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Titanic: appuntamento col destino

di MARGUERITE KAYE

Jennifer Spencer sta per attraversare l’oceano sul Titanic per cominciare una nuova vita in America. Sola. O almeno così crede, fino a quando non scopre che la sua irresponsabile gemella, Maud, è salita a bordo clandestinamente. Pur essendo un’azione sconsiderata, Jennifer è contenta che la sorella abbia corso quel rischio. In fondo lei ha bisogno che qualcuno le ricordi di tenere a distanza l'affascinante uomo d’affari Max Blakely per cui ha perso la testa. Ancora prima di salpare, però, apre la porta di una cabina e…

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Jennifer lottò per contenere la paura, conscia della gemella, che era pallida come un cencio e terrorizzata. Si aggrappò alla mano di Max. «Io non vado da nessuna parte senza di te»gli disse.
«Jennifer ascoltami, ho aspettato tutta la vita per trovarti, non ti perderò adesso. Supereremo tutto questo. Se dovremo separarci, ti ritroverò, te lo prometto. Adesso andiamo, troviamo una dannata barca per voi!»
Ma era come camminare nella melassa. Ondate di passeggeri provenienti dalla seconda e dalla terza classe affollavano quello spazio ristretto, rendendo impossibile avanzare. La barca con il personale di bordo venne calata fuori bordo, e un’altra comparve davanti alla porta. Le calavano più velocemente ora. Un’altra fu riempita e andò giù, lasciando le carrucole vuote.
Con uno sforzo quasi inumano, Max riuscì a condurle entrambe dall’altra parte del ponte, dove l’equipaggio stava lanciando gli ultimi canotti di salvataggio. L’intera prua del Titanic era sott’acqua ora. I razzi di segnalazione si susseguivano nel cielo senza luna uno dopo l’altro.
Jennifer dovette lottare per restare in piedi, il ponte era in netta pendenza ora. Poltrone di legno, giubbotti di salvataggio vuoti, ogni sorta di oggetto scivolava tra i loro piedi, e li faceva inciampare. Un ufficiale sparò in aria con una pistola, ma invece di portare un po’ di ordine incrementò il panico. La gente correva da una parte all’altra del ponte in cerca di barche. Dal mare scuro giungevano grida terrificanti, di dolore e di aiuto.
Le braccia di Jennifer erano quasi slogate quando Max la scaraventò in testa alla coda, con Maud giusto dietro di lei. Erano le uniche donne. Maud stava in silenzio, il viso teso per la paura. Jennifer singhiozzava. «Max, non posso, per piacere non farmi andare senza di te.»
«Troverò un modo, te lo prometto. Ti troverò. Il fato ci ha portato qui, il nostro destino è stare insieme, giusto? Per favore, vai. Per me, Jennifer, vai.»
Le spinse entrambe attraverso la massa di corpi che si assiepavano verso il canotto proprio mentre un improvviso scossone mandò il Titanic più a fondo, lanciando Max dall’altra parte del ponte. Mentre la folla si richiudeva davanti a lui, gridò ancora: «Ricorda la mia promessa!»
Ci fu un rumore spaventoso e il fumaiolo della nave cominciò a crollare.
«Un solo posto. C’è solo un posto» stava gridando l’ufficiale.
«Vai, Maudie. Per favore, vai.»
La sorella esitò. Poi annuì, e si mosse come per fare un passo avanti, invece si girò di colpo e assentò una spinta violenta a Jennifer, mandandola oltre il bordo, dritta nel canotto. Le funi cominciarono a calare. «Salvati, Jenny, salvati per tutte e due» gridò Maud, e poi, prima che Jennifer potesse dire qualcosa, il canotto fu liberato dalle funi e scivolò lungo la fiancata del Titanic fin sulle gelide acque scure al di sotto.

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