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Titanic: appuntamento col destino

di MARGUERITE KAYE

Jennifer Spencer sta per attraversare l’oceano sul Titanic per cominciare una nuova vita in America. Sola. O almeno così crede, fino a quando non scopre che la sua irresponsabile gemella, Maud, è salita a bordo clandestinamente. Pur essendo un’azione sconsiderata, Jennifer è contenta che la sorella abbia corso quel rischio. In fondo lei ha bisogno che qualcuno le ricordi di tenere a distanza l'affascinante uomo d’affari Max Blakely per cui ha perso la testa. Ancora prima di salpare, però, apre la porta di una cabina e…

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«Ascolta, ho una proposta da farti. Una proposta di affari» chiarì Max a Jennifer. «Penso che tu abbia avuto una idea brillante, ma hai bisogno di aiuto per farla decollare. Io non interferirò con la tua direzione, ma posso procurarti dei contatti, indirizzarti nella giusta direzione.»

«E perché dovrebbe farlo?»

«Perché ammiro il tuo coraggio, e perché ti sono debitore per aver dubitato di te. E perché, a essere franco, mi piacerebbe di più trascorrere il tempo del viaggio a parlare di affari con te, piuttosto che a scambiare vane chiacchiere con i miei compagni di prima classe.»

Jennifer si illuminò di piacere. «Grazie. Vuol dire molto per me essere presa seriamente. Chiunque altro avrebbe riso di me. Ma lei non mi deve niente, e d’altra parte io sono occupata con il mio lavoro.»

«Mi pare che tua sorella potrebbe facilmente lavorare al posto tuo, dal momento che si è intrufolata a bordo fingendo si essere te. In realtà, leggendo tra le righe di quello che hai detto, lei probabilmente ti è davvero debitrice mille volte di più. Lascia che lavori per te. Per una volta che puoi divertirti, goditi un po’ di lusso ed evita a me di annoiarmi. Immagino che nessuno vi abbia mai visto insieme, vero?» 

Poté vedere che era tentata. Sarebbe stato divertente, guardarla sciogliere i suoi capelli. Non che questo avesse qualcosa a che fare con la sua offerta. Voleva solo essere di aiuto. «Per piacere» la esortò, approfittando senza vergogna del suo vantaggio. «Mi farebbe sentire meglio.»

«Be’, certamente non vorrei che trascorresse l’intero viaggio sentendosi colpevole.»

«O annoiato.»

«E immagino di doverlo anche a me stessa, per dare alla mia attività la migliore occasione di successo» convenne Jennifer. «Non farei torto a nessuno a incontrarla domani.»

«Perché aspettare? Incontriamoci questa sera tardi. Oh, accidenti, ho accettato di cenare con Astors. Domani, allora. Dovremmo attraccare a Queenstown per qualche ora, avremo molte opportunità di esplorare la nave mentre gli altri saranno a terra. E questo mi darà la possibilità di mettere insieme qualche idea, mentre tu manderai tua sorella ad assolvere i compiti al tuo posto.»

Jennifer rise e gli tese la mano. «Molto bene, affare fatto.»

Lui prese la mano e la sorprese portandosela alle labbra, spingendo indietro il polsino per baciarle il polso. Sapeva di sapone e di salsedine. Il tocco delle labbra sulla sua pelle gli fece correre il sangue nelle vene. Era una combinazione stuzzicante, che eccitava il corpo e il cervello. Sarebbe stato molto difficile resistere.

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