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Mia per sempre

di MARIA VENTURI

Un villaggio di pescatori nel sud-ovest dell'Irlanda. Dopo vent'anni gli abitanti del paese non hanno dimenticato il "peccato" d'amore di Mary con uno straniero, da cui è nata Mia. Non ha dimenticato neppure Sean, che per cecità e orgoglio decise di non sposare Mary, e ora è legato a una donna che non ama, Lillibeth da sempre gelosa e incapace di superare il passato del compagno. Mary e Mia sono per quella gente l'inquieta personificazione della ribellione, della libertà, di una vita che risponde al proprio cuore e ai propri sentimenti su tutto. E i conflitti esplodono di nuovo, ancora più accesi di un tempo, quando Johnny, il figlio di Lillibeth e Sean, s'innamora di Mia...

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lettura da 19 minuti

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da un articolo pubblicato sul mensile Indiscreto del settembre 1989

La storia di Mia O'Sullivan prende il via dall'Irlanda, Paese che il cinema della grande Hollywood ha trasformato in mito e che al cinema ha dato registi e star entrati nella leggenda. Passioni, lotte e contrasti coesistono con una connaturata vocazione a una esistenza semplice e tranquilla, scandita in sintonia con la natura e con i rituali di una quotidianità che non è mai scontata e banale. Non esiste un irlandese uguale a un altro e, pur nei ritmi della coralità, emerge il sanguigno e cocciuto temperamento dell'individuo.
    La rossa ventenne che il fotografo italiano Michele Russo ha scoperto a Clearcove, villaggio di pescatori con trecento anime a trenta chilometri da Baltimore, si chiama davvero Mia O'Sullivan: e non soltanto il nome doc, ma le sue stesse vicende familiari e umane evocano intrecci di una tipica storia irlandese. Fino al giorno in cui Mia fu scandalosamente concepita, a Clearcove si nasceva, ci si sposava e si moriva secondo leggi stabilite con identica ineluttabilità dalla natura e dai secolari costumi degli abitanti. A ogni vecchio che se ne andava corrispondeva un neonato che veniva alla luce, e spesso i matrimoni si combinavano fin dalla culla.
    Torton O'Sullivan, il nonno di Mia, fu il primo e unico maschio ad abbandonare il villaggio e la barca per andare a cercare la fortuna altrove. A ventun anni partì per l'America con Mary, la giovane sposa che gli era stata predestinata: ma la fortuna non gli arrise affatto perché dopo il terzo aborto Mary cadde in uno stato di abulia e di prostrazione che prima di condurla alla morte fece di lei, per lunghi anni, un'invalida. Quando Torton ritornò a Clearcove, vedovo e senza figli, era un trentenne frustrato e pieno di rabbia.
    Trascorse i primi venti mesi rinchiuso nella vecchia casa da cui era partito. La pioggia e la salsedine avevano fatto marcire il canniccio del tetto e il vento aveva eroso gli intonaci in calcina e malta scavando profonde fessure tra le pietre della muratura esterna. Ma Torton sembrava non curarsene. Scacciava urlando tutti coloro che si avvicinavano alla casa, compresi l'anziano parroco e gli amici di un tempo desiderosi di portargli conforto. Ogni quattro settimane si recava nell'unico bazar del villaggio per caricare su uno sgangherato furgoncino farina di segale, pesce sotto sale, carne essiccata e cassette di birra. Consegnava la lista senza dire una parola, scoraggiando con uno sguardo fiammeggiante e allucinato chiunque osasse abbozzare un sorriso o desse segni di volergli dire qualcosa.
    A Clearcove si sussurrava che trascorresse le giornate seduto davanti al camino spento ingollando una birra dietro l'altra, per uscire soltanto al calare delle tenebre. A passi malfermi Torton attraversava le assi sconnesse del pontile e, giunto alla cima, si sedeva a fissare il mare ululando come un lupo mannaro.
    Ricominciò a vivere quando il muratore Bobby Gabriel cadde rovinosamente da un'impalcatura di venti metri restituendo all'anagrafe del villaggio una donna libera da legami e ancora in età da marito. La leggenda vuole che Betsey, la vedova, entrando nel bazar per acquistare una scatola di steariche fosse stata urtata con malagrazia da Torton che ne stava uscendo per caricare sul furgoncino l'ultima cassetta di birra.
    Poiché lui aveva proseguito senza degnarsi di chiederle scusa, Betsey lo rincorse e, afferrandolo per un braccio, gli diede dello zotico e del villanzone. Per nulla spaventata dallo sguardo dardeggiante di lui, aggiunse che non era l'unico essere al mondo ad aver perduto una persona cara, e che questo comunque non lo autorizzava a trattare gli abitanti di Clearcove come se fossero colpevoli di tutte le sue disgrazie. Dall'alto dei cieli, aggiunse ancora, la povera Mary sarebbe inorridita vedendo che il suo uomo si era ridotto a vivere come un assatanato e sudicio ubriacone.
    Non è dato sapere se le cose andarono realmente così. Certo è che Torton, aggiustata la sua vecchia barca da un giorno all'altro riprese a fare il pescatore. Un mese dopo andò da un carpentiere di Barley Cove e ritornò al villaggio col furgoncino carico di doghe e di pali: così si seppe che Torton aveva deciso di rimettere in ordine la vecchia casa. Cominciò dal tetto, e gli occorsero otto settimane di viaggi e di lavoro per procurarsi i materiali e sostituire il canniccio con una solida copertura in legno e arenaria. Quando il tetto fu finito, passò alla ristrutturazione dell'esterno. Ricolmate tutte le fessure, Torton intonacò i muri passando due mani di calcina. Fu un lavoro lungo e paziente che lo impegnò per altri due mesi.
    Adesso si presentava al bazar una volta alla settimana e faceva le ordinazioni a voce, aggiungendo alla vecchia lista lisciva, sapone, chiodi, vernici, pennelli, scope e strofinacci. Aria e sole avevano cancellato dal suo viso ogni traccia di malsano pallore e negli occhi era ritornata la luce sveglia e ridente d'un tempo.
    La mattina del 18 febbraio del 1947 Torton fissò nei cardini le nuove ante pitturate di azzurro e due giorni dopo la vedova di Bobby Gabriel fu vista mentre si recava a fargli visita portando in dono una gigantesca pianta di rododendro legata al manubrio della bicicletta.
    Torton e Betsey si sposarono il 2 maggio di quell'anno, quando il primo bocciolo si dischiuse, e nove mesi dopo la loro unione fu allietata dalla nascita di una bambina a cui venne dato il nome di Mary, in ricordo della amatissima prima sposa di Torton.
    In realtà la robusta, esuberante e instancabile Betsey aveva cancellato ben presto il ricordo della fragile defunta e quando a Torton capitava di pensare a lei doveva fare uno sforzo per restituire un corpo e un volto all'evanescente fantasma che Mary era diventata nella sua memoria. La nuova vita gli appariva il massimo che avesse mai sognato e la paternità produsse su di lui uno strano effetto: da una parte gli restituì gli slanci dei vent'anni e dall'altra lo rese un uomo concreto e agguerrito.
    In breve tempo Torton divenne l'autorità indiscussa del villaggio e i pescatori guardarono tacitamente a lui come al capo. Soltanto in casa doveva accettare la supremazia di Betsey. Ma lui adorava quella donna, l'unica persona al mondo che fosse stata capace di tenergli testa. Era dalla forza di lei che era stato salvato e ora traeva la sua stessa forza. La madre di Mia O'Sullivan, e cioè la piccola Mary, crebbe intimidita e come sopraffatta dalla personalità dei genitori.
    Nessuno la udì mai piangere. I grandi occhi di velluto fissi e sognanti, trascorse il primo anno di vita seduta sul seggiolone mentre sua madre spazzava, lavava, lucidava e rimestava le minestre che sobbollivano nel paiolo. Aveva diciotto mesi quando papà Torton le riportò da Baltimore una bambola gigante. Mary restò a fissarla con la boccuccia spalancata, trattenendo il fiato, e Betsey dovette darle uno schiaffo perché ricominciasse a respirare. Quella bambola diventò per la piccola un'amica inseparabile: accovacciata sul pavimento, la pettinava, la svestiva, la rivestiva, la ricopriva di baci.
    Fino ai quattro anni d'età Mary fu una bambina silenziosa e selvatica, chiusa in un suo mondo di impenetrabili fantasie. Al villaggio la chiamavano "la stramba O'Sullivan", e Betsey in cuor suo aveva la certezza che davvero qualcosa non funzionasse nella mente di sua figlia. Combattuta tra paura e rabbia, la strapazzava e la picchiava sperando con tutta se stessa di provocare delle reazioni normali: ma Mary si limitava a fissarla con il solito sguardo adorante, considerando evidentemente normale che la sua amatissima madre la trattasse in quel modo.
    Esattamente come era accaduto a Torton, da un giorno all'altro la bambina uscì dal suo isolamento e prese a comportarsi come tutte le altre. A distinguerla era la singolare bellezza: una liscia cascata di capelli neri dai riflessi ramati incorniciava il viso dalla pelle ambrata. Aveva un piccolo naso perfetto, le labbra carnose e gli occhi scintillanti, e tutto lasciava prevedere che sarebbe diventata una splendida ragazza.
    Ma Betsey prevedeva anche, con oscura inquietudine, che non avrebbe avuto una vita facile. Mary aveva ereditato le migliori qualità di entrambi i genitori esasperandole talmente da trasformarle in difetti: la risolutezza e la vitalità della madre erano diventate impeto e testardaggine, la fierezza e la laboriosità del padre, orgoglio e smania di perfezione. A quattro anni e mezzo imparò a leggere e scrivere, a sette si confermò definitivamente la prima della classe e a quattordici seppe di aver vinto, inutilmente, una borsa di studio per proseguire le superiori a Baltimore. Fu Betsey, sorda alle suppliche della figlia e alle proteste del marito, a decidere che la stagione della scuola era finita: non era "conveniente" che Mary si allontanasse ogni giorno dal villaggio, e d'altra parte aveva ormai imparato anche più di quello che le serviva per fare la brava moglie e la brava madre.
    In quella circostanza Mary apprese anche che il suo futuro era già stato stabilito: al compimento del diciottesimo anno avrebbe sposato Sean Ryan, il figlio del più caro amico di suo padre, di tre anni e mezzo maggiore di lei. Quello che né Betsey né Torton potevano sapere era che Mary si era innamorata di Sean fin da quando era bambina e da allora aveva deciso che un giorno sarebbe diventato suo marito. Il fatto che lui l'avesse a lungo ignorata, trattandola come una mocciosa, non l'aveva mai né umiliata né scoraggiata. Al contrario, il sapere con sicurezza ciò che Sean ancora ignorava l'aveva fatta sentire in un certo senso superiore a lui e ogni volta che lo incontrava gli lanciava compassionevoli occhiate di sfida, come a dire "poveretto, non sai che sarai mio".
    Il ragazzo Ryan aveva diciotto anni e mezzo quando decise finalmente di guardarla: e la luce di provocazione che scorse nello sguardo di lei lo colpì: se possibile, ancor più della scoperta che la mocciosa si era fatta una stupenda fanciulla Restò a fissarla ammirato e incuriosito: e Mary capì che il giorno tanto atteso era arrivato. Aveva vinto, ma anche il suo orgoglio esigeva una grandiosa riparazione: Sean doveva pagare per tutti gli anni in cui l'aveva ignorata. Cominciò a giocare con lui come il gatto col topo, sicura e irridente, divertendosi come una matta nel vederselo girare attorno sempre più esasperato.
    Un pomeriggio, ritornando dal bazar, Mary aveva allungato la strada del ritorno e si era spinta con la bicicletta fino all'estrema punta del promontorio. Seduta su una roccia, i lunghi capelli mossi dal vento, si era fermata a guardare estatica gli albatri, i cormorani e i pulcinella di mare. D'un tratto due robuste braccia l'avevano afferrata alle spalle e sollevata. Era Sean Ryan. Senza dire una parola, e prima che lei potesse riaversi dalla sorpresa, l'aveva appassionatamente e rabbiosamente baciata sulla bocca. Poi si era staccato di colpo e l'aveva piantata in asso, lasciandola tremante d'ira e di felicità.
    Paradossalmente, nel momento in cui Mary apprese che la caparbia decisione di sposare Sean coincideva con la scelta che i genitori avevano fatto per lei, il suo spirito ribelle prese il sopravvento. Diventare la moglie del ragazzo Ryan non era più una vittoria, ma un obbligo, e pertanto non lo voleva più. Ma non aveva fatto i conti con la volontà di lui, né con la passione che aveva ormai acceso. Per tre anni si rincorsero, si presero, si lasciarono, si riunirono: fu lo scontro incandescente di due ragazzi ugualmente innamorati e orgogliosi, e le ferite che riuscivano a infliggersi li esaltavano e li stremavano. La guerra sembrò finire quando Mary compì diciotto anni e padre Michael annunciò dal pulpito le imminenti nozze della figlia di Torton O'Sullivan con il figlio di Joseph Ryan.
    Betsey, che aveva assistito spaventata a questa guerra, tirò un sospiro di sollievo e si immerse nei preparativi. C'era il corredo da tirar fuori dai bauli e rinfrescare, l'abito da sposa da andare a ordinare a Barley, nel negozio della vedova Garner, l'acquisto dei mobili da concordare con i Ryan in base, anche, alla porzione di casa che essi avrebbero deciso di cedere agli sposi. Torton andò dal carpentiere di Baltimore ad acquistare otto tronchi d'acero, dichiarando che intendeva costruire con le sue mani la stanza da letto in cui sua figlia avrebbe dormito e messo al mondo i suoi nipoti.
    Ormai fidanzati ufficialmente, Mary e Sean poterono cominciare a uscire da soli. Una domenica andarono al cinema nel vicino villaggio, la domenica successiva raggiunsero col battello Clear Island per visitare il famoso Osservatorio ornitologico, un'altra domenica ancora fecero una gita sul monte Gabriel. Ma nessuna visione e nessun luogo, per quanto suggestivi e spettacolari fossero, riuscivano a restituire ai due innamorati le forti emozioni dei loro anni di guerra.
    Ora che tutto era deciso e stavano per avviarsi al destino sognato, si sentivano svuotati e immalinconiti. Non erano abituati a un rapporto tranquillo, ecco tutto. E Mary, come lo capì: provvide a ricreare un clima di tempesta sfoderando una istintiva sapienza amorosa nel provocare, ritrarsi, stimolare desiderio e paura.
    Sean sulle prime apparve spiazzato e succubo, non comprendendo perché diavolo lei fosse tornata a farlo dannare a poche settimane dalle nozze. E non rendendosi conto che Mary stava soltanto tentando di ridestare artificiosamente i deliziosi tormenti della passione, scambiò quelle strategie per disamore. Spaventato e furioso, ricominciò a sua volta a ferirla e umiliarla, persuaso che fosse l'unico modo per riconquistarla.·
    L'improvvisa morte della madre di lui impose un rinvio delle nozze e il dolore della perdita causò una comprensibile cessazione delle ostilità. Trascorso il doveroso periodo di lutto, Sean chiese a Mary di fissare al più presto una nuova data delle nozze, certo che la fidanzata fosse quanto lui smaniosa di unire le loro vite. In effetti lo era: ma impulsivamente e follemente, sbalordita lei stessa per ciò che stava dicendo, Mary gli rispose che a quel punto potevano aspettare, non c'era fretta, forse dovevano riflettere meglio sui loro sentimenti.
    La guerra riprese e diventò un gioco al massacro che si protrasse per tre anni. Si concluse quando Sean, giunto all'acme dell'esasperazione, tentò l'arma estrema cominciando a frequentare Lillibeth O'Casey, una ragazza del vicino villaggio, dall'aspetto segaligno e di due anni maggiore di lui. Tutti compresero che si trattava di un patetico tentativo di fare ingelosire la donna amata. Ma Mary non capì affatto. Quando Sean si rifece vivo dopo due settimane di silenzio strategico, con la baldanzosa sicurezza di trovarla in lacrime e finalmente domata, si vide sbattere la porta in faccia.
    Il giorno successivo Torton si recò con grande imbarazzo dall'amico Joseph Ryan per comunicargli che la figlia aveva deciso di rompere il fidanzamento e Betsey ripose amaramente nei bauli il corredo e l'abito da sposa. Quella pazza di sua figlia si era rovinata la vita con le sue stesse mani, condannandosi a un eccentrico destino di zitella.
    Sei mesi dopo padre Michael annunciò dal pulpito le imminenti nozze del figlio di Joseph Ryan con la timorata Lillibeth, figlia degli stimatissimi O'Casey di Mizen Head. Tre giorni prima che il matrimonio venisse celebrato Sean, sconvolto, andò a cercare Mary. La trovò seduta sul pontile, le mani allacciate sulle ginocchia e lo sguardo fisso verso il bianco spumeggiare delle onde. Come posò una mano sulla sua spalla, lei si alzò come una furia e lo respinse con tale violenza che Sean cadde in mare. Quando risalì sul pontile, Mary era scomparsa.
    Due anni dopo, durante la cerimonia di battesimo di Johnny, il suo primo figlio, Sean udì la sorella di suo padre sussurrare alla vicina di banco che Mary O'Sullivan era stata vista intrattenersi sulla spiaggia con il "forestiero" e, addirittura, salire sulla macchina di lui.
    Il forestiero in questione era uno dei rari turisti che all'epoca capitavano nel villaggio, per sbaglio o per spirito d'avventura, abbandonando i tradizionali circuiti dell'isola di Clear o della spiaggia di Barley Cove, o del promontorio di Mizen Head. Sean, indagando qui e là come per caso, seppe che aveva all'incirca la sua età, si chiamava Paul, veniva dalla Francia e faceva il pittore. Aveva trovato alloggio nella casa della vedova Dunne, anziana e senza figli e, tre settimane dopo il suo arrivo, sembrava non avere alcuna fretta di andarsene.
    Una sera, prima di prendere il largo col suo barcone, Sean lo seguì e, fremendo d'ira e di gelosia, lo vide dirigersi verso la casa di Mary. Acquattato dietro una roccia poco, dopo scorse la sua ex fidanzata andargli incontro e gettargli ridendo le braccia al collo. Una morsa di dolore gli strinse il cuore.
    Paul lasciò Clearcove agli inizi di settembre, due mesi dopo che vi era giunto, e la mattina di Natale Mary entrò in chiesa tenuta per un braccio dalla madre, il busto fieramente eretto e gli evidenti segni di una gravidanza ormai avanzata. Da molte settimane nessuno l'aveva più vista al villaggio, tanto che sulle prime Sean aveva temuto che fosse partita per la Francia per raggiungere il suo pittore.
    Il ritrovarsela improvvisamente sotto gli occhi in quelle condizioni lo lasciò paralizzato dallo stupore. Sua moglie lo strattonò per un braccio, sogguardandolo severamente e lui rientrò in sé simulando un'indifferenza che certo non provava. Allo sbalordimento subentrò una sorda ira. E l'ira crebbe nel vedere la donna sempre amata liberarsi dalla stretta protettiva della madre e procedere verso il suo banco a testa alta, incurante delle occhiate indagatrici e dei mormorii di stupore che accompagnavano il suo tragitto.
    Del giovane pittore francese non si seppe più nulla. Sua figlia venne alla luce una scintillante e ventosa mattina del marzo 1969 e le prime parole di Mary furono: «Questa bambina è mia e solo mia, per sempre». Fu così che volle chiamarla, Mia. Ma vent'anni dopo, grazie al fiuto da segugio del fotografo Michele Russo che l'ha scoperta e ci ha raccontato la sua storia, questa rossa e selvaggia bellezza irlandese appartiene a tutti noi...
                             
    Mary interruppe la lettura di Indiscreto con una espressione nauseata e furente. Non bastava che fossero andati a frugare nel suo passato, lo avevano addirittura trasformato in un melodramma, infarcito di ridicoli aggettivi e sciocchi commenti. Una tipica storia irlandese, secondo loro!
    «Mi dispiace, mamma» Mia la prevenne con voce triste. «Non potevo pensare che quel fotografo riferisse a un giornale le cose che gli avevo raccontato...»
    «Come ti sei permessa di parlare con un estraneo di fatti che non ti riguardano? Sono i miei sentimenti, la mia vita!» Mary proruppe irosamente, interrompendola.
    Sua figlia scosse la testa. «Ti sbagli. Non puoi nemmeno immaginare quanto ti sbagli.» Nonostante le parole provocatoriamente sibilline, la sua voce era sempre triste.
    Ma Mary era troppo infuriata per cogliere le sfumature. «Dimenticavo che hai messo alla berlina anche i miei genitori, Sean Ryan, sua moglie...» D'un tratto sbarrò gli occhi su di lei e si mise una mano sulla bocca.
    «Mio Dio» gemette «non dirmi che hai parlato anche di loro figlio! Johnny Ryan si è fidanzato e tu stai per andartene da Clearcove, sarebbe insensato se avessi riesumato la vostra vecchia storia!»
    Mia scosse la testa. «Non l'ho fatto.» Abbassò gli occhi e subito li rialzò. «Ma non è una vecchia storia, mamma. Me ne vado perché aspetto un figlio da Johnny Ryan.»

    Soltanto tre giorni dopo, seduta sull'aereo che stava per portarla a Roma e verso un futuro pieno di problemi e di incognite, Mia ripercorse con la mente gli eventi del suo passato. Torton e Betsey, Mary e Sean ne erano stati come i burattinai, perché tutte le gioie e le amarezze, le speranze e le sconfitte della sua vita e di quella di Johnny erano state condizionate dalla violenza con cui i nonni e i genitori si erano amato e odiati.
    Adesso non stava fuggendo vilmente da Clearcove, come sua madre l'aveva accusata, né stava volando verso ambiziosi sogni di gloria, come gli abitanti sussurravano.
    Semplicemente, voleva sottrarre la creatura che sarebbe nata a un'esistenza da replicante, segnata per due generazioni dalla identica fatalità e dagli identici sbagli. Soltanto andandosene poteva spezzare il maleficio di quella storia infinita...

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