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Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

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lettura da 17 minuti

"Landon? Landon Wells?"
L'uomo vestito con un abito costoso e un foulard color limone si voltò. “Sono io” disse tendendo la mano a Flynn.
Flynn la afferrò, scosso da una strana sensazione: era certo che se si fossero incontrati in altre circostanze sarebbero stati grandi amici.
Ma quel giorno, era abbastanza sicuro che Landon Wells non gli sarebbe stato affatto simpatico. Quando il portiere gli aveva consegnato la posta e aveva capito che la lettera proveniva dal superattico e che Wells ne era il proprietario, Flynn si era irrigidito.
Era rimasto quasi sconvolto quando aveva capito che era quel Wells che tutti co­noscevano come icona dell’internet business. Tra l’altro proveniva dalla città natale di suo padre e la cosa non era da sottovalutare. Si domandò per un attimo se avesse potuto ottenere da lui qualche risposta.
Misurando le parole, disse: "Probabilmente non ti ricordi di me, sono Flynn McGrady. Mia cugina Emmaline Amos è della tua città natale. Sono sicuro che le nostre strade si sono incrociate qualche volta,  da bambini."
Il sorriso di Landon si illuminò come se avesse appena messo insieme i pezzi di un puzzle. "Ovviamente! Come potrei dimenticare il cognome McGrady? Emmaline, una grande anima. Che cosa ti porta qui ad Atlanta, la tua attività commerciale?"
"Mia madre Della. È in cura a Oakdale, ha avuto un ictus".
La sorpresa sul volto di Landon era evidente. "Come ho fatto a non capirlo prima? Se avessi saputo che la zia di Emmaline era lì, sarei andato subito a trovarla. Come sta la tua mamma? Meglio ora, spero?"
"Sta facendo molti progressi, grazie. Quindi sei davvero tu il proprietario del su­perattico?". Era proprio lui il milionario leggendario, che veniva dalla città natale del padre, Plum Orchard?
"Sono io."
"Catherine Butler lavora dunque per te?"
L'espressione di Landon cambiò all’improvviso. Era stato solo un attimo ma Flynn lo aveva colto. Cathy era davvero una escort, allora. Maledizione!
"Perché me lo chiedi?"
Perché lui doveva sapere. In nessun modo le avrebbe fatto svolgere una qualsiasi attività illegale per pagare le cure di sua madre. Lui l’avrebbe aiutata. Doveva proteggerla. "Dimenticalo. È stato scortese da parte mia farti una domanda del genere."
Landon mise le mani sui fianchi. "Oh… Ehi, ehi, ora capisco. Sei il suo fidanzato, vero? Accidenti! Non posso credere di non aver capito fin da subito che si trattava di te".
"Così lei lavora per te?"
“Ci puoi scommettere! Ed è anche molto brava."
Perché ammetteva così liberamente che Cathy lavorava per lui come escort quando lui, il suo uomo, non sapeva nemmeno se lei fosse o no una escort? Tutto questo non aveva senso…
Le porte dell'ascensore del superattico si aprirono e ne uscirono due donne che Flynn aveva visto qualche settimana prima. Quella con i capelli decolorati-biondi e l'altra con il trucco dei Kiss. Avvertì una fitta allo stomaco.
Landon guardò Flynn per un attimo, e granò gli occhi. "Oh no," farfugliò. “Pensi che..." Non finì la frase perché eruppe in una fragorosa risata. Flynn si sentì preso in giro e arrossì.
Landon rideva così forte, che Flynn pensò di sprofondare. Quando finalmente riprese fiato, esclamò: "Oh, questa è bella. Bellissima! Non sono escort, e io non sono un boss della droga. Call Girls è una compagnia telefonica erotica. Cathy non fa sesso per soldi, stupido! Sta lavorando come manager, dalle nove alle cinque."
Flynn sbiancò. Oh, McGrady, hai fatto l’ennesima ...zzata. Grande. Sei un perfetto… idiota!
"Posso vedere dal modo in cui sei sbiancato, come uno di quei vampiri di cui stai leggendo le gesta, che eri nel bel mezzo di un grande dilemma. Sbaglio?"
"Io..." Flynn si accorse in quel momento di avere il libro di sua madre tra le mani.
Landon gli batté una mano sulla spalla. "L’avresti amata di meno se fosse stata una prostituta o se avesse venduto la droga, amico?"
"Chi ha parlato di amore?"
Landon gli diede una spinta, stavolta. "Bah! Non giocare con me. Io non sono uno stupido che non riesce a vedere oltre il proprio naso. Tu la ami. Lei ti ama. Ma non è quello che ho chiesto. Ti ho chiesto: la ameresti, anche se fosse una escort? "
"Sì."
"Immagino che stavi già pensando a come farla uscire dal giro, eh?”
Cavoli, quell’uomo sapeva forse leggere nel pensiero? "Può essere."
Landon eruppe in un'altra risata. "Sei impagabile, hai appena superato la prova. Quindi ora ti farò un'altra domanda e poi ti darò un consiglio".
"Qual è la domanda?"
"Che cosa ne pensi in merito a Plum Orchard?"
Niente di tutto questo aveva senso. Che cosa aveva a che fare con Cathy? "Mi è piaciuta quando l’ho visitata, ma ero un bambino."
"Ci andresti con Cat, se lei si dovesse trasferire lì?"
"Posso andare dove voglio. La mia azienda è in internet. Lavoro da qualsiasi parte. Purché ci sia una buona connessione, s’intende".
"Non è quello che ti ho chiesto."
"Va bene. Sì. Mi piacerebbe seguirla… ovunque”.
"Perché?"
"Perché sono follemente innamorato di lei."
"Così presto?"
"Non sono fatti tuoi..."
"Beh, vi stavate frequentando solo da un paio di settimane...".
"Sì, è vero, ma ho aspettato trentasei anni per conoscere una come lei."
"Ah! Ottima risposta! Quindi, ora te la vuoi tener stretta." Landon si avvicinò a Flynn "Ecco il mio consiglio, ora, se desideri che lei torni da te...".
* * *
Cat si era appena fermata alla porta di Della quando scorse Casper Reynolds e cominciò a correre nella direzione opposta. Accidenti a lui, non aveva qualcosa di più importante da fare?
Flynn era un pazzo. Un perfetto idiota. Dopo aver parlato con Landon la notte scorsa, Cathy aveva visto da vicino che cosa significasse veramente lasciare questo mondo senza rimpianti. Landon le aveva dimostrato che cos'era l'amore vero, lo slancio verso gli altri, la generosità assoluta di un cuore puro. Le aveva dimostrato che il tempo era l'essenza di ogni cosa, e lei non voleva perderne altro.
Sbuffò e si diresse verso l'uscita del salotto comune.
Come poteva immaginare che Casper l’avrebbe seguita fin lì?
Lui si frappose fra lei e la porta di uscita del salotto, mettendo la mano sulla maniglia e impedendole, di fatto, di uscire.
E adesso? Cathy alzò le mani. Aveva gli occhi cerchiati per aver pianto, la notte precedente. "Senta…” cominciò a mormorare. “So che sono in ritardo con il pagamento della retta per mamma, ma le prometto che entro la fine del mese salderò il conto. Per favore… per favore, non si arrabbi e non mandi via mia madre, signor Reynolds! Ha bisogno di cure costanti finché non guarisce. Non può mandarla via con la forza e abbandonarla al suo destino, vero? Lei non è quel tipo di uomo, vero? Mamma…"
"Stia tranquilla, signorina Butler. La retta è stata pagata ed è stata collegata a un conto aperto, fino alle dimissioni di sua madre dalla nostra casa di cura."
Cathy rimase a bocca aperta. "Che cosa?"
“Ha capito bene. La retta di sua madre è stata saldata e pianificata per il futuro."
Come? Chi? "Chi ha pagato?"
"Un donatore benevolo che vuole rimanere anonimo."
Landon. In qualche modo, doveva aver scoperto dei suoi problemi finanziari. Era come Dio. Onnipresente. Naturalmente, non poteva essere stato che Landon. Solo lui poteva sapere tutto. "Ma…"
Casper infilò le mani nelle tasche pantaloni e si dondolò sui tacchi. "Ho pensato che fosse opportuno avvisarla, prima di costringerla a mille sotterfugi per evitarmi. Buona giornata, signorina Butler." La salutò con un inchino appena accennato e uscì a grandi falcate dal salotto comune.
Cathy stava per andare da Flynn a dirgli che un completo imbecille fosse stato… ma ora che aveva saputo di Landon non riusciva che a pensare a come sdebitarsi con lui.
Stava morendo e, nonostante ciò, pensava agli altri prima che a se stesso. Come riusciva a concentrarsi sul bene da fare agli altri, quando si trovava in condizioni tanto disperate? Cathy lo amava ancora di più. Anche lei gli doveva tanto: se era riuscita a cavarsela nonostante il suo caratteraccio, era stato solo grazie a lui.
Prese il telefono dalla borsetta, lo accese e fece scorrere la rubrica fino a quando non trovò il numero privato di Landon.
"Kit Cat?"
"Landon… siediti, per favore, perché sto per mandarti a quel paese!"

 

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"Landon? Landon Wells?"

L'uomo vestito con un abito costoso e un foulard color limone si voltò. “Sono io” disse tendendo la mano a Flynn.

Flynn la afferrò, scosso da una strana sensazione: era certo che se si fossero incontrati in altre circostanze sarebbero stati grandi amici.

Ma quel giorno, era abbastanza sicuro che Landon Wells non gli sarebbe stato affatto simpatico. Quando il portiere gli aveva consegnato la posta e aveva capito che la lettera proveniva dal superattico e che Wells ne era il proprietario, Flynn si era irrigidito.

Era rimasto quasi sconvolto quando aveva capito che era quel Wells che tutti co­noscevano come icona dell’internet business. Tra l’altro proveniva dalla città natale di suo padre e la cosa non era da sottovalutare. Si domandò per un attimo se avesse potuto ottenere da lui qualche risposta.

Misurando le parole, disse: "Probabilmente non ti ricordi di me, sono Flynn McGrady. Mia cugina Emmaline Amos è della tua città natale. Sono sicuro che le nostre strade si sono incrociate qualche volta,  da bambini."

Il sorriso di Landon si illuminò come se avesse appena messo insieme i pezzi di un puzzle. "Ovviamente! Come potrei dimenticare il cognome McGrady? Emmaline, una grande anima. Che cosa ti porta qui ad Atlanta, la tua attività commerciale?"

"Mia madre Della. È in cura a Oakdale, ha avuto un ictus".

La sorpresa sul volto di Landon era evidente. "Come ho fatto a non capirlo prima? Se avessi saputo che la zia di Emmaline era lì, sarei andato subito a trovarla. Come sta la tua mamma? Meglio ora, spero?"

"Sta facendo molti progressi, grazie. Quindi sei davvero tu il proprietario del su­perattico?". Era proprio lui il milionario leggendario, che veniva dalla città natale del padre, Plum Orchard?

"Sono io."

"Catherine Butler lavora dunque per te?"

L'espressione di Landon cambiò all’improvviso. Era stato solo un attimo ma Flynn lo aveva colto. Cathy era davvero una escort, allora. Maledizione!

"Perché me lo chiedi?"

Perché lui doveva sapere. In nessun modo le avrebbe fatto svolgere una qualsiasi attività illegale per pagare le cure di sua madre. Lui l’avrebbe aiutata. Doveva proteggerla. "Dimenticalo. È stato scortese da parte mia farti una domanda del genere."

Landon mise le mani sui fianchi. "Oh… Ehi, ehi, ora capisco. Sei il suo fidanzato, vero? Accidenti! Non posso credere di non aver capito fin da subito che si trattava di te".

"Così lei lavora per te?"

“Ci puoi scommettere! Ed è anche molto brava."

Perché ammetteva così liberamente che Cathy lavorava per lui come escort quando lui, il suo uomo, non sapeva nemmeno se lei fosse o no una escort? Tutto questo non aveva senso…

Le porte dell'ascensore del superattico si aprirono e ne uscirono due donne che Flynn aveva visto qualche settimana prima. Quella con i capelli decolorati-biondi e l'altra con il trucco dei KISS. Avvertì una fitta allo stomaco.

Landon guardò Flynn per un attimo, e granò gli occhi. "Oh no," farfugliò. “Pensi che..." Non finì la frase perché eruppe in una fragorosa risata. Flynn si sentì preso in giro e arrossì.

Landon rideva così forte, che Flynn pensò di sprofondare. Quando finalmente riprese fiato, esclamò: "Oh, questa è bella. Bellissima! Non sono escort, e io non sono un boss della droga. Call Girls è una compagnia telefonica erotica. Cathy non fa sesso per soldi, stupido! Sta lavorando come manager, dalle nove alle cinque."

Flynn sbiancò. Oh, McGrady, hai fatto l’ennesima cazzata. Grande. Sei un perfetto… idiota!

"Posso vedere dal modo in cui sei sbiancato, come uno di quei vampiri di cui stai leggendo le gesta, che eri nel bel mezzo di un grande dilemma. Sbaglio?"

"Io..." Flynn si accorse in quel momento di avere il libro di sua madre tra le mani.

Landon gli batté una mano sulla spalla. "L’avresti amata di meno se fosse stata una prostituta o se avesse venduto la droga, amico?"

"Chi ha parlato di amore?"

Landon gli diede una spinta, stavolta. "Bah! Non giocare con me. Io non sono uno stupido che non riesce a vedere oltre il proprio naso. Tu la ami. Lei ti ama. Ma non è quello che ho chiesto. Ti ho chiesto: la ameresti, anche se fosse una escort? "

"Sì."

"Immagino che già stavi pensando a come farla uscire dal giro, eh?”

Cavoli, quell’uomo sapeva forse leggere nel pensiero? "Può essere."

Landon eruppe in un'altra risata. "Sei impagabile, hai appena superato la prova. Quindi ora ti farò un'altra domanda e poi ti darò un consiglio".

"Qual è la domanda?"

"Che cosa ne pensi in merito a Plum Orchard?"

Niente di tutto questo aveva senso. Che cosa aveva a che fare con Cathy? "Mi è piaciuta quando l’ho visitata, ma ero un bambino."

"Ci andresti con Cat, se lei si dovesse trasferire lì?"

"Posso andare dove voglio. La mia azienda è in internet. Lavoro da qualsiasi parte. Purché ci sia una buona connessione, s’intende".

"Non è quello che ti ho chiesto."

"Va bene. Sì. Mi piacerebbe seguirla… ovunque”.

"Perché?"

"Perché sono follemente innamorato di lei."

"Così presto?"

"Non sono fatti tuoi..."

"Beh, vi stavate frequentando solo da un paio di settimane...".

"Sì, è vero, ma ho aspettato trentasei anni per conoscere una come lei."

"Ah! Ottima risposta! Quindi, ora te la vuoi tener stretta." Landon si avvicinò a Flynn "Ecco il mio consiglio, ora, se desideri che lei torni da te...".

* * *

 

Cat si era appena fermata alla porta di Della quando scorse Casper Reynolds e cominciò a correre nella direzione opposta. Accidenti a lui, non aveva qualcosa di più importante da fare?

Flynn era un pazzo. Un perfetto idiota. Dopo aver parlato con Landon la notte scorsa, Cathy aveva visto da vicino che cosa significasse veramente lasciare questo mondo senza rimpianti. Landon le aveva dimostrato che cos'era l'amore vero, lo slancio verso gli altri, la generosità assoluta di un cuore puro. Le aveva dimostrato che il tempo era l'essenza di ogni cosa, e lei non voleva perderne altro.

Sbuffò e si diresse verso l'uscita del salotto comune.

Come poteva immaginare che Casper l’avrebbe seguita fin lì?

Lui si frappose fra lei e la porta di uscita del salotto, mettendo la mano sulla maniglia e impedendole, di fatto, di uscire.

Uffa! Cathy alzò le mani. Aveva gli occhi cerchiati per aver pianto, la notte precedente. "Senta…” cominciò a mormorare. “So che sono in ritardo con il pagamento della retta per mamma, ma le prometto che entro la fine del mese salderò il conto. Per favore… per favore, non si arrabbi e non mandi via mia madre, signor Reynolds! Ha bisogno di cure costanti finché non guarisce. Non può mandarla via con la forza e abbandonarla al suo destino, vero? Lei non è quel tipo di uomo, vero? Mamma…"

"Stia tranquilla, signorina Butler. La retta è stata pagata ed è stata collegata a un conto aperto, fino alle dimissioni di sua madre dalla nostra casa di cura."

Cathy rimase a bocca aperta. "Che cosa?"

“Ha capito bene. La retta di sua madre è stata saldata e pianificata per il futuro."

Come? Chi? "Chi ha pagato?"

"Un donatore benevolo che vuole rimanere anonimo."

Landon. In qualche modo, doveva aver scoperto dei suoi problemi finanziari. Era come Dio. Onnipresente. Naturalmente, non poteva essere stato che Landon. Solo lui poteva sapere tutto. "Ma…"

Casper infilò le mani nelle tasche pantaloni e si dondolò sui tacchi. "Ho pensato che fosse opportuno avvisarla, prima di costringerla a mille sotterfugi per evitarmi. Buona giornata, signorina Butler." La salutò con un inchino appena accennato e uscì a grandi falcate dal salotto comune.

Cathy stava per andare da Flynn a dirgli che un completo imbecille fosse stato… ma ora che aveva saputo di Landon non riusciva che a pensare a come sdebitarsi con lui.

Stava morendo e, nonostante ciò, pensava agli altri prima che a se stesso. Come riusciva a concentrarsi sul bene da fare agli altri, quando si trovava in condizioni tanto disperate? Cathy lo amava ancora di più. Anche lei gli doveva tanto: se era riuscita a cavarsela nonostante il suo caratteraccio, era stato solo grazie a lui.

Prese il telefono dalla borsetta, lo accese e fece scorrere la rubrica fino a quando non trovò il numero privato di Landon.

"Kit Cat?"

"Landon… siediti, per favore, perché sto per mandarti a quel paese!"

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
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