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La Regina del deserto

di MAISEY YATES

Da cameriera... a Regina! Determinata a non sentire mai più l’umiliazione del rifiuto inflitta dal suo ricco padre, la bella cameriera Elyse ha giurato di proteggersi dal dolore. Tuttavia la sua decisione va in frantumi quando il tocco del seducente e peccaminoso Sceicco Khaled accende una passione che Elyse non ha mai provato prima...

Per anni, lo Sceicco Khaled si è trincerato dietro al senso di colpa dovuto alla morte di sua moglie. Una notte, però, Elyse aprirà un varco nella sua armatura, minacciando di lasciare scoperte le cicatrici del suo passato. Khaled abbasserà la guardia per dare a Elyse il finale da fiaba che ha sempre sognato... facendola diventare la sua regina?

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lettura da 3 minuti

Rimasi lì per un momento, sconvolta. Alterata. Ero sempre sdraiata sul quel letto.
Una persona come me non aveva il diritto di toccare la sua pelle nuda. Khaled era uomo che non avevo il diritto di toccare.
Era stato un momento “rubato”. Lui era nato per appartenere al mondo delle principesse e degli eredi reali. Era nato per avere donne con titoli e denaro, uno status che non avrei mai potuto sperare di ottenere.
Ma non ora.
In quel momento, Khaled apparteneva solo a me e io a lui. Tremava, il suo corpo fremeva ancora per gli spasmi del suo orgasmo. E riecheggiò attraverso di me. Un piacere intenso, che quasi scalfiva la durezza del guerriero fatto di pietra e acciaio. Una debolezza che avevo appena scoperto.
Lo stringevo tra le braccia, nudo e glorioso, ed era mio. Anche solo per quell’istate, era mio. Solo mio.
Ero una principessa. Lui non era al sopra di me, o sotto di me. Eravamo solo un uomo e una donna.
Khaled era con me. Parte di me.
Non volevo parlare perché temevo che le parole avrebbero spezzato l’incantesimo che ci circondava, immobile e fragile come il vetro.
Poi però lui si allontanò da me, rotolando sulla schiena, il suo ampio petto che si alzava e si abbassava al ritmo del suo respiro.
Eravamo entrambi ancora lì.
Speravo in cuor mio che potesse durare per sempre.
Mi misi a pancia in giù, premendo i seni sulla sua pelle nuda e avvolgendo le gambe attorno alle sue. Era così vicino, e quel gesto così incredibilmente intimo, mai provato prima.
Non avevo toccato una tale intimità con nessuno.
Mi sono sentito improvvisamente bisognosa di lui, di tenerezza, del calore di un uomo. Del calore di Khaled. Un pozzo senza fondo di quel desiderio che non avevo mai realizzato prima di allora. Come potevo averlo perso quando sembrava essere ogni parte di me? Come potevo vivere ora senza di lui?
Tracciai il contorno del suo petto con la punta delle dita e aspettai che parlasse. Non era stato a corto di parole durante il resto del nostro tempo insieme, però adesso era stranamente silenzioso.
Non potevo sopportarlo. Ero troppo incerta. Vergine… in ogni senso.
Odiavo come mi stavo comportando: sembravo una ragazzina alla sua prima esperienza.
"Non sei un mostro." Mi sentivo debole, non volevo né potevo permettere che il silenzio si perpetrasse.
Dovevo sapere cosa stesse pensando.
"Oh, no… è il sesso che parla".
"In che senso…? Spiegami, sono inesperta, non capisco."
Girò la testa: c’era un’espressione tenera nei suoi occhi. "Lo so." Mise la mano sulla mia pancia e poi la fece scivolare sul mio fianco. "Non sai di cosa stai parlando. Non mi conosci davvero."
"Sì, invece. Tu... sei un brav'uomo, Khaled."
"Pensi che io non sia un mostro, pensi che io sia un brav'uomo… vorrei dirti di chiedere a mia moglie che cosa pensa."

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