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Capitolo 5

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Lauren gemette per l’improvvisa violenza delle sue labbra esperte, consapevole della folla meravigliata che li guardava, ma troppo presa dal momento per prestarvi attenzione. Tutto quello che le importava era che Andros la stava baciando, e tutto il suo corpo si sciolse nel calore quasi insopportabile che il tocco sicuro ed esperto di lui le trasmetteva. Il corpo di lui era marmo contro il suo, le mani sicure le tenevano fermo il viso, in un bacio carico di sensuali promesse.
Il suono dei rintocchi lontani di un orologio la risvegliò, dissolvendo il desiderio che le annebbiava la mente, e lui alzò il viso, lentamente.
«Mezzanotte!» Il modo in cui pronunciò quella parola le diede l’impressione che quell’ora fosse importante per lui, e Lauren si domandò se si fosse persa qualcosa.
«Che succede a mezzanotte?»
Lui rimase a lungo in silenzio, stranamente rigido. «Ce ne andiamo.»
Un sospiro generale si levò dalle donne presenti, mentre lo guardavano intrecciare le dita con quelle di lei e condurla fuori dalla tenda.
«Dove stiamo andando? Ho ancora addosso i diamanti...» Lauren incespicò, cercando di stare al passo con lui. «Non voglio essere arrestata per furto.»
«La collana è tua.»
«Non può essere mia, non l’ho pagata!» I capelli le finirono negli occhi e lei li scansò bruscamente con la mano, ridendo mentre correvano attraverso il prato, evitando le celebrità che si stavano godendo tutto quello che il ballo aveva da offrire.
«Sono un ottimo cliente.»
Assalita da un dubbio improvviso, Lauren si fermò. «Non sono sicura che avrei voluto saperlo. Che cosa ci faccio con te? Verrò licenziata per questo. Devo essere completamente pazza.»
Andros la guardò con occhi sensuali, pieni di desiderio. «Non ancora, ma lo sarai presto, agape mou. Quando saremo a casa mia, e avremo un po’ di intimità, ti farò impazzire, completamente e totalmente. È una promessa.»
Lauren sapeva di essere nei guai. Sentiva la bocca secca e i nervi stringerle lo stomaco, creando uno spettacolo molto più straordinario di quello dei fuochi che esplodevano in cielo intorno a loro. «Andiamo a casa tua?» Lì, nella relativa sicurezza di quell’albergo esclusivo, circondati da festaioli, si sentiva protetta. Era stato tutto un divertimento a cuor leggero. Il pensiero di andare con lui da sola, a casa sua, provocava in lei un’emozione completamente differente. Non è sicuro, pensò. E non era divertimento a cuor leggero. Era maledettamente serio.
Alexandros Kozanitas non era un ragazzo giovane, semplice, pronto a corteggiare una ragazza per finire la serata con un casto bacio della buonanotte. Era un uomo, forte e potente, sicuro di quello che voleva e decisamente spietato quando si trattava di raggiungere i suoi obiettivi. Si prendeva quello che desiderava. Quando e come lo decideva lui. «Deduco che non abiti in Grecia.»
Lui sorrise. «Sono proprietario di una villa sulla costa, a Cap Ferrat. È più vicina di quella in Grecia.»
Aveva più di una casa, certo... Lauren soffocò una risata isterica, pensando alla camera che aveva in affitto nella zona più pericolosa di Londra. «Da un momento all’altro mi sveglierò, tornando alla mia solita vita noiosa.»
«Per svegliarti, devi prima dormire. Se c’è una cosa che posso prometterti, è che stanotte non dormiremo.» Tutto di lui era spudoratamente sensuale, dallo sguardo incandescente alla sua bocca, bellissima e pericolosa allo stesso tempo, e Lauren sapeva di non avere scampo.
«Forse dovremmo semplicemente restare qui.»
«Codarda.»
«Sì.» Lauren sussultò, sentendo le labbra di lui così vicine al suo collo. Il suo respiro era caldo contro la sua pelle, e lei socchiuse gli occhi, scossa dall’ondata di emozioni che l’investì. «Sarei stupida a non essere spaventata.» E forse lo era, a stare lì ferma, con al collo i diamanti che le aveva regalato quell’uomo, quando tutto non poteva che finire in un modo. Tesa come una corda di violino, sussultò all’esplodere di un'altra serie di fuochi artificiali. Lui rise piano e le prese nuovamente la mano, guidandola tra lo scintillio degli abiti degli invitati che affollavano la sala.
«Andiamo via da qui. Preferirei non ti venisse un colpo, prima di arrivare al dolce.»
Lauren si sentì invadere da una dolce sensazione di panico. «Le mie cose sono rimaste tutte in albergo. Non ho niente da mettere, a parte questo stupido costume da veggente.»
«Hai i diamanti, agape mou,»disse dolcemente, spingendola a bordo dell’elegante e scuro elicottero, con il suo logo stampato su una fiancata. «Indosserai solo quelli, nel futuro che vedo io.»
Lauren si strinse al sedile mentre l’elicottero si levava in aria, come un uccello nel buio della notte, lasciandosi alle spalle le luci della festa.
Diamanti e desiderio, pensò rassegnata e in fibrillazione al tempo stesso. Ma a che prezzo?
La villa di Alexandros abbracciava l’intera collina, che dava sulla baia. Senza lasciarle la mano, la guidò attraverso i giardini profumati, oltre una fontana zampillante e un’immensa piscina illuminata, e una portafinestra aperta che dava su un’elegante camera da letto. La stanza era dominata da un letto a due piazze, ornato da drappi di leggero tessuto bianco e coperto da cuscini di seta.
Lauren restò immobile ad ascoltare il rumore delle onde sulla spiaggia sottostante, provando un’intensa sensazione di desiderio al basso ventre. La sua mente viaggiava, immaginando come sarebbe stato far l’amore in un letto così. Con un uomo come Alexandros.
Sembrava che quel momento non finisse mai, rendendo l’attesa carica di aspettative, quasi dolorosa.
«Andros...»
Lui le lasciò scivolare una mano intorno alla vita e la attirò con forza a sé, baciandola con passione. «Stenditi, mia Bella Addormentata,» le mormorò, le labbra ancora sulle sue. «E continuerò a baciarti per cent’anni, finché non ti pungerai un dito con un arcolaio.»
Lauren sussultò quando lui la prese tra le braccia. «Stai facendo confusione con le favole.»
«Non importa. Tu non ci credi comunque.»
Stava incominciando a crederci, invece.
Stava cominciando a credere nel per sempre felici e contenti e nel lieto fine. Con lui che la teneva stretta, poteva credere a tutto. Si sentiva sensuale, irresistibile e femminile. Catturata dai suoi occhi scuri e pericolosi, sostenne il suo sguardo, lasciandosi adagiare dolcemente sui soffici cuscini. Alexandros si abbandonò su di lei con un movimento fluido ma deciso, che non lasciava alcun dubbio circa le sue intenzioni.
«Hai troppe cose addosso.» La sua voce era diventata più profonda, mentre avvicinava le labbra al suo seno, lasciato in parte scoperto dal vestito leggero. «Mi dispiace...» senza dire altro le strappò completamente il vestito, dalla scollatura all’orlo della gonna, spogliandola poi in fretta della biancheria. E le prese il seno pieno, stringendolo delicatamente con una mano. «Così va meglio.»
La stanza era bollente, l’aria soffocante, e Lauren si sentì fremere sotto le sue mani, che le sfiorarono il ventre, scivolando sempre più in basso. Quando le dita di Alexandros avanzarono lentamente tra le sue cosce, Lauren si irrigidì, gemendo dal piacere al tocco esperto e accurato di lui. Intanto continuava a baciarlo.
Gli strappò la camicia con un gesto frenetico e quasi disperato, scoprendo un corpo fatto di pura potenza virile, dai muscoli scolpiti e forti. I suoi capelli neri le sfiorarono i capezzoli, e Lauren inarcò i fianchi premendo con il bacino contro il corpo di lui, che le aveva fatto perdere completamente la testa con il turbinio di emozioni che le trasmetteva.
Percorse con le dita la sua schiena, dalla pelle calda e liscia, passando poi ad accarezzargli l’addome, fin giù, arrivando a coprirlo con il palmo della mano. Rimase stupita dalle sue dimensioni, e per un attimo rabbrividì temendo che fosse troppo...
«Rilassati, erota mou,» mormorò Andros con tono gentile, tenendo ancora le labbra sulle sue. «Fidati di me.» Il suo bacio lento e sensuale fece crescere in lei il bisogno di avere il suo corpo, generando un vortice di sensazioni che culminò in un’intensa fitta di desiderio.
Si accorse solo vagamente che Alexandros stava indossando il preservativo. Un secondo dopo, sentì la sua dura erezione premerle contro l’interno coscia. «Adesso» mormorò stringendogli le spalle forti, meravigliosamente disegnate. « Per favore, adesso.»

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