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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 4 minuti

James posò le chiavi e il cercapersone, mise una bella tazza di caffè fumante sul tavolino mobile davanti a Lorna, cominciando a togliere l'involucro di carta da una cannuccia.

«Non serve più» disse lei sorridendo, prendendo un sorso di caffè e assaporandolo con gioia. «E poi un caffè così buono non si beve con una cannuccia di plastica!»

Stava meglio davvero. La mente sembrava più limpida, dopo le spiegazioni ricevute. Aveva perfino percorso lentamente il corridoio due volte, la flebo sorretta dall'infermiera. Era bello, alzarsi dal letto, e perfino piacevole rivedere James.

Lo guardò dritto negli occhi. «May mi ha detto che eri in servizio, quando sono arrivata» disse, pensando che, nonostante quanto era accaduto tra loro, doveva essersi spaventato molto. «Mi dispiace tanto.»

«L'incidente non è accaduto per colpa tua. Di sicuro non mi aspettavo di vederti su quell'ambulanza. Quindi eri qui per cercare lavoro?»

«Già. Quattro colloqui di fila.»

«Pensi di trasferirti di nuovo a Londra?»

«A patto che vi trovi un'attività.»

«Credevo che odiassi questa città, dicevi che non ti piaceva...» James tacque. Non era il momento di rispolverare vecchie questioni.

«Non era il luogo» mormorò Lorna. Allora era il loro matrimonio, che aveva odiato, o perfino lui. «Ero medico di famiglia, e anche supplente negli ospedali rurali. Volevo cambiare, mi piacerebbe lavorare in un grande ospedale di città.»

«Ne esistono anche in Scozia» precisò lui.

«Volevo un vero cambiamento» disse Lorna, evitando altre spiegazioni. «Ho inviato delle domande, un mese fa, pensavo che non doveva essere difficile trovare un nuovo lavoro. Purtroppo temo che i colloqui non siano andati molto bene. Forse contava il numero dei pazienti che seguo abitualmente. Avranno pensato che non fossi all'altezza, trascurando il fatto che spesso sono stata l'unico dottore nel raggio di molti chilometri, senza valutare la portata di ciò che dovevo affrontare quotidianamente.»

«Avresti dovuto telefonarmi» disse James con un mezzo sorriso. «Potevo darti una mano.»

«Hai ragione» ammise lei, malinconica. «Ora sono senza lavoro, senza casa, e la mia auto è fuori uso.»

James si accigliò. «Non hai più la casa?»

«Tempo fa l'avevo messa in vendita, con successo. Il compratore voleva abitarvi subito, così l'ho lasciata, per non perdere l'ottima occasione. Adesso abito da Grace, un'amica che è in vacanza. Avevo concentrato i colloqui di lavoro in un solo giorno, sperando di trovare più in fretta la nuova sistemazione.»

«Intanto resterai in questo ospedale almeno per una settimana ancora.» James sorrise. «E chissà se non resti a lavorare qui.»

Lorna giocherellò con il portachiavi di James, un anello con una lunga, pesante "L" d'argento.

«Non è la tua iniziale» precisò lui, notando lo sguardo dell'ex moglie. «Non sono un caso disperato.»

«Lo so» replicò lei. È sincero, pensò. «James, dovrei chiederti un favore. Ti dispiace acquistare per me il carica batteria per il mio telefono? Lo avevo chiesto a mia madre, ma ha preso quello sbagliato.»

«Nessun problema.» James annotò marca e modello del cellulare di Lorna. «Ma non oggi, temo. Ho un mucchio di cose da fare, e stasera sono invitato a un ricevimento di nozze.»

«Buon divertimento. Anche se dalla tua faccia non sembri entusiasta di andarvi.»

«Si sposa il cugino di Ellie. Un vero scocciatore, non è simpatico a nessuno.»

«Ellie?»

«La mia ragazza» disse James, avvicinandosi alla finestra. Fissò il generatore dell'ospedale che sbuffava fumo verso il cielo grigio. Lorna si riadagiò sui cuscini. Quella "L" nel portachiavi aveva un significato. Ellie, come dire la lettera elle. A James erano sempre piaciuti i giochi di parole. Con sollievo, capì che stava per andare via. «Ora vado» annunciò infatti. «Dovrei andare a tagliarmi i capelli a mezzogiorno.»

Lorna sorrise. «Grazie della visita, e di quello che mi hai detto ieri. Sento di stare sempre meglio.»

«Benissimo.»

«A domani, allora.»

Non avrei dovuto prometterle di tornare, pensò James. Meglio non creare abitudini. «A domani, naturalmente» disse invece, senza salutarla con un bacio sulla guancia neanche stavolta. Lo slancio, la facilità con cui l'aveva abbracciata rivedendola cominciava a preoccuparlo.

Il suo cellulare suonò mentre tornava nel reparto. Ellie. Scelse di non rispondere.

Di proposito, alla prima occasione, aveva parlato a Lorna di Ellie. Era giusto, doveroso e necessario.

Ma non nei confronti di Ellie, la sua ragazza.

Un comportamento, il suo, che in alcuni casi può definirsi semplicemente di autodifesa.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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