LA DELEGA DEL MILIONARIO
— di YVONNE LINDSAY
Anche i milionari hanno bisogno di “staccare” . Dopo la morte del padre e in attesa di scoprire il passo successivo del fratellastro nella scalata alla società di famiglia, Jonathan Windthorpe sta cercando un po' di pace nel cottage di Tautara. Ma non la troverà.
Robyn non è atterrata nel bel mezzo del nulla per rivivere il passato. Se è andata a Tautara è solo per assicurarsi un futuro. E tutto ciò che si frappone tra lei e il suo desiderio di ottenere quel che ha sempre desiderato è Jon. E la sua delega...
Capitolo 8
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Il tocco delle sue labbra era familiare eppure estraneo al tempo stesso. Era passato così tanto dall'ultima volta che aveva raggiunto una tale intimità con Jon. Le era mancata. Le era mancato lui. Molto, moltissimo.
Ma era cambiato.
C'era qualcosa in lui adesso che Robyn non aveva mai percepito prima.
Mentre Jon reclamava le sue labbra, un brivido le corse lungo la schiena. Un gemito di desiderio le venne strappato dalla gola, solo per essere assorbito da lui mentre le depredava la bocca.
Le mani di Robyn strinsero il cotone della maglietta di Jon, trattenendolo come se non volesse più lasciarlo andare. E infatti non voleva che si staccasse da lei. Aveva fatto il più grande errore della sua vita quando gli aveva detto che fra loro era finita. Fra loro era tutt'altro che finita!
Le mani di Jon allentarono la morsa d'acciaio sul braccio di Robyn e scivolarono dolcemente sulle sue spalle per avvolgerle. L'avvicinò a sé, le dita che si infiammavano sulla seta sottile del top di Robyn. Lei si strinse a lui, allineando il suo corpo a quello di Jon, assorbendo il suo calore, il suo desiderio e... rispondendo con il proprio.
Lacrime le bruciavano negli occhi. Poteva cominciare a credere di avere una seconda possibilità insieme a lui?
Jon si staccò dalle labbra di Robyn. «No!» Il suo grugnito era enfatico.
L'allontanò da sé. Il suo corpo rinnegò all'istante la decisione presa, ma la sua mente confermò che aveva fatto bene a spezzare la tela che così all'improvviso li aveva riuniti. Ciò che aveva visto nella ventiquattrore di Robyn era una prova inconfutabile del fatto che lei stava lavorando fianco a fianco con il suo fratellastro. La lussuria era una cosa, il tradimento tutt'altra.
«Cosa...?»
«Quale parte della parola no ti riesce difficile comprendere, Robyn? Be', di sicuro ti meriti un applauso per l'espressione sorpresa che sei riuscita a fare. Se stavi cercando di dimostrare qualcosa, complimenti.»
«Dimostrare qualcosa? Non capisco cosa stai cercando di dirmi. Jon, ti prego, non possiamo...?»
«No, non possiamo.» Indietreggiò. «Il punto è che, per quanto ti desideri ancora, non ti voglio!»
Robyn vacillò, come se lui l'avesse schiaffeggiata. Nel profondo di Jon qualcosa si era spezzato e un lampo di dolore attraversò il viso di entrambi.
Nel giro di pochi istanti, però, parve che niente fosse successo. Il volto di Robyn tornò alla sua compostezza di sempre, i tratti sereni come al solito. «Be', immagino che questo sia parlare in modo franco» ribatté Robyn, ma il tremolio traditore nella sua voce smentì il suo aspetto freddo e calmo.
«Robyn...»
«No, davvero, non ti preoccupare. Avrei dovuto immaginarlo. Sono stata io a rendere la situazione insostenibile venendo qui a invadere la tua tranquillità. Avrei dovuto prestare più attenzione a dove stavo andando.» Si chinò sul tavolo della cucina e spazzò via della polvere immaginaria dalla superficie.
Jon la osservò, serrando così forte la mascella da sentire quasi dolore. Il cuore gli batteva ancora all'impazzata nel petto. Bisbigliò un'imprecazione e uscì a togliere il pesce dalla griglia prima che diventasse carbone.
Gli tremò la mano mentre sistemava i filetti su un piatto e per un attimo rimase immobile davanti al barbecue, desideroso di riprendere il pieno controllo del proprio corpo. Chiaramente sei mesi di lontananza non erano riusciti a sedare il bisogno dilagante di toccare e assaporare il corpo di Robyn Mackenzie. L'unica donna che, più di ogni altra, non avrebbe dovuto amare.
