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La Regina del deserto

di MAISEY YATES

Da cameriera... a Regina! Determinata a non sentire mai più l’umiliazione del rifiuto inflitta dal suo ricco padre, la bella cameriera Elyse ha giurato di proteggersi dal dolore. Tuttavia la sua decisione va in frantumi quando il tocco del seducente e peccaminoso Sceicco Khaled accende una passione che Elyse non ha mai provato prima...

Per anni, lo Sceicco Khaled si è trincerato dietro al senso di colpa dovuto alla morte di sua moglie. Una notte, però, Elyse aprirà un varco nella sua armatura, minacciando di lasciare scoperte le cicatrici del suo passato. Khaled abbasserà la guardia per dare a Elyse il finale da fiaba che ha sempre sognato... facendola diventare la sua regina?

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lettura da 3 minuti

Mi strinse forte, spingendomi indietro, verso il letto. Quel letto morbido e bello che avevo fatto e rifatto innumerevoli volte. Avevo lisciato con le mie mani quelle lenzuola e il piumino, avevo rinnovato i cuscini e assicurato che fosse adatto ad accogliere il corpo di un re. Ma non avevo mai pensato, nemmeno per una volta, di potermici distendere sopra.
Non era per me. Non per persone come me.
Ed eccolo qui, uno sceicco, un re, che mi prendeva in braccio come se fossi una cosa preziosa. E mi stendeva su quelle lenzuola che pensavo non avrebbero mai toccato la mia pelle.
Staccò le sue labbra dalle mie, sollevandosi sulle sue ginocchia, le dita si spostarono verso i bottoni della sua camicia di seta, sbottonandoli lentamente. Una specie di tortura sensuale che mi era sconosciuta e proibita almeno quanto il letto sul quale mi trovavo.
Il suo corpo era un altro lusso per il quale non ero preparata. Centimetri di pelle dorata e muscoli duri, coperti da peli scuri che mi facevano sentire un dolore profondo, come un vuoto, che non avevo mai provato prima.
Volevo toccarlo. Avevo bisogno di toccarlo.
Si sfilò la camicia dalle spalle, lasciando scoperto il torso. Era bello. Una strana parola da usare per un uomo con muscoli ben definiti e cicatrici profonde. Non avevo mai visto il deserto, ma quei solchi sulla sua pelle mi avevano fatto pensare al deserto.
Sterile. Desolato. Mortale. Di una bellezza che mi lasciava senza fiato.
Lui era il deserto. Ma era tutt'altro che asciutto. No, era l’impeto e la passione. E io morivo dal bisogno che avevo di lui. Lo volevo. Soffrivo di quel tipo di desiderio di cui avevo letto solo nei romanzi, ma mai sperimen-tato prima.
Si alzò dal letto, le mani si spostarono alla cintura dei suoi pantaloni, e io guardai, con la gola secca, mentre si toglieva i pantaloni, e si rivelava completamente a me.
Tornò poi a me, le sue mani - quelle mani grandi e vigorose – tremavano quasi sui bottoni della mia uniforme.
Non era fatta di un tessuto lussuoso, e il vestito era squadrato e aderiva alla mia figura senza fasciarla. Il reggiseno e le mutandine sotto erano semplici, non destinati a piacere a nessun uomo. Non progettati per alcunché, se non aggiungere un ulteriore strato tra la mia pelle e l'aria.
Tuttavia le sue mani stavano ancora tremando.
S’inginocchiò davanti a me, come se fossi una regina e lui un supplicante, con le mani strette sui fianchi mentre immergeva la testa tra le mie cosce e mi assaggiava. La sua lingua scivolò sulla mia pelle, dov’ero così sensibile e bisognosa di lui.
Fino a quel momento avevo utilizzato tutte le mie energie per combattere contro di lui e contro il desiderio che avevo di lui. Nel momento in cui mi ero arresa, mi ero arresa a tutto.
Continuò a stuzzicarmi, a tormentarmi, portandomi sempre più vicino al limite. E quando caddi, atterrai su quel letto, quel lussuoso e bellissimo letto. Ero tra le braccia di Khaled, i suoi occhi scuri immersi nei miei.
Sapevo che ero pronta. Per tutto. Per lui.
"Prendimi" sussurrai quasi incosciente. "Per favore."

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