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Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

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lettura da 9 minuti

In fin dei conti le poteva andare peggio: aveva sognato a occhi aperti. Landon era matto, forse? Di sicuro! Le aveva fatto un’offerta pazzesca, con gli occhi che brillavano mentre parlava e gesticolava.
Ora Cathy si stava dirigendo verso l’edificio in vetro cromato dove abitava Landon e dove il suo fedele Sanjeev stava preparando la cena per loro. Il palazzo si trovava in un quartiere elegante, sulle cui strade si affacciavano negozi esclusivi e passavano macchine che le ci sarebbe voluta una vita di lavoro per acquistarne una. Mentre lei andava in giro con lo spray al peperoncino…
Dopo quanto  che le aveva detto Landon, Cathy appariva sempre più scettica riguardo alla fonte del suo reddito che appariva immenso. Da dove provenivano tutti quei soldi? Aveva fatto delle ricerche su internet e aveva letto un articolo di gossip in cui si menzionava un principe di un paese sperduto. Landon doveva aver avuto una vita avventurosa, prima. Era dunque solo un eccentrico o un pazzo scriteriato?
Speriamo che non sia un serial killer. È così gentile…
La sua giornata era stata già abbastanza brutta, ci mancava solo quello. Anche se si sentiva in colpa solo per aver pensato male di Landon, Cathy si assicurò che il suo spray al peperoncino fosse a portata di mano. Non voleva essere fatta a pezzi e messa in una busta della spazzatura per essere poi ritrovata nella discarica. No, grazie. Come avrebbe pagato la retta per la casa di cura a sua madre?
Inoltre, non riusciva a smettere di pensare alla proposta che le aveva fatto Landon. Era tornata a casa – un monolocale – e poi si era preparata per raggiungerlo a cena. Mentre si asciugava i capelli e si truccava aveva tirato fuori un abito decente ed era uscita.
Ora che stava dando il suo nome al portiere del palazzo di Landon, le tremavano le gambe e il cuore le batteva all’impazzata.
Il portiere in livrea le indicò gli ascensori: “Da quella parte, Miss Butler. Mister Wells ha un ingresso privato al suo superattico. Troverà il nome sul pulsante.”
Il telefono le vibrò in borsa. La chiamata proveniva da Oakdale. Il cuore le si fermò per un attimo e sperò che Landon non fosse un maniaco omicida ma la risposta alle sue preghiere. Rifiutò la chiamata e ripose il telefono in borsa.
Se l’offerta di Landon si fosse rivelata vera, avrebbe potuto pagare la retta a sua madre.
“Cathy?” si sentì chiamare.
Girò sui tacchi e per poco non vacillò quando si ritrovò faccia a faccia con Flynn. Un brivido le corse lungo la schiena e le sue guance si imporporarono. Il primo istinto fu di rivolgergli un sarcastico: “Toh, chi si vede! Stai per caso cercando qualcun altro da far licenziare?”.
No, Cathy – si disse – non sarebbe giusto, lo sai. Non è stata colpa sua se sei stata licenziata, ma di Arlo. È stato solo un caso che lui fosse lì, una versa sfortuna. Se non ci fosse stato lui, saresti stata licenziata davanti a un altro cliente.
Cathy ci pensò un momento e poi decise di non parlare. Dopotutto era a sua madre che doveva pensare. Si aspettava tuttavia che fosse Flynn a scagliare la sua solita frecciatina arrogante. Invece lui le sorrise. Un sorriso che le tolse il respiro per qualche istante. Era sexy da morire, aveva delle labbra da baciare e mordicchiare.
“Sei ancora arrabbiata?” le chiese quasi preoccupato.
Cathy armeggiò con la borsa e si sforzò di rispondergli con nonchalance: “Arrabbiata… io? No! Sicuramente non con te. Non è stata colpa tua. Le tue lamentele si sono sommate a una lunga lista. Arlo non mi vedeva di buon occhio.” Fece per andare verso gli ascensori ma lui si frappose fra lei e le porte automatiche.
Se si fosse trattato di un qualsiasi altro giorno e lui non l’avesse accusata di aver corrotto la madre con i romanzetti erotici, Cathy avrebbe di certo flirtato con Flynn McGrady, nonostante fosse retrogrado e benpensante. Ma oggi non era aria.
Flynn la osservò. I suoi occhi di un blu intenso sembravano attraversarle i vestiti. “Ecco, a proposito di ciò che è accaduto oggi. Io mi volevo scusare per averti pungolato… era fuori luogo e speravo proprio di poterti parlare. Sei occupata, adesso?”
“Be’, a dire il vero ho… un appuntamento.” Forse con uno psicopatico.
“Qui?” Flynn non provò nemmeno a nascondere lo stupore.
Cathy si domandò che cosa ci fosse di così strano. Forse non la giudicava degna di frequentare un uomo che viveva in un superattico? Aveva indossato l’abito rosso e i tacchi, quindi era vestita bene. E poi non erano affari di Flynn. “Sì, qui” confermò.
Un momento. Flynn viveva in quel palazzo? Si scoprì a desiderarlo ancora di più. “Credevo abitassi a New York. Mi sbaglio?” gli chiese.
“Ci abitavo. In realtà ci abito ancora. L’azienda per la quale lavoro si occupa di internet e posso svolgere le mie mansioni ovunque. Non aveva senso fare il pendolare, anche perché passavo più tempo in macchina che non con mia madre. Così ho deciso, fin quando mamma starà qui, di prendere una casa in affitto. Ti andrebbe di prendere un caffè con me?”
Cosa? Le stava forse chiedendo un appuntamento? Dopo tutti i loro battibecchi? Oh no. Non le andava davvero di approfondire la conoscenza del signor So-tutto-io. Almeno non ora. Non aveva tempo per le distrazioni, soprattutto quelle che avevano le fattezze e l’odore di Flynn.  Era l’uomo ideale per quel tipo di distrazioni… “Perché dovemmo prendere un caffè insieme?”
“Per il bene di mia madre!” fu la sua risposta pronta, unita a un sorriso smagliante.
Per Della, come no... Cathy si sciolse pensando alla madre di Flynn. I pazienti di Oakdale erano diventati la sua famiglia e Della era come una zia, per lei.
Nonostante volesse un bene dell’anima a Della, fu il suo corpo a parlare per lei e si protese involontariamente verso Flynn: mani sui fianchi e viso rivolto a lui.
“Mi dice, Mister Flynn McGrady, perché ha appena giocato la carta della mamma da salvare con me?”
Gli occhi di Flynn brillarono: “Sono un uomo disperato, allo stremo…” rispose trattenendo una risata.
Cathy pensò alla sua vita sentimentale dell’ultimo anno: aveva incontrato solo un gay, probabile serial killer, che l’avrebbe ammazzata nel suo superattico di lusso e un gran bel pezzo d’uomo che evidentemente non era povero se viveva in quel palazzo, ma che voleva parlarle solo di sua madre.
Bene.
Si trattava di Della, però. E lui si era trasferito per starle accanto. Forse era un mammone irrecuperabile, ma di sicuro la amava e questo non poteva che fargli onore. Pensare a Flynn e al suo profondo legame con la madre le fece accelerare per un attimo i battiti del cuore. “Oggi ho una cena con… un amico. Non so quanto tempo ci metterò…”.
Flynn si spostò verso l’ascensore, infilandosi le mani nelle tasche dei jeans. “Non andrò a letto presto, non lo faccio mai. Sto nell’appartamento 24-C. Non ti salto addosso e non ti prendo in giro, promesso.”
Le porte dell’ascensore si aprirono e Flynn la salutò velocemente con uno dei suoi splendidi sorrisi. Quell’immagine l’accompagnò fino alla chiusura delle porte. Cathy rimase per un attimo in silenzio. Era arrivata al sontuoso ingresso del superattico di Landon. Non sapeva più cosa aspettarsi da una giornata simile. Le era capitato di tutto.
Le sorprese, però, non sembravano ancora finite.
“Ah, eccola, Miss Butler. Piacere di vederla” esclamò Sanjeev, il maggiordomo di Landon. Perché a pensarci bene, sarà stato pure un amico ma svolgeva proprio la funzione del maggiordomo. Era vestito con gli abiti tipici del suo paese e dopo averle fatto un inchino, la scortò all’interno dell’appartamento.
Più che un superattico sembrava un palazzo. Dal momento in cui era entrata e i suoi tacchi si muovevano sui pavimenti di marmo pregiato, Cathy aveva trattenuto il respiro. Quello non era un appartamento, ma un opulento castello pieno di tappeti e dipinti preziosi, di stoffe policrome e di oggetti di lusso provenienti da tutte le parti del mondo.
Soltanto il divano sul quale probabilmente sedeva Landon sembrava vecchio e liso, forse eredità di un passato meno ricco. Le sedie attorno al tavolo erano rivestite di pelle, un piano a coda faceva bella mostra accanto alla portafinestra che dava sull’ampio terrazzo. Un’immensa libreria occupava un’intera parete e vi erano dipinti dappertutto.
Sanjeev sembrò leggerle nel pensiero ed esclamò: “È troppo tutto in una volta, eh?”
Cathy non riuscì a parlare e si limitò ad annuire. Troppo? Era molto più che troppo! Landon viveva davvero lì? Era davvero così ricco?
Sanjeev sorrise, mostrando una dentatura bianchissima che contrastava con l’incarnato olivastro della sua pelle. “Sì, Landon è molto ricco. Ci farà l’abitudine, mi creda. Mi segua ora. Landon vuole che ceniate sul terrazzo. La notte è tiepida e piacevole, non trova?”.
Cathy ebbe un attimo di esitazione quando Sanjeev le fece segno di seguirla ma lei non si mosse. Era come se i suoi piedi si rifiutassero di obbedirle e rimanessero immobili. Era sul serio in quella sorta di castello incantato? E Landon era reale? Era lo stesso ragazzo che aveva finito il suo ultimo ciclo di chemio poco tempo addietro?
Sanjeev sospirò, non era un sospiro dettato dall’impazienza, ma dall’empatia. Come se ci fosse abituato. “Le assicuro, Miss Butler, che Landon non è un mostro e non ha intenzione di renderla parte integrante del menu… non la mangerà, tranquilla.”
“Questo è ovvio!” esclamò Cathy, sforzandosi di sorridere.
“Fanno tutti così” si lasciò sfuggire il maggiordomo.
“Tutti?”
“Finora tutti, dopo aver varcato la soglia di questo appartamento, hanno avuto la stessa reazione. Ha qualche cosa in borsa tipo uno spray antiaggressione?”
Cathy era basita. “Ehm… ho uno spray al peperoncino.”
Lui indicò la sua borsa e le disse: “Lo tenga pure fuori. Così, appena si sente in pericolo, lo può usare. E ora, per favore, mi segua. Ho fatto un meraviglioso filetto di manzo alla Chateaubriand con patate al forno e fagiolini. Se non mangiate subito non saranno altrettanto buoni, freddi.”
Senza aspettare una risposta, Sanjeev si avviò verso il terrazzo, sui cui brillavano le luci della città in lontananza.
Cathy lo seguì, stringendo in mano lo spray al peperoncino.

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