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Capitolo 13

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Le labbra di Lucia erano morbide, piene e terribilmente dolci. Lei aveva il sapore del miele, della frutta, che avevano appena condiviso, sapeva di vino rosso. Ma soprattutto sapeva di donna. Era calda, femminile e incredibilmente sensuale. Le sue labbra si muovevano sotto quelle di Roberto, plasmando il suo desiderio.
La voglio.
Quella consapevolezza lo colpì all'improvviso. La voleva non soltanto per un bacio. Non per una sola notte. Desidero tutto di lei. E se non si fosse fermato subito... Dopo un paio di tentativi riuscì ad allontanarsi quel tanto che bastava, per guardarla negli occhi.
"Perché lo hai fatto?" chiese lei a bassa voce.
Lui era talmente confuso, da non riuscire a capire se gli stesse chiedendo perché l'avesse baciata o perché avesse smesso di baciarla. Stava ancora cercando di raccapezzarsi, quando lei si sottrasse al suo abbraccio e lo guardò adirata, tenendo le braccia lungo i fianchi con i pugni chiusi. "Penso che sia ora che tu te ne vada."
Quel cambiamento improvviso colse Roberto alla sprovvista. "Lucia..." Le cose si stavano muovendo troppo in fretta, per poterle esaminare con precisione. "Mi dispiace se ho fatto qualcosa di sbagliato."
"Non voglio la tua compassione" replicò lei secca, chiaramente arrabbiata con se stessa, per aver ceduto così facilmente a un uomo, che era, di fatto, uno sconosciuto. "Non ho bisogno che qualcuno si senta dispiaciuto per me."
Lui scosse la testa. "Non è stato un bacio dettato dalla compassione."
"Io non voglio la tua compassione" gridò lei a quel punto. "E non voglio che tu rimanga qui. Non appartieni più a questo posto."
"Ma io sono cresciuto qui!"
"Già, ma non vedevi l'ora di andartene. E adesso è venuto il momento che tu te ne vada di nuovo."
"Io vorrei rivederti..."
"Perché? Così potrai essere contento di essere sfuggito a questa realtà, quando tornerai alla tua vita di sempre, insieme alle tue donne meravigliose?"
"Non è come dici. E tu lo sai."
"No, non lo so. Tu non appartieni più a questo posto, Roberto. Rimarrai qui finché avrai risolto la crisi della banca centrale, ma non hai intenzione di restare per sempre. Non è così forse?"
In effetti lui aveva richiesto un contratto temporaneo, con l'idea di andarsene appena terminato l'incarico. Ma Montvelatte lo aveva sorpreso. Ne aveva dimenticato le bellezze naturali e i panorami mozzafiato. Aveva dimenticato i profumi di erbe aromatiche, che riempivano l'aria e aveva dimenticato gli spazi infiniti... Non che avesse cambiato idea, riguardo al fatto di andarsene...
"Come vuoi tu" mormorò alla fine. "Grazie per la cena. Farò in modo che una macchina venga a prenderti domani mattina."
"Non ce n'è bisogno..."
"Sì invece" replicò lui deciso. "Ti ho fatto lasciare lo scooter al castello. Ti farò avere un passaggio domani, per andare al lavoro."

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