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Capitolo 6

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Il silenzio cadde alle spalle di Alessandro, rotto solo dal fruscio della carta. La tensione gli correva sulla pelle. Chiudendo gli occhi, la vide mentre esaminava quelle pagine piene di veleno e sentì i muscoli tendersi. Si era già pentito di averle dato quella robaccia da leggere. Stranamente, si sentiva come un uomo sulla prua di una nave che affonda. Non sapeva da dove derivava quella sensazione, forse dal prolungarsi del silenzio di Meredith.
Poi giunse la sua voce, il tremolio nel suo respiro. «Ma... è terribile!»
Alessandro si voltò a guardarla. Sembrava tremare da quanto era scossa. La sua bella carnagione chiara era come alabastro e contrastava con il fuoco acceso dei suoi capelli e l'azzurro scintillante dell'abito. Solo le dita si muovevano, correndo fra le carte. Il fruscio arrivò all'apice e si interruppe.
Meredith dischiuse le labbra per lasciare uscire un sospiro soffocato. «E tu ci credi?»
All'improvviso lo guardò, gli occhi verdi che lo penetravano.
Lui non rispose. Non ne aveva bisogno. Il fatto che gliele avesse mostrate parlava da sé.
Meredith tornò a guardare le lettere, poi con un singhiozzo le lasciò cadere a terra e si portò una mano alla bocca. «Oh, mio Dio, e adesso?»
Colpevole! Lo dicevano le sue parole. «Perché non mi dici la verità e la facciamo finita?»
Il suo improvviso scoppio di furore la fece trasalire.
La verità? Voleva sapere la verità?
Sentendosi come chi cerca di trovare stabilità nel bel mezzo di un terremoto, avanzò verso di lui e gli prese una mano. «Ecco qui la tua verità» disse e mise una striscia di plastica bianca nel suo palmo. «Io ti... ti odio! Hai... hai rovinato tutto.»
Detto questo, si voltò e fuggì.
Alessandro fissò l'oggetto che gli aveva dato. Non ne aveva mai visto uno simile prima e dovette leggere quello che c'era scritto sopra una decina di volte prima di comprenderne il significato.
Incinta di 4-5 settimane.
Incinta.
Un bambino...
Il gelo lo pervase. Come colui che si trova costretto ad affrontare il peggiore sbaglio della propria vita, guardò le lettere a terra.
Si chinò a raccoglierle e ancora una volta ebbe la sensazione di trovarsi sulla prua di una nave che affonda. Quando si rialzò, per qualche ragione inspiegabile la sua mente era focalizzata su Marco, il suo miglior amico. Un uomo che avrebbe dato la vita per dimostrare la propria amicizia. Lo stesso uomo a cui lui aveva portato via Meredith, convinto che fra loro ci fosse solo una reciproca simpatia e un rapporto di lavoro, come Merry aveva sempre sostenuto.
Eppure Marco aveva detto qualcosa di diverso... Aveva lasciato intendere che lui e Meredith fossero stati amanti. Ma Alessandro sapeva per certo – ne aveva avuto la prova inconfutabile – di essere stato lui il suo primo amante.
Il suo unico amante.
La dinamica del rapporto fra loro tre d'improvviso si fece confusa, come se i contorni un tempo netti fossero adesso sfumati. E dettagli che gli erano parsi insignificanti presero un senso tutto nuovo.
Alessandro ricordò che Marco si era arrabbiato quando lui si era intromesso nel suo rapporto con Meredith, sebbene avesse provato a mascherare la rabbia con il sarcasmo. Marco avrebbe dovuto essere il suo testimone di nozze, ma si era tirato indietro all'ultimo minuto, dichiarando di essersi preso l'influenza. Marco scherzava sempre con Meredith, flirtando con lei quando erano insieme, e lui aveva sempre inteso il suo atteggiamento come un desiderio di evasione, la voglia di tornare ragazzi. Marco era sempre pronto a stare vicino a Meredith quando lui non c'era, come in occasione del Gran Ballo organizzato dai Balfour, quando l'aveva abbracciata e baciata senza curarsi di chi potesse vederli e nonostante tutti i pettegolezzi che giravano sul loro conto.
Guardò di nuovo le lettere che aveva tra le dita. Stupido idiota!, si disse arrabbiato.
Marco voleva ancora Meredith, la desiderava.
«Oh, mio Dio!» borbottò.
Che cosa aveva fatto?

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