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Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

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lettura da 15 minuti

Flynn prese uno dei libri che Cathy aveva regalato – e lui aveva confiscato - a sua madre cercando si non pensare a lei, con indosso quel vestito rosso; né alla sua pelle perlacea che brillava alla luce del crepuscolo che penetrava nell'atrio del palazzo… né al profumo dei suoi capelli: una fragranza fruttata che gli era rimasta addosso fino a quel momento.
Con chi aveva appuntamento? Al desk il portiere si era rifiutato di dirglielo. Era solo riuscito a capire che era l'inquilino del superattico. E pensare che era stata l'assoluta tutela della privacy che l'aveva portato a scegliere quel palazzo fra i tanti.
Si trattava forse di un vip?
Ma poi a te che cosa diavolo importa? Perché ti piace, vecchio mio. Oh, e piace persino a tua madre! Ma no.
Lei ricambia. Adora tua madre.
Dannazione! Doveva trovare il modo per fare le cose come si deve con Cathy. Se lei avesse smesso di andare a trovare sua madre, quest'ultima non glielo avrebbe mai perdonato…
Bevve una lunga sorsata di birra e cercò di concentrarsi. Doveva capire perché a sua madre piacessero così tanto questi romanzetti erotici che Cathy le aveva regalato. Stava solo pensando al bene di sua madre o gli serviva una scusa per avvicinarla?
Se le avesse portato romanzi sui vampiri e sulle donzelle da salvare, be', avrebbe fatto meno storie. Lo ammise.
Perché Cathy aveva portato a sua madre proprio quei romanzi? Perché li leggeva lei, forse?
Per l'ennesima volta, McGrady, che ti importa?
Leggiucchiando qua e là, Flynn aggrottò le sopracciglia. Oh, dai! Nessun uomo dice queste sciocchezze a una donna mentre…
Non i suoi amici e di sicuro non lui. Come, come?
"Tu sei la mia sola ragione di esistere"? Dai!
Respira amico.
Si accarezzò la mascella. Ma come si faceva a leggere roba del genere? E che cosa avrebbe detto a Cathy?
Devi solo parlarle di tua madre. E ora vai avanti, leggi…
Landon alzò il calice di vino in direzione di Cathy. Aveva un'espressione divertita dipinta sul volto. Attorno a lui brillavano le luci della città che si vedevano in lontananza dal balcone.
“Pensi ancora che io ti voglia uccidere, Kit-Cat?”
Cathy non si era mai sentita meglio. Aveva mangiato benissimo: cibo raffinato servito su veri piatti d'argento. Gli rispose con un sorriso, allontanando leggermente il piatto: “Diciamo che sento meno l'esigenza di usare lo spray al peperoncino. Anche se è sempre qui a portata di mano. Mio zio Ray mi ha insegnato a farne buon uso. Non ho paura a usarlo e so come fare.”
Landon rise, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo. “Allora, hai avuto modo di riflettere sulla mia offerta?” le chiese.
Cathy dovette combattere contro un attacco di panico incipiente: aveva bisogno di soldi per curare sua madre. “Ci sto ancora pensando un po' su.”
“Ci stai pensando, eh?”
Come se quella cena sontuosa – per smaltire la quale avrebbe dovuto passare i prossimi due giorni a correre nel parco – non fosse stata sufficiente, aveva contribuito anche l'ottimo vino a calmare i suoi nervi.
Landon si era confermato quello che aveva conosciuto e apprezzato: una persona meravigliosa alla quale doveva portare tutti i giorni il caffè con la cremina di latte e cannella. L'uomo con cui chiacchierava del più e del meno e con il quale rideva a crepapelle.
Le aveva raccontato di come era diventato milionario molto giovane, grazie a una start up informatica. Le aveva parlato delle persone che amava e della sua città d'origine, Plum Orchard, in Georgia, poco distante da Atlanta. Gli mancavano moltissimo i suoi amici Dixie e Caine. Erano conosciuti come i Magnolia, un terzetto di snob altezzosi amanti delle chiacchiere.
Ciò che a Cathy rimaneva era la prima impressione che Landon le aveva fatto in clinica: un ragazzo solare e buono con il quale si poteva essere amici per la pelle. Così Cathy gli sorrise maliziosa, lo stesso sorriso che aveva quando fingevano che lui la stesse corteggiando.
“Non penserai che io possa accettare un'offertona di lavoro come quella che mi hai fatto, Landon, senza pensarci su almeno un attimo, no?”
“Facciamo una passeggiata nel mio superattico, così ti schiarisci le idee?” la canzonò.
“Non senza il mio mitico spray antiaggressione!” esclamò lei, prendendo lo spray dalla borsa ma infilando la mano sotto il suo braccio.
Landon per un momento vacillò e Cathy rimase immobile, indecisa sul da farsi; ma fu questione di un attimo. Lei sapeva bene quanto gli dessero fastidio gli sguardi di pietà che talvolta qualche infermiera gli dispensava, mentre gli sistemava il cuscino durante un ciclo di chemio. Lui era solito dire che stava benissimo e che non aveva bisogno di tutte quelle attenzioni.
“Sono forte come un toro,” si affrettò a dire Landon. “Lo giuro sui piatti in porcellana risalenti della Guerra Civile che mia madre conserva gelosamente.”
“Avevano servizi di porcellana, durante la Guerra Civile?”
“Non ne ho idea, chiedi a mia madre!”
La tensione si allentò in un istante e i due scoppiarono a ridere. Landon così cominciò a farle da Cicerone nella sua stessa casa: due bagni, una stanza del biliardo, il salone. Le raccontò anche da dove provenivano alcune opere d'arte. Si fermarono dinnanzi a una porta di ebano a doppio battente con incise le iniziali CG. “Sei pronta?” le chiese.
Cathy avvertì una morsa allo stomaco, la stessa che aveva avuto quando era entrata nell'appartamento. “Se apri questa porta e mi ritrovo davanti cadaveri putrefatti, ti riempio di botte, Landon Wells. Ho detto a molte persone dove avrei cenato stasera, quindi non puoi scuoiarmi viva e uscirne indenne, okay?”
Landon rise di cuore. Era chiaro che si stava divertendo un mondo. “Niente del genere!”
“Mm... nessun cadavere?”
Sul volto di Landon si dipinse una smorfia tra il disgustato e il divertito. “Non sarebbe comunque compito mio. Di queste cose se ne occuperebbe Sanjeev, non ti sembra?”
Ora rideva di gusto anche lei. “Okay, vai, sono pronta.” In realtà non lo era affatto. Non riusciva ancora a fidarsi di lui al cento per cento. L'offerta di lavoro che le aveva fatto era surreale. Cathy non aveva mai preso nemmeno lontanamente in considerazione che Landon non stesse scherzando.
Landon spinse i due battenti. Cathy rimase a bocca aperta. Lui le diede un buffetto sulla guancia, le chiuse la bocca con l'indice e mormorò: “Mosche. Non vuoi che entrino le mosche qui nella tua bella bocca, giusto?”
Cathy strabuzzò gli occhi. Landon incrociò le braccia sul petto e rimase in attesa che la sua ospite si riprendesse dalla sorpresa. “Tanta roba, eh?”
Tanta roba era un'espressione che non si addiceva affatto a ciò che Cathy stava osservando in quel momento. Era un vero eufemismo.
“Vuoi osservare un minuto di silenzio per raccogliere i tuoi pensieri? Oppure mettere la testa tra le ginocchia? Dimmi…”
Una donna con meravigliosi capelli biondo platino e unghie color viola intenso si avvicinò a loro. Sorrise a Landon e oltrepassò la soglia dove erano rimasti lui e Cathy. Aveva un vestito attillato che metteva in risalto le sue forme morbide e sinuose. “Buonasera, capo!” lo salutò per poi lasciare la stanza e dirigersi verso l'ingresso del superattico.
Landon si rivolse a Cathy e le spiegò: “Comunque lei era LaDawn Jenkins. La migliore delle mie ragazze, se proprio lo vuoi sapere.”
La ragazza in questione li aveva sentiti e sorrise sorniona.
“Vuoi accomodarti, Cathy?” le chiese Landon.
No, sedersi non l'avrebbe aiutata di certo a riprendersi dallo choc.
Quando finalmente Cathy fu in grado si parlare, si accorse che lui era divertito dalla sua reazione. “Tu davvero…” cominciò a dire.
Landon annuì. “Sì, davvero.”
“Cioè… tu davvero possiedi una linea telefonica erotica? Come si chiamano... Hot Line?” farfugliò.
Sì, non stava affatto sognando. Era tutto vero.

 

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Flynn prese uno dei libri che Cathy aveva regalato – e lui aveva confiscato - a sua madre cercando si non pensare a lei, con indosso quel vestito rosso; né alla sua pelle perlacea che brillava alla luce del crepuscolo che penetrava nell'atrio del palazzo… né al profumo dei suoi capelli: una fragranza fruttata che gli era rimasta addosso fino a quel momento.

Con chi aveva appuntamento? Al desk il portiere si era rifiutato di dirglielo. Era solo riuscito a capire che era l'inquilino del superattico. E pensare che era stata l'assoluta tutela della privacy che l'aveva portato a scegliere quel palazzo fra i tanti.

Si trattava forse di un vip?

Ma poi a te che cosa diavolo importa? Perché ti piace, vecchio mio. Oh, e piace persino a tua madre! Ma no.

Lei ricambia. Adora tua madre.

Dannazione! Doveva trovare il modo per fare le cose come si deve con Cathy. Se lei avesse smesso di andare a trovare sua madre, quest'ultima non glielo avrebbe mai perdonato…

Bevve una lunga sorsata di birra e cercò di concentrarsi. Doveva capire perché a sua madre piacessero così tanto questi romanzetti erotici che Cathy le aveva regalato. Stava solo pensando al bene di sua madre o gli serviva una scusa per avvicinarla?

Se le avesse portato romanzi sui vampiri e sulle donzelle da salvare, be', avrebbe fatto meno storie. Lo ammise.

Perché Cathy aveva portato a sua madre proprio quei romanzi? Perché li leggeva lei, forse?

Per l'ennesima volta, McGrady, che ti importa?

Leggiucchiando qua e là, Flynn aggrottò le sopracciglia. Oh, dai! Nessun uomo dice queste sciocchezze a una donna mentre…

Non i suoi amici e di sicuro non lui. Come, come?

‘Tu sei la mia sola ragione di esistere'? Dai!

Respira amico.

Si accarezzò la mascella. Ma come si faceva a leggere roba del genere? E che cosa avrebbe detto a Cathy?

Devi solo parlarle di tua madre. E ora vai avanti, leggi…

 

Landon alzò il calice di vino in direzione di Cathy. Aveva un'espressione divertita dipinta sul volto. Attorno a lui brillavano le luci della città che si vedevano in lontananza dal balcone.

“Pensi ancora che io ti voglia uccidere, Kit-Cat?”

Cathy non si era mai sentita meglio. Aveva mangiato benissimo: cibo raffinato servito su veri piatti d'argento. Gli rispose con un sorriso, allontanando leggermente il piatto: “Diciamo che sento meno l'esigenza di usare lo spray al peperoncino. Anche se è sempre qui a portata di mano. Mio zio Ray mi ha insegnato a farne buon uso. Non ho paura a usarlo e so come fare.”

Landon rise, lasciando cadere il tovagliolo sul tavolo. “Allora, hai avuto modo di riflettere sulla mia offerta?” le chiese.

Cathy dovette combattere contro un attacco di panico incipiente: aveva bisogno di soldi per curare sua madre. “Ci sto ancora pensando un po' su.”

“Ci stai pensando, eh?”

Come se quella cena sontuosa – per smaltire la quale avrebbe dovuto passare i prossimi due giorni a correre nel parco – non fosse stata sufficiente, aveva contribuito anche l'ottimo vino a calmare i suoi nervi.

Landon si era confermato quello che aveva conosciuto e apprezzato: una persona meravigliosa alla quale doveva portare tutti i giorni il caffè con la cremina di latte e cannella. L'uomo con cui chiacchierava del più e del meno e con il quale rideva a crepapelle.

Le aveva raccontato di come era diventato milionario molto giovane, grazie a una start up informatica. Le aveva parlato delle persone che amava e della sua città d'origine, Plum Orchard, in Georgia, poco distante da Atlanta. Gli mancavano moltissimo i suoi amici Dixie e Caine. Erano conosciuti come i Magnolia, un terzetto di snob altezzosi amanti delle chiacchiere.

Ciò che a Cathy rimaneva era la prima impressione che Landon le aveva fatto in clinica: un ragazzo solare e buono con il quale si poteva essere amici per la pelle. Così Cathy gli sorrise maliziosa, lo stesso sorriso che aveva quando fingevano che lui la stesse corteggiando.

“Non penserai che io possa accettare un'offertona di lavoro come quella che mi hai fatto, Landon, senza pensarci su almeno un attimo, no?”

“Facciamo una passeggiata nel mio superattico, così ti schiarisci le idee?” la canzonò.

“Non senza il mio mitico spray antiaggressione!” esclamò lei, prendendo lo spray dalla borsa ma infilando la mano sotto il suo braccio.

Landon per un momento vacillò e Cathy rimase immobile, indecisa sul da farsi; ma fu questione di un attimo. Lei sapeva bene quanto gli dessero fastidio gli sguardi di pietà che talvolta qualche infermiera gli dispensava, mentre gli sistemava il cuscino durante un ciclo di chemio. Lui era solito dire che stava benissimo e che non aveva bisogno di tutte quelle attenzioni.

“Sono forte come un toro,” si affrettò a dire Landon. “Lo giuro sui piatti in porcellana risalenti della Guerra Civile che mia madre conserva gelosamente.”

“Avevano servizi di porcellana, durante la Guerra Civile?”

“Non ne ho idea, chiedi a mia madre!”

La tensione si allentò in un istante e i due scoppiarono a ridere. Landon così cominciò a farle da Cicerone nella sua stessa casa: due bagni, una stanza del biliardo, il salone. Le raccontò anche da dove provenivano alcune opere d'arte. Si fermarono dinnanzi a una porta di ebano a doppio battente con incise le iniziali CG. “Sei pronta?” le chiese.

Cathy avvertì una morsa allo stomaco, la stessa che aveva avuto quando era entrata nell'appartamento. “Se apri questa porta e mi ritrovo davanti cadaveri putrefatti, ti riempio di botte, Landon Wells. Ho detto a molte persone dove avrei cenato stasera, quindi non puoi scuoiarmi viva e uscirne indenne, okay?”

Landon rise di cuore. Era chiaro che si stava divertendo un mondo. “Niente del genere!”

“Mm... nessun cadavere?”

Sul volto di Landon si dipinse una smorfia tra il disgustato e il divertito. “Non sarebbe comunque compito mio. Di queste cose se ne occuperebbe Sanjeev, non ti sembra?”

Ora rideva di gusto anche lei. “Okay, vai, sono pronta.” In realtà non lo era affatto. Non riusciva ancora a fidarsi di lui al cento per cento. L'offerta di lavoro che le aveva fatto era surreale. Cathy non aveva mai preso nemmeno lontanamente in considerazione che Landon non stesse scherzando.

Landon spinse i due battenti. Cathy rimase a bocca aperta. Lui le diede un buffetto sulla guancia, le chiuse la bocca con l'indice e mormorò: “Mosche. Non vuoi che entrino le mosche qui nella tua bella bocca, giusto?”

Cathy strabuzzò gli occhi. Landon incrociò le braccia sul petto e rimase in attesa che la sua ospite si riprendesse dalla sorpresa. “Tanta roba, eh?”

Tanta roba era un'espressione che non si addiceva affatto a ciò che Cathy stava osservando in quel momento. Era un vero eufemismo.

“Vuoi osservare un minuto di silenzio per raccogliere i tuoi pensieri? Oppure mettere la testa tra le ginocchia? Dimmi…”

Una donna con meravigliosi capelli biondo platino e unghie color viola intenso si avvicinò a loro. Sorrise a Landon e oltrepassò la soglia dove erano rimasti lui e Cathy. Aveva un vestito attillato che metteva in risalto le sue forme morbide e sinuose. “Buonasera, capo!” lo salutò per poi lasciare la stanza e dirigersi verso l'ingresso del superattico.

Landon si rivolse a Cathy e le spiegò: “Comunque lei era LaDawn Jenkins. La migliore delle mie ragazze, se proprio lo vuoi sapere.”

La ragazza in questione li aveva sentiti e sorrise sorniona.

“Vuoi accomodarti, Cathy?” le chiese Landon.

No, sedersi non l'avrebbe aiutata di certo a riprendersi dallo choc.

Quando finalmente Cathy fu in grado si parlare, si accorse che lui era divertito dalla sua reazione. “Tu davvero…” cominciò a dire.

Landon annuì. “Sì, davvero.”

“Cioè… tu davvero possiedi una linea telefonica erotica? Come si chiamano... Hot Line?” farfugliò.

Sì, non stava affatto sognando. Era tutto vero.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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