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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 4 minuti

«Buon compleanno!» James salutò Lorna con il solito bacio sulla guancia.

Entrarono nel caratteristico locale in stile spagnolo, prendendo posto al rustico tavolo di legno.

«Grazie!» replicò lei, ironica. «E mi hai assegnato un turno di notte proprio oggi?»

«Niente favoritismi, eravamo d'accordo, no? D'altronde, tu non avevi chiesto un permesso.»

Parlare durante il lavoro, impossibile: occhi e orecchie tese dovunque. Incontrarsi nelle rispettive abitazioni, poco corretto. Dunque, un invito a vedersi fuori, una sera, prima dell'inizio del suo turno di notte.

James ricordava la data del compleanno di Lorna, avrebbe mentito, ammettendo di averla dimenticata. Le aveva comunque assegnato il servizio notturno. Non gli restava che quell'invito, senza nessun rischio.

Analcolico per lui, e limonata per Lorna, che iniziava il turno alle nove.

«Per te» disse James, porgendole un pacchetto molto piccolo. Cosa mai poteva regalare un ex marito a una ex moglie, pensò lei, aprendolo.

«La catenella per gli occhiali...»

«Così non li perderai più.»

«Ma la usano gli anziani... I ragazzi del reparto già mi giudicano abbastanza trasandata.»

«Secondo me, gli occhiali ti donano.»

«Adesso apprezzi i topi di biblioteca?»

Lorna tacque, bevendo un po' di limonata. Bastava niente, per tornare di nuovo a parlare del passato. James, scherzando, la chiamava "topo di biblioteca", proprio per la sua mania per la lettura.

Ordinarono tapas, i tipici, gustosi spuntini di carne o pesce, promettendosi a vicenda di non parlare di lavoro. E neanche della loro vita da sposati. Non rivanghiamo, non analizziamo più. Senza argomenti, la conversazione languiva. Di cosa parlare, in definitiva?

«Come sta Pauline?»

«Bene. Sta seguendo un corso di cucina tailandese. Sa che a me piace molto» mormorò James.

«Anche quella spagnola, a quanto pare.»

«Com'è andata con l'assicurazione dell'auto?»

«Tutto a posto. Adesso la macchina non mi serve.»

«Potresti usarla per andare a casa.»

«Preferisco la metropolitana» dichiarò Lorna, decisa. Argomento chiuso, e per sempre.

James rimase in silenzio per qualche minuto. «Non va affatto bene, Lorna» disse poi, e da come lo guardò, comprese che lei aveva capito. «La notte di addio è stata una buona idea, in teoria, ma non posso fare a meno di ricordare come siamo stati bene. E non mi riferisco solo al sesso.»

«Lo so» mormorò lei. Adesso piange, pensò James.

«Prima di sposarci non siamo mai usciti insieme, come stasera, per esempio, mai un appuntamento.»

«Lo so» disse ancora Lorna, gli occhi bassi. «Non sarà semplice, lavorare insieme.»

«Giusto. Ma quando avrai finito, forse se trovi un lavoro qui a Londra...»

«Non possiamo ricominciare.»

«Lorna, noi ci amiamo... Credi che i tuoi genitori sarebbero ancora contrari?»

«Loro non c'entrano. Smetti di pensare che io sia come quella di un tempo!»

«E va bene. Ma cosa ci impedisce di provare?»

«L'esperienza. Non è andata bene, lo sai.»

«Non hai voluto parlarmi, mi hai respinto.»

«Ho perduto un figlio.»

«Il mio bambino, Lorna» mormorò James. All'improvviso, l'odore del cibo fritto gli sembrò insopportabile. L'argomento toccato poteva lasciare qualche segno doloroso. «Anche io ho sofferto. Volevo quel bambino, sapevi che desideravo dei figli.»

«Basta, ti prego!»

Basta davvero, pensò lui. In quel preciso momento, in un ristorante di Londra, poteva mettere la parola fine alla loro storia. Con dieci anni di ritardo. Senza smettere di amarla, di avere cura di lei, ma semplicemente accettando la realtà. Tra noi non funziona, Lorna lo aveva detto più volte. Pensò al suo volto smagrito, alla sua disperazione. Ha deciso, non posso chiederle più nulla.

«Basta, James. Non possiamo tornare indietro.»

«Lo so.» Perché procurarle altra sofferenza, farla piangere nel giorno del suo compleanno? Aveva sbagliato. «Hai ragione, Lorna, non possiamo tornare indietro.»

È sincero, pensò lei.

«Hai visto?» mormorò James, asciugandole le lacrime. «Non era necessaria la notte di sesso, quello che ci voleva era una bella discussione» tentò di scherzare. Lorna rise tra le lacrime. «Così ci ricordiamo che sarebbe un vero disastro.»

Tutto chiaro, quindi. Più o meno...

James accompagnò Lorna alla fermata della metropolitana, la guardò scomparire in basso sulla scala mobile. Stavolta avevano davvero chiuso, in modo definitivo.

A lui non restava che abituarsi all'idea.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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