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Tra vizi e virtù

di CHRISTINE MERRILL

Miss Paulette Montaigne è venuta dalla Francia per cantare nello scandaloso Vitium et Virtus, il circolo per gentiluomini più peccaminoso dell’alta società inglese. Però sa che la sua illibatezza la rende diversa… e come potrà fidarsi di quell'orso del suo protettore, Ben Snyder? 

I tempi del pugilato sono finiti per lui, e Ben ha imparato a usare più il cervello che i muscoli. Ma non per questo l’angelica Miss Montaigne è alla sua portata. Potrà proteggere Paulette e anche il proprio cuore?

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«Ma dovete fare qualcosa!»

«Faccio del mio meglio» rispose il Duca di Westmoor.

«Allora il vostro meglio non è sufficiente» replicò Paulette, notando la propria voce isterica. Non era mai molto saggio sgridare il datore di lavoro, soprattutto se era uno degli uomini più importanti di tutta l’Inghilterra.

Però lui la prese sorprendentemente bene, e rispose senza urlare, come avrebbero fatto altri al suo posto, ma con un tono che intendeva calmarla. «Siamo tutti affezionati a Snyder, Miss Montaigne.»

«Io non sono solo affezionata a lui.»

Sono innamorata di lui.

Quando era accaduto? Quando l’aveva accompagnata al club dalla biblioteca e condiviso con lei i suoi libri? Quando l’aveva salvata da Danvers? O solo quando l’aveva visto in prigione, in una cella che avrebbe fiaccato lo spirito di un uomo meno forte? Invece lui era stato comunque garbato, paziente e più preoccupato per lei che per se stesso. Lo amava, e non poteva perderlo ora.

Fece un respiro profondo per calmarsi prima di continuare. «E’ in carcere per causa mia.»

Il duca aggrottò le sopracciglia. «E’ anche colpa nostra perché abbiamo riammesso Danvers nel club dopo che Snyder ci aveva avvertiti. Ma non perdiamo tempo a flagellarci. Non serve ad aiutarlo.»

«E che cosa serve?»

«Ho scritto al padre di Danvers per chiedergli d’intervenire, ma non ho ancora ricevuto risposta, e Danvers insiste per arrivare a una sentenza rapida.» A giudicare dall’espressione cupa del duca, il risultato poteva essere più grave di un periodo dietro le sbarre.

Paulette fece un altro respiro profondo e cercò d’imitare la calma del duca. «Credete che cederà se gli daremo quello che vuole? E sappiamo che cos’è.» E Mr. Snyder l’avrebbe perdonata se avesse accettato di disonorarsi per salvarlo?

Il duce scosse la testa. «Tanto per cominciare, mi rifiuto di chiedere scusa e riammetterlo al club. Non dobbiamo pensare solo alla vostra sicurezza, ma a quella degli altri ospiti.» Poi sorrise. «E Snyder sicuramente mi darà un pugno quando tornerà, se dovessi permettere a quell’infame di avvicinarsi a voi.»

«Ma dovete fare qualcosa.» Paulette rifletté per un istante. «E se pagassi la guardia per farlo fuggire?»

Il duca rise. «Siete qui da meno di due settimane. Volete spendere i vostri ultimi penny per corrompere le guardie?»

Allora Paulette ricordò il dono di Danvers che era ancora nel cassetto della sua toeletta. «Ma ho una cosa.» Corse a rendere il cofanetto dei gioielli. «Possiamo dargli questo.» Tirò fuori il braccialetto e lo mostrò al duca.

Lui lo guardò sorpreso, poi lo prese e lo scrutò più da vicino. «Era un dono di Danvers?»

Lei annuì. «Intendeva allettarmi con un dono.»

Il duca scosse la testa, stupefatto. «E’ più probabile che intendesse minacciarvi di fare la stessa fine di Snyder. Questo gioiello fa parte dei diamanti Wycliff. Se verrà trovato in vostro possesso, vi denuncerà come ladra e pretenderà la vostra obbedienza per salvarvi.»

«E’ un uomo orribile.» Paulette rabbrividì. «Che cosa devo fare?»

Il duca sorrise. «Datelo a me e lo useremo per salvare il nostro amico, mia cara Miss Montaigne, come desideravate. A meno che Danvers non ritiri la denuncia contro Snyder e si astenga dal rimettere piede al Vitium et Virtus, dirò a suo padre che ha donato i diamanti di famiglia a una cantante di cabaret.»

«E rilasceranno Mr. Snyder?»

«Lo riavrete domani prima di colazione» le promise il duca.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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