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Capitolo 7

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Prigione.

Edoardo intendeva denunciarla. Si leggeva nei suoi occhi la brama di infliggerle dolore. E Jade non poteva dargli torto. Oh, sì che poteva. Dopo tutto quello che avevano condiviso nei due mesi più importanti della sua vita, come poteva trattarla così? Come poteva credere che fosse un suo nemico e non meritasse neppure il beneficio del dubbio? Un motivo poteva esserci. E i gioielli che le aveva mostrato erano la conferma dei suoi sospetti.

Jade si era sentita viva nel momento in cui Edoardo aveva dimostrato di volerla, ma per lui sarebbe stata soltanto l'ennesima conquista insignificante. Era stata la riluttanza nei suoi confronti ad accendere il suo interesse, la sfida di conquistarla aveva catturato la sua attenzione, nient'altro. Una volta ottenuto il corpo di Jane – e smascherata la truffatrice – le avrebbe detto addio.

Eppure... No, non poteva proprio dargli torto. Non per aver nutrito quelle intenzioni, o per il modo in cui la trattava ora. Era stata tutta colpa sua. Non aveva scuse per aver ignorato la voce insistente del buonsenso e l'amara lezione sugli uomini imparata in tenera età dall'esempio del padre.Anche sua madre da giovane si era innamorata di un uomo al di fuori della propria portata. Dopo una breve relazione, lui l'aveva abbandonata, disconoscendo la figlia che aveva concepito. Jade si era ripromessa che mai nella vita avrebbe ripetuto l'errore di sua madre.

E infatti così era stato. Peccato che avesse combinato di peggio.

Aveva messo a rischio molto più del suo cuore e del suo futuro con Edoardo, un uomo che definire al di fuori della sua portata sarebbe stato ben poco. Aveva messo a rischio anche il futuro di molte altre persone. Adesso avrebbe dovuto pagare per la propria stupidità. Tutti avrebbero pagato per colpa sua. E a lei non sarebbero rimasti neppure i ricordi, perché non aveva condiviso nulla con lui.

Guardò Edoardo. I suoi occhi erano quelli di un predatore che la implorava di fornirgli una scusa per assalirla alla gola. «Devo ammettere che sono profondamente deluso» sussurrò. «Niente recriminazioni del tipo: non è come sembra? Nessuno svenimento per implorare pietà? Nessuna promessa di non portare a termine la tua missione, in cambio di una seconda possibilità?»

Un torpore e un senso di ineluttabilità si impossessarono del corpo di Jade, conferendole l'ardore necessario per rispondere a Edoardo senza sprofondare in un abisso. «Non ne vedo il motivo. Qualsiasi cosa dica non farebbe alcuna differenza adesso. Meglio quindi che non dica nulla.»Lui scoppiò in una risata graffiante come un artiglio. «Fai la stoica nel tentativo di invertire i ruoli? Credi che la tua reazione così pacata possa intrigarmi al punto da farmi chiedere cosa nasconda? Che mi spinga a darti la possibilità di giocare le tue carte, come se non sapessi che mi fornirai alibi fasulli?» Scosse la testa. I raggi del sole, come pennellate di un saggio pittore, enfatizzavano ogni tratto del suo viso, illuminavano i suoi capelli e infiammavano il suo sguardo letale. «Devo ammetterlo, sei più in gamba di quanto credessi. E già ti avevo dato il massimo dei voti. Sembra che tu abbia il coltello dalla parte del manico adesso, ma non è così che funziona. Pensa a un altro approccio. Fammi vedere cos'altro puoi escogitare per evitare la prigione.»

Jade colse la crudeltà concentrata in quell'ultima parola, poi chiuse il dossier molto lentamente. Sentiva che un movimento avventato avrebbe mandato in frantumi il suo corpo già incrinato.Inspirò a fondo e l'aria le arrivò nei polmoni con la forza di un uragano che portava con sé i frammenti del suo essere distrutto, facendoli rimbalzare nel petto come schegge. «D'ora in avanti parlerò solo in presenza del mio avvocato. Non ho più niente da dire a te. Al vero te, almeno. Possiamo quindi smetterla di sprecare altro tempo e chiamare le autorità.»

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