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Tra vizi e virtù

di CHRISTINE MERRILL

Miss Paulette Montaigne è venuta dalla Francia per cantare nello scandaloso Vitium et Virtus, il circolo per gentiluomini più peccaminoso dell’alta società inglese. Però sa che la sua illibatezza la rende diversa… e come potrà fidarsi di quell'orso del suo protettore, Ben Snyder? 

I tempi del pugilato sono finiti per lui, e Ben ha imparato a usare più il cervello che i muscoli. Ma non per questo l’angelica Miss Montaigne è alla sua portata. Potrà proteggere Paulette e anche il proprio cuore?

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lettura da 4 minuti

Lei l’odiava.

E Ben era sicuro di non avere fatto assolutamente niente per meritarlo. Se era il suo lavoro a infastidirla, lui non poteva farci nulla. Proprio come lei sapeva solo cantare, lui non sapeva fare altro che impedire le risse o iniziarle. Se fosse tornato a fare il pugile, le sarebbe piaciuto ancora di meno.

O, ancora peggio, se fosse stato il lacchè che era agli inizi. In livrea, non sarebbe stato degnato di uno sguardo da una bella donna a cui teneva aperta la porta.

Però era sicuro di aver peggiorato la situazione non dicendole la verità riguardo all’asta. Poiché c’era di mezzo l’onore di una signora, non stava a lui rivelare il suo segreto, ma avrebbe dovuto dirle almeno che stava facendo il suo lavoro, proteggendo la ragazza per impedire che le succedesse qualcosa di brutto a causa della sua bravata.

Invece era rimasto lì come un grosso allocco, arrossendo e farfugliando, facendole capire che era infatuato di lei, gettando al vento il suo orgoglio.

«Mr. Snyder, ma voi sanguinate!» esclamò Marie, una ballerina, avvicinandosi. Era tanto bassa che probabilmente riusciva a guardargli fin nelle narici insanguinate.

«Non è niente.» Cercò il fazzoletto ma non lo trovò.

«Lasciate che vi aiuti.»

«Sto bene, davvero» borbottò lui, sentendosi ancora più mortificato per tutta quell’attenzione. Erano arrivate altre ballerine che si erano esibite, e ben presto si trovò circondato da bellezze in abiti succinti. Erano una mezza dozzina, ma tra tutte non avevano addosso abbastanza stoffa per farne un vestito.

Gli si assiepavano intorno come i lillipuziani dei Viaggi di Gulliver. Una gli si sedette sulle ginocchia, un’altra gli accarezzò una tempia e un’altra ancora gli ripulì una chiazza di sangue sul mento con un fazzoletto imbevuto di colonia.

Ben lottò contro il suo istintivo impulso virile davanti a tante premure, ammonendosi; era lì per proteggerle, non per corteggiarle. Prese il fazzoletto. «Posso fare da solo» disse, con un gemito carico d’imbarazzo.

Le ragazze scambiarono quel suono per un gemito di dolore e lo circondarono ancora più di premure.

«Non ci dispiace» disse Marie. Poi guardò le altre e spiegò: «Si è ferito buttando fuori dal club Mr. Danvers».

Tutte emisero delle esclamazioni, poi qualcuna gli mise in mano un brandy.

«Non dovrei, davvero.» Bevve un sorso per togliersi dalla bocca il sapore del sangue. Il liquore era stato preso dalla riserva privata dei proprietari e scorreva in gola come seta. Ben bevve un’altra sorsata più abbondante.

«Batti la fiacca, Snyder?» lo apostrofò Mr. Gregory, severo. Però, quando alzò la testa, Ben vide che sorrideva.

«È ferito» lo difese Marie.

«Mr. Danvers lo ha colpito sul naso» disse Bridget.

«Non ci piace Mr. Danvers, ci dà i pizzicotti» aggiunse Kitty.

«È andato via?» chiese Gregory.

«Disturbava nella sala da gioco. Non voleva andarsene, e non ha apprezzato di essere portato via a forza» spiegò Ben, palpandosi il naso per accertarsi che non fosse rotto. «L’ho lasciato nell’atrio. A terra.»

«L’hai steso?» chiese Gregory, incuriosito. «Questa scena avrei voluto vederla.»

«Non è stato necessario, era pieno di alcol come una botte.» Ben sorrise compiaciuto. «Certo, forse l’ho accompagnato a terra poco dolcemente, ma ho perso la presa quando mi ha colpito.»

«Mr. Snyder è il nostro eroe» disse Marie, protettiva.

«Lo vedo» rise Gregory. «Medicatelo, signore, io intanto vado ad assicurarmi che i lacchè abbiano caricato in carrozza quell’imbecille, poi parlerò con Challenger. Direi che Danvers merita un divieto temporaneo a entrare, finché non imparerà come comportarsi.»

«Ottimo, sir» approvò Ben, circondato dallo stormo di angeli che gli svolazzavano intorno per curarlo premurosamente.

Mentre Gregory scostava la tenda per dirigersi verso le sale Ben alzò lo sguardo e vide sulla soglia Paulette, che aveva l’aria turbata.

Incrociarono lo sguardo per un breve istante, poi lei corse via lungo il corridoio, e scomparve dalla sua vista.

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