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La Regina del deserto

di MAISEY YATES

Da cameriera... a Regina! Determinata a non sentire mai più l’umiliazione del rifiuto inflitta dal suo ricco padre, la bella cameriera Elyse ha giurato di proteggersi dal dolore. Tuttavia la sua decisione va in frantumi quando il tocco del seducente e peccaminoso Sceicco Khaled accende una passione che Elyse non ha mai provato prima...

Per anni, lo Sceicco Khaled si è trincerato dietro al senso di colpa dovuto alla morte di sua moglie. Una notte, però, Elyse aprirà un varco nella sua armatura, minacciando di lasciare scoperte le cicatrici del suo passato. Khaled abbasserà la guardia per dare a Elyse il finale da fiaba che ha sempre sognato... facendola diventare la sua regina?

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"Non sapevo di trovarvi qui…" mormorai premendomi forte la mano sul petto e sperando che non si accorgesse dell’effetto che mi provocava stare davanti a lui.

Sembrava impossibile che non potesse notarlo. Mi sentivo piccola e indifesa. Più io mi sentivo debole e più era forte il suo ascendente su di me: a quegli occhi scuri, così penetranti e presenti, non sfuggiva nulla.

"Ti stavo aspettando" disse con la sua voce morbida come il velluto. "Sapevo che saresti venuta qui."

Pensai per un attimo di spiegargli che ero obbligata a stare lì perché non avevo un’alternativa. Ma era già sufficientemente arrogante e sicuro di sé. Non volevo dargliene un’ulteriore conferma.

Mi balenò in mente la strana idea che in qualche modo potessi scatenare qualche effetto su un uomo come lui. Uno sceicco. Un uomo tutto d’un pezzo. Una pietra.

"Sono una cameriera, vostra altezza, vado dove mi è stato indicato."

"E sei così obbediente, habibti, dolcezza?"

Mi sembrava ancora impossibile che mi chiamasse così. Un vezzeggiativo arabo. Esotico e insolito per le mie orecchie. Il significato non era radicato in me dalla nascita, ma la mia anima sembrava riconoscerlo e desiderarlo, come l’acqua sul terreno arido nel deserto.

Avevo un bisogno così esasperato di parole gentili? Ero così disperata da non notare la linea di demarcazione che divideva me e un uomo, che era molto al di sopra di me nella vita da essere appena in grado di allacciargli le scarpe?

Eppure era così.

"Solo quando devo essere puntuale, altezza. E solo quando devo fare gli straordinari, ovvero quando venite qui presso il palazzo del mio re."

"Dunque sarei un peso" commentò lui, gli angoli della sua bocca tesi verso l'alto.

Sentivo le farfalle nello stomaco.

"Un terribile fardello". Appena pronunciai questa frase, la mia faccia si fece paonazza. Ero una stupida. Non avevo mai parlato con tanta spudoratezza agli ospiti del palazzo, non mi ero mai rivolta a nessun altro con un tono così familiare.

Ma Khaled era diverso.

Lo guardai e un ricordo mi travolse. Il ricordo della prima volta che l'avevo incontrato.

Mi aveva colpito fin da subito. Era l'uomo più bello che avessi mai visto. Così alto e impostato… così pericoloso. Il suo sorriso era quasi selvaggio, i suoi occhi affilati come una lama, e mi penetravano nel profondo dell’anima. Sapevo che poteva leggermi dentro. Sapevo, in quel primo momento, che mi capiva più profondamente, più pienamente di chiunque altro.

"Sceicco Khaled al bin Hatar" si era presentato inclinando la testa.

E io ero rimasta lì ferma a fissarlo, incapace di parlare, respirare o di fare qualunque altra cosa. Ricorderò quell’istante fino alla fine.

"Sono la cameriera" gli avevo risposto con voce tremante.

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