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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 5 minuti

Lorna arrivò all'ospedale, ancora stordita dopo l'incontro con James. Attraversò la sala d'aspetto, già piena di gente. Nonostante la presenza dello specialista, ai dottori toccava spesso prendere decisioni da soli, pensò, ansiosa. Abby la chiamò nel suo ufficio.

«Posso parlarti un momento, per favore?»

Lorna entrò, senza togliersi il soprabito.

Abby le sorrise. «Sei pronta per il tuo compito di stanotte?»

Lorna sedette. «Prontissima!» Un po' di entusiasmo, che diamine, giusto per non pensare a ciò che l'aspettava, mentre le luci di un'ambulanza lampeggiavano oltre la finestra alle spalle di Abby.

«Lorna, anch'io sono di turno, questa notte, e anche domani. Chiameremo James, se occorre, ma preferirei essere avvertita, prima che gli telefoni.»

«Certo.»

«Telefonate private escluse, ovviamente» aggiunse Abby, sorridendo.

«D'ora in poi parlerò con te, prima di parlare con James» promise Lorna, senza approfondire, né dare spiegazioni. «Dalla folla che ho visto in sala d'attesa, non avremo il tempo, per telefonate personali.»

«Infatti, prevedo una notte agitata. Per questo volevo parlarti. Capisco quanto sia disagevole, lavorare accanto a James, il tuo ex. Forse lui preferisce non affrontare certi argomenti con te, allora lo faccio io, solo due parole tra noi.»

Lorna sentì le lacrime agli occhi. Con fredda calma, educatamente, Abby l'aveva attaccata. Non devo piangere, decise, so già quello che sta per dirmi. Scrivo lentamente, sono pignola, le infermiere si spazientiscono. Mi dirà che devo farmi valere di più, di non consigliarmi con tutti, e decidere da sola se dimettere i pazienti.

L'elenco di Abby era lungo. Ma lo proseguì, imperterrita. Alla fine Lorna si sentì uno straccio. E il turno non era ancora iniziato.

«Non è necessario eseguire ogni volta una visita completa» continuò Abby. «E scrivere appunti per un altro quarto d'ora. Non tutti gli incidenti finiscono in tribunale. Non devi sempre pensare a proteggerti.»

«Io non mi proteggo. Ammetto di agire lentamente, ma preferisco comprendere bene i pazienti. È il mio metodo di lavoro.»

«Valido per un ambulatorio di campagna» disse Abby. «Cerca di accelerare i tuoi tempi, Lorna, ti chiedo solo questo.»

Lorna si alzò in piedi, e disse la cosa giusta. «Va bene, e grazie per i consigli.»

«Figurati» disse Abby, sorridendo.

Lorna stava per andare via subito, ma si preparò un caffè. Poi, tranquilla, andò a raggiungere il gruppo dei colleghi, che la giudicavano così irritante.

Scorse May, con la sua borsa e il termos in mano. Vederla le donò subito un grande sollievo. «Sei di turno anche tu?»

«Già» rispose l'infermiera. «Eppure un letto per dormire c'è, a casa mia. Ma è venerdì notte. Tieni gli occhi ben aperti, mia bella signora, tra poco qui si scatenerà l'inferno.»

Lorna cercò di apparire disinvolta. «Lo so, ho fatto il tirocinio a Edimburgo.»

May la guardò, scettica. «Le cose sono cambiate, da alcuni anni. Adesso hanno inventato una nuova serie di problemi. Crack, anfetamine, e chissà cosa altro. Bevono, e più o meno dopo le undici si comincia. E voi cosa fate, per tutta la notte?» disse, rivolta a Shona, con aria di rimprovero.

«Se siamo in ballo, balliamo!» replicò la giovane infermiera, carina e sicura di sé. «Così, guarda» aggiunse, ed eseguì una buffa piroetta, barcollando.

Tutti risero, Lorna compresa.

«Vuoi vedere com'è davvero?» la schernì May. Prese Shona per mano, la spinse in un veloce girotondo per tutta la stanza, suscitando l'ilarità dei presenti.

Anche Lorna rise di cuore. Voglio bene a tutti, pensò. Vorrei diventare come loro, far parte davvero del gruppo. Se almeno fossi un po' più rilassata... Ma di lì a due settimane il suo impegno sarebbe finito. Forse, con l'aiuto di James, avrebbe trovato un lavoro, una nuova destinazione in un altro ospedale di Londra.

May le sorrise con simpatia. «Coraggio, Lorna, ti darò una mano.»

Ne sono sicura, pensò lei. May pensava a tutti, non solo ai pazienti. Intuiva i casi gravi prima che arrivassero; coraggiosa, forte, otteneva rispetto anche da coloro che di solito non ne davano a nessuno.

Lorna la osservò: parlava tranquilla con Rita, una lucciola dall'aria stanca, asciugandole con un tampone di garza una ferita alla testa. Quella donna meritava comunque rispetto, pensò Lorna, d'accordo con May.

Un Pronto Soccorso di Londra presentava problemi nuovi, alcuni diversi da quelli ai quali era abituata. Lorna cercò di affrontarli tutti.

Alle due, riuscì a mettere i punti sul cuoio capelluto di Rita. «Queste cose non dovrebbero succedere» le disse, concludendo il piccolo intervento.

Rita commentò quelle parole usando un linguaggio così colorito da superare la più fervida immaginazione. May si affrettò a raggiungere Lorna, convinta di doverla consolare.

«Guarda che non puoi cambiare il mondo.»

Lorna la fissò negli occhi, seria. «Lo so. Ma se Rita me lo permette, potrei cambiare il suo.»

Alle sei, il volto distrutto di Rita riapparve nel Pronto Soccorso. Cercava "quella dottoressa scozzese così gentile". May chiamò Lorna, che arrivò subito, pallida e assonnata.

May non udì le loro parole. Lorna portò due tazze di caffè nella stanza dei colloqui, ne uscì un'ora dopo.

E mentre si preparava ad andare via, May sapeva che quella mattina, all'alba, era successo qualcosa di buono. Di bello e importante.

Niente che avesse il potere di cambiare il mondo, ovviamente. Salutò il marito, che andava al lavoro, dopo averle preparato, come d'abitudine, la colazione. May sedette in soggiorno, riflettendo.

Sì, quella mattina era accaduto qualcosa. C'era da sperare che, almeno per una sola persona, il mondo sarebbe davvero cambiato.

Pensiero abbastanza confortante. Ora poteva concedersi il meritato riposo.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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