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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 4 minuti

«Denuncia dei redditi, dici?» May ridusse la velocità del tapis roulant a una lenta passeggiata in pianura. «Strano, non è questo il momento.»

«Aveva sparpagliato carte importanti dappertutto» ansimò Pauline, che a bordo di una cyclette stava teoricamente pedalando in salita. «Non ha voluto che riordinassi la stanza, e io non ho neanche aperto la porta, per non danneggiare le sue ricevute.»

Smisero di parlare, entrambe coinvolte nell'osservazione di un bel ragazzo che, a poca distanza, eseguiva intense flessioni per rinforzare i pettorali.

Poco dopo, sedettero nel bar della palestra. Cornetti e cappuccino, premio meritato, dopo la fatica sportiva.

«Sabato sera ero salita per salutare Lorna, prima della partenza» raccontò Pauline. «Ma non ho avuto il coraggio di disturbare, erano nella stanza di James.»

«Sul serio?»

«Sentivo Lorna piangere» continuò Pauline, senza citare altri rumori soffocati, abiti e indumenti intimi disseminati sulla scala e lungo il corrimano. «Sì, erano proprio nella stanza di James, quella dove dormiva Lorna.»

«Capisco» annuì May. «E lei piangeva?»

«Singhiozzi da spezzare il cuore» confermò Pauline, fissando l'amica negli occhi. «Per fortuna James le era accanto» aggiunse, addentando un cornetto. «Senza dubbio le avrà donato un grande conforto.»

«Poverina» mormorò May. «Ti avevo detto che tornerà a lavorare a Londra?» disse poi, sorridendo.

 

 

James continuò a rileggere il curriculum di Lorna, con attenzione, imprimendosi nella mente ogni dettaglio.

Curiosità naturale. Era una collega, e anche la sua ex moglie. Scoprì che era iscritta a un'Associazione di donatori di organi. Quanto agli hobby, amava praticare tennis e triatlon, la disciplina sportiva che prevede prove di nuoto, ciclismo e corsa nella stessa gara.

Bugiarda, stava per risponderle. Invece spedì il curriculum in Amministrazione, e a lei un messaggio di poche parole, "Unico hobby, lettura!", certo che Lorna avrebbe capito. Non ricordava di averla vista dedicarsi ad altro, nei momenti liberi.

James rimase alla scrivania, lo sguardo lontano. Pensava al passato, che lentamente si spandeva nel presente.

Lo schermo del computer gli rimandò le informazioni che attendeva. Verifiche eseguite, nuovo indirizzo di posta elettronica per Lorna. Era come se fosse già tornata. Poi, in busta sigillata, destinata solo all'Amministrazione, lui avrebbe stampato e consegnato la documentazione sanitaria di Lorna, compresa la gravidanza ectopica.

Un episodio che per la burocrazia non doveva riguardarlo, anche se non era assolutamente vero!

 

«Firma il consenso per l'intervento» le aveva detto quel giorno, forse con troppa impazienza. Perché non aveva aggiunto il proprio nome, a quello di Lorna?

Il dottore lo aveva preso da parte. Non c'era speranza di sopravvivenza, per il feto. La tuba poteva rompersi anche immediatamente, rimandare era rischioso.

«Firma, Lorna.» Dieci anni, e poteva ricordare lucidamente l'espressione del suo volto. Delusa, furente, disperata e sconfitta, aveva preso la penna, la mano tremante. L'avevano portata via subito, in sala operatoria, e lui era rimasto ad aspettare, fissando l'orologio, oppresso da brutti presagi.

Perduto il bambino, in qualche modo si sarebbero perduti anche loro. Timore confermato, quando rivide Lorna. Le aveva stretto la mano, ma lei l'aveva ritratta, girando il viso.

Per colmo di sfortuna, il reparto era attiguo alla Maternità. Il pianto dei neonati le giungeva a ogni ora, rendendola inconsolabile.

«Lorna, parlami, dimmi qualcosa.» James aveva inutilmente tentato di dialogare più volte, sempre sperando che, una volta a casa, tutto sarebbe andato meglio. Ma non era accaduto.

Si erano sentiti come due estranei alla fine di una festa selvaggia. Scoprivano di non avere niente in comune, a parte il disastro che avevano combinato insieme. James, comunque, aveva tentato di avvicinarsi a Lorna, di stringere tra le braccia il suo corpo magro, cercando di infonderle un po' di calore.

Ma lei era altrove. Sola, lontana, muta, racchiusa in un luogo buio, dove non lo voleva accanto.

James aveva sofferto terribilmente, disperato per la perdita del bambino, per il rifiuto di Lorna.

All'ospedale, gli avevano mostrato il feto, in un piccolo contenitore. Ciò che era etichettato come "prodotto del concepimento", poteva diventare una bambina, e l'avrebbero chiamata Lily.

Lorna non lo aveva mai saputo.

Lily Morrell, la loro bambina. Gli mancava. Cercava di immaginarla, vivace e serena. Bruna, gli occhi ambrati, o rossa, con gli occhi verdi, una miscela di vari geni e caratteri che non si erano combinati con successo. Ancora oggi, James soffriva per il crudele, beffardo gioco del destino, rimpiangendo la perduta possibilità di essere padre.

Raccolse la documentazione di Lorna, la chiuse in una busta, collocandola nella casella postale dell'Amministrazione.

Chi ha detto che gli uomini non soffrono, se perdono un figlio mai nato?

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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