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Titanic: appuntamento col destino

di MARGUERITE KAYE

Jennifer Spencer sta per attraversare l’oceano sul Titanic per cominciare una nuova vita in America. Sola. O almeno così crede, fino a quando non scopre che la sua irresponsabile gemella, Maud, è salita a bordo clandestinamente. Pur essendo un’azione sconsiderata, Jennifer è contenta che la sorella abbia corso quel rischio. In fondo lei ha bisogno che qualcuno le ricordi di tenere a distanza l'affascinante uomo d’affari Max Blakely per cui ha perso la testa. Ancora prima di salpare, però, apre la porta di una cabina e…

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lettura da 3 minuti

Scosso, Max Blakely si staccò bruscamente da quella giovane affascinante. Quello che doveva essere un leggero contatto di labbra si era trasformato in qualcosa di completamente diverso. Ben lontano dall’essersi preso un piccolo vantaggio su di lei, era lui quello che si ritrovava disorientato. Guardò la donna tra le sue braccia con un cipiglio confuso. «Che accidenti sta succedendo?»
Lei gli lanciò uno sguardo di fuoco. «Mi lasci andare!»
La ragazza aveva un viso molto inglese. Incarnato candido, capelli d’un ricco castano scuro. Anche gli occhi erano scuri, ben distanziati, con uno sguardo limpido. Nessuna traccia di civetteria e, a differenza della notte prima, non c’era traccia di rossetto o di trucco sul suo viso. L’aveva considerata solamente graziosa, allora. Nella luce del giorno, senza alcun artificio, c’era un che di profondo nei suoi occhi, nelle linee sottili agli angoli della sua bocca. Sembrava una donna che prendeva la vita fin troppo seriamente. Appariva... sì, interessante.
La lasciò andare, avendo l’accortezza di posizionarsi tra lei e la porta. La sua mente lavorava furiosamente. «L’altra notte, al pub, perché non hai detto che saresti stata a bordo?»
«Al pub?»
Era una buona attrice ma, sebbene non amasse ostentare i simboli del suo successo, Max non era uno stupido. Aveva visto troppe trappole e moine per essere meno che sospettoso. Si passò le dita tra i capelli. «Non fare scena muta. Ti ho detto che sarei andato a New York a bordo del Titanic. Abbiamo bevuto qualcosa e ci siamo fatti quattro risate ieri sera, ma non doveva esserci nulla di più. Lo sapevi, bene. Quindi perché mi hai seguito?»
«Seguito?»
Lei appariva davvero confusa, ma la sua presenza era una coincidenza troppo grossa per essere credibile. D’altra parte, se era solo una coincidenza, perché non le aveva detto a sua volta che sarebbe stata una passeggera della nave? E che cosa era venuta a fare nel suo salotto? Si ritrovò a imprecare sottovoce. «Dopo che me ne sono andato, qualcuno ti ha informato che eri stata in compagnia di un milionario, vero?» Di nuovo lei non riuscì a dire nulla, ma Max annuì. Era ovvio... «Hai pensato che se mi avessi seguito, e mi avessi concesso qualcosa di più di quanto mi hai dato la notte scorsa, avresti potuto ottenere qualcosa in cambio. Bene, ti sei sbagliata.»
«Lei... lei crede che io sia una… specie di cacciatrice di soldi?» esplose a quel punto Jennifer.
Era impallidita. Se non l’avesse già conosciuta... ma la conosceva. Ignorò la piccola sensazione di disagio che lo attraversò. «Ascolta, non intendo creare alcun problema, se non lo farai tu.»
«No, lei ascolti, signor... Qualunque sia il suo nome. Sembra che le sia scappato un particolare ma, se guarda bene, noterà che questa è una uniforme. E io sono una hostess di bordo. Ho firmato il contratto alcune settimane fa. E fino a quando lei non è apparso da quella porta, io non l’avevo mai vista! E aggiungo che sarò felice di non vederla mai più. Adesso per favore si scosti dal mio passaggio, ho del lavoro da sbrigare.»
* * *
Volò fuori sul ponte prima che lui potesse fermarla. La folla la aiutò a confondersi mentre si dirigeva verso le scale di servizio, ignorando le sue grida di aspettare. Spalancò la porta della sua cabina, gli occhi luccicanti di lacrime, cercando un posto dove stare sola per qualche minuto.
«Ciao, Jenny… Sorpresa!»
Seduta sul letto, un sorriso radioso sul viso grazioso, c’era la sua gemella. Lentamente, come le pale e i congegni di un mulino che si mettevano lentamente in moto quando il vento cominciava a soffiare, Jennifer capì al volo quello che era appena successo.
«Oh, Maud, che cosa hai combinato questa volta?»

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