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The Joint

di SILVIA CARBONE E MICHELA MARRUCCI

Li avete conosciuti in The Pleasure, e ora Silvia Carbone e Michela Marrucci regalano a tutte le lettrici una lettura gratuita che racconta l’intensa e molto passionale storia d’amore tra Tom e Floyd. 

Buona lettura!

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lettura da 5 minuti

Tom entrò nell'appartamento di Floyd che ormai era notte fonda. Il jet era atterrato all'aeroporto di Miami quando il sole era già calato da tempo. Aveva accompagnato Shad in uno dei suoi viaggi a Takei, e nonostante il volo privato offrisse tutto il confort possibile, non era riuscito a riposare. Vedere Rafiq così sconvolto per la morte prematura della moglie lo aveva segnato. Era impossibile restare immuni davanti al peso che portava sulle spalle quel neo-padre, oltre alla responsabilità del popolo, anche quella di crescere da solo un figlio appena nato.

Non ci aveva mai pensato prima di allora. A un figlio. Nonostante le leggi americane si fossero adattate e modernizzate, permettendo l'adozione a coppie unite civilmente, era un'idea che non lo aveva mai sfiorato. Il lavoro che svolgeva non si conciliava con il concetto di famiglia.

Si fermò quando raggiunse il salotto. Il suo compagno era addormentato sul divano. Guardarlo gli provocava una stretta al petto che non aveva mai sperimentato per nessuno dei suoi amanti. Quel ragazzo era riuscito a conquistarlo con la sua solarità e spensieratezza. Non guastava il fatto che avesse tratti angelici e un viso fanciullesco che lo rendeva etereo e bello. Il corpo tonico e asciutto faceva onore a quella perfezione che era Floyd. Ridevano e Tom cercava sempre di stare dietro al fatto che Floyd avesse tanti amici, cosa che per lui era del tutto una novità. Il suo lavoro come ex marine lo aveva reso molto solitario negli anni. E invece con Floyd aveva riscoperto anche la gioia di stare tra le persone per bere una birra. Ma c'era qualcosa che ancora mancava. E sapeva benissimo cosa fosse, solo che non era facile da spiegare al suo uomo.  Floyd non gli sembrava proprio il tipo di spingersi oltre al tipo di vita sessuale e di coppia che ormai condividevano. Da quello che gli aveva raccontato del suo passato, non aveva avuto molte storie se si escludevano gli incontri occasionali, e quella era per entrambi la prima relazione ufficiale. Allora perché da qualche giorno, la tessera che aveva nel portafoglio pesava come un macigno? Aveva tutto. Amava come il culo sodo di Floyd assorbiva il suo pene quando lo penetrava. Era solo una testa di cazzo e lo sapeva. Aveva un ragazzo fantastico, una relazione stabile con tanto di sesso spettacolare e non avrebbe dovuto chiedere altro. Ecco, quel condizionale lo faceva sentire uno stronzo ma non poteva ignorare le sue necessità.

«Ehi, sei tornato» la voce arrochita dal sonno di Floyd riportò Tom al presente.

«Ciao, piccolo» Tom lasciò cadere la borsa sul pavimento di legno e si avvicinò a Floyd. «Potevi andare a letto.» Si piegò sulle ginocchia accovacciandosi vicino al viso del ragazzo. Gli mise una mano nei capelli e gli strinse la nuca avvicinandosi. «Ti avevo avvertito che avrei fatto tardi.»

«Il mio turno al The Pleasure è finito più tardi del previsto. Non è molto che sono a casa. Com’è stato il viaggio di ritorno da Takei?» Floyd chiuse gli occhi quando la presa di Tom si fece più stretta ed emise un sospiro quasi di sollievo.

«Noioso e mi sei mancato da morire.» Senza aggiungere altro, Tom gli catturò il labbro inferiore e lo succhiò subito dopo averlo morso. Gli infilò la lingua in bocca quando lo sentì gemere. Il bacio divenne frenetico e profondo. Lo stava divorando, con il membro così duro da essere quasi doloroso. Floyd posò la mano sul rigonfiamento facendo ringhiare Tom per la frustrazione e poi lo spinse cercando di alzarsi.

«Siediti» ordinò Floyd prima di scivolare tra le gambe divaricate di Tom. «Voglio succhiarlo fino a farti venire» disse armeggiando con il bottone e tirando giù la lampo dei suoi pantaloni. Amava l'abitudine di Tom di non indossare mai la biancheria intima. Era tutto più semplice e veloce in quel modo. Il membro rigido si adagiò subito sull'addome cesellato dell'ex marine. Floyd si chinò e leccò la lunghezza dell’uccello fino a ricoprire la cappella con la bocca e succhiare fino a sentirlo in fondo alla sua gola.

«Cazzo» gemette Tom. «Prendilo tutto, così, piccolo. Fino in gola» gli ordinò spingendo i fianchi verso l'alto e aumentando il movimento con spinte sempre più veloci e frenetiche. Quando Floyd si accorse che era quasi al limite glielo prese in mano e iniziò a pompare seguendo il suo ritmo. Qualche istante dopo il gemito di Tom echeggiò nella penombra della stanza.

Floyd si scostò e appoggiò il mento sul ginocchio dell’uomo e l’osservò con sguardo lussurioso.

«Suppongo che ora tocchi a me ricambiare il favore» ansimò Tom accarezzando i capelli del ragazzo.

«Non ora. Preparo qualcosa da mangiare e dopo nel nostro letto recupereremo gli orgasmi perduti di questi giorni.»

Tom annuì e Floyd si alzò in piedi, ma un foglio per terra catturò la sua attenzione. Si chinò per prendere il biglietto e lo girò guardando il retro. Alzò lo sguardo confuso verso Tom che, notò Floyd, aveva un’espressione che rasentava il panico.

«Cos’è questo?» chiese Floyd con voce alterata.

«Niente» Tom si alzò con i pantaloni ancora aperti e strappò di mano il foglio al ragazzo.

«Tom, rispondi. Mi sto incazzando. Chi è Drew?» domandò furioso Floyd.

«Ti ho detto nessuno» continuò a negare Tom.

«Tom…»

«Porco cazzo, è uno che vuole scoparmi, va bene?»

Floyd indietreggiò come se gli avesse dato un pugno nello stomaco. «E tu vuoi scoparlo?»

Tom sfregò una mano sulla testa rasata. «Non come pensi tu.»

«Quindi vuoi scoparlo?»

Tom alzò lo sguardo e si perse negli occhi dell’uomo che amava ormai da due anni. Ma doveva conoscere la verità. Doveva sapere e conoscere quella parte della sua vita.

«Sì.»

 

The Joint

© 2019 Silvia Carbone e Michela Marrucci

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