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Matrimonio in mare

di CHRISTINE RIMMER

Rafe McMillian è innamorato di sua moglie e del suo lavoro, ma ha ricevuto un messaggio molto chiaro: se non la porterà in crociera ai Caraibi la loro relazione non potrà durare!
Dopo otto anni di matrimonio, una carriera impegnativa e due figli, Gwen sente che la sua relazione con Rafe sta andando alla deriva. Tutto ciò che desidera è poter passare un po' di tempo con suo marito, possibilmente lontani dal mondo, per riaccendere la passione.
Con l'aiuto – non richiesto- di una tempesta in mare, sta per realizzare il suo desiderio in un modo che non avrebbe mai immaginato...

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lettura da 10 minuti

Bevvero a sazietà.

Poi nuotarono nel laghetto con i vestiti indosso, ripulendoli dal sale. Gwen pensò di aver trovato il paradiso mentre galleggiava in quel laghetto, l'acqua trasparente e fresca che le scivolava sulla pelle secca e ruvida per la salsedine. Si massaggiò il cranio con le dita, sciacquando i capelli e alleviando il prurito che provava. Tenendo la testa in acqua fece anche del suo meglio per pettinarsi i capelli con le dita.

Gwen avrebbe voluto togliersi i vestiti, galleggiare nuda nel minuscolo laghetto blu mentre aspettava che le sue cose si asciugassero. Rafe disse che gli sembrava una magnifica idea... ma più tardi. Al momento dovevano tornare alla spiaggia, accendere un fuoco di segnalazione e preparare un rudimentale accampamento, incluso un fuoco più piccolo che avrebbero tenuto acceso fino a quando qualcuno non li avesse trovati.

A giudicare dalla direzione della corrente, Rafe disse che era sicuro che il ruscello sbucasse da qualche parte vicino alla spiaggia. Ciò significava che avrebbero potuto trovare una fonte d'acqua più vicino a dove avrebbero dovuto accamparsi. Dal momento che non avevano contenitori per portare l'acqua con loro, più erano vicini all'acqua dolce, meglio sarebbe stato.

Ora che la sete era stata spenta, Gwen si rese conto che moriva di fame. Lo disse a Rafe.

Lui rise. "Ci preoccuperemo del cibo più tardi. Il corpo umano può farne a meno per settimane, nel caso tu non lo sappia."

Lei finse un'espressione di orrore. "Spero che noi non dovremo aspettare così a lungo per mangiare."

Lui emise un grugnito. "Lo spero anch'io. "Quando lei spalancò gli occhi, Rafe aggiunse: "Non preoccuparti. Ci divertiremo un mondo più tardi, a cercare di aprire le noci di cocco e a vedere quali tipi di crostacei riusciremo a tirare fuori dalla sabbia. Ad ogni modo, da quello che so, nelle Bahamas c'è parecchio via vai. Dovrebbero esserci aeroplani che sorvolano la zona in ogni momento... e barche. Per non parlare delle squadre di salvataggio che manderanno alla nostra ricerca nelle prossime ore, quando si renderanno conto che non siamo nella nostra bella cabina o a prendere il sole sul nostro ponte privato".

Rafe tese la mano, sollevò i pesanti capelli bagnati di Gwen dal collo e poggiò la sua mano calda in quel punto. Poi la attirò a sé. Lei sollevò la bocca e Rafe la baciò, un bacio dolce, profondo. Un bacio che alleviò la sua preoccupazione tanto quanto le chiare acque del laghetto avevano alleviato il bruciore della sua pelle salata.

"Andrà tutto bene, Gwennie" sussurrò Rafe sulle labbra socchiuse di Gwen.

"Oh, Rafe. Lo so."

Tornarono sulla spiaggia in pochi minuti, dal momento che non si erano addentrati molto nella boscaglia. Rafe trovò la fine del ruscello, che si riversava sulla spiaggia a circa trenta metri a nord della grande catasta di alghe che segnava il punto in cui era stati portati a riva dalle onde.

Si misero entrambi al lavoro a raccogliere sterpi, rami caduti, alghe secche intrappolate tra le radici degli alberi che delimitavano la spiaggia, qualsiasi cosa che potesse bruciare. Rafe disse che avrebbe avuto bisogno sia di materiale combustibile che bruciasse a lungo, come la legna più secca, sia di foglie e rami verdi che avrebbero fatto molto fumo. Il fuoco di segnalazione avrebbe dovuto essere costruito in modo da brillare come una torcia quando fosse stato acceso.

Mentre raccoglievano i materiali esplorarono un po' i dintorni. Trovarono una specie di caverna, in pratica un solco profondo tra le rocce, abbastanza in alto rispetto alla spiaggia così che l'alta marea non avrebbe dovuto essere un problema. Quello sarebbe stato il fulcro del loro accampamento.

Rafe costruì il loro fuoco da campo lì davanti, sotto la copertura delle rocce dove sarebbe stato protetto, scavando una buca nella sabbia e mettendo tutta una serie di rocce intorno per contenere il fuoco. Poi uscì al sole, preparò un altro piccolo fuoco sulla sabbia e usò il suo specchio per concentrare il calore del sole finché i rami non presero fuoco. Lì attizzò un bastone lungo e lo usò per accendere il loro fuoco da campo.

Prepararono il falò di segnalazione a diversi metri dal campo nella parte più interna della spiaggia dove la marea non l'avrebbe raggiunto e dove loro avrebbero potuto arrivare in fretta dall’accampamento quando fosse arrivato il momento di accenderlo. Una volta raccolto il combustibile e preparato il resto, Gwen e Rafe raccolsero delle pietre in numero sufficiente per scrivere SOS sulla sabbia, come aveva suggerito prima lo stesso Rafe.

Quando ebbero finito, il sole era basso sull'altro lato dell'isola e stava tingendo il cielo infinito di color porpora.

Il gatto grigio (Gwen aveva cominciato a chiamarlo Stewie, dal nome del gatto del famoso romanzo per ragazzi di Theodore Taylor, The Cay - L'isolotto) rimase accanto a loro per la maggior parte della giornata, a riposare all'ombra delle rocce del loro campo o uscendo per esplorare la pira del fuoco di segnalazione quando alla fine fu pronta per essere accesa.

Una volta finito tutto il resto, Rafe fece la punta ad un bastone di legno duro e mostrò alla moglie come rompere i gusci delle noci di cocco. Ne ruppero diverse. Una o due contenevano del latte fresco e dolce, che loro bevvero avidamente, ma la polpa era dura e insapore. Rafe disse che avrebbero potuto usare i gusci come contenitori. Non sarebbero stati molto capienti, ma erano meglio di niente.

"Aspetta qui" ordinò poi Rafe, piuttosto bruscamente secondo Gwen, dopo che ebbero rotto una decina di noci di cocco.

Rafe sparì tra gli alberi. Gwen sperò che sapesse cosa stava facendo.  Ma era stanca e ancora affamata, nonostante il latte di cocco che aveva bevuto. E non se la sentiva di corrergli dietro e pretendere che le permettesse di aiutarlo in quel momento.

Rimase lontano fin troppo a lungo. Passò almeno un'ora, forse di più. Gwen ripulì i gusci di noci di cocco dalla polpa e badò al fuoco, fissandolo, felice per il calore che le scaldava il suo viso. Poi pensò ai suoi bambini e si disse che li avrebbe rivisti... e presto.

Alla fine Stewie comparve da dietro le rocce alle sue spalle. Portava qualcosa in bocca. Mentre si avvicinava, Gwen vide che era un pipistrello morto molto piccolo. Il gatto lo posò di fronte a lei e si sedette, guardandola.

"Grazie, ma no. Mangia pure" disse Gwen, mentre una parte di lei pensava che non avrebbe dovuto essere così precipitosa a rifiutare la sua offerta.

Ma era ancora lontana dal morire di fame. E di certo avrebbero trovato del cibo migliore di noci di cocco troppo dure l'indomani. Non avrebbe dovuto sottrarre a un gatto pelle e ossa un pipistrello ancora più pelle e ossa.

Stewie raccolse la sua preda e si allontanò. La portò a qualche metro di distanza, poi si distese sulla sabbia per godersi il suo pasto.

Gwen guardò le fiamme che guizzavano, chiedendosi quanto tempo era passato da che Rafe se n'era andato, sperando che stesse bene, desiderando che tornasse.

E come se il suo desiderio si fosse materializzato, suo marito apparve. Gwen lo vide camminare verso di lei lungo la spiaggia.

Portava qualcosa con sé.

Gwen si alzò per andargli incontro. Quando Rafe entrò nel cerchio di luce del fuoco da campo, lei vide che aveva in mano una grossa lucertola morta... e un serpente!

"E questa è... la cena?"

Lui le fece un sorriso che era più una smorfia, poi tirò fuori il suo vecchio coltellino svizzero e cominciò a ripulire le prede.

Cucinarono la carne e mangiarono a sazietà. Ce ne fu persino per Stewie. La carne era meravigliosa, leggera e gustosa. Gwen non aveva mai creduto che un rettile morto potesse essere così delizioso.

Parlando dopo cena, Rafe le disse che aveva ispezionato la loro isola e che era stato su entrambi i lati e dall'altra parte. Secondo le sue stime era larga poco più di tre chilometri da est ad ovest, e forse cinque chilometri da nord a sud. Per quanto aveva potuto vedere, erano soli.

Una volta finito di mangiare, passeggiarono lungo la spiaggia fino al ruscello per lavarsi e bere un altro po' di quell'acqua deliziosa. Poi tornarono al campo.

Si distesero accanto al fuoco con i giubbetti di salvataggio come cuscini. Guardarono le stelle e si promisero l'un l'altro che presto sarebbero tornati a casa.

La barba di Rafe era ruvida contro le guance di Gwen quando lui la baciò. A lei non importò. Sentì la morbida dolcezza delle sue labbra e quello fu sufficiente. Aprì la sua bocca per accogliere la penetrante lingua di lui e lo aiutò con gioia quando lui cominciò a spogliarla, invitando anche lui a fare altrettanto. Il pagliaccetto turchese era spiegazzato e striato di sale. Lui le disse che era bellissimo.

Fecero l'amore lì, accanto al fuoco, sulla sabbia. E quando lui la penetrò, lei lo guardò negli occhi scuri e pensò di nuovo, in maniera confusa, a quanto era stata stupida a volere che il loro amore fosse di nuovo giovane, a volere che fosse nuovo e appena sbocciato.

No. Il loro amore non era giovane. Il loro amore era forte. E profondo. E così vero.

Il loro amore era fatto per durare, per sopravvivere.

E anche loro sarebbero sopravvissuti, qui, su questa striscia di sabbia nel mezzo del mar dei Caraibi. Sarebbero sopravvissuti per tornare a casa, per abbracciare i loro figli, per coccolare e viziare i figli dei loro figli, per invecchiare. Insieme.

Gwen pronunciò il nome di Rafe con un grido di gioia. Lui fece altrettanto. Entrambi oltrepassarono insieme i confini del mondo.

Gwen si svegliò la mattina dopo sentendosi tutta rigida e dolorante. Era assolutamente certa di avere sabbia in ogni piega del suo corpo... e Rafe non c'era più.

Apparve pochi minuti dopo con un pesce che aveva catturato con una fiocina improvvisata costruita con un lungo bastone appuntito a una estremità. Vedendolo, lei intuì che i piedi gli facevano male, anche se lui tentò di fingere che non fosse così. Gwen vide i tagli e i graffi con i propri occhi, vide il modo cauto in cui camminava, così diverso dal suo passo di solito così veloce e sicuro.

Lui la rassicurò dicendole che entro pochi giorni la pelle si sarebbe indurita... non che la cosa fosse di grande importanza, comunque, dal momento che lui aveva la sensazione che qualcuno sarebbe arrivato a salvarli.

 

"A quest'ora sanno che siamo scomparsi, probabilmente l'hanno scoperto ieri verso l'ora di pranzo nella peggiore delle ipotesi. Ci staranno cercando. E noi saremo pronti a dare loro un bel fuoco pieno di fumo perché ci trovino."

Pulirono il pesce, lo cucinarono e lo mangiarono, dividendolo con Stewie, naturalmente. Gwen prese in giro il gatto dicendogli che sarebbe ingrassato se non fosse stato attento.

Una volta mangiato e riattizzato il fuoco, Rafe suggerì di andare al laghetto, per darsi una lavata. Gwen esitò. Considerate le condizioni dei suoi piedi, non era sicura che lui dovesse andarsene in giro più di quanto non fosse necessario.

Lui minimizzò la cosa. "Ma dai, non  è così lontano. E una nuotata non può farci che bene."

Lei cedette e andò con lui. La camminata, dopotutto, era davvero breve e l'acqua fresca avrebbe lenito i loro doloretti.

Ma non ci arrivarono mai.

Al margine degli alberi, Rafe gridò e fece un balzo indietro. Gwen guardò a terra appena in tempo per vedere qualcosa di sottile, scuro e sinuoso scivolare nei cespugli a un lato del sentiero.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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