «Vi ringrazio» pronunciò poco dopo, appena terminato di pettinarle i capelli e di vestirla con una camicia leggera di pizzo.
«Adesso mettetevi sotto quelle lenzuola e calmate i vostri pensieri. Non sapete che la bellezza può sciuparsi se non dormite abbastanza? A Bath non potete permettervelo» sussurrò, come le stesse confidando il segreto più prezioso che aveva.
Con una buona dose di fortuna la ragazza avrebbe rimediato un pretendente entro la stagione, pensò Arlette tra sé e sé, graziosa anche se non propriamente bella, raffinata sebbene non educata come una nobile e abbastanza sincera da sollevare interesse in un uomo dai sentimenti puri. C’era da sperare nella buona sorte e che incontrasse un nobile romantico disinteressato alla dote; per quanto Ashley nascondesse la realtà, prima ancora del suo arrivo a Bath, la servitù di Anson House conosceva tutto di lei ed era assai probabile, anche il marchese di Stafford.
La lasciò sola nella camera tappezzata di un tenue colore pesca, Ashley immaginò il momento in cui avrebbe aperto le finestre e sarebbe entrata la luce del sole ad illuminare il lucido mobilio. Era troppo eccitata per riuscire a mettersi a letto, si avvicinò ai bauli e aprì quello in cui aveva deposto la scatoletta d’avorio con i gioielli di sua madre. Era sul fondo, nascosta tra nuvole di tulle e organza, i suoi splendidi abiti costati una fortuna.
Non sapete che la bellezza può sciuparsi se non dormite abbastanza?
Il consiglio di Arlette valeva più di mille monete d’argento, doveva mettersi sotto quelle lenzuola e prendere sonno, se solo si guardava allo specchio intravvedeva dei profondi segni scuri sotto gli occhi e il pallore del volto. Il viaggio in carrozza era stato faticoso e noioso, più lungo di quello che doveva essere per arrivare a Bath e si chiese se anche Emily fosse sveglia, aveva notato una tenda muoversi dietro una finestra appena scesa dalla carrozza, era forse la sua camera?
Rivolse un pensiero anche a sua madre, così lontana e sola nel cottage di Southampton e con le più rosee speranze per il futuro di Ashley. Si portò la scatoletta sotto il cuscino, guardava i gioielli e poi, ammirando il riflesso dei rubini, sentì la stanchezza pervaderle le membra, soffiò sul candelabro e si addormentò.

 

© 2018 Sarah Mathilde Callaway

© 2018 HarperCollins Italia S.p.A., Milano

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