Sei già registrato? Entra oppure Registrati

Dopo mezzanotte

di DAKOTA CASSIDY

"Mi chiedo dove tutto questo sia cominciato…"
Ecco una novella speciale, perché riguarda i personaggi e il prequel di due romanzi Romance firmati da Dakota Cassidy. Li trovi in edicola e sullo shop in febbraio e in aprile 2016.

10
lettura da 22 minuti

"Che cos'è questo?" chiese Cathy attraversando le tende nere e oro della porta che dava sulla sala per la pausa pranzo.
Marybell si portò la trombetta colorata alle labbra e ridacchiò. "È lo strumento che mi serve per il sesso telefonico del venerdì. Un venerdì al mese, Landon ha fatto un patto con Sanjeev per cui la ragazza che riceve più chiamate quel mese, chiede a Sanjeev di preparare ciò che vuole per una cena speciale. Naturalmente, LaDawn supera sempre tutte noi, perché, be’, lei è LaDawn, il super ninja del sesso telefonico. Ma noi ci siamo ribellate tutte, si fa per dire, e così abbiamo ottenuto anche il riconoscimento del martedì, in cui anche la ragazza con meno chiamate in un mese ottiene la sua cena speciale."
Cathy scosse la testa e sorrise. Ogni volta che pensava a come aveva potuto accettare il lavoro al Call Girls, rimaneva colpita da ciò che Landon faceva per le sue impiegate. Aveva trasformato la fatica del lavoro in una sorta di festa continua. E le ragazze, dal canto loro, lavoravano tanto anche perché lo adoravano.
Dal canto suo, Cathy più stava lì tra loro, più quelle ragazze le sembravano come una grande famiglia. Lavorare con Landon era favoloso.
Il suo corso serale di contabilità aziendale era servito a qualcosa, per fortuna. Qualche giorno prima si era stupita di se stessa quando era stata capace di far tornare i conti.
"Allora, come sta il tuo nuovo ragazzo, Cat?" le chiese LaDawn strizzandole l'occhio mentre immergeva un pezzo di aragosta in po' di burro fuso.
Cathy arrossì. Aveva visto Flynn praticamente tutte le sere per due settimane di fila. Un record. Qualcosa non andava. Nelle altre relazioni che aveva avuto, a quel punto sarebbe fuggita via a gambe levate. "Non è il mio ragazzo".
"Davvero? Divertente. Eppure, quando l’altro giorno vi ho visti insieme a comprare sandwich, ero sicura che foste una coppia. Sembrate molto affiatati" osservò LaDawn facendosi vento con il tovagliolo. "E a proposito, com’è a letto?"
È dolce e premuroso, ma sa anche essere un vero stallone in camera da letto.
Cathy arrossì.
La divertiva tutto quell’interesse nei suoi confronti. Landon aveva compiuto un miracolo: quelle ragazze erano davvero come una famiglia. Se una di loro non stava bene, tutte andavano a trovarla per supportarla e aiutarla. Quando, la settimana precedente, LaDawn aveva avuto un brutto virus intestinale, erano andate tutte da lei.
Marybell l'afferrò da dietro per la vita ed esclamò: "Ah-ah, ti soddisfa più di quanto ti aspettassi, vero?"
Sì. Era vero.
Fino a quando hai intenzione di nascondergli il tuo lavoro, Cathy?
Fino a quel momento aveva evitato di dire a Flynn McGrady che lavorava in una compagnia telefonica erotica… perché? Doveva dirglielo, prima o poi.
Lui era cambiato, era molto più tranquillo e sembrava meno rigido riguardo a certe cose ma Cathy non era abbastanza sicura di poterglielo dire senza conseguenze.
Per una come lei che aveva paura d’impegnarsi, come poteva raccontare Flynn del vero che svolgeva da Landon? Era il modo per farlo uscire per sempre dalla sua vita...
Catherine Butler, stai forse cercando una scusa?
Avvertì un nodo allo stomaco. No, non stava cercando una scusa. E con Flynn sarebbe finita. Lui sarebbe tornato a New York, mentre lei doveva rimanere lì.
Le storie a distanza non funzionavano.
"Kit Cat?" la voce di Landon la distrasse dai suoi pensieri.
Si girò verso di lui e gli sorrise. Sembrava un po' stanco, quel giorno. Era appena percettibile, ma si capiva che non stava bene. "Be’, guarda guarda cosa mi combina la mia Kit-Cat...".
Cathy lo strinse in un abbraccio, notando che tremava leggermente. "Sei venuto a controllarmi, capo?"
"Sono venuto a vedere che cosa avete da chiacchierare voi tre… e poi ho captato una certa parola…  ragazzo. Qualcuna si è forse fidanzata?"
"Lascia stare", gli disse LaDawn agitando un braccio. "Ci stavamo solo divertendo e parlavamo di scarpe... e di sesso fantastico!"
"Allora è vero? C’è una nuova fiamma? Dai, Kit Cat, parla!"
Cathy cercò di evitare lo sguardo di Landon. Lui aveva la straordinaria capacità di leggerle nel pensiero. Capiva tutto, e questo la metteva a disagio. "Sto vedendo qualcuno, sì."
"Ed è amore?" la canzonò lui. "Lo conosco? Evviva l’amore... perché in fondo, mia cara amica, è l’unica cosa che conta nella vita."
"Sei mai stato innamorato, Landon?"
Il suo sguardo si rattristò per qualche istante. "Ovvio, perdutamente. Amo tutto e tutti, io. Amo l’amore."
Improvvisamente Landon le apparve in tutta la sua bontà e umanità. La sua estrema gentilezza con dei perfetti estrani, il suo carattere socievole, la sua dolcezza innata, il modo in cui amava la vita senza pudore, il modo in cui esprimeva i suoi sentimenti senza remore né paure, tutto ora aveva un senso. Era chiaro che prima era stato costretto a tenersi tutto dentro. Qualcuno doveva averlo deluso e ora lui riversava il suo amore sugli altri. Era evidente.
"Sei la più bella persona che conosca, Landon. Chi non ti ama, non ti merita." Cathy lo abbracciò di nuovo.
"Non parliamo di me, ma di te. È amore?"
Qualcosa di simile. Era voglia irrefrenabile di vederlo, erano sorrisi segreti, era il battito del suo cuore quando lo vedeva...
"Non lo so. Non sono mai stata veramente innamorata."
"Sai qual è il tuo problema, Cat?"
Cathy si sporse verso Landon, sorridendogli. "Qual è il mio problema, capo?"
"Non hai mai dato abbastanza tempo all’amore di farsi strada dentro di te; non ti sei mai data il tempo per scoprire se il tuo cuore potesse essere capace di amare. A volte, bisogna cavalcare l'onda, Kit-Cat, e vedere su quale spiaggia ti porta. Potrebbe essere una spiaggia calda e piena di sole."
"O uno tsunami…"
"Ma che cosa succede, se c'è una brezza tropicale e splende il sole '?"
"Temo che sia uno tsunami", scherzò lei rendendosi conto che in realtà lei si aspettava sempre il peggio.
“Perché, Catherine Butler, sei così pessimista. Com’e possibile?"
Cathy rifletté per un attimo. Il suo carattere impulsivo, con i continui atti di sfida in nome di ciò che era giusto o sbagliato, era sempre lei che per non essere stata lasciata, lasciava per prima. A cominciare dal lavoro, per finire con le sue relazioni con l’altro sesso.
Era stato il suo unico modo di vivere o, meglio, di sopravvivere al senso di vuoto che avvertiva da quando suo padre aveva lasciato sia lei che sua madre. Lo aveva amato così tanto. Era stata la sua bambina, la sua principessa.
Quelle lunghe notti passate in preghiera, sperando che sarebbe tornato, per poi rendersi conto, dopo due anni pieni di preghiere inascoltate, che suo padre non sarebbe mai tornato. La madre era stata una buona moglie, non gli aveva mai fatto mancare nulla e aveva pagato il prezzo di vivere come genitore single.
Aveva lottato per far quadrare il bilancio e per garantire a Cathy tutto ciò di cui aveva bisogno.
Il peso di questa responsabilità le aveva tolto la gioia di vivere e l’aveva letteralmente dissanguata. I migliori anni della vita di Tessa erano stati spesi a lavorare per salari bassi, per lunghe ore, ma aveva affrontato tutto con coraggio. Lo aveva fatto per garantire a sua figlia le spese per una buona educazione e per andare al college, che Cathy però aveva abbandonato.
Quando Tessa era andata finalmente in pensione, il suo fondo pensione era stato a malapena sufficiente per sopravvivere. Eppure, in qualche modo, era stata la migliore madre possibile.
"Lo so, sono un po' pessimista."
"Un po’? Direi un bel po’."
Lei ridacchiò. "Va bene, molto pessimista."
“Come mai, Kit Cat?"
"Che vuoi da me, Landon?"
Landon si strinse nelle spalle. "Io? La verità…"
Cathy trattenne il respiro per qualche secondo prima di sussurrare: "Ho paura."
"Di che cosa?"
"Di aver commesso un grosso sbaglio. Di non aver capito niente della vita e di non essere stata capace di concludere nulla. Comincio a pensare che sia il motivo per cui non ho mai fatto niente nella mia vita. Perché ho paura di buttarmi in qualcosa fino in fondo ".
Landon le prese il mento tra le dita. "Me lo faresti un favore?"
"Qualsiasi cosa."
"Non scappare questa volta, bella signora. Vivi appieno la tua vita". La abbracciò e le stampò un bacio sul capo prima di allontanarsi per chiedere a gran voce un po’ di aragosta e champagne alle ragazze.
Flynn sfiorò la guancia della madre con un bacio e sorrise. Non stava vicino alla finestra con lo sguardo fisso nel vuoto, quel giorno. Era alle prese con i ferri da maglia che Cathy le aveva portato.
"Come stai oggi, mamma? Sei bellissima. Le infermiere ti hanno sistemato i capelli?"
Lei annuì, tornando poi a concentrarsi sui ferri da maglia che aveva in grembo. Le scivolarono a terra e le sfuggì un lamento.
Flynn li raccolse, rimettendoglieli tra le dita e guardando il libro sul tavolo. "Così, mamma, guarda, devi fare in questo modo", le disse, ignorando il suo sguardo sorpreso.
Era stato a guardare i video tutorial su YouTube che gli spiegavano come lavorare a maglia. Il medico di sua madre gli aveva detto che il lavoro a maglia sarebbe stato un buon esercizio di coordinazione occhio-mano per lei.
"Vedi?", le disse mettendole i ferri di nuovo in mano. "Ascolta mamma, dal momento che parlare con Cathy ti piace chiaramente di più che parlare con me, come la prenderesti se ti dicessi che stiamo uscendo assieme?"
Della si sistemò sulla sedia a rotelle.
"È che un sì o un no?" la spronò sperando che quella notizia l’avrebbe indotta a parlare.
"S...sì!" sbottò lei; stava chiaramente facendo uno sforzo per rispondergli.
Flynn si costrinse a mantenere la calma e a non reagire. "Lei ti piace molto, non è vero?"
Della gli lanciò un’occhiataccia.
“Bene.” Flynn sorrise, stringendole la mano. Cathy era favolosa, e più tempo passava con lei, più si sentiva legato a lei.
"Senti, mamma. C’è una cosa che devo dirti da un po' di tempo. Non so che cosa stesse succedendo prima che ti ammalassi. Probabilmente perché ho lavorato troppo, ero concentrato solo su me stesso. So che ti mancano papà e Adeline, e so anche che io vivo lontano, ma ora sono qui. E ho intenzione di fare qualsiasi cosa per te e di starti più vicino. Va bene?"
Lei gli strinse la mano una stretta ferma, per poi sfiorargli il naso con un dito, proprio come faceva quando era un ragazzino.
Flynn si portò la mano di sua madre alla guancia e la baciò. "Ora, detto questo… sai che ho letto molto, ultimamente?"
Gli occhi scuri di Della si illuminarono. Era curiosa.
Flynn prese la borsa da sotto la sedia accanto al tavolo e vi prese un libro. "Allora, sto leggendo i romanzi che tanto ti piacciono, mamma. Facciamo un patto: li leggiamo entrambi e poi ne parliamo insieme. Come succede in un club del libro, che ne pensi?”. Sollevò la sua copia e sorrise. "Guaaarda qui. Questo parla di vampiri. Cathy mi ha detto che ti piacciono le storie con i vampiri. Sì. Ho appena ammesso di aver letto un libro sui vampiri di fronte a mia madre…"
Della ridacchiò e gli fece capire la sua approvazione, toccando il libro.
Bravo, McGrady, ti stai sciogliendo e tua madre approva.

10

 

"Che cos'è questo?" chiese Cathy attraversando le tende nere e oro della porta che dava sulla sala per la pausa pranzo.

Marybell si portò la trombetta colorata alle labbra e ridacchiò. "È lo strumento che mi serve per il sesso telefonico del venerdì. Un venerdì al mese, Landon ha fatto un patto con Sanjeev per cui la ragazza che riceve più chiamate quel mese, chiede a Sanjeev di preparare ciò che vuole per una cena speciale. Naturalmente, LaDawn supera sempre tutte noi, perché, be’, lei è LaDawn, il super ninja del sesso telefonico. Ma noi ci siamo ribellate tutte, si fa per dire, e così abbiamo ottenuto anche il riconoscimento del martedì, in cui anche la ragazza con meno chiamate in un mese ottiene la sua cena speciale."

Cathy scosse la testa e sorrise. Ogni volta che pensava a come aveva potuto accettare il lavoro al Call Girls, rimaneva colpita da ciò che Landon faceva per le sue impiegate. Aveva trasformato la fatica del lavoro in una sorta di festa continua. E le ragazze, dal canto loro, lavoravano tanto anche perché lo adoravano.

Dal canto suo, Cathy più stava lì tra loro, più quelle ragazze le sembravano come una grande famiglia. Lavorare con Landon era favoloso.

Il suo corso serale di contabilità aziendale era servito a qualcosa, per fortuna. Qualche giorno prima si era stupita di se stessa quando era stata capace di far tornare i conti.

"Allora, come sta il tuo nuovo ragazzo, Cat?" le chiese LaDawn strizzandole l'occhio mentre immergeva un pezzo di aragosta in po' di burro fuso.

Cathy arrossì. Aveva visto Flynn praticamente tutte le sere per due settimane di fila. Un record. Qualcosa non andava. Nelle altre relazioni che aveva avuto, a quel punto sarebbe fuggita via a gambe levate. "Non è il mio ragazzo".

"Davvero? Divertente. Eppure, quando l’altro giorno vi ho visti insieme a comprare sandwich, ero sicura che foste una coppia. Sembrate molto affiatati" osservò LaDawn facendosi vento con il tovagliolo. "E a proposito, com’è a letto?"

È dolce e premuroso, ma sa anche essere un vero stallone in camera da letto.

Cathy arrossì.

La divertiva tutto quell’interesse nei suoi confronti. Landon aveva compiuto un miracolo: quelle ragazze erano davvero come una famiglia. Se una di loro non stava bene, tutte andavano a trovarla per supportarla e aiutarla. Quando, la settimana precedente, LaDawn aveva avuto un brutto virus intestinale, erano andate tutte da lei.

Marybell l'afferrò da dietro per la vita ed esclamò: "Ah-ah, ti soddisfa più di quanto ti aspettassi, vero?"

Sì. Era vero.

Fino a quando hai intenzione di nascondergli il tuo lavoro, Cathy?

Fino a quel momento aveva evitato di dire a Flynn McGrady che lavorava in una compagnia telefonica erotica… perché? Doveva dirglielo, prima o poi.

Lui era cambiato, era molto più tranquillo e sembrava meno rigido riguardo a certe cose ma Cathy non era abbastanza sicura di poterglielo dire senza conseguenze.

Per una come lei che aveva paura d’impegnarsi, come poteva raccontare Flynn del vero che svolgeva da Landon? Era il modo per farlo uscire per sempre dalla sua vita...

Catherine Butler, stai forse cercando una scusa?

Avvertì un nodo allo stomaco. No, non stava cercando una scusa. E con Flynn sarebbe finita. Lui sarebbe tornato a New York, mentre lei doveva rimanere lì.

Le storie a distanza non funzionavano.

"Kit Cat?" la voce di Landon la distrasse dai suoi pensieri.

Si girò verso di lui e gli sorrise. Sembrava un po' stanco, quel giorno. Era appena percettibile, ma si capiva che non stava bene. "Be’, guarda guarda cosa mi combina la mia Kit-Cat...".

Cathy lo strinse in un abbraccio, notando che tremava leggermente. "Sei venuto a controllarmi, capo?"

"Sono venuto a vedere che cosa avete da chiacchierare voi tre… e poi ho captato una certa parola…  ragazzo. Qualcuna si è forse fidanzata?"

"Lascia stare", gli disse LaDawn agitando un braccio. "Ci stavamo solo divertendo e parlavamo di scarpe... e di sesso fantastico!"

"Allora è vero? C’è una nuova fiamma? Dai, Kit Cat, parla!"

Cathy cercò di evitare lo sguardo di Landon. Lui aveva la straordinaria capacità di leggerle nel pensiero. Capiva tutto, e questo la metteva a disagio. "Sto vedendo qualcuno, sì."

"Ed è amore?", la canzonò lui. "Lo conosco? Evviva l’amore... perché in fondo, mia cara amica, è l’unica cosa che conta nella vita."

"Sei mai stato innamorato, Landon?"

Il suo sguardo si rattristò per qualche istante. "Ovvio, perdutamente. Amo tutto e tutti, io. Amo l’amore."

Improvvisamente Landon le apparve in tutta la sua bontà e umanità. La sua estrema gentilezza con dei perfetti estrani, il suo carattere socievole, la sua dolcezza innata, il modo in cui amava la vita senza pudore, il modo in cui esprimeva i suoi sentimenti senza remore né paure, tutto ora aveva un senso. Era chiaro che prima era stato costretto a tenersi tutto dentro. Qualcuno doveva averlo deluso e ora lui riversava il suo amore sugli altri. Era evidente.

"Sei la più bella persona che conosca, Landon. Chi non ti ama, non ti merita." Cathy lo abbracciò di nuovo.

"Non parliamo di me, ma di te. È amore?"

Qualcosa di simile. Era voglia irrefrenabile di vederlo, erano sorrisi segreti, era il battito del suo cuore quando lo vedeva...

"Non lo so. Non sono mai stata veramente innamorata."

"Sai qual è il tuo problema, Cat?"

Cathy si sporse verso Landon, sorridendogli. "Qual è il mio problema, capo?"

"Non hai mai dato abbastanza tempo all’amore di farsi strada dentro di te; non ti sei mai data il tempo per scoprire se il tuo cuore potesse essere capace di amare. A volte, bisogna cavalcare l'onda, Kit-Cat, e vedere su quale spiaggia ti porta. Potrebbe essere una spiaggia calda e piena di sole."

"O uno tsunami…"

"Ma che cosa succede se c'è una brezza tropicale e splende il sole '?"

"Temo che sia uno tsunami", scherzò lei rendendosi conto che in realtà lei si aspettava sempre il peggio.

“Perché, Catherine Butler, sei così pessimista. Com’e possibile?"

Cathy rifletté per un attimo. Il suo carattere impulsivo, con i continui atti di sfida in nome di ciò che era giusto o sbagliato, era sempre lei che per non essere stata lasciata, lasciava per prima. A cominciare dal lavoro, per finire con le sue relazioni con l’altro sesso.

Era stato il suo unico modo di vivere o, meglio, di sopravvivere al senso di vuoto che avvertiva da quando suo padre aveva lasciato sia lei che sua madre. Lo aveva amato così tanto. Era stata la sua bambina, la sua principessa.

Quelle lunghe notti passate in preghiera, sperando che sarebbe tornato, per poi rendersi conto, dopo due anni pieni di preghiere inascoltate, che suo padre non sarebbe mai tornato. La madre era stata una buona moglie, non gli aveva mai fatto mancare nulla e aveva pagato il prezzo di vivere come genitore single.

Aveva lottato per far quadrare il bilancio e per garantire a Cathy tutto ciò di cui aveva bisogno.

Il peso di questa responsabilità le aveva tolto la gioia di vivere e l’aveva letteralmente dissanguata. I migliori anni della vita di Tessa erano stati spesi a lavorare per salari bassi, per lunghe ore, ma aveva affrontato tutto con coraggio. Lo aveva fatto per garantire a sua figlia le spese per una buona educazione e per andare al college, che Cathy però aveva abbandonato.

Quando Tessa era andata finalmente in pensione, il suo fondo pensione era stato a malapena sufficiente per sopravvivere. Eppure, in qualche modo, era stata la migliore madre possibile.

"Lo so, sono un po' pessimista."

"Un po’? Direi un bel po’."

Lei ridacchiò. "Va bene, molto pessimista."

“Come mai, Kit Cat?"

"Che vuoi da me, Landon?"

Landon si strinse nelle spalle. "Io? La verità…"

Cathy trattenne il respiro per qualche secondo prima di sussurrare: "Ho paura."

"Di che cosa?"

"Di aver commesso un grosso sbaglio. Di non aver capito niente della vita e di non essere stata capace di concludere nulla. Comincio a pensare che sia il motivo per cui non ho mai fatto niente nella mia vita. Perché ho paura di buttarmi in qualcosa fino in fondo ".

Landon le prese il mento tra le dita. "Me lo faresti un favore?"

"Qualsiasi cosa."

"Non scappare questa volta, bella signora. Vivi appieno la tua vita". La abbracciò e le stampò un bacio sul capo prima di allontanarsi per chiedere a gran voce un po’ di aragosta e champagne alle ragazze.

 

Flynn sfiorò la guancia della madre con un bacio e sorrise. Non stava vicino alla finestra con lo sguardo fisso nel vuoto, quel giorno. Era alle prese con i ferri da maglia che Cathy le aveva portato.

"Come stai oggi, mamma? Sei bellissima. Le infermiere ti hanno sistemato i capelli?"

Lei annuì, tornando poi a concentrarsi sui ferri da maglia che aveva in grembo. Le scivolarono a terra e le sfuggì un lamento.

Flynn li raccolse, rimettendoglieli tra le dita e guardando il libro sul tavolo. "Così, mamma, guarda, devi fare in questo modo", le disse, ignorando il suo sguardo sorpreso.

Era stato a guardare i video tutorial su YouTube che gli spiegavano come lavorare a maglia. Il medico di sua madre gli aveva detto che il lavoro a maglia sarebbe stato un buon esercizio di coordinazione occhio-mano per lei.

"Vedi?", le disse mettendole i ferri di nuovo in mano. "Ascolta mamma, dal momento che parlare con Cathy ti piace chiaramente di più che parlare con me, come la prenderesti se ti dicessi che stiamo uscendo assieme?"

Della si sistemò sulla sedia a rotelle.

"È che un sì o un no?" la spronò sperando che quella notizia l’avrebbe indotta a parlare.

"S-sì," sbottò, stava chiaramente facendo uno sforzo per rispondergli.

Flynn si costrinse a mantenere la calma e a non reagire. "Lei ti piace molto, non è vero?"

Della gli lanciò un’occhiataccia.

“Bene.” Flynn sorrise, stringendole la mano. Cathy era favolosa, e più tempo passava con lei, più si sentiva legato a lei.

"Senti, mamma. C’è una cosa che devo dirti da un po' di tempo. Non so che cosa stesse succedendo prima che ti ammalassi. Probabilmente perché ho lavorato troppo, ero concentrato solo su me stesso. So che ti mancano papà e Adeline, e so anche che io vivo lontano, ma ora sono qui. E ho intenzione di fare qualsiasi cosa per te e di starti più vicino. Va bene?"

Lei gli strinse la mano una stretta ferma, per poi sfiorargli il naso con un dito, proprio come faceva quando era un ragazzino.

Flynn si portò la mano di sua madre alla guancia e la baciò. "Ora, detto questo… sai che ho letto molto, ultimamente?"

Gli occhi scuri di Della si illuminarono. Era curiosa.

Flynn prese la borsa da sotto la sedia accanto al tavolo e vi prese un libro. "Allora, sto leggendo i romanzi che tanto ti piacciono, mamma. Facciamo un patto: li leggiamo entrambi e poi ne parliamo insieme. Come si fa in un club del libro, che ne pensi?”. Sollevò la sua copia e sorrise. "Guaaarda qui. Questo parla di vampiri. Cathy mi ha detto che ti piacciono le storie con i vampiri. Sì. Ho appena ammesso di ver letto un libro sui vampiri di fronte a mia madre…"

Della ridacchiò e gli fece capire la sua approvazione, toccando il libro.

Bravo, McGrady, ti stai sciogliendo e tua madre approva.

Ogni mercoledì un nuovo capitolo!
< Vai a Capitolo 9 Vai a Capitolo 11 >