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Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

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lettura da 12 minuti

Chinandosi, Cathy diede un bacio a sua madre e le spostò dal viso una ciocca di capelli grigi. “Come stai oggi, mamma?”
Le rughe attorno agli occhi di Tessa erano profonde, ma si spianavano quando sorrideva. “Così così. La fisioterapia affatica molto il cuore.”
Cathy strinse la mano della mamma e le sistemò le lenzuola. Si guardò intorno per essere sicura che non le mancasse niente. Quella non era la migliore delle camere, lì a Oakdale, ma era abbastanza spaziosa e il personale era di qualità.
“Lo so, mamma. Stai tranquilla, tra un po’ sarà tutto finito e tu potrai tornare a casa.”
“Ti vedo stanca, tesoro. Stai bene?” le chiese Tessa.
“Ho solo avuto una giornata intensa al lavoro,” rispose Cathy. Aveva lavorato senza sosta per due interi turni da Landon. Non era nemmeno certa di poter passare da Della, dopo. Si sentiva troppo in colpa per aver fatto sesso con suo figlio.
Gli occhi blu di Tessa si incupirono: “Non mi piace quando lavori così tanto, Cathy. Te l’ho detto mille volte: non ho bisogno di cure di lusso. Sto guarendo, anche se faccio progressi molto lentamente. Ti basterebbe portarmi dal dottore una volta a settimana…”
“No, mamma” la interruppe Cathy, accarezzandole la guancia. “Una volta a settimana non sarebbe sufficiente, lo sai bene. Con un livello di diabete come il tuo hai bisogno di una terapia costante e di chi che la sappia fare. Hai bisogno di qualcuno che giorno per giorno capisca quando i tuoi livelli nel sangue scendono e salgono. Ti ricordi cosa è successo l’ultima volta?”
Cathy ricordava fin troppo bene quel giorno, quando aveva trovato sua madre riversa sul pavimento e aveva temuto che fosse morta. Non lo avrebbe mai dimenticato per il resto dei suoi giorni e soprattutto non avrebbe permesso che accadesse mai più, almeno finché c’era lei.
Tessa non aveva intenzione di lasciar cadere il discorso: “Qui costa tutto così caro. Ci vogliono soldi che noi non abbiamo e io non voglio che ti indebiti a causa mia. Dovresti goderti la vita, conoscere un bravo ragazzo… non sprecare il tuo tempo come ho fatto io, dopo l’università.”
“Mi basti tu, mamma. E so come godermi la vita.” Soprattutto ieri notte… avrebbe voluto aggiungere. Oddio. Come aveva potuto fare sesso con Flynn McGrady e perché non riusciva a smettere di pensare a lui?
Da quando aveva lasciato il suo appartamento, qualcosa era scattata in lei, qualcosa che la rimandava sempre alla notte precedente.
Tessa le prese il volto tra le mani: “Sei una brava ragazza, Cathy. Ti preoccupi sempre e solo di me.”
Cathy si sentì invadere da un opprimente senso di colpa. “Mi sembra il minimo che io possa fare, non credi?”
Tessa si sistemò meglio sui cuscini e guardò sua figlia. “Cos’è quell’espressione strana? Avverto un vago senso di colpa o sbaglio? Catherine, ascolta, non voglio che tu ti senta in colpa per me, chiaro?”
“Mamma, non posso non sentirmi in colpa. Tu sei qui a causa mia.” La voce le si incrinò. Succedeva sempre quando ripensava a quel giorno.
Era successo tutto troppo in fretta. Era corsa sul vialetto d’accesso alla loro villetta quando si era accorta che sua madre non era a casa. Non ricordava più quante volte aveva controllato e ricontrollato per poi tornare dentro casa e trovarla sul pavimento. Se solo avesse controllato meglio e avesse portato la madre qualche minuto prima in ospedale…
“Tesoro,” la voce di Tessa interruppe i suoi pensieri. “Come potevi sapere che ero scivolata e che ero a terra?”
Cathy sbiancò al pensiero di sua madre riversa a terra come una bambola di pezza. Quell’immagine tormentava il suo sonno ancora adesso. “Sì, mamma. La prossima volta che decidi di farmi scherzi del genere, avvisami!”
Tessa rise di cuore. Aveva una risata argentina contagiosa. “Tesoro mio, non è stata colpa tua. Come potevi sapere che ero lì sul pavimento?”
Non poteva saperlo, era vero. Eppure il senso di colpa continuava a tormentarla. L’aveva cercata ovunque, aveva persino preso la macchina per fare il giro dell’isolato prima di rendersi conto che lei era lì a terra.
“Sai bene che non riesco a perdonarmi di essere arrivata troppo tardi!”
“E tu sai bene che non era troppo tardi. Altrimenti ora non sarei qui.”
“Oh, mamma, come mi esasperi certe volte!”
Gli occhi di Tessa si strinsero in due fessure. “Smettila di tormentarti. Subito. Non voglio vedere mai più quella faccia depressa. Sto bene e sono viva. Che ne dici di andare a vedere se hanno preparato i doughnuts nel salotto comune?”
Cathy sorrise. “Mamma, non ti fanno bene. Dovresti controllare lo zucchero che assumi.”
“Oh, dai. Portamene uno solo… che non sia vecchio e stantio, però.”
Cathy posò un tovagliolo sulle ginocchia di sua madre e si alzò dalla sedia. “Non scappare prima che ritorni!” l’ammonì scherzosamente.
Tessa eruppe in una calda risata: “Come se potessi farlo! Magari…”
Cathy raggiunse la porta: “Sei una ragazzaccia! Non ti muovere. Vedo se riesco a recuperarti anche qualche serie tv della HBO.”
Grazie a Dio, sua madre era il suo punto fermo, la sua roccia, il suo mondo. Erano rimaste da sole e avevano vissuto in simbiosi per anni prima dell’incidente.
Percorrendo il corridoio, Cathy passò davanti alla stanza di Della: c’era la sua infermiera preferita con lei. La salutò e intravide anche Della che si era addormentata con uno dei romanzi che le aveva prestato. Ridacchiò. Della adorava i romanzi piccanti. La sua stanza era una delle più belle e costose di Oakdale e dalla finestra si godeva di una vista spettacolare. La camera di sua madre era molto più piccola e aveva una finestrella che affacciava sul cortile interno della casa di cura.
Flynn non aveva di certo i suoi problemi finanziari. Certo che no. Tra l’altro viveva in un appartamento lussuoso il cui affitto doveva costare un patrimonio.
Flynn. Il pensiero di lui nudo sotto di lei. Del calore del suo corpo… Cathy ripensò a tutto ciò che era accaduto l’altra notte.
Aveva agito d’istinto, ancora una volta. Non riusciva proprio a darsi delle regole e a rispettarle. Tutti ci riuscivano tranne lei. Doveva smetterla una buona volta anche perché si ritrovava invischiata sempre in situazioni assurde da cui non riusciva a uscire.
Flynn McGrady era il caos per lei. Ed era stato una vera sorpresa, il maledetto. Nudo era persino meglio…
La vuoi finire di pensare a lui, ora? Smettila subito!
Non appena entrò nel salotto comune, Emmet Kingsley, l’uomo dai capelli più bianchi della neve nonché ancora piacente imprenditore, le afferrò l’orlo della gonna per attirare la sua attenzione.
“Eccoti finalmente!” esclamò alzando lo sguardo verso di lei. Era seduto al tavolo e aveva davanti a sé una scacchiera. “Sei la cosa più carina che io abbia visto, oggi. Hai tempo per una partita a scacchi?”
Cathy sorrise e si abbassò verso di lui per stringerlo in un abbraccio. “Non oggi, Emmet. Ho lavorato tutto il giorno e ho bisogno di una doccia e di dormire almeno otto ore di seguito per essere chiamata carina anche domani. Vai a trovare mamma. È a letto a fare cruciverba. Di sicuro le farà piacere se passi.”
Emmet aveva una specie di cotta per sua madre e mentre con lei era timidissimo con Cathy era espansivo e ciarliero. Si schiarì la voce e diventò rosso in viso. “Ehm, va bene… ora vado.”
Cathy spinse la sua sedia a rotelle, allontanandolo dal tavolo degli scacchi per portarlo verso il tavolo dov’erano i doughnuts. Ne prese uno per sua madre, quello senza zucchero ma con la glassa al cioccolato. Lo avvolse in un tovagliolo e lo porse a Emmet. “Se vai da mamma, portale questo. Io non posso portarglielo, vado di fretta. E poi spingere la tua sedia a rotelle fino alla camera di mamma mi fa venire male alle braccia.”
Le avrebbe fatto tanto piacere se sua madre si fosse innamorata di un tipo come Emmet. Tessa meritava di vivere una vita sentimentale appagante, dopo aver perso il marito. Gli sorrise e fece per andar via quando si sentì chiamare:
“Signorina Butler?”
Gli occhi di Cathy si posarono su Casper Reynolds, il contabile di Oakdale. Indossava il solito abito nero che faceva pendant con la sua anima. “Dobbiamo parlare, Miss Butler” le disse bloccandole il passaggio.
Cathy sfoggiò il migliore dei sorrisi e annuì: “Sì, certo, ma non ora. Sono in ritardo.”
Gli occhi piccoli e penetranti di Reynolds la squadrarono da capo a piedi: “Non ha tempo per discutere della salute di sua madre? Perché sa, non possiamo tenerla ricoverata da noi gratuitamente. Le ho lasciato molti messaggi alla sua segreteria e ho cercato di mettermi in contatto con lei molto spesso, ma non mi è riuscito…”
Il chiacchiericcio del salotto comune cessò di colpo; Cathy arrossì ed esclamò: “Mi servono solo un altro paio di giorni per portarle i soldi”.
Per lo meno, una buona parte della cifra. Aveva perso il conto: era in arretrato di più di un mese?
“Mi deve portare l’intera somma, Miss Butler. È in ritardo di almeno due mesi con il pagamento.”
“Due mesi? Wow… il tempo vola, eh?” cercò di ironizzare, per stemperare la tensione, ma Casper Reynolds non aveva alcuna voglia di scherzare.
“Spiacente, ma non ci trovo niente da ridere.”
E nemmeno io ci trovo niente da ridere. Con tutto quello che mi costa, altro che risate…
“Lo so bene,” esclamò infine. “Le assicuro che le porterò prestissimo l’intera somma che le devo. Noi Butler saldiamo sempre i nostri debiti.”
Girò sui tacchi e si diresse verso l’uscita.
Flynn entrò dall’uscita secondaria, nella speranza di incontrare Cathy. Aveva passato tutta la notte precedente a riflettere sulla sua vita e al suo modo di vedere le cose. Dopo che lei se n’era andata, Flynn non aveva fatto altro che pensare a ciò che era accaduto e a quanto era dolce Cathy.
Lasciarsi andare e navigare a vista era stato bellissimo. Avrebbe voluto vivere ancora una volta quel momento d’estasi pura. Non era riuscito a pensare ad altro se non al corpo stupendo di lei e alla sua natura ribelle e passionale.
Il fatto che lei non credesse che nella vita ci potesse essere il lieto fine tra un uomo e una donna lo aveva messo in crisi. I suoi genitori erano stati felici assieme. Si erano amati fino al giorno della morte di suo padre.
Per una qualche ragione non riusciva a godersi la nottata precedente sapendo che Cathy la pensava in quel modo. Chissà perché, poi…
Flynn vide Cathy uscire dalla clinica e dirigersi in fretta verso il parcheggio. Aveva la gonna e il suo sguardo si soffermò ad ammirare le gambe snelle e terribilmente sexy. Una leggera brezza ne sollevò per un istante l’orlo proprio mentre lui la raggiungeva.
“Ehi, come stai oggi, Donna-senza-regole?” le chiese.
“Incasinata, come al solito, Amante-delle-storie-di-vampiri!”
“Non hai tempo nemmeno per una cena veloce?”
“Non ho fame.”
“Mmm, non eri tu, allora, quella che divorava la fetta di torta al cioccolato che Mr. Moore aveva fatto portare a Oakdale per il suo compleanno?”
“Ehm… no, era la mia gemella cattiva e golosa. Tu hai fatto i compiti? Hai letto i romanzi per tua madre? Direi di no: dovresti sapere tutto delle gemelle cattive a quest’ora!”
Flynn scoppiò a ridere di gusto: “Roba assurda!”
Si mise davanti a lei e le prese la mano. “Giuro che mi impegnerò!” le sussurrò guardandola negli occhi.
Cathy sospirò e poi, facendo uno sforzo su se stessa disse: “Flynn, ascolta. Quello che abbiamo fatto ieri notte… ecco… non sarebbe dovuto accadere!”
“Disse la donna che viveva senza regole... detto da te suona strano, Cathy” esclamò, posandole poi la mano sulla fronte. “Forse non stai bene? Hai la febbre? Aspetta… forse sto parlando con la gemella cattiva di Cathy?”
Cathy alzò gli occhi al cielo, tentando di rimanere seria. “Sto cercando di agire meno d’impulso. Come hai potuto constatare tu stesso, seguire l’istinto a volte non va bene. Ci conosciamo appena e, nonostante ciò, abbiamo fatto i monelli!”
Flynn scrollò le spalle e le rispose tranquillo: “Non saprei. Non mi pare di aver fatto niente di male…”
“Parli così perché sei un uomo. Gli uomini sono più abituati alle storie di una notte. Le donne, invece, fanno più fatica a uscirne indenni.”
“Ah sì? Eppure Drusilla, la protagonista del Cavaliere della notte non la pensa così. Lei dice che non ci si pente mai di aver fatto del buon sesso. E se lo dice lei… Vieni a cena con me così anziché la storia di una notte, diventa la storia di almeno due notti.”
Cathy sorrise suo malgrado: “Stai davvero leggendo quei romanzi?”
“Li sto persino divorando, se devo essere sincero!” ammise, sfoderando il più bel sorriso che Cathy gli avesse mai visto. In un nanosecondo considerò i pro e i contro della proposta di lui.
“Va bene, vengo a cena con te. Posso stare poco, devo lavorare!”
“Lavori anche stasera?”
Cathy alzò le spalle e annuì: “Già. Tutte le nuove arrivate hanno turni assurdi e io non sono speciale, quindi mi tocca.”
“Va bene, sarà una cena veloce, promesso!”.
Mentre si dirigevano verso le rispettive auto, Flynn cercò di reprimere la voglia che aveva di farle domande sul suo misterioso lavoro.
Naviga a vista, non ci pensare… si disse.

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