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Il principe playboy

di KATE HEWITT

Ella Jamison farebbe quasi qualsiasi cosa per il suo lavoro. Dopo che il suo capo, l’architetto Chase Bryant, l’ha salvata in una situazione umiliante, Ella cerca di sdebitarsi in tutti i modi. Ora, però, il capo le chiede di scortare in giro per New York City il principe Playboy. Lei detesta gli uomini arroganti e presuntuosi come Philippe Montvidant. Ma il lavoro viene prima di ogni altra cosa, e il lavoro ha bisogno di lei.
* * *
 Philippe sa tutto riguardo i doveri. La sua fama di playboy ha portato al suo piccolo paese la pubblicità di cui ha bisogno. Purtroppo la stampa e le persone come Ella vedono solo i titoli altisonanti, e non si sforzano di conoscere l’uomo vero. Ma per qualche ragione Philippe desidera disperatamente che Ella sappia chi è davvero. Ma se riuscisse a farle aprire gli occhi, a lei piacerebbe quello che vedrebbe?

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Philippe osservò una ciocca ramata che sfuggiva dal rigido chignon di Ella mentre lei si chinava ad osservare uno dei manoscritti alla Morgan Library, e sentì uno strale di desiderio passarlo da parte a parte. Ella era così amabile, così onesta e aperta, con quegli occhi grigioverdi cristallini. Era molto sospettosa della sua reputazione di playboy, ma gli sembrava che cominciasse a sgelarsi, almeno un po’.
Un giorno, si disse. Un giorno per gioire di se stesso, per essere l’uomo che voleva essere, l’uomo che era davvero. Non l’inguaribile playboy che imperversava sui giornali allo scopo di attirare l’attenzione e favorire il turismo nel suo paese per altri versi quasi sconosciuto.
Ella guardò su, gli occhi sgranati.
«Cosa c’è che non va?»
«Non c’è nulla che non va.»
«Ha sospirato.»
«Davvero?» Era deliziato da quanto lei fosse conscia di lui, così come lui lo era di lei... fin dall’inizio. «Stavo solo guardando questa composizione di Mozart.»
«Meravigliosa, vero?» Lei lo raggiunse vicino alla bacheca. «Adoro questo posto.»
«Davvero?» Non era sorpreso. Solo compiaciuto.
Lei annuì. «Mi piace sentirmi parte di tanta storia.»
«So cosa intendi.» Era quello che lui provava nei confronti del proprio paese, parte del motivo per cui non si era opposto quando sua sorella aveva abdicato. Quando ti rendi conto che sei parte di qualcosa di molto più grande di te, ti sembra che ogni preoccupazione personale sia sciocca.
«E la stanza...» proseguì lei alzando gli occhi all’alto soffitto affrescato. «Mi sembra di essere entrata in un altro mondo. Ma immagino che lei sia abituato a luoghi come questo.»
«Suppongo che lo sarei, se fossi cresciuto in un palazzo.»
Sollevò le sopracciglia. «E non è così?»
«Sono cresciuto in una casa colonica tra le montagne. Ammetto che fosse una casa molto bella, ma non si trattava di una reggia. Il palazzo reale a Montvidant viene usato solo per occasioni e cerimonie di stato.»
Lei lo fissò, e lui poté quasi vedere gli ingranaggi che giravano nella sua mente. Un’altra supposizione distrutta... o almeno così sperava lui.
«E dove vive adesso?» domandò lei mentre si avvicinavano a una bacheca che conteneva la Bibbia di Gutenberg.
«Ho un appartamento nella capitale di Montvidant, Amarne.»
«Ma quando sarà... re? Allora vivrà nel palazzo, giusto?»
Si strinse nelle spalle. «Mia madre trascorre la maggior parte del suo tempo nella casa tra le montagne, ma risiede nel palazzo quando deve essere ad Amarne per funzioni di stato. Quindi, sì, occasionalmente dovrò stare a palazzo.»
«E non vede l’ora?» domandò Ella.
Prima che potesse censurarsi, Philippe rispose con onestà. «Per niente.»
Lei piegò il capo, gli occhi carichi di simpatia. «Perché no?»
«Perché non ho mai desiderato essere re. Ma accetto i miei doveri.» Sorrise, sapendo di aver detto troppo e volendo alleggerire il momento. «Hai visto abbastanza? Non vorrei mai minacciare il tuo pranzo.»
«Uhm... certo» rispose lei, quasi a corto di fiato, e Philippe le prese la mano, intrecciando le dita alle sue. Avvertì uno strattone profondo dentro di lui nel sentire la sua pelle soffice contro la propria, e notò che aveva le pupille un po’ dilatate. Era attratta quanto lo era lui. La domanda era: ne avrebbero fatto qualcosa?
Philippe sapeva che risposta avrebbe desiderato.

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