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Il principe playboy

di KATE HEWITT

Ella Jamison farebbe quasi qualsiasi cosa per il suo lavoro. Dopo che il suo capo, l’architetto Chase Bryant, l’ha salvata in una situazione umiliante, Ella cerca di sdebitarsi in tutti i modi. Ora, però, il capo le chiede di scortare in giro per New York City il principe Playboy. Lei detesta gli uomini arroganti e presuntuosi come Philippe Montvidant. Ma il lavoro viene prima di ogni altra cosa, e il lavoro ha bisogno di lei.
* * *
 Philippe sa tutto riguardo i doveri. La sua fama di playboy ha portato al suo piccolo paese la pubblicità di cui ha bisogno. Purtroppo la stampa e le persone come Ella vedono solo i titoli altisonanti, e non si sforzano di conoscere l’uomo vero. Ma per qualche ragione Philippe desidera disperatamente che Ella sappia chi è davvero. Ma se riuscisse a farle aprire gli occhi, a lei piacerebbe quello che vedrebbe?

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lettura da 3 minuti

 

Capitolo 2

 

Philippe lasciò la mano di Ella con un lieve sorriso, e lei si accorse che era rimasta a fissarlo come un’idiota. Schiarendosi la gola, fece un cenno verso l’uscita. «Una limousine ci attende.»

«Eccellente. Lei viaggia con stile.»

«Come sicuramente fa lei, principe Philippe.»

Lui sorrise più profondamente, rivelando una piccola fossetta sul mento. «Ovviamente.» La seguì alla limo, mentre lo sguardo di lei era perso su quella snella eppure potente figura inguainata in un completo elegante e molto costoso.

«E riguardo i suoi uomini...» disse accennando alle due guardie del corpo.

«Possono prendere un’altra auto. Sono solo di rappresentanza...» Il principe fece una smorfia ironica. «Ovviamente per la mia immagine.»

Proprio quello che lei detestava di più, considerò Ella salendo sull’auto: un uomo ossessionato dalla propria immagine. Eppure c’era quasi una nota di ironia nel commento di Philippe, quasi come se si prendesse in giro da solo. Non lo aveva capito bene, e non desiderava farlo.

Quando lui prese posto sul largo sedile di pelle, per un attimo le sue cosce sfiorarono quelle di Ella, che di nuovo si sentì investire da una fiammata di consapevolezza.

«Scusi» mormorò Philippe, gli occhi che luccicavano maliziosi.

Ella arrossì. Si rendeva conto di che effetto aveva su di lei? O era solo abituato ad avere quell’effetto, con tutte quelle donne che gli svolazzavano attorno come falene intorno alla fiamma di una candela?

Non aveva importanza. Lei non gliene avrebbe attribuita alcuna, era una professionista e stava facendo il suo lavoro. Schiarendosi di nuovo la gola, si voltò verso il principe. «Abbiamo riservato una suite per lei al Mandarin. L’accompagnerò là, poi il signor Bryant la raggiungerà per cena alle otto.»

«Eccellente. Grazie per essere così efficiente.» Philippe le sorrise di nuovo e lei digrignò i denti. Smettila di essere tanto affascinante. «Ho sentito dire che il ristorante ha una vista magnifica su Central Park.»

«Sì...»

«Si tratta della mia prima visita a New York, sa?»

Ella non disse nulla. Ma in verità era sorpresa. Pensava che un giocatore come il principe avesse frequentato tutte le metropoli del mondo, o quasi. «La prima volta negli USA, anzi» aggiunse Philippe, con una nota ironica.

«Spero che si goda la visita» gli augurò Ella, la voce contratta. Non riusciva a parlare naturalmente con quell’uomo. Le ricordava troppo del suo passato, dei terribili errori che aveva commesso.

«Sono sicuro che sarà così. Spero di avere il tempo di guardarmi attorno.»

«Certamente.» Quello sarebbe stato compito di Chase, non suo, pensò Ella con sollievo. Tuttavia immaginava di dover fare almeno un po’ di conversazione. «Che cosa le piacerebbe vedere?»

«Mi interessa la Pierpont Morgan Library

«Davvero?» si meravigliò Ella. Non era ciò che si era aspettata dal principe Playboy.

Lui sollevò un sopracciglio. «Sorpresa?»

«Un po’» ammise lei. «Non è una tra le dieci attrazioni turistiche più richieste delle città.»

«Lei c’è stata?»

«S... sì» ammise Ella riluttante. La biblioteca era uno dei suoi luoghi preferiti in città. Si recava là ogni volta che aveva necessità di un luogo calmo e silenzioso.

«Allora forse potrebbe accompagnarmi» suggerì Philippe, e Ella non udì alcun sottinteso nel suo tono, solo sincero interesse. Non sapeva cosa rispondere, così annuì guardando fuori del finestrino.

«Siamo fortunati, non c’è troppo traffico.»

Nessuno dei due parlò più per il resto del tragitto. Quando Ella scese dall’auto davanti al Mandarin Hotel, il telefonò ronzò annunciando un messaggio. Era da parte di Chase. Non posso essere presente per la cena. Prendi tu il mio posto.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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