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Emergenza: ex in corsia!

di CAROL MARINELLI

Ogni medico del Pronto Soccorso trema all'idea di poter riconoscere qualche paziente in questo reparto, persino il razionale ed efficiente dottor James Morrell. Rimane quindi doppiamente scioccato quando si imbatte in una donna priva di sensi identica alla sua ex moglie!

Lorna McClelland non sopporta di essere bloccata in un letto d'ospedale e di dover dipendere proprio dall'uomo che l'ha ferita di più. Tuttavia, una volta guarita, si rende conto che la passione che la lega a James è tutt'altro che sbiadita.

È stato proclamato lo stato d'emergenza! Livello di allerta: massimo. Consigli utili: barricarsi in casa, possibilmente in camera da letto.

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lettura da 9 minuti

Tutto sommato, fare spese in compagnia di James era abbastanza piacevole, pensò Lorna. Cosa eccezionale, per un uomo.

O forse l'ansia di vestirsi meglio l'aveva spinta a decidere gli acquisti rapidamente, stanca di quella strana mescolanza di leggins, felpa, e scarpe da ginnastica avute in prestito da Pauline. Lorna indossava anche sciarpa e giacca, offerte da James; le sembrò di morire dal caldo, appena entrata nel vasto centro commerciale. Scelse, senza pensarci due volte, dei classici jeans aderenti, un corto giubbino grigio chiaro, e morbidi stivali bassi di camoscio beige, deliziosi, anche secondo il parere di James.

Comprò anche una sacca da viaggio, destinata a contenere gli oggetti disparati raccolti nel breve soggiorno a Londra. Infine sedettero in uno dei bar. Caffè e dolci, mentre molta gente si muoveva frettolosamente intorno, ognuno alla ricerca di qualcosa, e coppie imbronciate discutevano sugli acquisti.

«E da quando decidi così in fretta cosa comprare?»

«Succede solo se sono con te!»

«Capisco...» James rinunciò alla conversazione. In realtà, cercava di non tornare sull'argomento della sera prima, di dimenticare che c'era stato quel bacio.

Aveva tempo, per ripensarvi, non appena Lorna tornava in Scozia. Ma quel suo lieve atteggiamento seducente non gli era sfuggito. Era proprio ciò che lo aveva affascinato di più, in lei, così seria, composta e controllata con gli altri, ma non con lui.

Sembrava la stessa dei primi tempi, nella versione riservata esclusivamente ai loro momenti insieme. Un'energia incredibile si scatenava tra loro, e riappariva, tenace, anche se cercavano di contenerla. Era come uno stupido videogioco, in cui dischi volanti, astronauti e alieni, respinti con forza, saltavano fuori di nuovo ancora più in fretta. Bisognava anche ammettere, però, che quel giorno Lorna era davvero bellissima, anche se vestita in modo a dir poco stravagante.

James non riusciva a staccare gli occhi dai suoi capelli, dalle labbra, dal viso e dalle mani delicate, che reggevano la tazza del caffè. Un tormento. Dovremmo subito andare via di qui, vorrei che fosse già domani, e lei partita.

E allora, perché mai gli venivano in mente certe idee così strane, ridicole?

«Avrei una proposta da farti» disse, dopo qualche minuto di silenzio.

«Dimentichi che abbiamo già provato, ma non è andata molto bene.»

«Ne sono consapevole. Mi riferivo a qualcosa di diverso» disse poi, serio. «Nel mio ospedale serve un dottore e a te un lavoro.»

«Credo che sarebbe una decisione affrettata.»

«Comprendo la tua esitazione» annuì James. «Però rifletti. Ci restano solo due mesi di rotazione da colmare. Due dottori interni si sono ritirati, e non sappiamo come sostituirli, per ora andiamo avanti con dei supplenti. Ascolta: altre due settimane di riposo, e dopo avresti un mese e mezzo di lavoro garantito, e una buona esperienza in un Pronto Soccorso di Londra, da aggiungere al tuo curriculum, un'opportunità che ti aprirebbe molte altre porte.»

«Non so se mi sarà possibile lavorare con te, James» ammise Lorna, con franchezza. «Non potrei viverti accanto...»

«Vivere insieme è un'ipotesi da escludere, chiariamolo subito. Quanto al lavoro, non è questo il momento di sentirsi in imbarazzo. Non te lo dico per offrirti un privilegio. La verità è che siamo davvero disperati per la mancanza di personale.»

«Dici sul serio?»

«Certo. Ammetto che all'inizio potrà crearsi qualche disagio, comunque facilmente superabile. Mi prometti che ci penserai?»

«Sì, appena sarò da Grace» acconsentì Lorna.

«Mandami il tuo curriculum per e-mail, da presentare all'Amministrazione, in modo che risulti come una domanda di assunzione. C'è lavoro per te, se vuoi.»

«E se tu cambiassi idea, se quando sarò partita capirai che ti costa lavorare con me, dimmelo, per favore.»

«Non a parole» ammiccò lui. «Ma per posta.»

James tornò verso il bar, a prendere degli altri caffè. Lorna lo osservò, il vassoio in mano, mentre scambiava qualche battuta con la donna al bancone, la giacca di pelle tesa sulle ampie spalle. Vorrei sentirmi ancora stretta tra le sue braccia, pensò, con desiderio struggente. Per una volta ancora, una sola.

Per una notte, sentirsi donna, prima di affrontare l'intervento. Le sei settimane proposte da James scadevano vicino alla data prevista. E ovviamente, lui non doveva saperne niente.

Lorna rimboccò le maniche della felpa. Anche senza giacca, sentiva molto caldo. Cercò di non pensare a ciò che l'aspettava, a quella data segnata sul calendario, un incubo di cui era al corrente solo la sua amica più cara. Per questo aveva deciso di trasferirsi a Londra, con il pretesto di cercarvi lavoro. Non che mancassero ospedali, in Scozia, a Glasgow, o Edimburgo. Città grandi, senza dubbio, ma dall'ambiente medico piuttosto limitato.

Poteva sempre incontrare qualcuno che conosceva lei, o la sua famiglia. Alla quale Lorna aveva deciso di non comunicare la necessità di subire un'isterectomia.

Un intervento di routine, certo. Qualche settimana di riposo, e poi, via, a riprendere la solita vita senza gli improvvisi, paralizzanti attacchi di dolore atroce.

Senza più l'utero.

Non le sarebbe importato nulla, avendo dei figli. Avrebbe affrontato meglio la situazione, senza il rischio di ricadere nella disperazione, come era accaduto dopo la perdita del suo bambino.

Il loro bambino, suo e di James.

Inviò un sorriso forzato a James che tornava con il vassoio. Per un attimo, i loro sguardi si incrociarono, eloquenti fino all'indecenza. Anche lui tentò di sorridere, impacciato, lasciando traboccare il caffè nei piattini. Ho passato la prima lunga parte della mia esistenza a evitare problemi, pensò Lorna, per il quieto vivere. Ma James non può sapere che sono cambiata, adesso. Sono una persona diversa.

Una persona che si era tirata fuori dall'abisso di disperazione era risalita dal baratro scuro, e aveva fronteggiato i suoi genitori, cercando di riallacciare se stessa con la donna che stava diventando, accanto a James.

Quella che era in lei da sempre, ma che doveva solo affermarsi, trovare la forza di affrontare gli eventi sgradevoli, invece di aspettare che andassero via.

Oggi sapeva che doveva fare i conti senza indugi con l'innegabile attrazione esplosa tra loro. Perché era chiaro che non sarebbe scomparsa facilmente.

«Se dovrò lavorare con te» cominciò. «Dovremmo prima parlare di un problema.»

Sì, era questo il momento di cominciare a vivere senza rimpianti. Doveva agire, se non ne voleva. Si immaginò, pronta per la sala operatoria, a rimpiangere di non aver avuto il coraggio di parlare, quel giorno al centro commerciale. Una sola notte ancora, pensò, certamente un buon motivo per andare avanti.

«Te l'ho detto» replicò James. «All'inizio saremo forse un po' a disagio.»

«Forse potremmo evitarlo.» Lorna finì il caffè, posò la tazza. «Basterebbe chiarire i dubbi tra noi, credo.»

«Vuoi dire che dovremmo parlare?»

Lei scosse il capo. «Noi siamo già a disagio... Ricordi quel bacio, ieri sera? Sai di cosa parlo?»

James taceva. «Sì» ammise, e intanto la fissava intensamente.

«Non abbiamo risolto niente, James, non potremmo mai tornare indietro.»

«Lo so.» La ragione gli diceva che era giusto, e il cuore si rifiutava di seguirla. Poi ripensò alle discussioni, al dispiacere, alla depressione che aveva colto entrambi. E i sentimenti accettarono la sconfitta.

Lorna prese un profondo respiro. «Però...»

«Però?» Il tavolino del bar era veramente troppo piccolo. Entrambi avevano rischiato i crampi, per tenere le ginocchia immobili, evitando di sfiorarsi. All'improvviso, un lieve contatto, subito allontanato.

«Abbiamo avuto dei momenti molto belli» mormorò lei, guardandolo di sfuggita.

James, la mascella contratta, taceva. Lorna sentì di nuovo il tocco del suo ginocchio. Desiderò allungare la mano, accarezzargli la gamba, senza più parole. Ma era necessario parlare, invece, perché bisognava chiarire tutto, fin dall'inizio, o meglio, dalla fine.

«Ma anche dei momenti brutti» disse Lorna. Pensava al triste crollo della loro meravigliosa vita sessuale.

Che si era ridotta rapidamente ai sabati nei quali James non era di servizio, o lei non doveva studiare.

«Il mio problema è...» mormorò. «Ho sempre rimpianto di non ricordare la nostra ultima volta.»

«L'ultima volta che...»

«Sì, hai capito.»

James la fissò, sorpreso. «Neanche io la ricordo.»

«Posso ripensare a tanti momenti, alcuni davvero fantastici» continuò lei. «Ma non all'ultimo, e talvolta lo vorrei davvero.»

«Succede anche a me.»

«E allora costruiamoci una nuova ultima volta.»

James era senza parole. Ho vagato a lungo, confuso, e infine l'ho trovata, pensava. Una bellissima donna dai capelli rossi, che potrò amare di nuovo, ancora per una volta, e dirle addio con gioia, invece della schiacciante tristezza da cui entrambi non siamo ancora usciti.

«Potremmo salutarci come si deve» disse Lorna, convincente. «Perché sarà veramente un addio, James. Voglio dire che, se tornerò a lavorare a Londra, resterò sempre la tua ex moglie.»

«Dovrai, Lorna» annuì lui. «Non potrei mai ripetere la stessa esperienza.»

«Lo so.» E non te lo chiederei mai, pensò. James non avrebbe saputo che farsene, di una donna ormai sterile, depressa e infelice, dopo l'intervento definitivo. Lui meritava molto di più.

In quel bar, in quel momento, Lorna giurò di non fargli più del male, di non farne più neanche a se stessa. In fondo, nel ventunesimo secolo, proposte come la sua non erano rare, tra amici, ex fidanzati, divorziati. E James era l'unico uomo accanto al quale Lorna riusciva a sentirsi davvero a proprio agio.

Nel bene e nel male.

«Una sola notte» sussurrò, lo sguardo acceso, ansiosa di lasciare quel luogo il più rapidamente possibile. «Una sola fantastica, deliziosa notte.»

«Qualcosa da ricordare.» Lui rise, scoccandole la sua tipica occhiata allusiva. James, come sempre, sapeva intuire i suoi pensieri, talvolta anticipandoli.

«E sia chiaro, senza fotografie» disse Lorna, fingendosi inorridita. «Non sono il mio genere!»

Sembrava tutto molto spiritoso, divertente. Lasciarono il centro commerciale, diretti al parcheggio.

All'improvviso nervosa, insicura, Lorna si rese conto di aver offerto a James una favolosa notte di sesso, senza sentirsi all'altezza della situazione.

James, però, doveva esserne di parere opposto, perché cominciò a baciarla, bloccata contro l'automobile, stringendola a sé con forza, noncurante di tutto, dei lividi di Lorna e della gente che passava.

La baciò, e Lorna cedette, piegando le ginocchia, accesa dalla stessa ansia, dalla stessa passione.

«Sei una donna fantastica, la più bella del mondo» le mormorò, continuando a baciarla.

Qualcuno cominciava a girarsi, osservandoli. James aprì in fretta la portiera per Lorna, mise in moto e la portò a casa.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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