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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 7 minuti

Davanti alla porta d'ingresso, esitarono, impacciati e tremanti, senza smettere di baciarsi, le bocche incollate ai visi.

Durante il rapido percorso, Lorna aveva pensato se era o no il caso di fare beatamente l'amore, subito. Ma quando James si fermò, e lei dovette ricordagli di tirare il freno a mano, comprese che rimandare era impossibile. Trepidante, pensò a quanto stava per accadere. Una notte intera, tutta per loro.

Nell'ingresso, in fondo alla scala, James la baciò di nuovo. Lorna pensò alle necessarie precauzioni. So dove sono, li ho visti nel bagno. E forse James ne aveva anche nel portafoglio. All'improvviso, salire le sembrò faticoso come scalare l'Everest. James, quattro gradini dopo, le sfilò la felpa, mentre lei riusciva a liberarsi delle scarpe.

Presto... La giacca di James volò in basso, lei si piegò sulle ginocchia, oltre la scia degli indumenti.

«Lorna...» Entrambi in ginocchio, adesso. Via il reggiseno, e baci infiniti sui seni, cruccio per Lorna, che li riteneva troppo piccoli, ma che lui adorava, dedicando ai capezzoli rosati particolari attenzioni.

Lorna accarezzò con dita fresche e lievi la forma di quelle spalle che ricordava così bene, deponendo fitti baci dovunque. Ancora pochi gradini. Ma lei, impaziente, rimosse la spessa cintura di cuoio dei pantaloni di James. Bastò un attimo, perché lui le evitasse l'ultima fatica. E la bloccasse, impedendole di muoversi.

Là, sulla scala, restarono avvinti, le gambe di Lorna intorno a James, le dita tra i suoi capelli, mentre le braccia forti di lui le sorreggevano la schiena, le mani intorno alla sua vita sottile.

Lorna era in estasi. Era James, che l'abbracciava così, pensava felice, senza smettere di piangere mormorando il suo nome. E lui le strappò le emozioni più profonde, cancellò in lei ogni vergogna e sensi di colpa. Se un uomo come lui mi desidera tanto, sarà di sicuro una notte bellissima.

Lo era. L'ultima, e poi lo perderò per sempre.

Ansante, Lorna tentò di attirarlo al suo livello.

«Prendi la pillola?» chiese James, lo sguardo acceso. Anche in quel momento, non perdeva di vista gli aspetti pratici.

«Sì...» Pillole a migliaia, pensò lei, e da tempo anche quella che interessa di più, adesso.

«Sì!» disse ancora, implorante. Piangeva, accogliendolo in lei, stretto, in una dolcissima, frenetica liberazione che la condusse in un luogo lontano da tutto, indecifrabile. Forse la loro piccola isola per due, dove niente di male poteva toccarli.

«Stupenda...» lo udì mormorare. James la baciò in un modo nuovo, un misto di tenerezza e rimpianto, qualcosa difficile da definire. Lo capirò più tardi, pensò Lorna.

Poi, nella stanza di James, la notte fu tutta e soltanto per loro, tutto il resto il mondo fuori della porta, per scambiarsi l'ultimo bacio di addio.

 

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«Oggi dovrei andare via a mezzogiorno» disse Pauline, il lunedì seguente, guardando allibita l'incredibile disordine nella cucina del dottor Morrell.

Tazze, bicchieri, calici, disseminati dovunque, un'aria di rilassatezza mai avvertita prima. Senza contare la faccia di James. Sereno, sbarbato di fresco, indossava una di quelle camicie bianche, di lino, così faticose da stirare, e che gli donavano divinamente.

«Va bene» rispose lui, distratto, continuando a sfogliare il giornale, mentre piluccava la colazione.

«Forse non farò in tempo a riordinare tutto» avvertì Pauline, che aveva già controllato le condizioni del soggiorno, sfortunatamente il luogo più visibile della casa. Non potrò tralasciarlo, pensò, e forse perdere quello spettacolo delle undici, in TV. Poi ricordò la televisione a pagamento nella stanza di James. «Vuol dire che penserò alla cucina e alla sua stanza. Una bella pulita, ora che Lorna è andata via.»

«Veramente...» James si alzò, e le sorrise di sfuggita, fingendo di cercare la chiavi. «Ecco, lasci stare la mia stanza, da ieri sto scrivendo la denuncia dei redditi, ho lasciato in giro carte importanti, è meglio non entrarvi affatto.»

Giornata di lavoro intenso, in ospedale. Benissimo, pensò James. Qualunque cosa, pur di non pensare a lei. A ritmo serrato, due incidenti: prima un ciclista investito da un taxi e presto affidato alle cure del traumatologo. Poi un uomo, lussazione a un ginocchio durante il quotidiano jogging. James riuscì a rimettere a posto la rotula mentre il paziente era ancora sulla barella.

Ed erano soltanto le nove. Poco dopo, riunione negli uffici dell'Amministrazione. James cercava di concentrarsi, senza successo. Chiese a Brent Gillard, il direttore, di ripetergli la domanda.

«La mia non era una domanda, ma una constatazione» replicò l'altro, asciutto. «Di recente, nel suo reparto le attese dei pazienti sono diventate troppo lunghe.»

«Mancano due dottori interni. Specialisti e specializzandi sono costretti a sostituirli.»

«Abbiamo chiamato dei supplenti» precisò Gillard, con freddezza.

«Mai gli stessi» precisò James, gelido. «Che ogni volta vanno istruiti, orientati, bisogna indicare le collocazioni degli strumenti, come richiedere aiuto tramite il cercapersone... L'elenco potrebbe continuare.»

«Ce lo risparmi, per favore. Cerchi piuttosto di ridurre i tempi delle attese.»

Scuro in volto, James lasciò la riunione, diretto a grandi passi nel suo studio. May comprese al volo il suo stato d'animo, quando vi entrò, chiudendo la porta di scatto, con evidente nervosismo.

«Lo so che questo è un brutto momento» esordì, con franchezza. James, intento a leggere la posta elettronica, non l'aveva neanche guardata. «Ma devi sapere che uno dei supplenti ha appena alzato la voce contro una delle mie infermiere, colpevole di averlo chiamato durante la pausa caffè. Credimi, James, la situazione è arrivata al punto di rottura. Bisogna assolutamente fare qualcosa.»

«Già fatto, per quanto mi riguarda. Darò le dimissioni» affermò solennemente, guardando May.

«No! No, James, per favore!»

«Calma, stavo scherzando.»

«Presuntuoso...»

«May, ricordi Dean Hayes?»

La caposala frugò nella memoria. «Chi, quello con la forfora?»

«Proprio lui. Mi scrive che verrà in Europa tra un paio di mesi, e accetta ogni turno disponibile.»

«Che bravo» annuì May, l'espressione addolcita.

James si schiarì la voce. «E poi avremo Lorna. Ha appena mandato il suo curriculum. Inizierà tra due settimane, impegni leggeri, all'inizio. È in gamba, molto sveglia.»

«Medico di famiglia, no?»

«E unico riferimento per una vasta area rurale. È abituata a trattare tutto ciò che capita. Il problema è che al Pronto Soccorso di un ospedale di città arriva un fiume di gente.»

«Sono sicura che saprà cavarsela.»

«E io andrò a dire due parole a quel supplente.»

May sorrise. «Giusto!»

«Scriverò a Dean annunciandogli un sacco di lavoro. Dirò all'Amministrazione di aver intervistato Lorna per telefono. Lo so che le infermiere hanno lavorato molto, negli ultimi tempi...»

«Ma siamo sempre arrivate a tutto. Bene, ora vado a diffondere le buone notizie, e poi vado via.»

«A mezzogiorno?»

«Il mio vecchio contratto mi consente la mezza giornata di riposo, e sono contenta di non averlo modificato.»

Intanto la prima parte della giornata si avviava alla conclusione. James non desiderava altro che tornare a casa, e ricordare. Perciò aveva chiesto a Pauline di non toccare nulla, nella sua stanza. Non era mai accaduto, dopo qualche notte movimentata. Pauline era abituata a raccogliere orecchini perduti e qualche reggiseno dimenticato, che poi lasciava bene in vista. Però manifestava una chiara disapprovazione, stringendo le labbra, se un grazioso viso nuovo appariva in cucina, accanto a lui, la mattina presto.

Quel giorno, James voleva sentire ancora per poco il profumo di Lorna, trovare qualcuno dei suoi lunghi capelli sul pavimento del bagno. E dopo avrebbe affrontato la fine della loro storia.

Per la seconda volta.

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