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La Regina del deserto

di MAISEY YATES

Da cameriera... a Regina! Determinata a non sentire mai più l’umiliazione del rifiuto inflitta dal suo ricco padre, la bella cameriera Elyse ha giurato di proteggersi dal dolore. Tuttavia la sua decisione va in frantumi quando il tocco del seducente e peccaminoso Sceicco Khaled accende una passione che Elyse non ha mai provato prima...

Per anni, lo Sceicco Khaled si è trincerato dietro al senso di colpa dovuto alla morte di sua moglie. Una notte, però, Elyse aprirà un varco nella sua armatura, minacciando di lasciare scoperte le cicatrici del suo passato. Khaled abbasserà la guardia per dare a Elyse il finale da fiaba che ha sempre sognato... facendola diventare la sua regina?

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lettura da 3 minuti

Credevo di morire.
Come se il mio cuore si stesse raggomitolando su se stesso, allontanandosi dalle parole che Khaled aveva appena pronunciato. Dalla realtà di ciò che sottintendevano.
Mi irrigidii.
Sapevo che avrei dovuto allontanarmi da lui, togliere la mia mano dal suo petto, svicolare le mie gambe dalle sue.
Ma non potevo.
Le sue parole avrebbero potuto infrangere il nostro legame, ma non fu così. Mi distesi, e rimasi immobile, ma sempre attaccata a lui. Era impossibile allontanarmi. Anche se provavo una forte rabbia.
"Tua moglie?" chiesi, sentendomi svuotata.
"Sì. Non puoi chiederle nulla, ovviamente."
"Le eri infedele?"
"No” disse, il suo tono tradiva una certa ferocia. "Non le sono mai stato infedele, ma non puoi chiederglielo perché è morta, e non ho un’altra moglie…"
Le sue parole iniziarono a sciogliere il blocco di ghiaccio in cui mi sentivo intrappolata. Mi sentii in colpa. Provavo conforto nel fatto che lui non avesse più sua moglie e che fosse libero.
Inoltre, quella perdita significava che non ero un’adultera, che non ero lo svago del momento… e lui non era il mostro che diceva di essere.
Mi sentivo donna tra le braccia di Khaled, e mi era difficile rimpiangere ciò che avevo fatto e ciò che provavo. Allo stesso tempo, mi ero pentita amaramente di aver in un certo senso goduto del suo dolore.
"Che cosa è successo?" chiesi.
Mi dispiaceva chiederglielo ma dovevo sapere. Mi sentivo come un’impicciona che implorava di vedere qualcosa che non aveva il diritto di vedere. Una domanda così intima che non avrei dovuto formulare.
Tuttavia, dopo ciò che era successo...
Giacevo su un letto che non era mio, con un uomo che non era mio. Un piacere e un senso di appartenenza che non avrebbero mai potuto essere parte della mia vita.
"Layla era giovane, bellissima e viziata. Ci siamo sposati a sedici anni, troppo giovani, credo, e non abbiamo nemmeno avuto il tempo di conoscerci nel profondo: la guerra è iniziata subito dopo il nostro matrimonio e io ho trascorso gran parte del mio tempo lontano, a combattere. Sono tornato da lei... però non mi conosceva, e io ero sempre meno l’uomo che aveva promesso di rimanerle accanto. Sentivo che lei si allontanava sempre più da me, ma non c'era niente da fare.” Guardò in basso, le dita strette attorno al mio polso, la sua presa ferma e decisa come il ferro. Catene che avrei voluto mettermi per sempre. Lui mosse la mia mano, la mise sopra la profonda cicatrice, sulla sua carne. "Si è allontanata da questo, da me; disse che ero diventato un uomo che non conosceva più, un mostro; mi chiese così di non raccontarle mai storie di guerra.”
"Khaled..." mi schiarii la voce. "Che cosa è successo?"
"Ho smesso di parlarle, ho smesso di combattere… per lei e solo per lei, ma poi, un giorno, è stata la guerra stessa che mi ha seguito fino a casa.”

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