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La Regina del deserto

di MAISEY YATES

Da cameriera... a Regina! Determinata a non sentire mai più l’umiliazione del rifiuto inflitta dal suo ricco padre, la bella cameriera Elyse ha giurato di proteggersi dal dolore. Tuttavia la sua decisione va in frantumi quando il tocco del seducente e peccaminoso Sceicco Khaled accende una passione che Elyse non ha mai provato prima...

Per anni, lo Sceicco Khaled si è trincerato dietro al senso di colpa dovuto alla morte di sua moglie. Una notte, però, Elyse aprirà un varco nella sua armatura, minacciando di lasciare scoperte le cicatrici del suo passato. Khaled abbasserà la guardia per dare a Elyse il finale da fiaba che ha sempre sognato... facendola diventare la sua regina?

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lettura da 3 minuti

Non riuscivo a trovare un senso alle parole che aveva appena pronunciato. I calcoli molto vaghi che potevo fare sul suo matrimonio e sulla sua età mi indicavano solo che erano passati molti anni da quando era stato con una donna, se quello che mi aveva detto era vero.
"Come può essere?"
"Perché il sole sorge e tramonta?"
"Natura?"
"Semplicemente perché lo fa” disse, il suo tono era molto duro.
"Nessuna ragione più profonda di questa, vostra altezza?"
Lui mi guardò, i suoi occhi scuri, acuti come l'ossidiana. "Sono retrocesso di nuovo a vostra altezza" disse.
"Hai respinto la mia offerta d'amore, vuoi che io ti tratti come se non fosse mai successo nulla?"
"Vorrei che tu tornassi al momento in cui le parole ti uscivano spontanee dalle labbra e pensavi che fosse meglio lasciarle andare."
"Perché? Perché così potresti continuare a giocare con me senza alcun rimorso di coscienza?"
Eruppe in una risata forte e nera come un tuono. "Presumi che io abbia una coscienza, te l'ho già detto, non sono un uomo afflitto da drammi esistenziali, gli avvenimenti della mia vita mi hanno cambiato, non sento più come fanno gli altri uomini: non provo dolore, non posso provare amore… non è forse questo ciò che rende uomo un uomo ? Ti ripeto, Elyse, non sono altro che un mostro."
Sentirgli pronunciare il mio nome in quel momento mi sembrò particolarmente crudele. Non potevo sbagliarmi: quelle parole erano per me e non per qualcun altro. Avrei voluto che lo fossero. Avrei voluto che tutto ciò che era accaduto prima fosse solo frutto della mia immaginazione, e che tutto questo dolore appartenesse a un altro.
Ma non era così che funzionava. Se hai provato piacere, devi accettarne la conseguenze. La vita di mia madre ne era una testimonianza. E io ero la conseguenza dei suoi momenti di piacere.
Mi venne in mente che potevo trovarmi nella stessa posizione. Khaled e io non avevamo preso precauzioni contro un’ipotetica gravidanza.
Ero spaventata, non semplicemente dalla paura dell'ignoto, ma dal fatto che avevo dimostrato di essere tutto ciò di cui avevo pensato a lungo di esserne al di sopra.
Mi sentivo umiliata. Avevo immaginato che, di fronte alle tentazioni, sarei rimasta forte. Gli anni di astinenza dal sesso e dall’amore nella mia vita ne erano una riprova. Mi resi allora conto che non mi ero mai trovata veramente di fronte alla tentazione.
Khaled era quella tentazione.
"Sei un mostro solo se vuoi esserlo. Puoi scegliere di essere diverso, non devi perderti, non più. Non sei morto. E non è troppo tardi per noi. Non è mai troppo tardi per amare."
"È troppo tardi per me” disse. C'era qualcosa di cupo nei suoi occhi, di desolato e perduto, e io avrei tanto voluto consolarlo, anche se ero distrutta dal dolore.
"Ciò che sono diventato, non può essere annullato. Va’ via” esclamò.
E sapevo che non intendeva congedarmi solo per quel momento. Sapevo che voleva dire che dovevo dimenticarlo.
Per pochi meravigliosi momenti, tra le sue braccia, in quel letto, ero stata una principessa. Ma ora, dovevo tornare a essere una cameriera.

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