LA DELEGA DEL MILIONARIO
— di YVONNE LINDSAY
Anche i milionari hanno bisogno di “staccare” . Dopo la morte del padre e in attesa di scoprire il passo successivo del fratellastro nella scalata alla società di famiglia, Jonathan Windthorpe sta cercando un po' di pace nel cottage di Tautara. Ma non la troverà.
Robyn non è atterrata nel bel mezzo del nulla per rivivere il passato. Se è andata a Tautara è solo per assicurarsi un futuro. E tutto ciò che si frappone tra lei e il suo desiderio di ottenere quel che ha sempre desiderato è Jon. E la sua delega...
Capitolo 1
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Jonathan Windthorpe alzò lo sguardo e vide le pale di un elicottero vorticare in lontananza. Turisti desiderosi di godersi il panorama dall'alto, sperò, e non escursionisti che avrebbero potuto decidere di fare una sosta durante il viaggio.
Si stava gustando l'atipica solitudine del periodo sabbatico che si era imposto. Una volta tanto aveva la possibilità di non sentirsi costantemente sotto pressione e di non arrovellarsi per scoprire quale piano stesse macchinando Bradley. Già, una volta tanto… Perché adesso sapeva di preciso che cosa aveva in mente il suo avaro fratellastro ed era assolutamente consapevole che voleva fermarlo. Doveva!
Dalla morte del padre, avvenuta pochi mesi prima, la competizione fra loro era cresciuta al punto che Jon era arrivato a chiedersi se valesse la pena di continuare a litigare. In un momento di sconforto era persino arrivato a pensare che fosse giunto il momento di farsi da parte e lasciare a Bradley il controllo totale della WindCorp.
Poi, però, aveva avuto una soffiata sulla mossa successiva di Bradley. La tattica divide et impera del fratellastro applicata allo stabilimento di South Island aveva già messo al lastrico un piccolo villaggio, costringendo gran parte della popolazione a cercare un impiego lontano da casa. Jon non era disposto ad assistere di nuovo a una cosa simile. La responsabilità dell'impresa di famiglia e dei suoi dipendenti era tutta sulle sue spalle. E nel suo cuore. Non era il tipo da darsi per vinto, lui, in nessuna circostanza.
Il sole brillava alto nel cielo estivo e un brontolio dal profondo del suo stomaco gli ricordò che era ora di rientrare e preparare qualcosa da mettere sotto i denti. Raccolse le sue cose e prese la trota che aveva pescato per cena.
Come raggiunse la soglia del cottage, però, un brivido lungo la schiena lo invitò a essere cauto. Un movimento sulla veranda davanti casa mise in allerta i muscoli del suo corpo. Un movimento a cui subito diede un nome e un cognome: Robyn Mackenzie.
Non c'era da sorprendersi che i suoi istinti lo avessero messo in guardia. Il suo corpo era perfettamente in sintonia con quello di lei, fatto che aveva reso i precedenti sei mesi di lavoro insieme una vera tortura.
I suoi occhi la squadrarono dalla testa ai piedi. Alta e magra, era appoggiata alla balaustra. La maglia rosa che indossava compensava il pallore del suo viso. Aveva raccolto la folta chioma dorata in una coda, mettendo involontariamente in evidenza la superficie vellutata del suo volto esangue e gli zigomi alti in modo perfetto. Se era arrivata in elicottero, non c'era da sorprendersi che fosse pallida. Odiava volare.
Robyn era l'ultima persona che Jon si sarebbe aspettato di vedere. O che avrebbe voluto vedere. Tuttavia una parte del suo corpo lo smentì.
Avvicinandosi a lei, incontrò i suoi placidi occhi azzurri che lo guardavano senza esitazione. «Cosa diavolo ci fai qui?» ringhiò. Poi, senza attendere risposta, le passò davanti e aprì la porta del cottage.
Nonostante la mossa fatta per evitarla, l'invitante profumo di Robyn lo avvolse con la familiarità della carezza di un'amante e solleticò i suoi sensi.
Piccante. Dolce. Seducente. Proprio come lei.
O almeno come la donna che lui pensava che fosse.
Ogni cellula del suo corpo si irrigidì, determinata a non cadere vittima della vicinanza fra i loro corpi.
Fin dalla prima volta che si erano incontrati, quando lei era ancora la sua segretaria, l'attrazione fra loro era stata immediata. Una reazione di fuoco inevitabile. Ma lui non aveva tenuto conto delle ragioni che avevano spinto Robyn ad avere una storia con lui, venute dolorosamente allo scoperto nel momento in cui Bradley aveva sventolato la promessa di una promozione davanti al suo nasino alla francese e lei aveva mollato Jon come se niente fosse.
E lui non aveva apprezzato il fatto di essere stato usato.
Nonostante il dolore che gli aveva inflitto, però, non riusciva a smettere di domandarsi se adesso lei incendiava anche le lenzuola di Bradley... Il suo fratellastro aveva l'abitudine di lavorare a stretto contatto - anche troppo, maledizione a lui! - con le sue dipendenti, cosa che Jon aveva sempre evitato. Finché non era arrivata Robyn. E poi Bradley continuava a insinuare in modo per niente sottile che fra loro ci fosse ben più di un semplice rapporto di lavoro.
D'altro canto, forse Robyn sperava ancora di ottenere quella promozione, sebbene avesse imparato che portarsi a letto il capo non garantiva all'istante un avanzamento di carriera.
Il pensiero inasprì la bocca di Jon e gli graffiò il petto. Appoggiò la canna da pesca al muro esterno e si sfilò gli stivali prima di entrare in casa, lasciando Robyn sola sulla veranda. Non l'avrebbe invitata a seguirlo neanche morto. Era poco cortese, lo sapeva, ma diede comunque un colpo alla porta con il piede in modo che si richiudesse alle sue spalle.
Ma lo scricchiolio tipico di un uscio che si chiude non raggiunse mai le sue orecchie.
«Pesca proficua?»
L'aveva seguito fino in cucina! Era sempre stata caparbia. Un tratto del suo carattere che lui aveva molto ammirato... all'inizio.
«Abbastanza.» Jon depose il pesce sul bancone in acciaio della cucina e si voltò per affrontarla faccia a faccia. «Allora, che cosa ci fai qui? E soprattuto, quando te ne vai?»
