Sei già registrato? Entra oppure Registrati

Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

11
lettura da 10 minuti

"Stai lavorando a maglia? Sei davvero un figlio modello," Cathy prese in giro Flynn, seduta al tavolo della sua cucina.
Flynn prese il suo lavoro e glielo mostrò. "Guarda qui."
Cathy era perplessa. Osservò quell’ammasso di lana verde, aveva una forma di... qualcosa. "Ehm… cos’è? Una grande sciarpa?"
"È una presina."
Lei annuì, trattenendosi dal ridere, mentre mangiava un biscotto della fortuna. "Certo, certo, ora la vedo... una presina lunga per piatti lunghi. Perché non fanno presine simili per i piatti della piazza?"
Flynn scoppiò a ridere e mise via i contenitori del cibo cinese che avevano ordinato. "Grazie del supporto. Mi eccita...". Prendendole la mano, la attirò a sé facendo aderire le sue curve morbide a lui e le diede un bacio.
"Stai pensando anche tu quello che penso io?” le chiese con voce bassa e roca. Cathy avvertì la sua erezione contro i jeans e sorrise.
Flynn fece scivolare le mani sotto la camicetta di seta, e serrò la mascella. "Facciamo un cappello di lana insieme."
Catthy gemette quando lui prese a baciarla con urgenza sulle labbra. Erano ormai passate quattro settimane da quando avevano fatto l’amore per la prima volta. Erano usciti praticamente ogni sera a cena o al cinema e poi erano sempre finiti a fare l'amore… la parte più bella della serata.
Nessuno dei due stava dormendo molto. La resa di Flynn sul lavoro era probabilmente al cinquanta per cento, ma non gli importava nulla. Ogni volta che la vedeva, voleva stare con lei sempre di più. Ogni volta che la toccava, voleva toccarla ancora e ancora...
"Un cappello?" mormorò slacciandosi la cintura e abbassandosi la zip dei jeans. Cathy non perse tempo: afferrò il sesso si lui e cominciò ad accarezzarlo. "Possiamo farlo nudi?" le domandò.
Sollevandole l’orlo della gonna, fece scivolare le dita nella sua biancheria intima di seta, e la trovò morbida e bagnata. La vide sussultare quando cominciò ad accarezzarle il clitoride con il dito. "Siamo in grado di farlo in qualsiasi modo, credo."
Spingendo i suoi jeans giù per i fianchi, gli mise le braccia intorno al collo. "Ma voglio farlo adesso, ora… così..." sussurrò lei.
Flynn la afferrò e la fece sedere sul tavolo, poi le sfilò le mutandine e le gettò in un angolo. Vedendola lì, sdraiata sul suo tavolo, mezza nuda, con le labbra gonfie per i suoi baci appassionati, con i capelli arruffati, gli fece venire una voglia selvaggia di fare l’amore con lei. Sentì il desiderio crescere ancora di più e il cuore battere furioso in petto.
Non c'era niente che voleva fare più di entrarle dentro ma non come un insensibile idiota. Lui voleva anche la sua anima.
Cathy gli afferrò il bavero della camicia e lo guardò dritto negli occhi. "Ho detto ora, McGrady."
Flynn trattenne il respiro per qualche istante. Quanto la voleva! Le aprì le gambe, le sollevò i fianchi, preparandosi a fare come lei gli aveva chiesto.
Entrò dentro di lei con un’unica spinta, gemendo di piacere quando Cathy rimase a bocca aperta per lo stupore. Ma fu questione di un attimo, perché lei in risposta, gli avvolse le gambe intorno alla vita e afferrandogli le natiche.
I suoi capezzoli sembravano piccole perle attraverso la camicia, e spingevano quasi per uscire mentre lei sollevava il petto, scossa da lunghi brividi di piacere. I loro corpi erano fusi l’uno all’altro. Cathy si aggrappò alla schiena, solcandola con le unghie. "Più forte", urlò.
E lui non se lo fece ripetere due volte, portandola all’orgasmo con veemenza.
Lei raggiunse l'apice del piacere per prima e lui subito dopo, stringendole i fianchi mentre si contorceva. Aveva imparato a conoscere il ritmo dei suoi orgasmi.
"Wow", gli sussurrò lei in un orecchio.
Sì. Lo pensava ogni volta che facevano l'amore.
"Che ore sono?"
Abbassandosi, le baciò la punta del naso, adorava le guance di lei quando erano ancora arrossate dopo aver fatto l’amore. Era la Cathy che gli piaceva di più, quella che lo guardava con i suoi occhi da cerbiatta dopo che erano stati assieme. "Non lo so. Perché?"
"Perché devo andare a lavorare, stasera. Mi hanno avvisato all’ultimo momento." Cathy distolse lo sguardo, come faceva di solito, quando si parlava di lavoro.
Flynn si lavò le mani, le asciugò e poi le mise le braccia intorno alla vita. "Non si può aspettare? Come possiamo fare cappelli di lana se sei al lavoro?"
"Devo andare, mi dispiace", disse lei laconica.
Che cosa c’era di così dannatamente importante al lavoro che non si poteva rimandare? Aveva un milione di domande da fare a Cahty. Aveva cercato di non farle pressioni, ma... cavoli, cos’era un segreto di stato, quel lavoro?
E perché non lei non l'aveva mai invitato a casa sua per cena? Aveva una casa sì o no? Sapeva solo che aveva un’auto, non sapeva nient’altro di lei. Viveva forse in macchina?
"Quando mi dirai che lavoro fai, lì nel superattico, Cathy?” le chiese. Non voleva sembrare invadente, ma ormai si frequentavano da un mese. Sapeva la sua taglia di reggiseno, ma non quello che lei faceva per guadagnarsi da vivere. Assurdo.
Si stava innamorando di lei. E se per lei era lo stesso, perché non glielo diceva? Avrebbe trovato un modo per scoprire che cosa faceva, l'avrebbe trovato eccome...
Non voleva ammetterlo ma già ci aveva provato a capire di che lavoro si trattasse. Si era anche dato dello scemo, ma lui doveva sapere. Quel maldetto superattico era peggio di Fort Knox: inespugnabile. Le donne andavano e venivano da lì per tutto il giorno. Donne vistose. Belle donne, ma anche ragazze della porta accanto.
Cathy si accorse subito che Flynn si era irrigidito. In quel momento si rese conto di essere nei guai.
Era prevedibile. In realtà non doveva andare a lavorare. Doveva tornare a casa. Tutto stava andando troppo bene, e Cathy si accorse con stupore che non era né annoiata né tantomeno aveva perso interesse nei confronti di Flynn. In realtà, lui era così diverso da come gli era apparso all’inizio. Voleva stare con lui ogni secondo e ogni giorno della sua vita…
E stasera, quando avevano fatto l’amore in una maniera così incredibile per lei, tutte le sue paure erano venute a galla... Non era il tipo di ragazza adatto a Flynn. Era ostinata, capricciosa e viveva in un monolocale senza riscaldamento.
Difficilmente poteva essere qualificata come una ragazza in carriera. Lavorava per Landon da appena un mese, e tra l’altro, si occupava dell’amministrazione di una compagnia telefonica erotica. Flynn probabilmente non era ancora pronto a sapere la verità. Lui che aveva vissuto a New York.
Ma di che cosa avrebbero dovuto parlare, poi? Perché quando Della sarebbe guarita, lui non avrebbe mai e poi mai deciso di cambiare la sua vita di città per venire a vivere in Georgia. Ovviamente no.
A tutto questo, si aggiungeva il modo in cui Flynn le aveva posto la domanda. "Qual è il problema? Che ti importa di sapere quello che faccio nel superattico?” chiese a sua volta.
Flynn si passò le dita tra i capelli e sospirò. "Va bene, la mia era una domanda innocente ma legittima. Non mi guardi mai negli occhi quando ti chiedo del tuo lavoro. Eviti il discorso, e lo fai in maniera sistematica. Non fraintendermi, ti sto solo chiedendo come te la cavi dopo aver lasciato il tuo posto al caffè di Arlo. Non voglio giudicarti. Sei una escort, forse? Lavori per alcuni boss della droga? Svolgi un'attività illegale e hai paura di dirmelo?".
Cathy sbatté le palpebre. Le aveva davvero chiesto se fosse una prostituta di alto bordo? Non che ci fosse qualcosa di sbagliato nell'essere una escort... ma come aveva potuto anche solo pensarlo?
"Mi hai appena chiesto se faccio sesso per soldi?" sbottò subito lei andando in cucina per raccogliere le sue cose.
Lui la seguì. Era nero di rabbia.
"Ho solo chiesto che cosa fai al piano di sopra nel superattico. Quello che voglio sapere è perché per te rappresenta un grosso problema raccontarmi del tuo nuovo lavoro. Perché si parla sempre e solo del mio lavoro e mai del tuo, magari a cena? Perché hai così tanta paura di condividere qualcosa di personale con me."
"Eh, no! Tu mi hai chiesto se faccio sesso a pagamento!"
Non lo stai ascoltando, Cathy. Lui trae queste conclusioni perché tu hai paura di dirgli la verità, ammettilo. Smetti di avere paura. Digli che non svolgi attività illegali. Digli che su al superattico ci sono tante donne che vanno e vengono per una ragione del tutto legittima. Chiaramente, il tuo datore di lavoro è ricco. Flynn lo sa bene. È ricco anche lui, altrimenti come farebbe a vivere in un edificio che costa migliaia di dollari?
Non ha fatto niente di male. Non ti ha chiamato puttana né ha detto che sei uno spacciatore. Non essere ingiusta. Questa è una cosa su cui potreste anche ridere, un giorno.
"Ho solo elencato alcune delle attività illegali… le prime che mi sono venute in mente", rispose lui con calma. Troppo calma.
"Tutto questo è ridicolo. Io non ti permetto di accusarmi di fare qualcosa di illegale!"
"Allora dimmi cosa fai per vivere, Cathy?", le chiese. Ed eccolo qui il Flynn dalla caffetteria. Duro e arrabbiato.
"Non sono affari tuoi quello che faccio per vivere, Flynn! Sai, non tutti sono abbastanza ricchi da essere in grado di permettersi una casa di cura come Oakdale. Mia madre non lo è di certo, infatti mi tocca lavorare duramente per garantirle un posto lì. Lei ha fatto tanti sacrifici per me, e ora tocca a me assicurarmi che lei rimanga lì fino a quando non sarà guarita. Anche se stessi portando avanti qualcosa di illegale, non sarebbero affari tuoi. Farei di tutto per prendermi cura di mia madre!"
"Non si tratta di soldi, e tu lo sai."
"No. Hai ragione. Si tratta di noi che siamo due persone completamente diverse."
Flynn alzò un dito, ora le appariva così arrogante, così sicuro. "No, questo si chiama fuggire via dalle proprie responsabilità, certo… è più facile. Se quello che stai facendo non è illegale, non dovrebbe essere un grosso problema dirmi di che cosa si tratta. Ma tu sei sfuggente, Cathy. Stai evitando la domanda perché vuoi trovare una scusa qualsiasi perché hai paura."
Mentre prendeva gli occhiali da sole dalla borsa, Cathy scosse la testa. "Io non ho paura di te, Flynn McGrady!" Sì, invece. Aveva così tanta paura di non essere all'altezza, da essere totalmente paralizzata.
Lui si frappose fra lei e la porta d’ingresso. "Sì, invece. Hai paura perché ti stai innamorando di me, e utilizzeresti qualsiasi scusa pur di fuggire via. Tutto mi riconduce alla conversazione che abbiamo avuto quella notte. I suoi infiniti posti di lavoro, le relazioni fallite, il modo in cui ti consideri un’irresponsabile. Stai scappando perché hai paura di restare, prima che la nostra relazione diventi seria. Questo è ciò di cui hai sempre avuto paura".
Oh, era tutto vero, ma sentirselo dire ad alta voce era troppo penoso. Indietreggiò verso la porta, cercando di non piangere. "Be', pensi di aver capito tutto, non è vero, Mr. McGrady? Non hai nemmeno bisogno di me qui per riempire il tuo tempo libero, vero?" urlò per poi spalancare la porta e sbatterla dietro di sé.
Stava scappando via dalle sue paure. Non aveva dato nemmeno una possibilità a Flynn. Era fuggita via prima. Come al solito.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
< Vai a Capitolo 10 Vai a Capitolo 12 >