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Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

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lettura da 15 minuti

“Cathy?”
Asciugandosi le lacrime con il pollice, Cathy guardò il suo paziente preferito del Centro Antitumori Oakdale: Landon Wells. Lui la stava osservando con quel suo bel viso elegante e discreto.
Landon doveva essere di poco sopra i trent’anni, intorno ai trentacinque, pensò Cathy. Non era il tipico omaccione dai muscoli torniti e la pelle abbronzata. Lui appariva distinto e sembrava incarnare il prototipo del tipico gentiluomo del Sud. Avevano stretto amicizia mentre era ricoverato al centro.
Cathy amava il suo accento del Sud e il suo ottimismo, ma più di ogni altra cosa amava conversare con lui. Le loro chiacchierate erano durate ore e ore, mentre lei aspettava che sua madre finisse la terapia, e mentre lui aveva interi pomeriggi di riposo per smaltire gli effetti della sua chemioterapia. Percorreva con la sedia a rotelle i lunghi corridoi che portavano dal Centro Antitumori alla Casa di Cura dov’era ricoverata sua madre. Tutto questo solo per chiacchierare con lei.
Nelle loro conversazioni c'erano sempre brio e risate che rallegravano l’intero reparto, durante le ore di visita. Landon non faceva mai mancare fiori a chi non aveva nessuno che lo andasse a trovare. Quando aveva scoperto che lei lavorava al Caffè di Arlo, l’aveva convinta – esercitando tutto il suo fascino – di portargli il caffè tutte le mattine, nonostante fosse un caffè di scarsissima qualità.
Da quel giorno in poi Cathy, tutte le mattine, gli aveva portato il suo preferito: con cremina di latte e cannella. Glielo portava prima di attaccare il turno e prima di andare a salutare sua madre. Erano i suoi riti prima di cominciare il lavoro: salutare i suoi pazienti preferiti e andare poi al caffè.
“Sono gay” le disse un giorno. Le parole gli erano uscite così naturali, mentre appoggiava un gomito sul bracciolo della sedia a rotelle. Indossava un costoso pigiama di seta.
Cathy aveva sorriso: l’onestà e la purezza di quel ragazzo erano come una ventata di aria fresca per lei: “Io non sono gay,” gli aveva risposto con un sorriso.
Lui aveva aperto il quotidiano che aveva in mano e aveva esclamato: “Era solo perché tu lo sapessi. Non vorrei che le nostre chiacchierate fossero fraintese e la mia richiesta di caffè fosse interpretata come un tentativo di seduzione. Mi piace troppo come prepari il caffè e la tua cremina è insuperabile. Quindi, per favore, non innamorarti di me, eh!?”
Cathy aveva sospirato, portando il dorso della mano sulla tempia a mo’ di attrice consumata dal dolore – mentre entrambi cercavano di non ridere. “Grazie al Cielo, mi stavo cominciando a preoccupare… già mi vedevo triste, sola e dimagrita a causa tua” rise lei.
Landon scosse la sua testa piena di ricci castani, che al sole brillavano di riflessi dorati, ed esclamò: “Ti dispiace?”
“Della possibilità di perder peso?”
“No, che io sia gay.”
“Neanche un po’.”
“Grandioso! Partitina a dama?”
Da quel giorno avevano preso a vedersi regolarmente: la mattina Cathy si svegliava felice prima di andare la lavoro, perché sapeva che c’era Landon ad attenderla alla casa di cura, mentre lei aspettava che sua madre finisse la consueta terapia. Lui si sedeva lì accanto a lei, al tavolo vicino alla finestra panoramica e chiacchieravano. Landon era la dimostrazione vivente che esisteva della bellissima gente sul pianeta Terra.
Le specialità di Landon erano la sua estrema gentilezza e il suo amore spontaneo per le persone. Era capace di rimanere seduto per ore a osservare la gente che andava e veniva. Scambiava opinioni con tutti, perché gli piaceva sapere davvero della vita degli altri, ne era interessato senza secondi fini, ma solo per amore verso il prossimo. Ascoltava tutti, anche quelli che si lamentavano. Aveva una parola buona per ognuno di loro e aiutava a spingere persino qualche carrozzino per far addormentare il bimbo di turno. Una volta alla settimana dava anche ripetizioni di inglese a Hans che voleva passare l’esame per diventare cittadino americano. La generosità di Landon era quasi una leggenda a Oakdale.
Aveva persino donato una somma ingente al Centro Antitumori, ma donava soprattutto il suo tempo: leggeva libri a quelli che non potevano leggere da soli, suonava il piano, passeggiava con qualche paziente, aveva spinto la loro sedia a rotelle, quando era stato in grado di farlo. Condivideva anche i pasti con tutti.
Circolava qualche pettegolezzo su quanto fosse ricco e anche eccentrico. A giudicare dai suoi abiti firmati e da Sanjeev, ovvero l’uomo che lui chiama il suo “fedele amico di servizio”, che ogni giorno portava Landon a fare qualche giro nella sua Limousine. Insomma, i soldi non erano decisamente un problema per lui.
Cathy non aveva mai dato retta ai pettegolezzi che giravano su di lui. La sua anima era bellissima e per lei contava solo questo. Non le importava davvero quanto fosse ricco.
I soldi non erano tutto. Anche se la prospettiva era cambiata: ora i soldi le sembravano tutto perché le permettevano di far curare sua madre.
“Su, fammi sedere accanto a te” le disse Landon, facendole segno di spostarsi più in là sulla panchina.
Cathy obbedì, portandosi una lunga ciocca di capelli davanti al viso per non far vedere a Landon che aveva pianto. “Allora, che mi dice Mr. Landon Wells? Ci sentiamo meglio in questi giorni, vero? Si vede dal suo bel viso disteso,” esclamò.
In effetti Landon sembrava più in forma del solito e lo si capiva anche dal colore roseo delle sue gote.
Landon girò il viso in direzione del raggio di sole che si frapponeva fra loro e sospirò: “Mi sento meglio, Kit Cat. La vita è bella, così tremendamente bella. E tu come stai? Come sta tua madre?”
Kit Cat… a lui piaceva chiamarla così. Cathy sorrise e si domandò se fosse il caso di confidarsi con Landon. “Sta meglio, anche se pare che ci voglia così tanto tempo perché le cure per il diabete facciano il loro effetto. Ma conosci mia madre, è una roccia. Tu, piuttosto, che ci fai qui? Non ti avevano dimesso la settimana scorsa?”
Avevano organizzato un party favoloso quando Landon aveva fatto il suo ultimo ciclo di chemio. Cathy aveva portato tanti palloncini e aveva preparato una torta assieme a qualche altra paziente.
“Sono qui solo per un breve checkup, per essere sicuro che sia tutto intero e non vi sia nulla di cui preoccuparmi” le rispose.
Cathy gli mise il braccio intorno alla spalla e lo strinse a sé: “Non ho mai avuto dubbi che ce l’avresti fatta, Mr. Wells. Sono così felice che tu ora stia bene!”
“Mi ero fermato al caffè dove lavori per ricevere un po’ d’amore della mia Kit Cat, ma tu non c’eri. Arlo stava bofonchiando qualcosa con un bellissimo uomo… lui gli parlava in tono concitato di qualcuno che era stato licenziato. Ne sai qualcosa?” le domandò.
Un uomo bellissimo che litigava con Arlo riguardo al suo licenziamento? Eh?
Landon le diede una gomitata per riportarla alla realtà. L’odore della sua acqua di colonia si sparse nell’aria. “Ne vuoi parlare con me, Kit-Cat?”
Cathy scosse il capo: “No.”
Landon indossava un vestito nuovo al giorno. Non aveva problemi a sfoggiare tutti i colori dell’arcobaleno e soprattutto non aveva problemi a vestire in modo elegante anche durante i giorni estivi più caldi di Atlanta.
“Non penserai di certo che io lasci piangere da sola una donzella in pericolo? È chiaro che stavi piangendo, Cathy, e io non lascerò mai piangere la mia barista preferita. Quindi, sputa il rospo.”
“Non sono più una barista.”
“Ah no?”
“No, hai capito bene. Sono riuscita a farmi licenziare.”
Landon si portò la mano al cuore con un gesto teatrale ed esclamò: “Oh, ti prego, dimmi che non è vero!”
“Vorrei potertelo dire,” gli rispose lei, ed era vero: quanto avrebbe voluto non fosse così. Ora che avrebbe fatto? Era in una fase decisiva della sua vita, per cui era determinante avere un lavoro stabile, e lei aveva fatto terra bruciata attorno a sé.
“Ti dispiace dirmi che cos’è successo?”
“È successo che non so stare zitta.” Inutile indorare la pillola, pensò Cathy. Era vero. Avrebbe potuto stare zitta e lasciare che Arlo si lagnasse di lei con Flynn McGrady. Ci avrebbe rimesso il suo orgoglio, ma non era nulla in confronto alla salute di sua madre.
“Ma no! Tu? Proprio tu non sai star zitta? Non è possibile. La tua bellissima bocca sta bene dove sta: sul tuo bel viso. E se si apre per parlare vuol dire che è giusto così.”
Cathy sorrise per un attimo e si spostò una ciocca di capelli dietro l’orecchio. “Ma tu sei proprio sicuro di essere gay?” gli domandò.
“Sicuro come sono scuro di chiamarmi Landon Wells.”
Cathy rise e posò il capo sulla sua spalla: “Sogna in grande o tornatene a casa, si dice.” Gli strinse la mano in segno di gratitudine. “Grazie, mi ha fatto sentire meglio, gentile messer Landon e vorrei farle sapere che per me lei è il raggio di sole che illumina le mie giornate. La ricorderò per sempre.”
Landon le strinse a sua volta la mano e se la portò sotto il braccio. “Oh no, così non va. Siamo amici e io non lascio piangere i miei amici. Inoltre, ora che mi hanno anche dimesso dalla clinica mi dici chi mi preparerà tutte le mattine il mio caffè con crema di latte e cannella? Niente, e sottolineo niente, sarà mai più come prima per me. E se non me lo dici tu che ti ha fatto quel taccagno di Arlo, lo scoprirò da solo. E poi lui non sarebbe  in grado di fare un buon caffè nemmeno se glielo insegnasse il signor Bialetti in persona. Come posso fare? Me lo spieghi?”
“Telefonare al signor Bialetti, forse?” lo canzonò lei, chiudendo gli occhi per assaporare la tiepida brezza della primavera georgiana.
“Un’idea eccellente. Tu di sicuro saprai come e dove contattarlo. Ma fino ad allora che cosa possiamo fare per il tuo posto di lavoro?”
“Che cosa possiamo fare?” la domanda di Landon l’aveva stupita. “Che intendi con possiamo? Non possiamo farci niente. Devo cercarmi un altro impiego e alla svelta.” Cathy avvertì una fitta allo stomaco.
Come poteva sperare di trovare un lavoro in poco tempo con un curriculum come il suo, costellato di fallimenti? Avrebbe dovuto tenersi stretto quel lavoro da Arlo, avrebbe dovuto tenere la bocca chiusa.
“Che cosa diresti se ti aiutassi io?”
“Ti direi di non sprecare il tuo tempo e il tuo denaro con me. Non prendiamoci in giro, Landon, so che sei ricco. E se pure non lo avessi saputo, avrei avuto qualche dubbio vedendo Sanjeev portarti ogni giorno a fare giri in Limousine, portarti i tovaglioli dei tessuti più raffinati o quei meravigliosi manicaretti che sembrano venire dalle cucine di un ristorante a cinque stelle. Ecco, anche se non lo avessi saputo, avrei cominciato a sospettare anche solo osservando questi piccoli dettagli.”
Cathy non gli stava rimproverando il fatto che fosse ricco, gli stava solo facendo notare che aveva occhi per vedere. Molto probabilmente qualcuno si era approfittato di lui in passato, ma lei non apparteneva a quel genere di persone. Per lei Landon era un amico vero.
Landon la guardò. Un raggio di sole attraversò il fitto fogliame della quercia sotto la quale erano seduti e si posò sul viso di lei. “Con tutto quello che ci fanno pagare a Oakdale, potrebbero pure offrirci dei tovaglioli meno grossolani, che diamine!”
Cathy rise. “Hai ragione! Come se Sanjeev non fosse abbastanza ci si mette pure il fatto che spendi un sacco di soldi per offrire pranzi a tutti, soprattutto alle barbone.” Cathy lo amava per quel suo cuore infinitamente generoso.
“Le barbone sono donne come le altre: anche loro hanno bisogno di un caffè e di un pasto caldo.”
“Hai idea di quanto ti costi questo tuo gesto da gentiluomo? Una cifra enorme, te lo dico io.” Cathy lo sapeva bene, perché Landon aveva preso accordi precisi con Arlo di dar da bere caffè e dar da mangiare muffin a tutte le barbone che si presentavano al suo caffè.
Landon scrollò le spalle ed esclamò: “Non mi importa. Quelle donne hanno il diritto di mangiare e di bere qualcosa di caldo ogni giorno. Io posso permettermi di offrire loro caffè e muffin così lo faccio, niente di più naturale. Spero solo che Arlo si attenga ai patti.”
Cathy ricordava di aver colto Arlo con le mani nel sacco, mentre cercava di falsificare gli scontrini. Lo aveva minacciato di riferire tutto a Landon. Un’altra delle sue pecche. Non sapeva davvero tenere a freno la lingua. Forse Arlo intendeva riferirsi a quell’episodio quando le aveva dato della dissidente.
“Credi che non lo sappia?” le domandò Landon, leggendole nel pensiero.
“Be’…”
Landon annuì e le regalò uno dei suoi splendidi sorrisi. “Pensi che io abbia tutti questi soldi e che mi diverta a gettarli via come se niente fosse? Pensi che io non possa aver voglia di aiutarti, Catherine Butler? Il tuo è il cuore più generoso del Texas, ne sono certo. Ti ho visto interagire con gli altri pazienti di Oakdale. Tua madre mi ha raccontato di come ti sei arrabbiata con Arlo per difendere Howard. Hai uno spirito libero, appassionato e generoso. Sono certo che sia stato il tuo spirito indipendente e leale la causa del tuo licenziamento.”
Le parole di Landon le scaldarono il cuore: aveva capito la sua essenza. Anche sua madre glielo diceva sempre che la causa del suo continuo saltare da lavoro a lavoro dipendeva dal suo spirto libero. Aveva fatto tutti i mestieri senza impararne nessuno. M era la sua vita e non rimpiangeva nulla.
E vedi a che cosa t ha portato tutto questo, uccel di bosco…
Cathy guardò Landon e gli chiese: “Ti risulta che tutti gli spirti liberi abbiano un curriculum disastroso come il mio?”
Landon scoppiò in una fragorosa risata, che fece fuggir via i passerotti che si erano fermati a beccare molliche sotto la grande quercia. “Gli spiriti liberi, a volte, hanno bisogno di punti fermi, tutto qui. Devono rimanere liberi ma senza perdere il senso dell’orientamento mentre si librano nel cielo, alla ricerca della loro stella…” le rispose.
Le lacrime che Cathy aveva trattenuto fino a quel momento cominciarono a rigarle il viso. Che cosa aveva fatto? Lei aveva un maledetto bisogno di quei soldi e del lavoro che glieli avrebbe assicurati. “Ho fatto un casino, Landon!” ammise.
“Io sono qui, Kit Cat, e voglio solo aiutarti.”
“Lo so, ma non voglio l’elemosina. So che sei buono e gentile, Landon Wells ma no, grazie. Sono certa che ci sono un milione di persone pronte a sfruttare la tua bontà e la tua generosità ma io non sono tra queste.”
“Conosco la gente e so distinguere tra una persona buona e un approfittatore.”
Cathy era giunta a un punto cruciale della sua vita. Il momento in cui ci si chiede se si sono fatte delle scelte sbagliate e se il posto che ci ha riservato la società è quello che volevamo avere. Alla sua età, quasi tutti avevano un posto fisso e facevano piani per il futuro. E lei? Lei aveva dato un calcio al suo avvenire.
E per concludere in bellezza, ci si metteva anche il suo spiccato senso di inadeguatezza. “Non voglio la tua carità, Landon” mormorò.
Landon le sorrise e le rivolse uno sguardo complice: “Okay, allora che ne diresti di darmi una mano?”
“A far cosa?”
“Non ridere… e non prendermi per matto” le disse. I suoi occhi brillavano.
“Matto non è il tuo secondo nome?” lo canzonò lei.
“Allora, mi stai a sentire, sì o no?”
“Ho paura di risponderti…” mormorò Cathy.
“Mi risponderesti se ciò che sto per chiederti significasse contributi e tasse pagate? Mi pare che tu non abbia mai avuto tali garanzie, no?”
Cathy fece fatica a inghiottire. Era vero: nessun lavoro le aveva mai garantito i contributi. Aveva sempre dovuto versarseli da sola. “E tu come lo sai?” gli chiese.
“So tutto di tutti, io. Specialmente delle persone a cui voglio bene.”
“Fammi capire, Landon Wells, ti sei impicciato dei fatti miei? Hai usato il tuo denaro per scavare nel mio torbido passato?” chiese Cathy, ridendo.
Landon sorrise appena e si affrettò a precisare: “Non farti strane idee, signorina. Non sono poi così matto. So che la nostra amicizia è nata da poco qui a Oakdale, ma le mie intenzioni sono buone. Così ti chiedo solo di limitarti a sentire la mia offerta e sentirti libera di fare la tua scelta. Però prima devi svelarmi il segreto della cremina al latte e cannella,” aggiunse, strizzandole l’occhio.
Cathy sospirò. Dopotutto, che cosa aveva da perdere? Un paio di minuti, forse? Era libera, non doveva tornare al lavoro, tanto valeva stare a sentire la proposta di Landon. Era triste e disperata e non aveva davvero nulla da perdere.

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