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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 4 minuti

James non sapeva cosa dire, cosa pensare. Rabbia, rancore, offesa, tutto svanito, negli anni. Adesso gli sembrava di non provare più niente di simile. Lorna singhiozzava piano, i bellissimi occhi ambrati gonfi di lacrime, la punta del piccolo naso lievemente arrossata. Il pigiama lasciava scorgere parte degli ampi lividi sul torace, segni della sua rischiosa avventura. D'istinto, James la prese delicatamente tra le braccia.

«Va tutto bene, adesso, d'ora in poi andrà sempre meglio» continuò a ripetere, un modo per rassicurare anche se stesso. Lorna poteva morire, o salvarsi, ma riportare dall'incidente qualche menomazione.

All'arrivo dei controlli quotidiani, comprese che Lorna confondeva le date, incerta. «Oggi non è mercoledì, ma venerdì» disse l'infermiera, paziente. «Non si preoccupi, presto la memoria tornerà come prima. Le occorre qualcosa?»

«Vorrei bere, per favore.»

L'infermiera versò dell'acqua nel bicchiere, lo avvicinò a Lorna, porgendole una cannuccia. È ancora molto fragile, pensò James.

«Le mie mani tremano» disse lei, avvilita. «Lascio cadere gli oggetti.»

«Passerà.»

«Lo so, me lo dicono tutti.»

«Ma come stai, in realtà?» le chiese, appena soli.

«Ho paura» ammise Lorna per la prima volta. In presenza dei genitori non aveva mai creato problemi, da docile paziente modello. Con James era diverso. «La verità è che non ho capito perché mi trovo qui.»

«Non ti hanno detto cosa è successo?»

«Non lo so con precisione» mormorò lei, lo sguardo terrorizzato, la voce ancora roca per l'irritazione causata dal tubo tracheale. «Voglio dire, so che c'è stato un incidente con la macchina, ricordo che ero a Londra per dei colloqui di lavoro, ma non ho capito cosa è successo a me, personalmente. Non volevo preoccupare i miei, lasciando capire quanto sia confusa... Mi sembra di aver perduto l'inizio di un film, non so come chiedere agli altri di raccontare la parte di storia che mi manca. Non ho più la cognizione del tempo, qualcuno deve sempre dirmi in quale giorno siamo.»

«Eri davvero grave» disse James, sicuro di poterle essere utile. «E tre giorni fa ancora in Terapia Intensiva. La temporanea perdita di memoria è normale.»

«Non fino a questo punto...»

«Sì, invece. Questa nostra conversazione ne è la prova, è un ottimo segno di ripresa.»

«Lo spero» sospirò lei, rilassandosi sui cuscini, gli occhi chiusi.

«Posso metterti al corrente, se vuoi» propose James. «Sulla scorsa settimana, ovviamente» si affrettò ad aggiungere, vedendola accigliarsi. «Non sugli ultimi dieci anni.»

«Sì, grazie.»

«A voce o devo scriverlo?»

Lorna rise appena. «Tu racconta, e se poi dimenticherò ciò che hai detto, allora lo scriverai.»

«Ascolta, sei rimasta coinvolta in un grosso incidente sulla M1, con una ferita molto leggera alla testa, a quanto risulta.»

«Mia madre ha detto che sono rimasta senza conoscenza per ore, prima che mi trovassero.»

«No. C'era una coperta dentro la tua auto?»

Lorna annuì lentamente. «Sì... Ora ricordo, sul sedile posteriore.»

«Ecco, l'avevi indosso, quando ti hanno trovato, quindi eri cosciente, e consapevole che dovevi proteggerti dal freddo. Purtroppo per te i soccorsi sono arrivati almeno dopo quattro ore» aggiunse James. Da un lato non voleva ricordare a Lorna un brutto momento, ma d'altro canto era giusto che sapesse la verità. «Probabilmente avevi sterzato per evitare una collisione, hai perduto il controllo e urtato un albero, uscendo di strada. Solo dopo la rimozione degli altri veicoli, si sono accorti della tua macchina finita nella scarpata.»

Un brandello di memoria, il suono del suo cellulare, finito chissà dove. Lo udiva, ma non poteva prenderlo, la testa troppo pesante, reclinata sul sedile, la neve che entrava turbinando dal parabrezza sfondato. Aveva cercato di afferrare il telefono, annaspando con un braccio, ma aveva trovato la coperta, tirandosela addosso d'istinto.

«Hai passato davvero un brutto momento, ma adesso ne sei fuori» la rassicurò James. «Ti riprenderai benissimo.»

«Dici sul serio?»

«Certo. E tra poco tornerai a essere esattamente come prima.» La Lorna di un tempo, pensò poi, con rimpianto. «Bene, ora è meglio che torni nel reparto.»

«Adesso ne sei lo specialista?»

«Sì.»

«Dicevi sempre che volevi diventarlo.»

Erano molte altre, le cose che volevo un tempo, pensò James, sorridendo. Ora vorrei vedere Lorna guarita, per esempio. La salutò, senza darle un bacio sulla guancia.

«Sarai di servizio nel fine settimana?»

«Non dovrei. Ma sicuramente sarò chiamato almeno un paio di volte.»

«Allora potresti passare a trovarmi.»

James si congedò con un cenno del capo, senza prometterle niente. «Vedremo» disse, prima di uscire. Lorna fissò a lungo la porta chiusa, in fondo lusingata dalla sua visita, ma leggermente a disagio. Non doveva chiedere a James di tornare a trovarla...

L'ultimo incontro con i suoi genitori, quella mattina, l'aveva completamente esaurita. Rimase con gli occhi chiusi, anche quando l'infermiera entrò a controllare la flebo, dedicando le ultime energie residue per pensare a James.

Meglio per lui, se restava lontano. Anche se desiderava rivederlo, sperò sinceramente che non tornasse più, per il suo bene.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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